La vita dopo il divorzio

Vita dopo il divorzio

Bianca, ma perché sei così testarda? La voce di Teresa aveva quel tono di pazienza saccente che usava quando spiegava le cose più ovvie a una bambina, impregnata di unirritante condiscendenza che a Bianca graffiava dentro. Giulio è un bravuomo. Bello, intelligente, con uno stipendio più che dignitoso e due appartamenti a Milano. Dimmi, che altro cerchi?

Bianca abbandona il cucchiaio con cui stava mescolando il minestrone e rivolge lo sguardo alla madre. Le dita le tremano appena si affretta a nascondere le mani sotto il tavolo, sperando che Teresa non se ne accorga.

Mamma, mi ha tradita, mormora fissandola negli occhi. Non una sola volta, ma ripetutamente. Eravamo sposati da sei mesi e avevo già raccolto tante di quelle prove che la giudice non ci ha nemmeno suggerito la riconciliazione! Ha detto subito che il matrimonio era irrecuperabile! Ti rendi conto? Persino una sconosciuta pensa che non vi sia nulla da salvare!

E allora? Teresa stringe le spalle e tira il grembiule come se la cosa fosse insignificante, una sciocchezza come unaltra. Tutti gli uomini sono così, cara. Ricordalo: uno che tradisce, lo fa perché la moglie non basta. Dovevi fare qualcosa, magari iscriverti a un corso di pilates, cambiare taglio di capelli, non scivolare nel solito grigiore. E invece hai scelto subito il divorzio!

Bianca sospira, una fitta di stanchezza che le scivola dentro. Da due settimane questa conversazione si ripete invariata, come una pièce teatrale che entrambe conoscono a memoria. Dopo la separazione è tornata a vivere dalla madre: il suo appartamento, quello lasciatole dalla nonna, è ancora occupato dagli inquilini. Bianca aspetta che liberino la casa per poter cominciare, finalmente, la sua nuova e solitaria quotidianità un luogo dove respirare senza giudizi.

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Quando il campanello dellingresso strilla improvvisamente forte, troppo insistente Bianca sa subito chi sia. Giulio. Di nuovo. Sente il cuore sprofondare nello stomaco; le mani diventano sudate in un attimo. La madre, come sempre, non perde occasione per invitarlo a casa, ignorando completamente il disagio della figlia.

Tesoro, cè Giulio! Teresa, affacciata dalla cucina, ha il volto illuminato come una ragazzina. Vieni, entra, caro! grida allingresso, esageratamente ospitale, tanto da stringere lo stomaco a Bianca.

Bianca afferra il cucchiaio con tale forza che le nocche diventano bianche. Sente un nodo in gola, un peso opprimente sul petto.

Mamma, non voglio parlarci, sussurra, cercando di non tremare.

Chi ti ha chiesto qualcosa? risponde Teresa, improvvisamente acida. Questa è casa mia, invito chi mi pare. Finché vivi sotto il mio tetto, rispetta le mie regole.

Bianca sente bruciare le lacrime agli occhi; stringe i denti e si impone di restare muta. Si alza quasi rovesciando la tazza di tè, attraversa il soggiorno e va dritta verso la porta-finestra. Passando, sfiora appena Giulio, che si sta togliendo le scarpe in entrata. Il profumo familiare del suo dopobarba legnoso, insistente le provoca unondata di repulsione.

Bianca, aspetta! Chiama lui con tono troppo premuroso per essere sincero.

Lei non risponde. Spalanca la porta, esce sul balcone e la richiude forte alle spalle. Laria fredda scivola sotto il maglione, punge le orecchie, ma Bianca se ne infischia. Spinge le dita sulle ringhiere, le biancheggia le dita, guarda oltre: i palazzi grigi, poche luci fievoli nelle finestre, la sagoma solitaria di un passante col cappotto e lombrello. Da qualche parte dietro i condomini parte il rumore sordo del camion dellimmondizia, in unaltra casa si sente una musica allegra e leggera, che ora sembra quasi una provocazione.

Che se ne vada in fretta, pensa, stringendo il cardigan leggero sulle spalle, tremando sotto la pioggerella. Sente la madre raccontare chissà cosa a Giulio, ascolta il tintinnio delle stoviglie, lo scroscio dellacqua nel lavello, la risata spensierata di Teresa come se nulla fosse mai successo, come se la figlia non fosse lì fuori, gelida, con i nervi che ballano.

Il tempo si appiccica, lento come miele. Bianca sente le mani diventare gelide, le spalle le tremano, ma dentro non se la sente di rientrare. Inspira, chiude gli occhi, si sforza di pensare solo ai rumori di Milano: le auto, le voci lontane, tutto pur di non pensare a ciò che succede allinterno.

Allimprovviso il cigolio lieve della porta le fa drizzare il collo. Sul balcone esce Giulio.

Bianca, resta a pochi passi, le mani in tasca, inclinando la testa come a cercarle lo sguardo. Possiamo parlare civilmente?

Non abbiamo più nulla da dirci, lei si volta dalla parte della strada, fissa le gocce di pioggia rimaste sui vetri accanto.

Ti prego, lui si avvicina ancora, la sua presenza è incalzante. Ho capito i miei sbagli. Sono cambiato. Riproviamoci, ti prego, sarò un uomo diverso, te lo giuro.

Non ti sei nemmeno scusato come si deve, Bianca soffoca lirritazione che si gonfia nel petto. Vuoi solo che tutto torni comera, perché era comodo per te. Per abitudine, non per amore. Non sei cambiato, Giulio. Vuoi solo riavere ciò che hai perso.

Ma davvero io

Basta, lo interrompe a voce alta, stupendosi lei stessa della decisione che sente improvvisamente in corpo. Non mi servono promesse. Voglio un uomo che sappia essere fedele alla sua parola. Che rispetti chi ha accanto.

Tira la maniglia. Bloccata! Solito trucco della mamma.

Mamma! Bianca urla, la voce le rompe il silenzio con una nota nuova di supplica. Apri!

Poco dopo, lo scatto del chiavistello risuona, Teresa appare nel vano, sorridente come se fosse il giorno di un matrimonio. Indossa ancora il grembiule con le ciliegie e porta una tazza di tè fumante in mano.

Ma che fate qui fuori? Sistema la tazza su un tavolino minuscolo, appena portato da dentro. Su, a tavola, tutto è pronto. Ho fatto il tè con la menta, come piace a voi.

Bianca la supera senza guardarla, rabbia e amarezza che esplodono tutte insieme: non solo verso Giulio, ma verso la madre così cieca alla sua sofferenza.

Mamma, si ferma allingresso, puntandole gli occhi addosso. Basta, davvero. Non voglio vederlo, non voglio che tu lo inviti. Questa è la mia vita, sarò io a decidere cosa va bene per me.

Ma smettila, Teresa la accarezza distrattamente sulla spalla, gesto che Bianca trova estraneo. Gli uomini commettono errori. Se una donna è saggia, perdona e va avanti, offre una seconda possibilità. Tu sei solo troppo fiera. Impara a essere più docile

Bianca chiude gli occhi e conta fino a dieci, masticando le lacrime. È inutile discutere con Teresa lha capito da tempo. Si rifugia in camera, chiude bene la porta e si lascia cadere sul bordo del letto, le mani serrate sulle ginocchia per fermare il tremito.

Dalla cucina sentiva ancora le voci. La madre suonava allegra, come se fosse appena successo qualcosa di meraviglioso, e le sue parole tagliavano come vetro. Giulio invece tendeva al pacato, ma Bianca riconosceva nel tono quello stesso irresistibile paternalismo di sempre, quando la rassicurava che non cera nulla di grave dopo lennesimo messaggio galeotto.

Con che coraggio torna qui? pensava serrando i pugni. Con che coraggio viene dopo tutto quello che ha fatto? E chissà quante ne sono rimaste nellombra in sei mesi di matrimonio

Mezzora più tardi, quando il silenzio scende, la porta dingresso sbatte e Bianca trova il coraggio di uscire dalla sua stanza. In cucina cè odore di menta e vaniglia. Teresa ha preparato una crostata e il profumo è così familiare che per un momento Bianca pensa di abbandonarsi in quel rassicurante tepore. Ma scaccia via il pensiero.

Amore, ma le hai ancora su? Teresa sfodera un sorriso che stavolta sa di plastica. Giulio si è scusato, davvero. Gli ho detto che deve dimostrarti di essere cambiato.

Mamma, Bianca si appoggia allo stipite, premendo le dita sulla vernice ruvida. Non voglio dimostrazioni. Non voglio vederlo mai più! Desidero solo pace, almeno finché non mi trasferisco a casa mia. È troppo?

Teresa sospira, si asciuga le mani sul grembiule e crolla seduta, le spalle improvvisamente curve.

Sei troppo rigida, dice infine, il tono più serio, una stanchezza nuova. La vita non è bianco o nero. Ha sbagliato, sì. Ma nessuno è perfetto. Magari lo hai spinto tu ad allontanarti? Forse dovevi darti più da fare

Bianca sente le lacrime salire, calde e taglienti.

Vuoi dire che è colpa mia? La voce le si spezza. Sono io la responsabile dei suoi tradimenti?

Non proprio Teresa evita lo sguardo, sembra fissare loscurità dietro i vetri. In una coppia i problemi sono sempre in due. Tu potevi essere più morbida, tollerante

E lui poteva essere fedele, risponde Bianca con una forza nuova nella voce, sorprendendo lei stessa. È così difficile? Non tradire, non mentire, non ferire? Non mi sembra chiedere tanto

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Giulio ricomincia a farsi vedere regolarmente, come un fantasma del passato a cui sembra non importare la dignità, la propria e la sua. La aspetta sotto casa, la segue con lo sguardo mentre lei scende a buttare lumido, finge di passare per caso davanti al portone. Un giorno si presenta con un mazzo di rose rosse e una scatola di cioccolatini di quelli che Bianca adorava da bambina, con il ripieno allamarena. I fiori sono freschi, lucidi dacqua, la scatola doro brillante.

Sono per te, dice, mostrando quellespressione che un tempo le era sembrata tenera. Solo perché ci tenevo.

Bianca guarda il mazzo, poi il suo viso scolorito. Nota le occhiaie, la stanchezza, quanto la sua vecchia dolcezza le sembri ora solo una maschera.

Grazie, ma davvero non voglio, non allunga nemmeno la mano verso i fiori. Ti ho chiesto chiaramente di non venire.

Lo so, Giulio abbassa lo sguardo, una piega di malinconia che però non la scalfisce. Ma non riesco a lasciar perdere. Tu sei importante per me.

Eri, puntualizza Bianca, ogni parola una piccola fitta. Ora non più.

Il silenzio che segue è tutto suo, malinconico e fragile.

Va bene. Scusami se insisto.

Sta già per allontanarsi quando Teresa sbuca dalla cucina.

Giulio, entra pure, caro! esclama in modo eccessivo. Dai, Bianca, invita tuo ex marito, siamo gente civile! Prendi i fiori, sono splendidi sai che quasi ti invidio?

Mamma, sta già andando via, dice Bianca, pacata allapparenza, ma dentro infuriata. Non voglio i suoi fiori, non li voglio da chiunque.

Che sciocchezze! Teresa prende Giulio sotto braccio; Bianca nota la tensione, ma lui resta lì. Vieni, ho preparato la torta. Vieni che la assaggiamo insieme.

Giulio esita, poi entra. Bianca non discute, si rifugia in camera, lasciando loro la cucina.

Oltre la porta, la voce di Teresa: Vedrai, è solo arrabbiata. Ma è una brava ragazza, le passerà. Tu continua a venire, la tua perseveranza sarà premiata.

Bianca si tappa le orecchie, ma le frasi le gocciolano nel cuore come veleno. Vorrebbe urlare, correre fuori e gridare a sua madre tutto il rancore e la disperazione. E invece siede sul letto, estrae il blocco degli schizzi e comincia a disegnare linee nervose, forme astratte, onde, montagne, lasciando che la confusione si trasformi lentamente in ordine. E che la mente trovi pace.

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Passano i mesi. Bianca finalmente si trasferisce nella sua casa, più vicino al lavoro. Fa amicizia con alcune colleghe simpatiche, esce con loro dopo il turno, si iscrive a yoga la domenica. Un po alla volta, sente tornare forza dentro di sé non solo fisica, anche morale. Ogni mattina, nella posizione dellalbero, si immagina radicata in una nuova realtà, libera da ogni passato.

Dopo una lezione conosce per caso il suo istruttore, Lorenzo. Più grande di qualche anno, tranquillo, occhi buoni e uno sguardo gentile, senza giudizi. Si scambiano i numeri, poi un caffè, poi un altro. Lorenzo non assomiglia in nulla a Giulio: non la riempie di promesse da film, non ostenta ricchezze, è solo presente quando serve. Ascolta quando Bianca ha bisogno di parlare, resta in silenzio quando lei vuole solo respirare. Con lui, per la prima volta dopo tanto tempo, Bianca si sente veramente al sicuro. Può essere semplicemente se stessa.

Quando per la prima volta lo nomina a casa, Teresa reagisce come se attendesse da sempre quel pretesto.

E chi è questo? Che lavoro fa? Dove abita? le domande schizzano come spine.

È insegnante di yoga, lavora in uno studio vicino al mio ufficio, abita in affitto a Porta Romana.

Tutto qui? Teresa la guarda come se avesse bevuto aceto puro. Nessuna proprietà, nessuna posizione Ma vuoi davvero vivere affittando in eterno? O ti aspetti che venga a stare da te? Vuoi mantenere un uomo?

Mamma, non mimporta quanti soldi ha, Bianca sostiene lo sguardo. Mi rispetta, è una persona buona, affidabile. Questo conta.

Ah, ti rispetta pure Giulio ti rispettava. Tu sei quella che non apprezza mai nulla!

Bianca conta ancora una volta fino a dieci. Ormai sa che è inutile, sua madre non cambierà mai. Per lei, essere felici significa una casa grande, unauto nuova, uno stipendio fisso e una moglie lodata per la propria capacità di resistere. Ogni altro parametro, per Teresa, è sabotaggio personale.

Con Lorenzo le cose scorrono lente e pulite, come un ruscello di primavera. Parlano molto, camminano lungo i Navigli, cucinano insieme, sognano. Un giorno, dopo sei mesi, mentre sono seduti su una panchina ai Giardini di Porta Venezia, Lorenzo le prende la mano.

Bianca, vorrei che noi restassimo insieme per sempre. Vuoi sposarmi?

Lei si perde nei suoi occhi chiari, sereni, sinceri. Sente un calore dimenticato crescere dentro.

Sì, sussurra appena, e il sorriso le nasce spontaneo sulle labbra.

Teme che sarà ancora guerra aperta con la madre. E infatti così è.

Non puoi sposare uno così, Teresa la affronta in corridoio, le braccia incrociate a mostrare una chiusura totale. Te ne pentirai. Stai buttando via la tua vita.

Mamma, ho già deciso, Bianca si infila il cappotto, il cuore che batte non di paura, ma di energia nuova. E sono felice. Non basta questo?

No! la risposta secca, gelida, un taglio fra loro. Non vedi quanto sei illusa? Sei sempre stata irragionevole e capricciosa. Vedrai che vita ti aspetta

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Le nozze sono semplici, come desiderano Bianca e Lorenzo. Solo pochi amici intimi e qualche parente della famiglia di lui. Bianca sceglie un abito bianco senza sfarzi, Lorenzo un completo blu scuro. Quando si scambiano gli anelli e arriva il potete baciare la sposa, Bianca ha la certezza di aver fatto, finalmente, qualcosa di veramente suo.

Teresa non partecipa. Manda invece un mazzo di gigli bianchi con un nastro nero in allegato e un biglietto: Spero che tu rinsavisca. Bianca rimane a fissare i fiori a lungo, poi li mette da parte. Un dolore pungente le trafigge il petto ma si impone di resistere.

Il vero colpo di scena arriva poco dopo, quando Teresa convince Giulio a recarsi alla cerimonia. Bianca lo vede fuori, davanti alla chiesa, appoggiato alla macchina, le mani nelle tasche, lo sguardo tra il pentito e il confuso.

Cosa ci fai qui? chiede lei, sentendo un filo di tensione, ormai però distante. Il dolore si è attenuato, resta solo del resto unombra.

Tua madre ha insistito, Giulio tira su le spalle, la voce vinta. Dice che ti stai sbagliando, che fra poco ci ripenserai. Ma che non sai tirarti indietro.

Mia madre parla troppo, risponde calmo Lorenzo, cingendo Bianca per mano, saldo e sereno. Peccato che non abbia sempre ragione.

Vabbè, Giulio sorride storto e fissa Bianca una volta ancora. Quando ti sarai stancata di vivere senza niente, chiamami. Sono disposto a riaccoglierti.

Se ne va, lasciando dietro sé un sapore amaro che scivola via insieme al passato.

Dopo le nozze, Bianca e Lorenzo si mettono a programmare il trasferimento. Hanno ricevuto unofferta di lavoro a Torino, una città vivace, moderna. Bianca accetta senza esitazioni: sogna di ricominciare, lontano da chi le ricorda solo ciò che è stato.

Prima di partire passa a salutare la madre. Teresa resta in silenzio, fissando dal balcone i tetti di Milano.

Ce ne andiamo, Bianca si ferma sulla soglia. Dallaltra parte dItalia.

E quindi? Il tono della madre è freddo, distante. Scappi dai problemi?

No, Bianca scuote la testa, il timbro saldo. Corro verso la felicità. Vorrei che tu fossi parte di questa felicità. Ma solo se saprai rispettare le mie scelte.

Teresa si gira di scatto. Negli occhi un misto di stizza e dolore, le vene sporgenti sul collo, le braccia ancora incrociate, barriera tra loro.

Rispetto? la voce sale di tono, quasi grida che rimbomba tra le pareti della cucina. E cosa dovrei rispettare? Che segui uno sconosciuto in una città strana? E cosa ti darà? Stabilità? Sicurezza? Ma davvero ci credi?

Bianca avverte la solita fatica compressa nel petto, come macigni. Quante volte hanno già avuto questa conversazione? Quante volte ha provato a dirle che felicità significa serenità, fiducia, essere sé stessi, non quantità di euro in banca o metriquadri da sfoggiare? Inspira, stringe le dita, la guarda in faccia.

Lorenzo è una persona splendida, dice tranquilla, una forza nuova nella voce, mi dà sicurezza, rispetto, comprensione. E la tranquillità di essere amata senza condizioni. Quel senso di pace che non ho mai avuto con Giulio.

Pace? Teresa scuote la testa, le labbra storte in un sorriso sarcastico. Chiamalo tu pace: una casa in affitto, a lavorare in uno studio. Giulio ti avrebbe comprato lauto nuova, rifatto la casa, portata in vacanza Ma questa non te la perdono!

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Quella sera stessa, senza che Bianca lo sappia, Teresa chiama Lorenzo. Lui risponde solo perché il numero sembra milanese.

Lorenzo, tesoro, la voce di Teresa è dolce come non mai, quasi materna. Sono preoccupata per Bianca. È così impulsiva, non sa quello che fa. Il vostro trasferimento è un errore, te lo dico da madre. Un giorno si sveglierà e si pentirà. E sarà troppo tardi.

Lorenzo ascolta in silenzio, le dita strette sul telefono, arginando lirritazione.

Vedi, prosegue Teresa, non ha ancora superato il divorzio con Giulio. Cova ancora qualcosa, solo la sua orgogliosa testardaggine le impedisce di ammetterlo. Tu per lei sei un passatempo, un diversivo. Non rovinarle la vita per colpa di qualche suo capriccio.

Teresa, la ringrazio della cura, Lorenzo la interrompe piano, la voce gentile ma ferma. Ma conosco Bianca meglio di quanto pensa. Da quando è con me è serena, sicura delle sue scelte. E io credo in noi.

Ah, povero ingenuo, la risata amara di Teresa risuona roca e spiacevole. Vedrai che tra poco comincerà a sentire la mancanza di casa, si pentirà e chi ci sarà vicino quando crollerà? Giulio, lui non vi abbandonerà mai.

Lorenzo inspira profondamente, chiudendo gli occhi, visualizza Bianca e tutta la sua energia fragile e fiera. Sente salire un senso di dolcezza e voglia di proteggerla.

Forse è meglio chiudere qui la conversazione, termina deciso. Bianca è una donna adulta, responsabile delle proprie scelte. Ha scelto me. E non la deluderò.

Chiude la chiamata con un misto di tristezza e solidarietà. Chissà come sarà stato far crescere una figlia sentendo solo i propri desideri e mai la sua unicità.

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Il giorno dopo, Bianca torna ancora a casa della madre vuole salutare nel modo giusto, lasciandole anche qualcosa di buono. Porta una scatola di canestrelli, i biscotti che piacevano a Teresa da piccola, e un piccolo mazzo di margherite.

La madre laccoglie con nuovi rimproveri.

Neanche vuoi pensarci? gira nervosa per la cucina, stropicciando la tovaglia con le mani. Resta almeno un mese. Dai tregua a te stessa, rifletti ancora Magari hai solo bisogno di riprenderti.

Mamma, ho già deciso, Bianca la guarda negli occhi, sentendo il gelo dentro. Io e Lorenzo partiamo. Lavoro, casa, progetti tutto è pronto. Abbiamo trovato un appartamento accanto a un parco, conosciuto i colleghi online, Lorenzo ha il posto garantito in studio. Stiamo bene così.

Tutto questo lo ha organizzato lui? Vuole solo portarti lontano da me, così non tornerai mai più. Qui, con me e con Giulio, avresti rimesso la testa a posto. Laggiù sarai tutta sua prigioniera

Bianca rimane ammutolita. Tante sono le assurdità e lingiustizia di quelle parole che per un attimo le manca il fiato. Guarda Teresa e non vede più la mamma, solo una persona estranea che non lha mai davvero compresa.

Ma credi sul serio a queste cose? chiede piano, la voce strozzata. Tu pensi davvero che Lorenzo sia così? Che mi manipoli?

Sono fatti così, gli uomini! Vogliono dominarti. Giulio almeno era onesto su ciò che voleva. Quel Lorenzo si nasconde dietro la cortesia!

Basta, Bianca sente le lacrime montare. Non posso più ascoltare queste cose. Non posso vivere sentendomi sempre sotto giudizio, sempre colpevole di voler essere felice.

Si gira per andarsene, ma la madre la afferra per il braccio, forte.

Aspetta, per la prima volta nel tono di Teresa cè supplica, quasi disperazione. Sono tua madre. Voglio il meglio per te.

Il meglio è ciò che scelgo io, libera piano la mano, cercando di non farle male. E scelgo Lorenzo. Scelgo la mia vita. Scelgo di andarmene in una città dove potrò essere felice senza sentirti rinfacciare tutto. Dove potrò respirare senza ricatti.

Teresa lascia la presa, il viso contratto tra rabbia e dolore. Bianca sente dileguarsi lultimo nodo ai muscoli.

Quindi è così? mormora Teresa, la voce fioca. Sei pronta a lasciarmi per un uomo?

Non ti sto lasciando, le lacrime agli occhi, un dolore antico. Sto lasciando il modo in cui mi tratti. Sto lasciando il tuo bisogno di controllarmi, i tuoi valori. Vorrei che tu mi amassi per ciò che sono. Ma se non riesci, prendiamoci una pausa. Diamo spazio, ognuna per sé.

Fai come credi, Teresa si volta verso la finestra, le spalle tremule. Se ti pentirai, sai dove trovarmi.

Bianca rimane ancora un attimo, fissando la madre che stringe il davanzale, i capelli ormai grigi sulle tempie. Vorrebbe abbracciarla, rassicurarla che tutto andrà bene Ma sa che sarebbe una bugia, ora. Esce piano dalla casa, chiudendo la porta senza far rumore. In tasca ha un cellulare nuovo, un numero che non darà a Teresa. Forse, un giorno, sapranno di nuovo parlarsi. Ma per ora, ha bisogno di spazio suo, pulito, libero.

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