– È ora di crescere, – disse Anastasia a suo marito. La sua reazione la fece andare su tutte le furi…

È ora che tu cresca, dice Bianca a suo marito. La sua reazione la esaspera

Vi immaginate vivere con un eterno adolescente intrappolato in un corpo da quarantenne?

È quando chiedi: «Davide, potresti andare alla riunione dei genitori a scuola?» e lui: «Non posso, domani ho il torneo di calcio alla Play».

È quando gli ricordi del mutuo o delle bollette, lui annuisce, sorride, e dopo una settimana ti ritrovi senza il gas. Perché ha dimenticato tutto, perso tra FIFA e le sue partite online.

È quando il figlio dodicenne ti chiede qualcosa di scienze, e il padre nella stanza accanto urla con le cuffie addosso: «Passa la palla, incapaci!»

Bianca convive con questa realtà da diciassette anni. Immaginate?

Si sono conosciuti alluniversità Davide era un tipo carismatico, sempre con la chitarra, il centro della festa, pronto con una battuta. Bianca, la classica secchiona, si era invaghita proprio di quella leggerezza. Di come sapesse vivere senza preoccuparsi di nulla. Di come sapesse vivere, appunto, non solo esistere.

Sembrava lequilibrio perfetto: lei seria, lui spensierato. Yin e Yang.

Invece si è rivelato che lei traina il carro, mentre lui ci siede sopra dondolando le gambe.

Dopo il matrimonio Davide ha lavorato. Qui e là. Impiegato, receptionist, consulente sempre e solo lavori dove non serviva sudare troppo. Lo stipendio modesto, ma lui trovava sempre una scusa: «È solo per ora, Bianchina. Tra poco cambia tutto».

Non cambiava mai.

Intanto Bianca sgobbava allAgenzia delle Entrate: stabile, sicuro, monotono. Lei pagava il mutuo, faceva la spesa, portava Mauro dai medici, controllava i compiti. Davide? Si riposava dopo il lavoro.

Davanti al computer. Fino alle tre di notte.

Davide, gli diceva lei con la voce stanca, vai almeno una volta tu alla riunione dei genitori. Non posso sempre chiedere permessi.

Non posso, Bianchina. Domani ho un appuntamento importante.

Lappuntamento importante era una birra con un vecchio compagno allosteria.

Davide, paga internet. Ce lo staccano.

Sì, sì.

Non lo pagava mai. Alla fine pagava sempre Bianca.

Si sentiva ormai una madre. Una manager. Una guardiana. Ma non certo una moglie.

Quando si supera il limite
Mauro era piegato sui libri, con gli occhi rossi.

Mamma, non capisco il problema. Papà, mi aiuti?

Davide era in poltrona, cuffie sulle orecchie, occhi puntati sullo schermo.

Papà! Mauro alza la voce.

Bianca si avvicina e gli toglie le cuffie di colpo.

Non senti tuo figlio?

Eh? Davide si gira scocciato. Bianchina, sto facendo una cosa importante.

Dici? lei guarda il monitor. Guerre, esplosioni, parolacce in chat. Questa sarebbe una cosa importante?

Non iniziare…

Tuo figlio ha bisogno di aiuto con i compiti! E tu da ore con questa… sciocchezza!

È la PlayStation, replica lui tranquillo. E tra laltro ho un ranking mica male!

Non me ne frega niente del tuo ranking!

Mauro si infila in camera senza replicare. Ormai ci è abituato: quando i grandi litigano meglio stare lontano.

Bianca resta ferma davanti a suo marito. Lui, grosso, con una pancetta da birra e unespressione da ragazzino.

Davide, sussurra, con voce bassa, pericolosamente calma. È ora che tu cresca.

Davide si alza di scatto. La sedia si sposta allindietro.

Cosa?!

Bianca si irrigidisce.

Crescere? Ne ho abbastanza del tuo comando! Sempre a farmi sentire incapace! Senza responsabilità!

Davide.

Basta! prende il giubbotto. Me ne vado. Fai come vuoi!

La porta si sbatte.

Bianca rimane in piedi, immobile al centro della stanza.

Quando il figlio capisce più della madre
Bianca resta in cucina tutta la notte.

Scruta dehors dalla finestra. Pensa.

Davide non torna. Non risponde al cellulare né ai messaggi.

Per la prima volta dopo diciassette anni, Bianca non lo va a cercare. Non chiama amici. Non si agita.

Al mattino arriva Mauro spettinato, assonnato.

Mamma, dovè papà?

È andato via, risponde lei secca.

Di nuovo litigio?

Non proprio.

Il ragazzo si versa il tè. Mangiucchia in silenzio.

Dopo un po, improvvisamente:

Mamma, sai che papà sta vendendo la macchina?

Bianca resta con la tazza a metà.

Cosa?

Me lha detto di non dirlo a nessuno. Ma se avete litigato… Mauro giocherella nervoso. Stava raccogliendo dei documenti. Ho visto. Ha fatto le fotocopie dei documenti, il certificato di matrimonio. E altri fogli.

Un gelo nella schiena.

Quando è successo?

Una settimana fa. Ma ha detto che era solo in caso di bisogno. Che non dovevamo preoccuparci.

Bianca va in camera di Davide da sei mesi dormiva sul divano, dicendo che era meglio per la schiena.

Apre il cassetto. Carte. Bollette. Disordine.

E nel fondo una cartellina.

Bianca la apre e si sente mancare la terra sotto i piedi.

Garanzia per il prestito.

Davide Bianchi si impegna come garante per un prestito di centomila euro.

Debitore: Bianchi Marco.

Marco, il fratello di Davide. Un caso perso, cinque anni fa già sommerso dai debiti, padre e madre finiti allospedale per il dispiacere, poi sparito per due anni finché i creditori non si sono calmati.

Centomila euro.

Bianca si lascia cadere sul divano. Continua a leggere.

Garanzia la macchina di famiglia, acquistata col finanziamento e appena finito di pagare.

E cerano anche moduli per mettere come garanzia lappartamento. Quellunico in cui vivevano tutti insieme.

Cristo santo, sussurra Bianca.

Ecco perché ieri è esploso. Ecco perché ha recitato la parte del perseguitato. Sapeva che avrebbe scoperto tutto e si è voluto fare la vittima, scappando prima.

E linfantilismo non era svogliatezza o irresponsabilità. Era fuga. Paura. Si nascondeva dietro il computer e la birra per non affrontare le sue scelte.

Bianca prende il cellulare. Chiama Davide.

Rifiuta la chiamata.

Ancora.

Che cè? risponde lui, secco.

Vieni a casa. Ora.

Non torno. Non ho niente da dirti.

Io ho da dirti molto. Su Marco. Sul prestito. E su come hai deciso di rovinare tua moglie e tuo figlio per inseguire tuo fratello, che nemmeno si ricorda di te.

Hai trovato i documenti?

Sì. Vieni qui. O vado io da Marco e glielo dico in faccia.

Torna dopo unora.

Quando linfantilismo non è debolezza, ma vigliaccheria
Davide entra in casa stropicciato, nervoso, che odora ancora di birra.

Mauro nella sua stanza sua madre gli aveva chiesto di non uscire.

Siediti, gli dice lei calma.

Lui si siede. Con lo sguardo basso.

Centomila euro, comincia Bianca. Mettendo a rischio la nostra macchina. E anche lappartamento. Per tuo fratello, che anni fa ci ha già trascinato tutti nello stesso disastro.

Non capisci borbotta Davide.

Spiegami.

Marco è nei guai! Gli è andata male con la società, ha i creditori addosso. È MIO FRATELLO! Non potevo dirgli di no!

Bianca sorride amaramente.

Non potevi. E chiedermi se io potevo quello sì?

Tu non avresti accettato.

Giusto, non avrei accettato! Perché è una follia! Davide, abbiamo un figlio! Abbiamo il mutuo per altri dieci anni! Tiriamo avanti per miracolo e tu vuoi caricarti pure il debito di tuo fratello?!

Restituirà i soldi.

Come laltra volta, vero? Bianca si alza. Ricordi cosa è successo cinque anni fa? Tuo padre e tua madre in ospedale quasi infartuati! E tu a giurare che non avresti più dato una lira a Marco!

Le persone cambiano.

Certo, cambiano. Ma Marco è un fallito. Un eterno parassita. E tu ti presti a farti rovinare anche questa volta.

Tace. Sguardo basso. Come un ragazzino rimproverato.

Quando devi scegliere tra fratello e famiglia
Davide si alza di scatto.

Non potevo lasciarlo solo! È mio fratello!

E io cosa sono? Bianca si raddrizza. E Mauro, chi è per te? Siamo degli estranei?

Siete la mia famiglia. Ma anche Marco è famiglia…

No, Bianca scuote la testa. Famiglia è chi si ama e si protegge. Marco è uno che ha sempre campato sulle spalle degli altri. E tu vuoi farti rovinare per lui.

Davide resta zitto.

Bianca apre il portatile. Entra nella banca online.

Che stai facendo? chiede allarmato.

Cambio tutti gli accessi del nostro conto cointestato. Quello dove arriva il mio stipendio. Quello da cui pensavi di pagare il prestito a Marco.

Non puoi!

Posso, risponde fredda. Perché quei soldi li guadagno io. Tu negli ultimi cinque anni hai fatto lavori saltuari e preso pochi spiccioli.

Colpo basso. Ma verità.

Davide impallidisce.

Bianca.

Domani vado da unavvocata, prosegue lei, cambiando le password. Voglio sapere come proteggere la casa se firmi come garante. Se serve chiedo la separazione. Divisione dei beni. Blocco della proprietà.

Mi stai ricattando?!

Mi sto difendendo. E difendo anche Mauro. Da te.

Davide prende il giubbotto.

Fai come ti pare! Vado da Marco. Firmo tutto e basta! Continua pure con i tuoi controlli e le tue paranoie!

Se firmi il garante, Bianca resta impassibile, chiedo la separazione in giornata.

Lui si blocca sulla porta.

Dici sul serio?

Certo. Davide, sono diciassette anni che tiro avanti questa famiglia da sola. Ho lavorato, cresciuto Mauro, pagato tutto. Tu a giocare col joystick. Ho sopportato perché almeno pensavo non beve, non picchia, non tradisce. Ora ci vuoi affogare di debiti per colpa di tuo fratello. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso.

Ma lui me lha chiesto!

Appunto! Chiede sempre! Cinque anni fa lo stesso! Dieci anni fa uguale! Marco è bravo a farsi compatire. E tu ci caschi sempre.

Questa volta promette di restituire.

Davide, si avvicina, apri gli occhi. Marco non restituisce mai. Prende, prende, prende. Poi scompare.

Ma ora è diverso…

Diverso?! Bianca grida. Cosè diverso? Solo lammontare? O perché adesso vuole lasciarci in mezzo a una strada invece che i tuoi genitori?!

Quando la verità fa più male dellamore
Dalla stanza, Mauro si affaccia.

Mamma… papà… che succede?

Bianca e Davide si fermano.

Il ragazzo li guarda, negli occhi la paura. Quel terrore che si accende nei bambini quando va in pezzi la loro stabilità.

Papà, chiede piano Mauro. Vuoi davvero farti carico del debito di zio Marco?

Davide si irrigidisce.

Hai sentito?

Ho sentito quasi tutto. Mauro si strofina il naso. Papà, ma se Marco non paga, restiamo senza casa?

No, mente Davide. Andrà tutto bene.

Non andrà bene, taglia corto Bianca. Mauro, torna in camera.

Ma mamma…

Torna.

Mauro rientra.

Bianca si rivolge al marito.

Lhai visto? Visto come ha paura tuo figlio? Ha dodici anni. Dovrebbe pensare ai compiti, agli amici. E invece teme di non avere più una casa.

Davide precipita sul divano. Si copre il volto con le mani.

Non so che fare.

Lo sai, sussurra gelida Bianca. Scegli. Fratello o famiglia. Ora.

Bianca, non è così facile.

È semplice. Chiamalo. Digli: Mi dispiace, non posso. Ho una famiglia. Tre frasi.

Ma se gli succede qualcosa?

Succederà si stringe nelle spalle. Se non ora, in futuro. Perché Marco vive così. Si indebita, inganna, prende prestiti che non può restituire. E continuerà a farlo, finché vive. Vuoi affogare con lui?

Davide tace.

Bianca prende il telefono.

Hai ventiquattrore. Domani sera, o telefoni a Marco e rifiuti, oppure chiedo la separazione. Non cè una terza strada.

Davide chiama la sera seguente.
Bianca è in cucina, seduta con lavvocata una cinquantina danni, che le spiega come blindare la casa dalle follie del marito.

Il telefono vibra. Davide.

Pronto, risponde Bianca.

Ho chiamato Marco.

Silenzio.

E?

Gli ho detto di no.

Bianca chiude gli occhi. Un lungo respiro.

Ha detto qualcosa?

Mi ha insultato. Ha detto che sono un traditore. Che non mi parlerà mai più. Che non siamo più fratelli. La voce di Davide trema. Ho paura per lui, Bianca. Se gli succede qualcosa?

Non gli succederà niente, risponde tranquilla. Troverà un altro da cui farsi mantenere. Lo fa da una vita.

Lui torna dopo unora. Lavvocata era già andata via, lasciando una cartellina di documenti.

Davide entra e per la prima volta dopo anni non sembra più un ragazzino senza pensieri, ma un uomo provato.

Mauro dorme? chiede.

Sì.

Si siedono al tavolo.

Bianca mette davanti a lui i fogli dellavvocata.

Da oggi si ricomincia. Tu trovi un lavoro vero, non una cosa temporanea. Mettiamo insieme le spese. Tu ti occupi di Mauro riunioni, sport, compiti. Facciamo tutto insieme. Niente più segreti. Niente più decisioni nascoste.

Davide resta zitto. Poi annuisce.

Daccordo. Ci provo.

Tre mesi dopo
Davide è assunto come responsabile in una ditta di costruzioni.

Bianca non vive più a vigilare su tutto. Si lascia andare. E scopre con sorpresa che il marito sa cucinare la cena. Aiutare Mauro con i compiti. È persino andato alle riunioni scolastiche da solo, senza che glielo chiedesse nessuno.

Marco è sparito. Ha cambiato numero. Non si è più fatto vivo.

E Bianca, per la prima volta in diciassette anni, si sente viva. Non un mulo che tira il carro. Semplicemente viva.

Con un marito che, finalmente, è diventato adulto.

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