Luscita trionfale della signora Margherita
Maria! Ma questa non è la ribollita! È una confusione che assomiglia più a uninsalata russa! Tesoro, sei una bravissima avvocata, ma ti prego, dedicati alle cause! Lascia la cucina per chi ha meno fortuna con il cervello.
Margò, io non sono una cuoca! sbottò Mariella, sul punto di scoppiare in lacrime dalla frustrazione.
Non era mai riuscita a preparare nemmeno i piatti più semplici. E non le sarebbe mai venuto in mente di cimentarsi in qualcosa di più complicato. Nella loro famiglia, i ruoli erano chiari da decenni.
Veronica era la padrona di casa, Mariella la mente brillante, e Silvana la spericolata, capace di far andare qualsiasi ingranaggio della vita familiare nella direzione voluta. Così, di solito era Veronica a cucinare durante le riunioni di famiglia, mentre Maria e Silvana assicuravano che tutto filasse liscio dietro le quinte. Pulizie, spesa, intrattenimento dei bambini: questultimo compito era di Silvana. Solo lei riusciva a gestire il clan dei Sorrentino così erano chiamati affinché la casa di Veronica, dove si riunivano sempre, e il giardino annesso, sopravvivessero a un raduno senza dover ricorrere a restauri e nuove costruzioni.
In casa Sorrentino i bambini erano coccolati, ma anche cresciuti con una certa severità che, però, dava i suoi risultati alterni.
Tutti e sette i nipoti di Margherita, che lei adorava oltre ogni misura, sembravano fatti a immagine e somiglianza della loro zia minore, Silvana. E dire che anche Silvana era ormai madre di due di quei diavoletti che ora scorrazzavano per il prato, travestiti da indiani dAmerica o da tribù africana, ma in fondo, questo la lasciava indifferente. Se ne stava infatti seduta sui gradini, sistemando una cesta di susine da cui Margherita avrebbe ricavato la prossima scorta di composta, e meditava se buttarsi nella baraonda pure lei.
La frenavano solo le occhiate inflessibili di Veronica, che, intenta ad affettare pomodori per uninsalata, borbottava:
Sei sempre stata un maschiaccio! Silvana, quando ti deciderai a farti donna? Mariella almeno si comporta da signora. Io pure, a modo mio. E tu? Cavalchi la vita, vai in moto, racconti quanto sia bella Ma i tuoi figli che modello avranno di madre? Oggi hanno sei anni, e poi? Tra qualche anno si nasconderanno per la vergogna?
Sei sempre esagerata, Veronica! replicò Mariella, fissando dubbiosa la ribollita che aveva cuocendo da tutto il mattino, per poi richiudere con decisione il coperchio. Dai, almeno i figli possono essere fieri. Chi altro ha una madre capace di smontare e rimontare una moto? Io non saprei fare! Io nemmeno una zuppa so preparare, ma non vorrà dire che non si possa essere orgogliosi di me?
Anzi, anche tu hai i tuoi meriti. Tu in tribunale vali più di chiunque.
Vedi? Ognuno ha il suo compito.
Appunto! Margherita, che fino a quel momento aveva seguito a distanza, fece il suo ingresso in veranda. Le donne trattennero il fiato, i bambini smisero di litigare e di rincorrersi, puntando tutti lo sguardo sulla nonna come se fosse apparsa una regina in tutto il suo splendore.
Nonna, sei un mito! esclamarono in coro i gemelli di Silvana, tanto allunisono che il suono sembrò un tuono.
Volevo proprio colpire nel segno!
Girandosi lenta come una diva davanti a una platea incantata, Margherita mostrò il nuovo abito, le scarpe col tacco sottile, tutto scelto per unoccasione assolutamente straordinaria.
Ditemi, ragazze: secondo voi, una donna della mia età può presentarsi così a un appuntamento con un uomo che non vede da quarantanni?
Meravigliosa, davvero! Lo farai impazzire!
Non esagerate, per carità! rispose Margherita sfilando con grazia e fermandosi con le mani sui fianchi e il naso rivolto al vento. Che ci faccio poi, con uno svenuto ai miei piedi? Voglio capire perché, dopo tutti questi anni, questuomo mi ha cercata. Che vorrà da me?
Forse spera che tu sia ancora una donna affascinante! disse Annamaria, la quindicenne figlia di Veronica, sedendosi sulla scalinata con una susina tra le mani. Che cè di male?
Lo scoppio di risate che seguì fece fuggire spaventati tutti i gatti della casa e terrorizzò la minuscola cagnolina che Veronica aveva adottato da poco, una pinscherina già provata.
Annamaria, mi farai morire dal ridere! e Veronica dovette rientrare a prendere uno strofinaccio, mentre Mariella si dedicava alle coccole rassicuranti della cagnolina.
Margò, cosa cera tra voi? domandò sottovoce Mariella ai bambini che nel frattempo erano scappati in fondo al giardino.
Ah, Mariella mia! Fu una storia damore travolgente!
La parola amore uscì dalle labbra di Margherita come un soffio carico di nostalgia e trasporto, e Annamaria, che si era alzata per correre in giardino, si risistemò e sospirò profondamente, mentre Silvana rideva piegata in due.
Annamaria, è ancora presto per te!
Presto? E quando sarà il momento? ribatté la ragazza, aiutando la madre a pulire, poi tornò seria. Comunque, tu Margò, quanti anni avevi?
Sedici! rispose Margherita, incrociando lo sguardo di Veronica. Non guardarmi così: ero giovane, ingenua, e mai abbastanza furba! Non credo che Annamaria rischierà lo stesso. Lei è tutta sua madre: intelligente e bella! Però, su certe cose della vita meglio essere preparate, non credi?
Dai Margò, raccontaci! incalzò Silvana, asciugandosi le lacrime dal ridere. Tanto ormai qui non si muove nessuno.
Annamaria, grata, trovò una posizione comoda e guardò la nonna con occhi verdi e profondi, così simili ai suoi, anche se non c’era parentela di sangue. Nessuna delle Sorrentino era legata a Margherita dai legami della nascita, eppure era diventata per loro madre, quasi senza che se ne accorgessero.
Margherita era arrivata in famiglia quando la loro vera madre era venuta improvvisamente a mancare. Il padre, perso nel dolore, non sapeva come andare avanti. Veronica, che aveva appena otto anni, fu costretta a farsi carico delle sorelle. Ma con larrivo di Margherita, tutto cambiò: il loro mondo trovò finalmente una roccia stabile.
Era pediatra, Margherita, e la sua prima visita in casa Sorrentino fu per Silvana, ammalata di febbre. Dopo aver risolto la situazione con la prontezza di una madre, non abbandonò più quella casa. E fu proprio con lei che le sorelle sentirono per la prima volta che non serviva essere forti sempre e a ogni costo.
Col tempo, Margherita ufficializzò la sua presenza nella loro vita, sposò il padre che però, dopo un solo anno, fu travolto da un destino crudele: un incidente, una distrazione, e la loro famiglia cambiò ancora una volta per sempre.
Margherita rimase sola con le tre bambine, nonostante non avesse mai potuto avere figli propri. Ma di rinunciare a loro non se ne parlava: le adottò, lasciò lospedale pubblico e trovò lavoro in due cliniche private, e grazie alla sua tenacia riuscì a garantire loro tutto il necessario.
Le ragazze crebbero ognuna con il suo carattere, e Margherita accolse le loro scelte, anche quelle che non avrebbe mai immaginato. Quando Mariella decise che voleva diventare attrice, la accompagnò ai provini dei teatri di Firenze e Siena, chiamando amici e conoscenti. Quando Silvana sognò la moto, vendette persino la sua piccola casa al lago di Bracciano pur di comprarle una ducati usata e lattrezzatura di protezione.
E che male cè? rispondeva alle amiche che la prendevano per pazza. Ognuno cambia il mondo a modo suo! E poi, le mie figlie sono felici, cosa cè di meglio?
Veronica, la primogenita, sembrava la meno problematica. Sempre composta, aveva un senso del dovere che a volte spaventava la stessa Margherita.
Rilassati, piccola mia, ci sono io! le sussurrava, abbracciandola forte in quei rari momenti di confidenza. E Veronica si lasciava andare, riscoprendo il tepore di una protezione che non aveva più pensato di meritare.
Tutto sembrava filare liscio fino a tre giorni prima, quando una telefonata inaspettata rimescolò tutto. Una voce un tempo familiare spezzata dallemozione , laveva chiamata e Margherita aveva fatto cadere la sua amata tazza di tè sul pavimento, ignorato il tentativo della nipote Annamaria di soccorrerla, per poi lasciarsi cadere goffamente sulla poltrona.
Annamaria, chiama subito tua madre! Ho bisogno di sostegno psicologico! ordinò, coprendosi il viso tra le mani.
Veronica accorse in auto, col fiatone, e trovò già in casa Mariella e Silvana, accorse con un tempismo perfetto. Solo Silvana si portò dietro il casco e lo poggiò con tono da sfida sulla cuccia del gatto.
Indovina chi mi ha chiamata? chiese Margherita con aria di chi non crede ancora a ciò che le sta succedendo. Posso davvero andare a questo appuntamento?
Figlie e nipoti scoppiarono a ridere. Annamaria corse a mettere su il caffè, decisa a godersi lo spettacolo.
Largomento tenne banco per giorni interi: chi era quelluomo che Margherita non vedeva da quarantanni? Lei li intratteneva con ricordi dipinti di malinconia e ironia.
Era il mio primo amore. Ai tempi aveva dei ricci spettacolari e una voce vellutata che mi toglieva il respiro! Ma la vita, si sa, a volte divide le strade
Era corrisposto? domandava Annamaria con occhi sognanti.
No, cara, non proprio. Aveva scelto unaltra. E io non ho mai avuto il coraggio Anzi, glielo scrissi in una lettera, anni dopo. Nella seconda gli scrissi che doveva dimenticarmi.
Perché? domandò la nipote.
Perché, amore mio, io non potevo dargli figli. E un uomo ha diritto a questo. Non si può pensare allamore solo per sé; bisogna pensare anche a chi si ama. Ricordatelo: scegli chi ti sceglie davvero. Chi pensa a te più che a sé stesso.
Annamaria, commossa, accarezzò la mano della nonna, invitandola a non piangere più.
Dai, va a prepararti, che ti aspetta una serata magica!
Quando, un paio dore dopo, suonò il campanello e un signore basso, dalla coppola elegante, chiese di Margherita, il rituale fu completo. Veronica, sulluscio, capì subito: era lui, leroe romantico della storia della mamma adottiva.
Non vi eravate dati appuntamento in città?
Sì, è vero, ma la voglia era troppa dovevo vederla subito!
Mentre entrava, dalla veranda comparve Margherita, truccata al limite dellimmaginazione grazie allabilità disastrosa dei nipoti. Il trucco opera dei gemelli, che avevano esagerato con il kajal la faceva sembrare una Cleopatra pop. I capelli, architettati dalle nipoti, erano uno spettacolo darte moderna tra fermagli e fiori di tessuto.
La reazione fu talmente comica che persino la cagnolina trovò il coraggio di uscire dal suo nascondiglio latrando felice, e tutte le donne Sorrentino riseo fino alle lacrime.
Il signore, attonito, tolse la coppola, rivelando una pelata che brillava di tramonto.
E va bene! Una volta ero riccio e temibile, adesso è rimasta solo la simpatia.
E, nel tramonto lucchese, Margherita raccolse tra le risate la sua dignità di signora senza tempo, mentre Silvana urlava sono io la prima al bagno! correndo in casa.
Il pasticcio di trucco svanì presto, le lacrime di gioia furono asciugate, e la famiglia si raccolse ancora una volta in veranda, sospesa tra il racconto del passato e un nuovo inizio inaspettato.
Una pagina voltata, una sera che segnava il confine tra ciò che è stato e ciò che ancora può essere.
Le sorelle Sorrentino capirono allistante che di belle persone non ce nè mai abbastanza. E se un uomo aveva attraversato mezza Toscana per vedere la loro Margherita, per poi restare a ridere con loro e interrogare i bambini sulle migliori marche di ombretti, forse meritava di entrare nella loro cerchia ristretta.
Vai, Margò! sussurrò Veronica, stringendola in un abbraccio. Non temere, noi ci siamo sempre. Avanti!



