È scesa dalla limousine e si è inginocchiata nel fango: Il mistero del cappotto bianco e della vecchia cicatrice…

Scende dalla limousine e si inginocchia nel fango: Il mistero del cappotto bianco e della vecchia cicatrice

Questa scena lascia i passanti senza parole. Una lussuosa berlina nera si ferma lentamente vicino a un marciapiede di Roma, proprio dove un senzatetto si stringe in un mucchio di coperte logore per difendersi dal freddo. La portiera si apre e una donna scende con passo deciso. Indossa un cappotto bianco immacolato che sembra essere costato una fortuna.

Quello che accade subito dopo però è incredibile, fuori da ogni logica.

La donna non solo si avvicina al clochard: si inginocchia davanti a lui, direttamente in una pozzanghera sporca. Non sembra preoccuparsi minimamente per il suo abito costoso. Nelle mani tiene un sacchetto pieno di fragranti cornetti appena sfornati.

Il vecchio, il cui viso è nascosto dal colletto di una giacca lurida, si irrigidisce. Guarda il sacchetto, poi le ginocchia sporche della donna; nei suoi occhi si legge lo sgomento.

Guardi il suo cappotto Ma perché fa questo? riesce a sussurrare con voce flebile e roca.

La donna non si tira indietro. Anzi, prende tra le sue mani quelle ruvide e sporche delluomo e lo stringe a sé. Dalle sue guance iniziano a scendere silenziose lacrime.

Non ho dimenticato nulla, risponde tremando. Ricordo perfettamente quello che ha fatto per me quindici anni fa.

Il senzatetto rimane immobile, attonito. Lo sguardo gli cade sul polso di lei, scoperto dal cappotto che si è un po sollevato. Sulla pelle candida si distingue una cicatrice a forma di mezzaluna. Luomo resta senza fiato. Nei suoi occhi sale un riconoscimento doloroso e improvviso.

***

QUINDICI ANNI PRIMA

Quelluomo, allora, non era unombra ai margini delle strade. Si chiamava Vittorio, lavorava come ingegnere e aveva davanti a sé una vita serena. Una sera, tornando a casa, si trovò davanti a unauto capovolta in mezzo alla via, avvolta dalle fiamme. I passanti tiravano dritto, temendo che scoppiasse, ma Vittorio corse incontro al fuoco.

Allinterno, una bambina era rimasta intrappolata tra i sedili. Cercando di liberarla dal finestrino rotto, un pezzo di metallo le recise profondamente il polso: fu così che nacque quella cicatrice. Vittorio riuscì a portarla a distanza di sicurezza poco prima che la vettura esplodesse. Lui invece rimase gravemente ustionato e ferito: quellincidente gli cambiò per sempre la vita.

Dopo una lunga riabilitazione, perse il lavoro; i debiti delle cure gli portarono via qualunque risparmio e la solitudine lo spinse verso la strada, dimenticato da tutti.

Sei tu sei la piccola Giulia? sussurra lanziano, e dagli occhi, da tempo aridi, scendono lacrime vere.

Ora mi chiamo Giulia Ferraro, sorride tra le lacrime. La cercavo da cinque anni, signor Vittorio. Mi sono promessa che avrei ritrovato luomo che mi ha salvato, donandomi la sua vita.

Quella sera, la berlina nera non tornò vuota. Giulia portò con sé Vittorio. Non si limitò a donargli un pasto caldo: gli restituì il nome, una casa e tutta lassistenza di cui aveva bisogno.

La morale di questa storia è semplice: la gentilezza non va mai persa. A volte ci torna indietro dopo molti anni, proprio quando abbiamo smesso di crederci.

E tu? Cosa avresti fatto al posto di Giulia? Raccontacelo nei commenti.

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