Diario di Francesca Bellini
29 marzo, Milano
Oggi io e Penny siamo uscite per la nostra solita passeggiata mattutina. Che giornata! I vicini erano già assembrati sulla panchina sotto il portone, pronti a commentare ogni movimento.
Madonna santa, che cosa ha combinato ancora a quella povera bestiolina? Stavolta la coda di Penny non è viola, ma rosa! Guarda come la scuote, sembra proprio contenta!
Beh, Francesca ha le sue stranezze, che ci vuoi fare! Però è una ragazza generosa e rispettosa. Quanti giovani così si trovano oggi? Quando sua nonna è stata male, Francesca non si è mossa dagli ospedali. Non pensava neanche a se stessa.
Ma scherzi? Ieri lho vista scendere da unauto, e chi la accompagnava era un tipo assai carino
Magari era solo un tassista!
Un tassista che bacia la mano alle clienti? Da quando!?
Addirittura!?
Ti dico che la nostra Francesca tra poco si sposa.
Ben venga! La nonna sarà felice. Ha cresciuto proprio una brava ragazza: intelligente, bella, per bene. Solo il mestiere mi convince poco
Che hai contro il lavoro di Francesca?
Fare linvestigatrice? Non è un lavoro da donna!
Ma smettila! Quanti al giorno doggi rispettano la legge come sua nonna? E Francesca come investigatrice va alla grande! Hanno parlato di lei persino sul Corriere della Sera e lhanno intervistata anche in tv. E tu dici così!
Oh, non mi fraintendere! Le auguro il meglio! Si vedeva da piccola che ne avrebbe fatte di tutti i colori. Non ti ricordi comera?
Eccome, uguale alla nonna! Una vera peperina!
Mi sono beccata occhiatine e sorrisetti mentre passavo. Ho salutato con educazione, ma appena Penny ha iniziato a saltare gioiosamente sulle pozzanghere della corte, le sono corsa dietro.
E dove scappa adesso?
Va a prendere la sorella! Caterina arriva oggi dallaeroporto!
Ma chi te lha detto?
Me lha detto lei stamattina. Guarda, è appena arrivato il taxi!
Dalla macchina appena parcheggiata è scesa una ragazza slanciata e sorridente. Mi si è buttata tra le braccia e ha fischiato divertita a Penny, che ci girava intorno.
Fraa! Ancora con questi esperimenti sul cane!?
Ma dai, non ti piace? È del colore preferito della nonna!
Ma quanto mi sei mancata, sorellina mia strampalata!
Ho riso di cuore. Daltronde tutto il quartiere sapeva delle mie stranezze. Però nessuno può negare che mi sono sempre data da fare, soprattutto da bambina.
Ero una bambina chiacchierona, curiosa, con due treccine strette e addobbate da fiocchi giganti che la nonna preparava con tanta cura ogni mattina. Salutavo tutti e sorridevo, mostrando i miei dentini storti che solo il nonno, da buon odontoiatra, è poi riuscito a sistemare.
Come sta, signora Carla?
Però, ben presto, la gente iniziava a schivare le mie domande, anche chi non aveva nulla da nascondere nei proverbiali armadi né pappagalli parlanti.
A dirla tutta mi temevano, perché ero davvero un fiume in piena. Ma non era solo questo: avevo quella capacità di ricostruire fatti e mettere insieme ciò che avevo sentito in giro, per poi raccontarlo, candida, a chiunque pensavo dovesse saperlo.
Signora Giovanna, mentre lei era al lavoro, il signor Enzo è andato al settimo piano da quella signora con i capelli rossi. Aveva pure i fiori, gialli come quelli che porta a lei per il compleanno, ma il mazzo era grandissimo! Lho chiesto pure io se potevo annusarli, ma lui ha detto di no, che erano solo per la signora. Ma perché?
Capirai La signora Giovanna, che aveva sempre lasciato correre sulle scuse del marito, trasaliva, subito controllava che le vicine non mi avessero sentito e filava via a testa bassa, dimenticandosi perfino di salutare la nonna.
Francesca, amore, a quelle cose lascia stare, non ti riguardano! si arrabbiava la nonna, senza mai spiegarmi il perché.
Io ci rimanevo male. Davvero non capivo cosa mai avessi fatto di tanto grave. Forse era solo questione di imparare cosa si deve dire e cosa no Ma nessuno me lo spiegava.
La nonna in quei momenti diventava come le statue di Piazza Duomo che io adoravo osservare la domenica. Mi prendeva per mano, seria, e taceva ostinatamente. Con quel silenzio che voleva dire: stasera niente cioccolata.
Ovviamente, un po mi offendevo, finché non ricordavo che le statue della piazza, a differenza della nonna, avevano la testa piena di piccioni e il vestito sempre lurido. Almeno, la pettinatura della nonna era sempre perfetta!
Del resto, mi aveva raccontato il nonno che quella statua lì, quella tutta pelata, aveva perso i capelli per lo stress.
Ma era preoccupato per qualcosa?
Aveva un lavoro difficile, tesoro.
Magari era anche lui dentista?
Se solo! rideva forte il nonno, con quella sua risata che sembrava un temporale estivo.
Io lo sgridavo, spesso usando le stesse parole della nonna: Sii serio! Un po di decoro! Guarda che la modestia ti rende più bello e meno imbarazzante per me!
Mi prendeva per mano, mi portava a casa e, per farsi perdonare la sua scarsa compostezza, mi comprava il gelato segreto. Lo chiamavamo così perché la nonna era irremovibile: i dolci solo dopo pranzo.
Il nonno, però, si metteva sopra le regole della nonna, e mi diceva: Se sveli il nostro segreto, la nonna non mi perdona più! Giurai silenzio. Era il nostro piccolo tradimento; quello sì che non lho mai raccontato a nessuno.
Il mio nonno, Piero, era arrivato nella mia vita quasi per magia, una specie di regalo di Natale. La nonna aveva deciso di sposarsi di nuovo, scegliendo un vecchio amico che aveva amato in silenzio chissà per quanto. Seria, metodica, laureata in giurisprudenza e donna tutta dun pezzo, con due sole debolezze: la nipote e quelluomo tondo, buffo e rassicurante come una pagnotta appena sfornata.
Lei, che sembrava così pragmatica, in fondo aveva un cuore tenero e romantico, e sogni di serenate sotto al balcone e versi di poesia da ascoltare alla luna. Il primo marito, apprezzava solo la sua mente brillante e i fiori li regalava solo a Natale e lotto marzo sempre, rigorosamente cravattato.
Quando lui se nè andato, lasciando la nonna sola con mio padre piccolo, la vita si è fatta tutta lavoro e poco sentimento. Finché sono nata io e la nonna è tornata a vivere. E così mi ha cresciuta lei, mentre i miei tutti presi dalla carriera tra scavi archeologici e grotte misteriose in Egitto si sono trasferiti per lavoro e hanno lasciato la loro piccola in ottime mani.
Ho vissuto protetta, accudita, sempre con la nonna, laiuto della tata e il nonno Piero dalla mia parte. Lasilo, però, non ha mai fatto per me: ogni volta che ci provavamo, mi ammalavo. Allora la nonna ha lasciato perdere, e ha deciso che la socializzazione gliela lasciava ai mesi in campagna.
Quel casolare vicino a Firenze era un paradiso per bambini. Cerano coetanei ovunque: la mia migliore amica, Stella; i gemelli Marco e Giovanni; la ballerina in erba Antonella. Lì la salute andava a gonfie vele e io non vedevo lora che tornasse la primavera per trasferirmi nella casa col pergolato, fatta costruire dal nonno.
Quando avevo sei anni, arrivò Caterina. Era tutta unaltra cosa rispetto ai bambini che frequentavo: scarmigliata, tosta, con le ginocchia sempre sbucciate e la grinta da vendere.
La nostra amicizia nasce un’estate, in un pomeriggio assolato, mentre sgranocchiavo le prime fragole colte e sognavo a occhi aperti. Vedo una manina sporca afferrare una fragola dal vassoio, mi spavento e urlo come una sirena. La nonna, di corsa in veranda, quasi fa cadere la marmellata che stava mescolando.
Scopro Caterina nascosta sotto al tavolo, che ride e mangia le mie fragole senza il minimo imbarazzo.
Che urli a fare? Non vuoi sapere perché sono venuta?
Ma hai le mani tutte nere!
Siamo in campagna! Qui tutti hanno le mani sporche.
La nonna, vedendoci lì a spartirci le fragole, si tranquillizza all’istante.
Così nasce la nostra amicizia. Solo dopo ho scoperto che Caterina era la nipote di un vecchio amico di nonna, rimasto vedovo e poi anche orfano dalloggi al domani la sua famiglia era mancata in un incidente aereo. Lui, il nonno di Caterina, aveva provato a farcela, ma alla fine, forse per disperazione, aveva accettato linvito di venire da noi, in Toscana, a trascorrere lestate.
La nonna le aveva aperto la porta di casa e soprattutto quello del suo cuore. Diceva: Una famiglia non è fatta solo di legami di sangue; è fatta dalle persone che scegli di amare. Il nonno Piero ha annuito e ha aggiunto: Più siamo, meglio stiamo.
Il vecchio Michele, nonno di Caterina, ha lasciato questa terra proprio quella estate meravigliosa, seduto nella nostra veranda, un ultimo sorriso sulle labbra osservando noi bambini correre come il vento.
A quel punto, Caterina è rimasta da noi per sempre. Io e lei diverse come il giorno e la notte, ma inseparabili. È stata lei a spiegarmi che certe cose non si dicono, che certe deduzioni meglio tenerle per sé. Mi ha insegnato la pazienza, mi ha aiutato a incanalare la mia passione per linvestigazione, la deduzione, la logica.
Dovresti fare la detective , mi diceva , anche se mio nonno avrebbe protestato: sostiene che sia un lavoro da cani.
Allora sarò io la detective gentile che farà cambiare idea a tutti.
Ed è quello che ho fatto, anche se molti, ancora oggi, mi considerano un po originale. Ma ho i miei obiettivi, la mia passione, e dietro di me una famiglia solidissima: lamore della nonna, del nonno Piero, e il sostegno della mia Caterina.
E ora, mentre nonna Lucia richiama me, Caterina e il nonno che continua a provare a lavare Penny dopo lennesima avventura rosa penso che davvero, la felicità, per quanto imprevedibile, si trova nelle cose più strane e nei legami che sappiamo costruire col cuore.
Francesca, oggi hai mangiato? Come no?! E tu, Caterina, smetti di ridere! Ero convinta che anche tu non avessi toccato nulla. Avanti, a tavola! E tu, Piero, ci vuole linvito ufficiale? Lasciala andare, Penny, e lavati le mani! Sempre a combinare guai a quella povera bestiola. Perché la coda rosa? Perché sì. Eh, secondo te dico così per niente? Andiamo, che il minestrone si raffredda. Si mangia!



