La solitaria Ginevra…
Da qualche settimana, Ginevra osservava la nuova vicina che si era trasferita nel loro palazzo, al piano terra, nell’appartamento di fronte. La nuova arrivata si chiamava Annamaria, aveva circa trent’anni e sua figlia, la piccola Carlotta, ne aveva appena quattro. La donna aveva divorziato dal marito e ora viveva per conto suo, portando la bambina all’asilo che si trovava proprio nel cortile del palazzo.
Ginevra aveva fatto amicizia con Annamaria, e dopo aver iniziato a salutarsi e scambiarsi sorrisi, in una settimana si ritrovò già a badare a Carlotta il sabato sera, ospitandola a casa sua.
“È tranquilla, giocherà con le sue bambole per terra mentre tu fai le tue cose,” spiegò Annamaria. “Grazie per l’aiuto, stasera ho un impegno ma tornerò prima di notte.”
Ginevra alzò le spalle, e solo dopo che Annamaria se ne fu andata in fretta, realizzò che la giovane divorziata era uscita per un appuntamento galante.
“Bella faccenda, un impegno…” sussurrò Ginevra, guardando con affetto la piccola seduta in un angolo della stanza a giocare, proprio come aveva predetto la madre.
La vita di Ginevra non era andata come sperato. A ventotto anni, sarebbe dovuta essere già sposata e con figli, ma non aveva né l’uno né gli altri.
“È perché non sei moderna,” le dicevano le amiche. “Passi il tempo a lavorare a maglia, invece dovresti uscire, andare a ballare, conoscere gente. Altrimenti passerai tutta la giovinezza ad aspettare il principe azzurro…”
Ginevra annuiva, ma non faceva nulla per cambiare le cose. Timida per via dei suoi chili di troppo, non si considerava una bellezza, avendo un aspetto del tutto comune.
Ora, passando le serate con la piccola Carlotta, con cui aveva stretto amicizia, Ginevra non riusciva proprio a capire come una madre potesse abbandonare una creatura così dolce per correre a un appuntamento con un altro uomo…
Per lei, la famiglia, e soprattutto i bambini, erano un dono divino, e aveva preso a voler bene alla piccola con tutto il cuore, leggendole libri, giocando con lei e facendo figurine di plastilina.
“Ah, Ginevra, non saprò mai come ripagarti,” sussurrava Annamaria quando tornava a riprendere la figlia ormai assonnata a tarda sera. “Sei la mia salvatrice.”
“E il padre della bambina?” chiese una volta Ginevra. “Viene mai a trovarla? Carlotta ne parla spesso e mi sembra che gli manchi.”
“Verrebbe, ma è in trasferta. Ah, queste benedette trasferte! Un mese sì, due no… È per questo che abbiamo divorziato. Tornerà presto, e almeno lui la porterà a passeggio. Le vuole un mondo di bene e la riempie di giocattoli, cosa del tutto inutile. Sarebbe meglio se ci desse più soldi…” rise Annamaria.
E infatti, dopo poco, il padre della bambina fece la sua comparsa. Un uomo alto e biondo la sollevò davanti al palazzo, stringendola a lungo tra le braccia. Ginevra li vide per caso dalla finestra della cucina e si commosse: era evidente quanto fossero felici di rivedersi.
Qualche giorno dopo, Ginevra incontrò Massimo, il padre di Carlotta. La bambina era ormai un’ospite fissa da lei, correndo spesso dalla “zia Ginevra” per giocare o guardare i cartoni mentre sua madre era al mercato. Quella volta, il padre la trovò da lei.
“Grazie mille per aver badato a mia figlia,” disse. “E Carlotta le vuole un sacco di bene. Parla sempre di lei: ‘la mia Ginevra’.”
“Papà, papà, vieni a bere il tè con noi!” chiamò la bambina, che stava finendo un biscotto in cucina.
“Giusto, venite pure. Abbiamo appena iniziato, dobbiamo finire. Ci farete compagnia,” invitò Ginevra.
Massimo entrò in cucina, sedendosi con la figlia e gustando un pezzo di crostata.
“Ma è davvero fatta in casa?” si stupì.
“Certo. Prendete pure, mangiate con gusto… A me piacciono un po’ troppo, ecco perché sono così in carne… Ma presto mi metterò a dieta.”
“Perché?” chiese Massimo. “Le sta benissimo così com’è… E poi, non pensavo che ragazze giovani sapessero ancora fare le crostate. Credevo fosse un lavoro da nonne, e solo in campagna, davanti al forno a legna prima delle feste.”
Risero tutti e tre, e Carlotta, ridendo, offrì al padre un altro pezzo di dolce.
“Quando sarò grande, Ginevra mi insegnerà a fare le crostate,” disse, “e poi vi cucinerò io tante cose buone!”
“Sarebbe meraviglioso,” concordò Massimo, “ma ora dobbiamo andare a spasso, altrimenti la mamma torna presto e non facciamo in tempo.”
“La mamma non torna presto, torna solo di notte,” rispose subito la bambina, mentre Ginevra rimaneva in silenzio.
Massimo abbassò lo sguardo, intristito. Poi uscì con la figlia. Al ritorno, la riportò da Ginevra e lei gli chiese piano:
“Non potrebbe tenerla con sé qualche notte? Le manca…”
“Ci sto pensando. Lavoro presto la mattina, in fabbrica, e abito dall’altra parte della città. Sarebbe un dispetto svegliarla così presto… Qui ha l’asilo vicino, e sua madre…” Distolse di nuovo lo sguardo. “Ma grazie per l’aiuto. Sto cercando di cambiare casa, per essere più vicino.”
La volta successiva che Massimo venne a prendere Carlotta per una passeggiata, propose a Ginevra di unirsi a loro.
Lei non se l’aspettava e tentò di declinare, ma Carlotta si aggrappò a lei:
“Andiamo, Ginevra! Ti faccio vedere come so fare i panini di sabbia!”
Così anche Ginevra uscì con loro, dirigendosi verso il piccolo parco vicino, dove c’era un belE così, mentre il sole tramontava tingendo il cielo di rosa, Massimo prese la mano di Ginevra, Carlotta saltellò felice tra di loro, e in quel momento capirono che la loro storia, nata tra dolori passati e speranze future, era finalmente destinata a durare per sempre.






