Il prezzo di una seconda possibilità

Il prezzo di una seconda possibilità

Matteo fissava Giuliana dallaltra parte del tavolo della cucina, leggermente proteso in avanti, tentando di convincerla a raccontare tutto. Parlava con voce tenera, quasi carezzevole, come se temesse di farla scappare al primo tono brusco.

Dai, dimmi solo la verità! Giuro che non mi arrabbio, disse con voce calma, anche se lo sguardo gli tradiva tuttaltro che serenità. Giuliana trasalì; nei suoi occhi tornò quella solita ombra di sospetto, quella che le accapponava la pelle. Considera che in quel periodo eravamo pure separati, aggiunse lui, abbassando un po il tono.

Giuliana sospirò forte, tormentandosi nervosa il labbro. Dentro di lei saliva unirritazione bollente quanto si era stufata di tutto questo! Sempre le stesse domande, ogni giorno gli stessi dubbi Si sforzava di mantenere il controllo, ma le emozioni erano pronte a scoppiare da un momento allaltro.

Ni-en-te. Non è successo niente! Basta con questa solfa ogni santo giorno! rispose, forse un po più ad alta voce del previsto. Nella testa le balenò il solito pensiero amaro: perché mai aveva deciso di riprovarci con lui? Tutti le avevano detto che uno come Matteo non cambia. Ma in fondo lei voleva crederci, voleva illudersi che fosse lamore a far succedere i miracoli così aveva ignorato i mille avvertimenti delle amiche.

Allimprovviso, la voce di Matteo cambiò registro: la dolcezza scomparve di colpo, lasciando spazio a una fastidiosa irritazione che non si curava più di nascondere.

Vuoi vedere che lo chiedo a Martina? sentenziò. Mia figlia non mi mentirebbe mai.

Quella frase colpì Giuliana come una padellata in faccia. Il sangue le salì alle guance, la voce le tremava di rabbia:

Vai, chiediglielo pure! Solo ricordati che ha cinque anni e lanno scorso lha tenuta chiunque, si raddrizzò, stringendo i pugni. Lidea che suo marito volesse trascinare dentro una lite la loro bimba le faceva ribollire il sangue. Ho dovuto lavorare per mantenerla, lo sai bene! Perché questa fissazione? Con chi ho parlato, chi ho conosciuto Ma dati una calmata! Matteo, davvero, mi hai sfinita. Se sono scappata una volta, pensi che la seconda non sia capace?

Matteo parve sorpreso dalla reazione. Sul volto gli passò un lampo di smarrimento, ma poi sibilò con aria beffarda:

E con che soldi, scusa? Hai il biglietto per andartene?

Quando vide che Giuliana sbiancava, però, si pentì subito e tagliò corto, cercando di ricucire:

Scusa, non volevo dire questo ma il tuo orgoglio mi lascia basito. Ti ho detto che non sono geloso. Pensaci, per favore.

Giuliana non si trattenne: afferrò un cuscino dal divano e lo scagliò verso il marito che stava uscendo dalla cucina. Il cuscino non fece danni, solo sfiorò la reputazione di Matteo. Stava già per risponderle a tono, quando sulla porta apparve Martina.

La bimba, con un vestitino rosa a balze, corse verso il papà col sorriso grande come una focaccia. Lo abbracciò stretto alla gamba e iniziò a chiacchierare a raffica:

Papà, papà, sei tornato! Mi sei mancato tantissimo!

Matteo lanciò unocchiata a Giuliana, sornione e compiaciuto, come a dire: Hai visto chi mi vuole più bene?. Poi tornò a guardare la figlia; improvvisamente i lineamenti tornarono morbidi, quasi infantili, e la voce si fece tenera come zucchero filato.

Dai, coniglietta, andiamo a giocare, disse sollevandola in braccio e facendola ridere a crepapelle. Lasciamo un po di pace a mamma, che ha bisogno di riposarsi.

Giuliana restò accanto al lavandino, stringendo così forte il bordo dello strofinaccio che le nocche sbiancarono. Dentro sentì una fitta di rabbia e amarezza: Perfetto, ora mette pure la bimba contro di me!, pensò. Deglutì a fatica, per non lasciar scendere le lacrime. Basta, era giunta lora di svoltare.

Aveva già deciso tutto nella testa. Fra una settimana avrebbe ricevuto lattestato del corso di aggiornamento: finalmente finito, mancava solo il certificato. E appena tra le mani, biglietto aereo e via, dove capitava. Tanto Matteo si sbagliava di grosso: i soldi li aveva da parte e lavoro se ne trova eccome, basta smanettare online e le offerte saltano fuori anche per chi non ha santi in paradiso.

Si lasciò lo strofinaccio alle spalle e andò verso la finestra. Guardò la città che brulicava di gente: la strada trafficata, le auto incolonnate, le vetrine illuminate di sera.

Almeno di buono, questa città ha che qui il diploma conta: trovare lavoro sarà una passeggiata, mormorava fra sé, con un mezzo sorriso.

Per la prima volta in mesi provò un leggero sollievo: aveva un piano, una direzione. Mancava solo il pezzo di carta, le valigie e la vita nuova lattendeva appena dietro langolo

***

Perché mai aveva accettato di dare una seconda chance a quellex marito? Nemmeno Giuliana lo capiva bene. Forse perché lui sembrava davvero pentito: giurava che sarebbe stato il marito e il papà migliore dItalia, che aveva imparato la lezione. Gli occhi gli brillavano di emozione, la voce un po rotta: chi avrebbe avuto il coraggio di resistergli? E lei ci aveva creduto. Simmaginava le classiche scene da Mulino Bianco: famiglia felice alle giostre, Natale con tanto di panettone, sogni condivisi sotto le lenzuola nuove.

Ovviamente, le promesse erano rimaste promesse. Il primo mese era stato una meraviglia: Matteo cucinava, aiutava con la bimba, la accoglieva con un sorriso raggiante. Poi, come nelle repliche di Don Matteo, si era tornati indietro: i soliti rimproveri, dubbi, linterrogatorio dove sei stata?, con chi parlavi al telefono?. Rieccoli!

Si erano lasciati la prima volta, e nemmeno per un tradimento: solo la gelosia compulsiva di lui, quella che ti fa dubitare anche della statua di Garibaldi. Giuliana non poteva lavorare: Perché, in un ufficio chi cè? Uomini. E no, non esiste!. Andare dai genitori da sola? Impossibile, il vicino è scapolo, chissà cosa ti dice. Eh, ti ha tenuto la porta già due volte! Gli argomenti di Matteo facevano ridere, ma il fenomeno era serissimo.

Anche le amiche sparite: prima erano solo musi lunghi, poi pianti e rimproveri ogni volta che Giuliana chiedeva il permesso di vederle: Le tue amicuzze pensano solo a una cosa a rimorchiare uomini!. Ma saranno anche fatti loro!, ribatteva lei, ormai a bollore. Sono libere, avranno diritto a essere felici pure loro!. E lui, con aria da inquisitore: Che lo facciano da sole! Non si gode lesempio cattivo a una donna sposata!.

Alla fine nessuna chiamava più, manco una cartolina. Giuliana era rimasta sola come un chicco di riso nel mortaio. Lavorare no, amici spariti, papà e mamma lontani, la bimba piccola sempre tra i piedi: da imboccare, coccolare, calmare, addormentare.

Una sera, a cena, Matteo sbottò:

È ora di farne un altro!

Giuliana si bloccò col cucchiaio a mezzaria. Aveva appena trascorso mezzora a convincere Martina a mandare giù due cucchiaiate di minestrone: la bimba faceva le smorfie, storceva il naso, alla fine buttò il piatto e rise guardando il minestrone colare sulla tovaglia. Giuliana, esausta, ripuli tutto e fissò il marito: lui la guardava bene, ma niente, imperterrito a parlare di secondo figlio come fosse una pizza da condividere. Il cuore di Giuliana si strinse: come si può pensare a unaltra gravidanza, così, col fiato corto già con una figlia sola?

Vedo che hai tantissimo tempo libero, continuò Matteo sarcastico, appoggiando la forchetta. Vedo anche che scrivi alla tua sorella dei corsi. Tanto poi a lavorare non ci vai lo stesso.

Giuliana sentì un nodo salire in gola, prese il margine della tovaglia nascosta dal tavolo, tentando di ritrovarsi. Quanto avrebbe voluto imparare, crescere! Bastava un briciolo di sostegno. Provò a ribattere:

Voglio solo migliorarmi, cosa cè di male?

Hai troppo tempo libero, ecco il problema. Arriva un maschio, poi vedi che ti passa la voglia di pensare a queste cavolate! concluse lui, serafico.

A quel punto a Giuliana caddero le braccia. Il secondo figlio? Lei era già ai limiti. Così decise che era ora di prendere precauzioni in gran segreto, e magari di lavorare a un piano di fuga. Una sola cosa era chiara: non poteva più continuare così.

Il colpo di grazia fu il divieto di partecipare al compleanno tondo del fratello. No, non si va: troppi maschi, troppo rischioso!, decretò Matteo. Le spiegazioni di Giuliana non valsero nulla: Ma sono i miei parenti!. Lui manco la ascoltava.

Così perse la pazienza.

Appena Matteo si assentò per lavoro, Giuliana raccolse in fretta le sue cose e quelle di Martina. Le mani le tremavano, ma agiva con decisione. Chiamò il fratello, che capì subito tutto senza bisogno di parole e le offrì prontamente il suo aiuto organizzò pure un furgone per traslocare.

Sparirono in silenzio. Sul tavolo, una lettera: “Scusa, ma così non si può vivere. Voglio che Martina cresca serena”.

Quel giorno, Giuliana avviò la pratica di divorzio.

Ovviamente, si finì in tribunale. Matteo, da par suo, ci diede dentro: chiese una tregua, urlava, la accusava di tutto pure di non amare la figlia, di pensare solo a sé. Le sue urla riempivano laula, interrompeva sempre la moglie.

Il giudice, una donna anziana con gli occhi stanchi, ascoltò tutti e due con pazienza. Invitò più volte Matteo a moderarsi e a lasciar parlare anche Giuliana. Finito il teatrino, negò la sospensione e li separò seduta stante.

Non vedo margini per tenervi insieme, disse chiara la giudice. Giuliana, ha tutta la mia comprensione. Cinque anni di questa tensione sono stati una prova davvero dura.

Giuliana accennò un cenno dassenso, finalmente più leggera. Da tanto non si sentiva così sollevata.

Dopo il divorzio, tornò dai genitori, trovò lavoro e lentamente scoprì come si vive davvero. Il trasloco fu lennesima fatica: scatoloni, una bimba piccola, mille spiegazioni ai parenti. Ma appena mise piede in casa dei suoi, sentì la liberazione nelle ossa.

Si iscrisse a un corso di grafica un sogno che con Matteo era una perdita di tempo, figurati!. Ora Giuliana sperimentava con font e colori, faceva le prime bozze, scopriva che imparare può dare felicità, non solo mal di testa.

Pian piano si formò la sua piccola cerchia: due donne del corso, una collega, una mamma conosciuta al parco giochi. Persino qualche appuntamento: un caffè, due chiacchiere, una risata Finalmente si sentiva leggera.

La sera si rintanava nella veranda dei genitori, sorseggiando una tisana alla menta nella tazza a fiori. Martina giocava in giardino coi cuginetti: urlavano, costruivano capanne coi bancali, davano da mangiare ai piccioni. La bimba rideva, e il cuore di Giuliana si scioglieva dalla felicità.

“Ecco, così devessere: niente urla, niente sospetti, solo il piacere delle piccole cose e la gioia di vedere mia figlia crescere,” pensava, sorridendo nel vapore del tè.

Giuliana ricominciava a credere nei progetti: concluso il corso, pensava di fare qualche lavoretto da freelance, forse anche prendere un bilocale non lontano dai suoi

Ma dopo un anno ecco il colpo di scena: Matteo di nuovo allorizzonte.

Un giorno stava passeggiando tra le bancarelle del mercato, selezionando con cura le mele migliori per una crostata. Gente ovunque, chiacchiere, risate, il classico via vai delle mattinate ai mercati di Bologna. Sentì improvvisamente gli occhi addosso e in un attimo, la pelle sincrespò.

Voltandosi, lo vide: Matteo, qualche metro più in là, a lato del banco delle zucchine. Era cambiato: smagrito, gli zigomi più sporgenti, occhiaie da notti insonni. Eppure, nel suo sguardo cera la stessa famigerata intensità da segugio.

Giuliana sussurrò lui avanzando. La voce era insolitamente morbida, quasi timorosa. Ti cercavo.

Giuliana, istintivamente, si allontanò un poco, stringendo la borsa della spesa come uno scudo. Le dita serrate sul manico, le unghie che graffiavano la pelle.

Perché? Il tono era incerto, nonostante tentasse di sembrare tranquilla.

Sono cambiato, Matteo continuò ad avvicinarsi, fermandosi a distanza di sicurezza. Sul serio. Mi sono accorto di cosa ho perso. Io senza di voi non ce la faccio.

Le vennero in mente mille ricordi: il primo ballo sotto la pioggia, quando ridevano come due pazzi; le risate di Martina in passeggino, le sere davanti al camino. Una fitta al petto.

Dammi una seconda occasione, implorò Matteo, gli occhi pieni di speranza. Solo una. Te lo giuro, posso essere diverso.

Riuscì a convincerla di essere sincero (e un po pure la nostalgia della bambina pesava come un macigno: Quando torna papà? Lui di certo non si è dimenticato di noi, vero?, domande che Giuliana non sapeva più come dribblare).

E così decise di riprovarci, ma con condizioni ferree: niente nuovo matrimonio almeno per due anni, libertà di vedere amici e famiglia, lavoro incluso.

Niente firme in Comune. Fino a che non sono certa di chi sei diventato. E la mia libertà, prima di tutto.

Tutto come vuoi tu! Matteo annuiva come un cagnolino, roba che quasi le faceva storcere il naso.

In men che non si dica, la tramutò in un trasloco al nord, a Torino. Allinizio Giuliana fu quasi contenta: città diversa, nuovo inizio, aria pulita Poi capì la trappola: si ritrovava isolata, senza amici, parenti lontani, niente conoscenti. E con la scusa del fuso orario, le chiamate ai suoi controllate, solo il sabato, rigorosamente presenti. Lui sempre lì, ogni chiamata, pronto ad ascoltare le risposte.

Chiama i tuoi questa sera, che lì è già mattina proponeva, con finta premura.

Sempre più spesso tornava con la solita ossessione: “Durante la separazione, chi hai visto? Dai, confessalo Non mi arrabbio, ma dimmelo!”.

Qualunque spiegazione si arenava sugli scogli. “Ho solo lavorato e pensato a Martina.” Ma lui scuoteva la testa: “Ti vedo diversa, quindi qualcuno cè stato.”

Controlli sul cellulare, domande su tutto, anche quando il corriere portava un pacco: “A che avete parlato? Perché è rimasto così tanto?”.

Durante una delle solite sere, a bimba addormentata, lennesima follia:

Ancora a messaggiare con qualcuno! Matteo le strappò il telefono di mano. Chi è questo?! Il tuo amante?

Ridammelo subito! Giuliana scattò in piedi, le orecchie rosse per la rabbia. È solo Valeria, la mia amica! Domani andiamo al parco con i bambini, te lho detto cento volte!

Una amica, certo E come mai questi cuoricini? Fate le vaghe?

Non ti rendi conto di come stai? urlò lei, poi si morse la lingua per non svegliare Martina, e abbassò la voce. Perché non provi a fidarti per una volta? Ti ho dato una seconda possibilità. Ma sei sempre lo stesso, sempre con le manie Non è cambiato niente!

Per un attimo, Matteo sembrò rendersi conto di cosa stava facendo, come se si vedesse dallesterno per la prima volta. Ma gli bastò un secondo per irrigidirsi di nuovo:

Se non hai nulla da nascondere, mostra i messaggi, ordinò.

No, rispose netta Giuliana, afferrando il telefono e facendo un passo indietro. Ora basta! Ti avevo avvisato: non tollererò più domande, controlli, ispezioni. Dovevi cambiare, invece eccoci di nuovo qui!

Vorrei vedere dove vai abbozzò Matteo, minaccioso. Non hai un euro, niente lavoro, neanche una stanza tutta per te!

Ti sbagli! sussurrò lei, diritta come una pasta cruda. Ho finito il corso di grafica, ho già un mini-portfolio e Valeria mi trova i primi lavoretti! E sai una cosa? Ora non ho più paura. Posso farcela da sola e non aspetto certo che qualcuno mi regali una strada facile. Io e Martina siamo pronte a ricominciare.

In quellistante dalla cameretta si sentì la vocina assonnata di Martina:

Mamma, perché gridi?

Giuliana corse subito da lei, si inginocchiò, la abbracciò forte, inspirando il profumo dei suoi capelli spettinati.

Tranquilla, amore, bisbigliò con dolcezza. La mamma ha solo deciso che è ora di cambiare aria. Andremo in un posto con tanto sole, verde, e tu potrai giocare quanto vuoi Ti piacerebbe?

Martina annuì sonnolenta e si strinse a lei.

Matteo comparve sulla porta. Stavolta nei suoi occhi cerano solo incertezza e smarrimento, come se realizzasse davvero che Giuliana se ne sarebbe andata per sempre.

Davvero te ne vai? sussurrò. Ormai la voce era quasi un sussurro, perso.

Sì, rispose Giuliana ferma, abbracciando la figlia e incrociando lo sguardo del marito. E stavolta è davvero definitiva. Noi abbiamo bisogno di serenità. Con te, questo non è mai stato possibile. Mi dispiace.

***

Matteo ci provò in tutti i modi: supplicò, minacciò, provò a essere gentile, cattivo, uomo nuovo Ma nulla, Giuliana era un portoncino blindato. A ogni telefonata, unico refrain: È finita, la decisione è presa.

I primi giorni Martina era sconvolta: domande su domande, lacrime, qualche notte insonne. Ma Giuliana la coccolava, le organizzò una cameretta piena di colori in un nuovo appartamento vicino al grande Parco Sempione, con finestroni luminosi e vista sugli alberi.

Appena possibile, Martina fu iscritta a una scuola darte aveva sempre avuto la mano felice col pennello. Al terzo giorno aveva già stretto amicizia con due bambine: ridevano, dipingevano insieme, scambiavano pastelli e sogni. Sempre più raramente Martina parlava della separazione; sempre più spesso rideva, assaporando ogni novità.

Per un po, Matteo telefonava ogni giorno. Domande apparentemente allegre, cosa hai disegnato oggi?, Cosa hai fatto di bello? ma col tempo, le chiamate si diradarono. Una volta ogni due giorni, poi una volta a settimana, poi quasi scomparse, insieme ai bonifici mensili che, per inciso, coprivano giusto qualche pennarello.

La lezione era chiara: una seconda chance non di più. La strategia della bimba ponte non funzionava più. Giuliana si era rimboccata le maniche, Martina si ambientava in un mondo senza urla.

La libertà, ora, aveva finalmente un aspetto italiano: passeggiate con la figlia fra i ciliegi in fiore, ghiaccioli alla fragola, pic-nic sullerba. Giuliana imparava a vivere una routine fatta di sorrisi, libertà e nuove avventure. E ogni sera, vedendo la figlia abbracciare una vita felice, capiva che la scommessa era valsa tutti gli euro, anche quelli faticosamente guadagnati su Canva.

Nel loro piccolo nido, fatto di risate, tramonti e macchie di tempere, Giuliana aveva finalmente trovato la pace che cercava e aveva risposto alla domanda più difficile: quanto costa veramente una seconda possibilità? In euro, poco. In serenità, vale tutto.

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