– Mamma, non voglio andare dalla nonna! – strillava Sofia, una bambina di sette anni, divincolandosi dalla madre. – Non mi vuole bene! Vuole bene solo alla zia Anita!
– Sofia, non dire sciocchezze – rispose Elena, stanca, mentre le abbottonava il giubbotto. – La nonna ama tutti i nipoti allo stesso modo.
– Non è vero! – la piccola batté il piede. – Ieri ha dato il gelato a Leonardo, il figlio della zia Anita, e a me niente!
– Forse avevi mal di gola? – provò a suggerire Elena.
– No! È perché non mi ama, visto che non sono figlia di suo figlio!
Elena si bloccò, con la spazzola ancora in mano. Come faceva una bambina di sette anni a sapere certe cose? Chi gliel’aveva detto?
– Sofia, chi ti ha parlato di questo?
– Nessuno – rispose lei, voltandosi verso la finestra. – L’ho capito da sola. Leonardo dice che suo papà e il mio sono fratelli. Ma io so che il mio papà non è il mio vero papà. Il mio papà vero vive chissà dove.
Il cuore di Elena si strinse. Si sedette accanto a Sofia sul divano.
– Ascolta bene, tesoro. Papà Marco è il tuo vero papà. Ti ama tantissimo e ti ha cresciuto da quando avevi due anni. E anche la nonna Lucia ti vuole bene.
– Allora perché lui lo loda sempre e a me sgrida? – negli occhi di Sofia brillavano le lacrime.
Elena non seppe cosa rispondere. Perché Sofia aveva ragione. La suocera, in effetti, trattava sua figlia in modo diverso rispetto al nipote avuto dal figlio maggiore.
– Mamma, stiamo facendo tardi – intervenne Marco, affacciandosi alla porta. – Sofia, vestiti sennò la nonna aspetta.
– Non voglio andare dalla nonna! – ricominciò a piangere Sofia. – Non mi vuole bene!
Marco guardò la moglie, perplesso.
– Che succede?
– Te lo spiego dopo – sussurrò Elena. – Sofia, vieni, vestiamoci. Andiamo tutti insieme dalla nonna.
Camminarono in silenzio nel parco cittadino. Sofia trascinava i piedi, singhiozzando di tanto in tanto. Marco portava una busta della spesa per sua madre, mentre Elena pensava a come sarebbe andata la visita.
Lucia era sempre stata una donna complicata. Quando Marco aveva portato a casa Elena con la figlioletta di due anni, la suocera li aveva accolti con freddezza.
– Perché ti prendi un bambino che non è tuo? – diceva al figlio. – Trova una ragazza normale e avrai figli tuoi.
Ma Marco era testardo. Aveva amato Elena e Sofia come sua figlia. Si era sposato, l’aveva adottata e le aveva dato il suo cognome.
Lucia si era rassegnata, ma non aveva mai davvero amato la nipote. Specialmente quando il figlio maggiore, Matteo, le aveva regalato un “vero” nipote: Leonardo.
– Mamma, sei in casa? – chiese Marco, suonando il campanello.
– Sì, sì, entrate! – rispose una voce dall’interno.
Lucia aprì la porta e abbracciò subito il figlio.
– Marco, quanto mi sei mancato! – lo baciò sulla guancia, poi annuì a Elena. – Ciao, Elena.
– Buongiorno, Lucia.
– E la mia nipotina? – finalmente notò Sofia, che si nascondeva dietro il padre.
– Eccomi – sussurrò la bambina.
– Avanti, avanti – li fece passare in salotto. – Come state? Marco, hai perso peso?
– No, mamma, sto bene – rise lui. – Elena mi fa mangiare come un re.
– Meno male. E Sofia com’è a scuola? Va bene?
– Sì – borbottò la piccola.
– Sofia, rispondi educatamente alla nonna – la rimproverò Elena.
– Lasciala stare – fece Lucia con un gesto della mano. – I bambini sono così. Leonardo ieri ha preso un due in matematica! Matteo ci ha passato il pomeriggio a fargli ripetere.
– Sofia invece prende sempre nove e dieci in matematica – disse Marco, fiero.
– Bravo – commentò la nonna, asciutta. – Matteo ha detto che passerà oggi con Leonardo. Gli manca lo zio.
Elena notò che il viso di Sofia si era rabbuiato. La bambina sapeva benissimo che la nonna era più felice di vedere l’altro nipote.
– Mamma, ricordi quando siamo venuti con Sofia il mese scorso? – chiese Marco. – Ti ha recitato una poesia.
– Sì, ricordo – annuì Lucia. – Era carina.
– Vuoi che te ne reciti un’altra? – propose Sofia timidamente.
– Certo, dimmela.
La bambina si mise al centro della stanza e con voce chiara iniziò a declamare una filastrocca sulla primavera. Elena vedeva quanto si stesse impegnando per piacere alla nonna.
– Brava – disse Lucia quando Sofia finì. – Ora vai a lavarti le mani, prepariamo la tavola.
Sofia obbedì, mentre Elena rimase in cucina ad aiutare la suocera.
– Lucia, posso parlarle? – chiese sottovoce.
– Di cosa?
– Di Sofia. Si accorge che la tratta in modo diverso.
Lucia sbatté un piatto sul tavolo.
– Non so di cosa parli.
– Lo sa. I bambini sentono tutto. Oggi Sofia piangeva perché non voleva venire.
– E cosa faccio di male? – si girò verso la nuora. – La invito, la nutro…
– Ma capisce la differenza. Quando viene Leonardo, lo bacia, gli fa regali, lo loda. Con Sofia è distante.
– Perché è un’estranea! – sbottò la suocera. – Non è figlia di mio figlio! Ha già una nonna sua, si arrangino con quella!
– Lucia, ma Sofia non c’entra nulla! È sua nipote da cinque anni. Marco l’ha adottata, porta il suo cognome!
– Carte, solo carte – scosse la mano. – Il sangue non è acqua. Leonardo è mio nipote, lei è… un’affidata.
Elena sentì un nodo alla gola.
– Quindi non l’amerai mai?
– Perché dovrei? Fateli voi, i figli, poi ne parliamo.
In quel momento Sofia irruppe in cucina.
– Mamma, perché la nonna dice che sono un’affidata? – domandò con voce tremula. – Io sono sua nipote!
Elena capì che la bambina aveva sentito tutto. Lucia arrossì.
– Sofia, vai da papà – le disse Elena.
– No! Voglio sapere perché la nonna non mi vuole bene!
– Sofia, io ti voglio bene – cercò di rimediare Lucia.
– Non è vero! Mi chiama “affidata”! Ma io non lo sono, sono la figlia di papà Marco!
La bambina scoppiò in lacrime e scappò via. Elena lanciò un’occhiata furiosa alla suocera e la seguì.
In salotto Sofia singhiozzava accanto a Marco, che le accarezzava la testa, confuso.
– Cosa è successo? – chiese.
– Tua madre la chiama “affidata” – rispose Elena, secca. – E non lo nasconde.
Marco impallidì.
– Mamma, è vero?
Lucia uscì dalla cucina, imbarazzata.
– Marco, non volevo… è scappato detto.
– La nonna ha detto che sono un’estranea – piagnucolò Sofia. – Che ho un’altra nonna.
Marco si alzò. Elena vide la mascella contrarsi.
– Mamma, come hai potuto?
– Figlio mio, è che…
– Cosa? Ferire una bambina di sette anni?
– Marco, non capisci. Leonardo è mio nipote, lei…
– Lei cosa? – alzE da quel giorno in poi, la nonna Lucia imparò che l’amore vero non conosce legami di sangue, ma solo il calore di un abbraccio sincero e la gioia di una famiglia unita.






