Tradimento sotto la maschera dellamicizia
Quest’inverno sembrava proprio che volesse mettersi in mostra: la neve aveva coperto tutto, trasformando le strade e i cortili in un quadro degno di una cartolina. Fiocchi candidi turbinavano nellaria, si posavano morbidi sui tetti e sui marciapiedi, mentre laria gelida regalava quella nitidezza speciale che solo i mesi più freddi sanno dare.
Nellappartamento di Martina e Lorenzo, però, latmosfera era tuttaltra: calore, pace e un senso di casa. Dalle grandi finestre arrivava il magico spettacolo della neve, ma dentro, protetti dai vetri, si respirava solo tranquillità. Una lampada da tavolo proiettava una luce soffusa, tiepida, che lasciava fuori dal tempo i due innamorati avvolti nel loro plaid.
Erano sul divano, con la morbida coperta che li teneva stretti. In tv davano una commedia familiare, niente di impegnativo, giusto per ridere e rilassarsi. Martina seguiva con attenzione, talvolta accennando un sorriso, persa nei suoi pensieri. Lorenzo stava accanto a lei, rilassato contro lo schienale, ma spesso il suo sguardo finiva incantato alla danza lenta della neve fuori dalla finestra.
A spezzare quella pace fu la suoneria allegra del telefono di Lorenzo. Lui allinizio neanche si mosse, come se non volesse interrompere quella bolla di serenità, ma il telefono insistette. Con un sospiro, tirò fuori lo smartphone dalla tasca e scosse la testa dopo aver letto il nome sul display.
Di nuovo Davide disse alla moglie, con una smorfia leggera. Terza chiamata solo stasera.
Martina appena si girò, senza staccare gli occhi dalla tv.
Di sicuro vuole invitarci di nuovo a casa sua fuori Roma, rispose tranquilla. Ormai non accetta mai un no. Da quando ha preso quella villetta, vuole sempre fare feste Lui non ascolta mai quando gli dici che vuoi solo stare tranquillo.
Lorenzo rispose, quasi rassegnato.
Dai, sentiamolo e senza entusiasmo sfiorò il tasto verde.
Lore! Allora, vieni o no?! la voce di Davide era talmente entusiasta da essere quasi contagiosa. Ti avevo detto: oggi si festeggia lacquisto! Sauna già calda, tavola pronta, la compagnia pure! Dai, basta starsene chiusi in casa, porta anche Martina, vedrai che ci divertiamo!
Lorenzo esitò un attimo, guardando Martina, che gli fece appena un cenno col capo, senza parlare. Un gesto silenzioso che capì subito: niente serate caotiche, musica assordante o chiacchierate infinite. Era uno di quei weekend in cui si voleva solo il loro nido, la loro intimità.
Gli venne in mente una scusa, improvvisata lì sul momento.
Guarda, ti dico la verità Martina è andata qualche giorno dalla madre. Non mi va di venire da solo sinceramente. E sai comè, poi magari qualcuno si lascia scappare la battuta di troppo Preferisco evitare problemi inutili. Ci vediamo la prossima volta, promesso.
Al telefono, Davide tacque sorpreso.
Andata via? E quando torna?
Domani sera è stata una cosa allultimo! Stavamo organizzando di andare al cinema, in Villa Borghese, magari anche a pattinare e invece saltato tutto. Dai, alla prossima. Vediamo il weekend prossimo?
Davide sembrò accettare, anche se la sua voce sapeva di chi non si arrende:
Ok, ma appena torna fammi sapere. Voglio vedervi!
Certo, ci sentiamo. Quando siamo liberi, ti chiamo!
Lorenzo abbassò il telefono e finalmente tirò un sospiro di sollievo. Poi, guardando Martina con un sorriso ironico:
Uff, quasi non ci credevo di scamparla non capisco questa sua insistenza! Non posso proprio stare dietro a quella combriccola sempre a bere e schiamazzare. Preferisco di gran lunga queste serate con te.
La strinse forte, lasciandosi andare. Fuori la neve continuava a scendere lenta, sullo schermo del televisore scorreva il loro film preferito. Era il loro tempo: senza confusione, senza dover essere altrove.
Martina ricambiò labbraccio, godendosi il calore e il battito tranquillo di Lorenzo accanto. La luce fioca, il ritmo lento del film in bianco e nero, il ticchettio dellorologio. Tutto trasmetteva pace; quella sensazione di essere protetti e calmati dalla propria casa.
Anche per me, mormorò pianissimo lei, accarezzandogli la spalla. Stasera solo film e poi a letto, va bene così.
Lorenzo sorrise, abbracciandola ancora più stretto. Aveva già in mente la scena: tra poco avrebbero spento la luce, si sarebbero nascosti sotto le lenzuola e avrebbero sognato cullati dal suono del vento fuori. Ma proprio allora il telefono squillò ancora. Ancora Davide.
Lorenzo si rabbuiò, guardò il display controvoglia e, un po irritato, rispose.
Davide, ti ho detto che cominciò, già un filo teso.
Lore, la voce di Davide era seria come mai prima, sono qui al Crystal, il locale nuovo in centro E qui cè Martina. Con uno. Stanno bevendo insieme, lei sembra già fuori, se lo abbraccia. Guarda, non volevo dirlo, ma tu devi saperlo. Lei a te ha detto che andava dalla madre quindi ti ha mentito!
Lorenzo rimase impietrito. Guardò Martina accanto a sé, poi lo schermo, quasi volesse capire se lo stessero prendendo in giro.
Scusa? ripeté, sospettoso. Sei sicuro Davide? Non avrai confuso qualcuno con lei? Io so benissimo dovè mia moglie.
Certissimo, insistette lamico. È proprio lei, ubriaca, ride a voce alta. Non si vergogna nemmeno di vedermi, anzi! Vuoi che ti passi il telefono?
Lorenzo chiuse gli occhi per un istante, per recuperare lucidità. Mille dubbi lo assalivano. Possibile tutto questo? Davide, il suo amico di sempre, poteva essersi sbagliato così? O cera dellaltro?
Passamela, disse secco, mettendo laudio in viva voce. Voleva sentire lui stesso.
Dalla cornetta si sentivano i bassi della musica, schiamazzi, un sottofondo caotico. Poi una voce femminile, uguale a quella di Martina, che gli fece raggelare il cuore.
Pronto? Chi è? rispose la voce, come se la ragazza fosse colta di sorpresa.
Lorenzo, ormai confuso, guardò Martina. Lei gli restituì uno sguardo sbigottito e muto.
Martina? Sono io. Cosa sta succedendo?
In risposta una risata sguaiata, di chi non si cura di nulla:
Lorenzo, sei noioso! Voglio divertirmi, hai capito? Sono stufa della tua vita piatta. Ora esco, finché ne vale la pena!
Martina scattò in piedi, pallida, una mano al petto come per tenersi il cuore.
Ma è assurdo! Come può confondermi con qualcunaltra? E come fa questa qui a conoscere i miei dettagli? Che sta succedendo?
Dove sei?
E a te che importa? ribatté la voce nel telefono, impertinente. Sarò anche tua moglie, ma non devo renderti conto. Faccio quello che voglio!
Di nuovo risate, tintinnio di bicchieri, poi Davide che si inserisce:
Hai sentito Lore? Te lo dicevo io
Lorenzo lo interruppe a muso duro, sopraffatto fra rabbia e incredulità.
Basta. Domani chiarisco io, non chiamarmi più.
Spense il telefono e lo lasciò cadere sul divano. Se Martina non fosse lì di fianco a lui, quasi ci avrebbe creduto davvero.
Lei si lasciò cadere di nuovo a sedere, guardandolo allibita.
Incredibile, disse. Quella voce era come la mia Ma chi è questa? E come fa a sapere tutto? È stata istruita da qualcuno!
Non lo so, Lorenzo la rassicurò, ma era davvero sconcertato. Però era identica. Tono, ritmo, perfino le risate Non ci credo sia una coincidenza.
E Davide che insisteva con quella sicurezza Se non fossi stata a casa, magari ci credevi! aggiunse Martina, con la voce impastata dall’ansia.
Lorenzo scrollò il capo e la strinse, sentendo quanto fosse importante per lei la sua vicinanza.
Avrei comunque avuto dei sospetti, disse deciso. Ti conosco, non faresti mai una cosa del genere. È chiaramente qualche sciocca messinscena. E comunque domani controllo: se serve vado in quel locale a farmi vedere le telecamere!
Martina si tenne stretta a lui, e con un sospiro lasciò andare via un po di paura.
Non ero io. E allora chi? E perché?
Lorenzo non aveva la risposta, ma uno sguardo rassicurante. Le prese la mano serrandola forte, in quel gesto tutto il senso di appartenenza e protezione.
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Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Martina era in cucina, una tazza di tè tra le mani, e scorreva le mail sul portatile. Il telefono squillò ancora una volta: era Davide. Indecisa, dopo la serata di ieri avrebbe voluto ignorarlo, ma voleva finalmente capire cosa avesse da dire.
Ciao, esordì lui, cauto. Hai parlato con Lorenzo dopo ieri?
Martina strinse il telefono. Maturò un piano: lasciarlo parlare, capire cosa aveva visto davvero e perché avesse detto quelle cose.
Sì. Abbiamo litigato. Mi ha accusata di chissà cosa, non voleva ascoltare ragioni. Dice che gli mento.
Ci fu silenzio. Martina sentì il respiro di Davide dallaltro capo, poi quella punta di soddisfazione quasi impercettibile, ma presente nella voce.
Eh, lo sapevo Te lho sempre detto che Lorenzo non ti apprezza abbastanza. Non capisce chi sei davvero.
Martina sentì ribollire il sangue, ma si tenne calma. Voleva vedere dove sarebbe andato a parare.
Che intendi?
La voce di Davide si fece bassa, quasi un sussurro, con una confidenza imbarazzante:
Che meriti di più, Martina. Molto di più. Io io ti amo da tempo. E ti proteggerei sempre. Se mai decidessi di lasciare Lorenzo io ci sono. Sempre.
Martina rimase un momento a fissare il muro con lo sguardo assente. Da quanto covava questa cosa? E perché parlare proprio ora, dopo quel teatrino? O forse era stato lui a organizzare tutto?
Quando rispose, fu pacata ma ferma:
Davide, questa non ci voleva. Io amo Lorenzo, vedremo insieme cosa è successo. Non inserirti fra noi.
Scusa, se mi sono spinto troppo disse lui, stavolta senza più sicumera. Però sappi che io ci sarò comunque. Lorenzo non ti merita, da quello che sento vuole solo mollarti a pretesto per farti fuori. Voglio solo il tuo bene!
Martina strinse il telefono a pugno, decisa a non cedere alle emozioni.
Senti Davide, la sua voce ora era fredda, tagliente, ieri ero a casa. Punto. E con Lorenzo non ho litigato. E ora capisco bene cosa stai combinando. Tutto orchestrato da te.
Ci fu una breve pausa, come se lui cercasse le parole giuste.
Ma che dici provò a svicolare lui, con una punta di sgomento. Dopo qualche secondo, però, confessò di botto:
Sì, lho fatto. Perché ti amo, Martina! Perché so che lui non ti dà quello che meriti. Voglio solo vederti felice, con me!
Martina abbassò gli occhi, una specie di amaro in bocca. Ma non si lasciò intenerire.
Felice? Ma non ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai tradito la nostra amicizia. Per le tue illusioni pensavi di ottenere cosa, esattamente?
Davide tacque, probabilmente resosi conto che non aveva più niente da dire.
Scusami
Ma Martina aveva già deciso.
Niente scuse. Niente più amicizia. Non chiamarmi mai più. E pure con Lorenzo hai chiuso: gli farò ascoltare questo bel discorsetto.
Riagganciò, appoggiando il telefono a terra. Le mani tremavano un poco, ma si costrinse a riprendersi. Guardò fuori dalla finestra: i fiocchi continuavano a cadere, come se nulla fosse.
Lorenzo si affacciò sulla soglia, avvertendo la sua serietà.
E allora?
Martina gli rivolse mezzo sorriso stanco.
Si è capito tutto. Ha confessato, voleva farci litigare per provarci con me. Un verme, altro che amico.
Lorenzo si mise accanto a lei, le prese la mano forte. In quel contatto c’era tutto, senza bisogno di parole.
Non è mai stato un vero amico, sussurrò. Dimentichiamolo. In fondo qualche dubbio lo avevo, ma non volevo crederci.
Ora è tutto chiaro, conclusa Martina, poggiando la testa sulla sua spalla. E almeno sappiamo a chi possiamo davvero fidarci.
Per un attimo chiuse gli occhi, inspirando il profumo familiare di casa, del legno caldo, del tè appena fatto, e delle sue note preferite di profumo.
Alla fine è meglio così, sorrise, mostrando di nuovo la sua grinta. Al prossimo invito di gruppo, abbiamo la scusa perfetta: scusate, cè uno che non voglio più vedere. Così addio rimorsi o finte cortesie.
Lorenzo esplose in una risata sincera.
Perfetto, ce ne stiamo qui a vedere film e bere tè, le sorrise.
E restiamo al caldo sotto il plaid, aggiunse lei, avvolgendosi ancora di più nella coperta.
Il top, la strinse lui.
E così, mentre la neve vestiva Roma di bianco e la luce della lampada avvolgeva tutto di quiete, il loro piccolo mondo tornava a essere protetto e tenero. Una casa piena di cose semplici fiducia, affetto, e la certezza che il domani avrebbe portato ancora pace.
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Davide, invece, sedeva da solo in cucina, puntando lo sguardo in una tazza di tè ormai fredda. Non ricordava nemmeno quando ne aveva bevuto lultimo sorso: sentiva solo le parole di prima rimbombargli in testa, come una cantilena: Non chiamarmi mai più.
Ma invece di rimorso, nel petto cresceva una rabbia cupa, greve. Serrava i pugni fino a conficcarsi le unghie nella pelle.
Ma perché è andata così?! gridò, spazzando via delle briciole dal tavolo.
Ripensava a tutto: al momento in cui aveva mandato avanti Marina una ragazza conosciuta in un bar, che somigliava molto a Martina. Fisico, voce, addirittura la risata. Quando le aveva confidato il suo piano, lei aveva solo sorriso: Facile, adoro queste cose.
Poi laveva vista fingersi Martina al telefono: voce alterata apposta, risate, risposte taglienti. Proprio come le aveva suggerito. E lui era sicuro: Se va tutto come deve, Martina si renderà conto che Lorenzo non la merita, che invece io sì.
Ma aveva solo collezionato un fallimento. Peggio: aveva perso tutto.
Non sono io quello che sbaglia! si ripeteva camminando avanti e indietro. Sono loro a non capire Lorenzo non la ama quanto potrei amarla io!
Pensava a quante volte aveva invidiato Martina e Lorenzo: la loro complicità, le risate semplici, gli sguardi pieni di dolcezza che si scambiavano senza accorgersene. Gli sembrava che anche lui avrebbe potuto renderla felice, addirittura di più, di vera felicità. E quindi aveva scelto la via peggiore perché per lui quella era lunica rimasta.
Guardò fuori: la neve continuava a scendere lenta su Roma. Tutto sembrava calmo, silenzioso, come se nulla potesse turbarlo.
Perché loro hanno tutto e a me non è toccato niente?! sibilò. Perché lei dovrebbe stare con Lorenzo? Sono meglio io, in tutto!
Aveva perso lei, ma soprattutto aveva bruciato l’amicizia con Lorenzo, lamico di sempre, quello che non aveva mai dubitato di lui. E ora nulla sarebbe stato come prima. Ma invece di pentirsene, sentiva solo rabbia e amarezza.
Il telefono, muto, restava lì sul tavolo. Non avrebbe cercato Martina, non avrebbe supplicato né cercato di giustificarsi. Sarebbe stato solo un altro fallimento. Ma dentro di sé covava ancora quellorgoglio amaro:
Che si godano il loro piccolo mondo Ma è solo unillusione. Lorenzo non la apprezzerà mai come io potrei fare. Un giorno Martina lo scoprirà magari troppo tardi.
Si girò verso la finestra, guardando i fiocchi bianchi danzare, e tra sé e sé sussurrò, con livore:
Pensi di aver vinto, Martina? Pensi sia tutto risolto? In realtà tu semplicemente non riesci a vedere oltre la tua copertina e la tua tazza di tè Non ti accorgi affatto che cè chi ti ama, davvero. Ma hai scelto di restare nellillusione. Goditela pure
Sbirciando il foglio con le battute scritte per Marina, lo strappò a pezzetti e lo gettò nella spazzatura. Quei piccoli brandelli erano la prova del suo più grande errore.
Fuori la neve continuava a cadere, silenziosa, come se volesse spegnere ogni rimpianto. Davide chiuse gli occhi, provando a immaginare Martina con Lorenzo abbracciati, felici, protetti. Quello che lui desiderava di più.
Ma abbandonare quel sogno, quello proprio no. Si ripeteva fra sé: questa vita, questa felicità doveva essere sua.



