Calza Blu
Giulia, puoi sostituirmi domani, per favore? È il compleanno della suocera. Tocca farle gli auguri…
Ma, Marina, non siete andati da lei solo un mese fa per lonomastico? Giulia alza gli occhi dalla scatola con i registri bibliotecari.
Giulia! Sempre a puntualizzare Lonomastico è una cosa, il compleanno è unaltra! Dai, ti prego, davvero A te che cambia? Niente figli, niente altro da fare Tutta sola come una moneta spaiata! Oh… Scusa, non volevo
Marina si tappa la bocca con la mano, ma è già troppo tardi. Giulia si volta, saluta con un breve cenno e lascia la sala lettura.
Non è stato per niente carino sospira Marina, lanciando unocchiata a Lucia.
Con la Lucia non si scherza. Lei, su queste cose, non te la manda a dire: bibliotecaria sì, ma sempre dignitosa. Giulia restava sempre sbalordita dalle sue teorie, Marina ci rideva su fino alle lacrime.
Ecco, vedi, Giulia? Non tutte le bibliotecarie sono delle “calze blu”! Guarda me e Lucia: viviamo, scherziamo! Mentre tu, da casa alla biblioteca, dalla biblioteca a casa, con tutte le tue sciarpine e quei gattini raccolti per strada… Vecchia zitella! Sii sincera, chi altro deve aprirti gli occhi se non io? Sei anche carina, lo capisci? Una bellezza sana! Ci sarebbe da piangere però Dimmi tu, Lucia?
Lucia di solito sbuffava e metteva fine alla discussione senza pietà.
Ma insomma, Marina! Proprio a te viene di dare lezioni di vita? Quanti fidanzati hai cambiato, eh? E ora guarda: stai con quel tuo Sergio! O ti picchia o sparisce chissà dove. E tu, bellissima come sempre, vuoi insegnare agli altri come si vive!
Ma almeno un marito e dei figli io li ho! Giulia, invece, solo gatti! Secondo me, fra poco le toccherà trasferirsi a vivere in biblioteca! Giulia, almeno un figlio per te, no? I genitori ti hanno lasciato qualcosa, non sei al verde. Lo tireresti su anche da sola, senza marito, no?
Dopo queste conversazioni, Lucia non tratteneva più i commenti, Marina faceva finta di avere chissà quali urgenze e Giulia si rifugiava in un angolo per non farsi vedere coi lucciconi agli occhi.
Ma che colpa ne aveva se la vita non le aveva girato bene? Ha passato quindici anni a curare i genitori: prima il papà, poi la mamma, una vita di medicine e camice da bagno. Dove trovare il tempo per una vita privata? E chi avrebbe mai accettato una situazione così? Neanche si considerava particolarmente bella: occhi grigi, lineamenti regolari, una treccia folta che aveva tagliato corta dopo la morte della madre, per praticità. Era una donna qualsiasi. Niente vizi, nessun futuro apparente.
In realtà non ci aveva mai tenuto molto. Guardava la vita delle amiche, e si spaventava. Prendi Marina: sì, sposata, ma tutti in paese sapevano che suo marito aveva unaltra. Dramma su dramma, e tutto era in piazza: si lasciavano, si ritrovavano, urlavano senza pudore. La gente parlerà comunque, diceva lei. Meglio che sappiano la verità.
Giulia non capiva: Dovè il rispetto per sé stessi? Ma alla fine aveva smesso di giudicare. A modo suo, Marina era sempre pronta a dare una mano se cera bisogno. Aveva imparato a fare tutto come una vera infermiera e quando Giulia aveva avuto bisogno per la mamma, era venuta senza dire una parola, ogni volta che serviva, senza accettare neanche un euro.
Vuoi offendermi? Tieni i soldi! Vedi, Giulia, la vera amicizia non si paga.
Da allora i bambini di Marina giravano con le sciarpe e i cappellini fatti da Giulia. I guanti con i pettirossi, che ci aveva impiegato quasi un mese a fare, la figlia di Marina li metteva solo la domenica perché ne aveva paura di perderli.
Con questa bravura dovresti aprire uno shop online! le consigliò Marina.
Giulia ci pensò, poi scosse la testa.
Non riuscirei mai a produrne così tanti! Le mie sono tutte cose fatte a mano.
Coinvolgi le nostre vecchiette! Lintero circolo condominiale passa i pomeriggi sulle panchine, farebbero volentieri due maglioni in più per arrotondare la pensione.
Sorprendentemente, lidea funzionò. Marina aveva un naso per gli affari che non aveva mai sfruttato veramente, e i primi ordini arrivarono. Pochi, ma sufficienti perché Giulia cominciasse a sentirsi meno inutile. Improvvisamente, aveva uno scopo.
Lucia osservava tutto con aria divertita, ma anche lei diede il suo contributo: sapeva creare un merletto a fuselli incredibile, che divenne la merce più pregiata del negozio online di Giulia.
Il marito di Lucia, invece, era sparito subito dopo la nascita dei gemelli, troppo artista per legarsi a una famiglia. Lucia non si disperava: aveva il suo lavoro, i genitori che davano una mano dalla campagna e tre bambini meravigliosi. Quella era la sua forza.
E quando Marina insisteva che anche Giulia avrebbe dovuto pensare a un figlio tutto suo, lei tremava al pensiero di ritrovarsi sola in questo mondo con un bimbo. Le gatte, le sciarpe, la responsabilità sono nulla in confronto a un bimbo lasciato così, senza certezze sul futuro.
Quello che Giulia non poteva sapere era che il circolo, guidato da Marina, lavorava sottobanco per trovarle un marito. Ma con pochi uomini in quel piccolo paese della Liguria, nessun candidato le sembrava allaltezza.
Alla fine, però, qualcuno arrivò, e nella maniera più imprevista.
Una sera, Giulia, tornando a casa e ripensando alla descrizione perfetta che voleva scrivere per un vestito da sposa in pizzo fatto con Lucia, sente improvvisamente:
Aiuto
Una voce flebile, proveniente dallappartamento dellanziana vicina, la professoressa Zinaida, che era stata collega e amica di sua madre.
Giulia accorre, chiama la portinaia, Maria Giovanna, che apre lappartamento con la copia delle chiavi conservate per le emergenze.
Zinaida era caduta in bagno e non riusciva più a muoversi. Grazie a Giulia, si salvò. Rimase in ospedale quasi sei mesi, tra riabilitazione e ricadute. Giulia le fu accanto per tutto, finché non decise di portarla a vivere con sé, con buona pace per Marina che recitò il mea culpa ma, come sempre, fu pronta anche lei a intervenire con le iniezioni e le flebo al bisogno.
La casa di Giulia, che sembrava destinata al silenzio, si riempì di risate, di gatti scontenti di un nuovo leader peloso il famoso Boris, regalo di Giulia a Zinaida, che la mattina costringeva la sua padrona ad andare presto dal pescivendolo.
Le giornate acquistarono sapore: Zinaida raccontava la sua lunga vita, rincuorava Giulia con i suoi discorsi diretti e calorosi, invitandola sempre a vivere come lei si sentiva.
Una sera, però, qualcuno suona. Marina? No.
Alla porta compare un omone barbuto, in jeans usurati e giubbotto di pelle, visibilmente di malumore.
Cerca qualcuno?
Buonasera Qui adesso abita la signora Zinaida?
Posso sapere chi la cerca?
Sono Sergio, un suo ex alunno.
Giulia è un po diffidente, ma Boris si tuffa tra le sue gambe. Non appena luomo lo prende in braccio, il volto si illumina di una dolcezza sorprendente. Giulia lo fa entrare.
Zinaida spalanca gli occhi, poi sorride commossa. Sergio è di passaggio verso lEmilia, dove partecipa a un raduno di motociclisti una passione che aveva da ragazzo. Rimane qualche giorno. Prima di partire, Giulia e Sergio si scambiano promesse timide. Due settimane dopo, Sergio è di nuovo lì.
Sei sicura? Non ci conosciamo quasi dice Giulia, sbalordita dalla piega che la sua vita sta prendendo.
Non dobbiamo dare spiegazioni a nessuno, Giulia. Siamo adulti ormai.
Quando lo racconta alle amiche, nessuna parla. Solo un abbraccio fortissimo.
Ho già tolto il vestito da sposa dal sito! scherza Lucia.
Il matrimonio fu levento dellanno nel paese. Tutto il circondario si fermò a fissare la sfilata di moto colorate.
Ma chi si sposa oggi?
Giulia, la bibliotecaria! Finalmente.
Tre anni dopo, Sergio aiuta Zinaida a scendere dalla macchina davanti allospedale.
Faccio da sola! Vai, prendi in braccio tuo figlio, Sergio!
Giulia, bellissima nel vestito nuovo fatto da Lucia, sistema i capelli e chiede al fotografo:
Tutti quanti, voglio tutti in questa foto!
E il fotografo farà fatica a trovare spazio sulle scale della maternità per il gruppo: cè Marina, Lucia, il circolo delle signore con Maria Giovanna in testa.
Dopotutto, in Italia, si sa: le cose belle si fanno solo con tanta gente. E più siamo, meglio è.



