Il Valore Aggiunto

Ma dai, ma Luca, la tua scelta lascia proprio a desiderare! sbottò Patrizia appoggiata al cancello, tirando su il mento con uno sguardo furbo verso la vicina. Non potevi trovarne una senza figli? Guarda che ragazzo sei, mica ti manca niente! Ce nè a bizzeffe di ragazze qui, ma guarda te, ti sei andato a complicare la vita!

Giulia sospirò piano. Nemmeno a se stessa voleva ammettere che la fidanzata del figlio non le andava del tutto a genio. Sentirselo dire in faccia, poi, dalla storica rivale, le dava ancora più fastidio.

Senti Patrizia, i bambini sono una gioia, capito? In cosa sarebbe sbagliata, scusa? È una brava ragazza, bella, serena, educata, parola mia. E il fatto che abbia già un bambino… Cosa cè di male? Non se lè tirato dietro da unavventura, è rimasta vedova, povera stella. Si cresce, lo si educa ed ecco che mi ritrovo pure un altro nipotino. Perciò per favore, risparmia le chiacchiere inutili!

Giulia strinse le labbra e scacciò con uno straccio il grigino Romeo del vicino, che andava sornione verso il suo orto.

Eh, ci ha preso gusto! Mi ha già portato via i pulcini tre volte, Patrizia. Stai attenta al tuo romanaccio, se no ti lascio il mio cane Vasco, poi vedi tu chi vince.

Che minaccia! Patrizia allontanò il gatto tigrato dal cancello con una mezza pedata. Guarda che a furia di rincorrersi, uno si stufa. Lo chiudo su in casa prima che mi mangi tutto il pollaio come lo scorso anno. Ma con i topi è il migliore! Che ci vuoi fare, listinto non glielo togli.

E che quellistinto se lo tenga in casa, allora!

Ah, Giulia, quasi dimenticavo! I vasetti! Lavocado sarà pronto ormai.

E tu stai qui a spettegolare? E chi lo mescola, il pentolone?

Ma che dici, cè Claudia! Ieri è arrivata ad aiutare con lorto.

Quella col pancione?

Sì, proprio lei. Nessuno la tiene ferma, vuole darsi da fare per sentirsi utile. Non è una nuora, è oro!

Eh, ma allora, perché la lodi alle spalle e poi davanti la bacchetti?

Per mantenere un po di ordine! rise di nuovo Patrizia. Impara, tu che devi diventare suocera. Troppa dolcezza e ti si arrampicano ovunque, mica va bene.

Vedremo, vedremo! tagliò corto Giulia, sbuffando. Te li do i vasetti o ti arrangi? Io ho da lavorare, non posso perdere la giornata a chiacchierare.

Dopo aver accompagnato fuori la vicina, Giulia sinfilò in cucina a preparare la pasta frolla. Lindomani doveva arrivare Luca con la fidanzata per farsi presentare ufficialmente. Fidanzata… Giulia si fermò, spalmandosi le mani sulla tavola e fissando fuori dalla finestra. Cosa succederà?

Non conosceva bene Francesca. Solo sentita nominare, e intravista due o tre volte quando era andata da sua sorella in paese accanto. Non aveva nulla da modello, per carità. Una ragazza normale: chiara di capelli, occhi grandi, alta quasi quanto suo figlio. Ma non era proprio una “ragazza”, ormai donna, già sposata e con un bimbo. Andrea, avrà avuto sì e no tre anni. La vita con Francesca era stata avara: orfana da piccola, cresciuta dai nonni, studi, matrimonio veloce. Avevano appena fatto in tempo a godersi larrivo del bisnipote che il marito si era schiantato in macchina. E lei, vedova con bambino piccolo. Come non compatirla? Però Giulia avrebbe preferito tenerla a distanza: per suo figlio avrebbe voluto qualcosa di… più semplice. Da quando era rimasta sola, Luca era diventato il suo unico punto fermo. Era contenta di averlo vicino, ma pure in ansia: ormai adulto, doveva farsi una famiglia, invece rimandava sempre, dicendo che aspettava il grande amore. E ora eccolo: Francesca.

Giulia era volata da sua sorella, per sapere tutto quello che poteva.

Ma allora, che persona è? Che intenzioni ha?

Dai, calma ti! le aveva risposto Lucia, la sorella maggiore, con tono deciso da vera capofamiglia. Staranno un po da te, poi si trasferiranno nella casa dei nonni. Ormai glielho lasciata io. Cè solo il terreno, bisognerà sistemare tutto, ma pian piano…

Giulia sentì il cuore stringersi. Quindi suo figlio lavrebbe lasciata davvero? Va bene che il paese è piccolo e cè il pullman ogni mezzora, ma non è la stessa cosa di averlo tutte le sere a casa. Ormai avrebbe avuto una famiglia e una casa tutta per sé. E a lei restava solo qualche giornata di festa.

Non ti rattristare, Lucia ammorbidì la voce, sedendosi vicino a lei. Bisogna saperli lasciare andare. Ora tocca a lui. Una mamma non smette mai di preoccuparsi, ma se non tagli il cordone, rischi di perderlo del tutto.

Dici bene, ma… E se poi non va? E il bambino?

Fidati di me. Qui ce ne sono tante di ragazze, ma nessuna brava come Francesca.

Ecco, questo mi spaventa. Troppo perfetta!

Non ti accontenti mai! Lucia si rise su. Se era difettosa, ti lamentavi uguale. Lasciali vivere e tu non commettere lerrore di perdere tuo figlio per una sciocchezza.

Ma che dici?

Se non accetti lei, perdi anche lui. Lho visto come la guarda: cè amore vero.

Quella sera Giulia ci rimuginò su. Un groppo nel petto che non la lasciava dormire. Pianse, si disperò, ma poi prese un bel respiro e tornò verso la cucina. Doveva accoglierli bene, senza far sentire Francesca fuori posto. Ha ragione Lucia, bisogna fare buon viso… Poi si vedrà.

Le tortine piccole, una uguale allaltra, venivano adagiate sul grande vassoio allineate. Una nostalgia infinita la colse, ricordando quanto ne andava ghiotto suo marito.

Semi di girasole, diceva lui scherzando, ne mangerei a vagonate!

Le prendeva le mani e le baciava le dita. Giulia rideva, si divincolava e poi lo abbracciava. Un singhiozzo le sfuggì. Quanto le mancava adesso Andrea! Un suo consiglio, una carezza…

Quella notte dormì poco. Appena si avvicinava lalba, pregava che fosse già mattina.

Quando arrivarono, Francesca restò dietro Luca, una nuvola dansia negli occhi. Il piccolo Andrea si agitava tra le sue braccia, guardando incantato ogni cosa. Un cane grosso sedeva tranquillo alla catena. Invece il gatto, cicciotto e lento, se ne andava in giro con la coda dritta. Andrea si protese verso di lui, interrogando la mamma con lo sguardo.

Ferma tesoro.

Lascialo stare, facciamolo giocare un po. Chiudo Vasco e non cè pericolo intervenne Giulia, studiando la sua futura nuora.

Che ragazzina, poverina! Pelle chiara, magrissima. Eppure suo figlio pareva in salute. Un moto improvviso e caldo spinse via il groppo nel petto di Giulia. Andrea, sceso a terra, si fermò davanti a Giulia e la fissò dal basso.

E il gatto dovè andato?

Che gatto? Non ne ho si insospettì Giulia. Dove lhai visto?

Andrea indicò un angolo dellaia e Giulia trasalì.

Andiamo a prenderlo, sennò mi ammazza i pulcini unaltra volta!

In due corsero verso la staccionata dove il micione trafficava tra le galline. Giulia si tolse la ciabatta e, ridendo, la lanciò contro il gatto.

Andrea rise di gusto, e la risata contagiò anche lei: che bambino sveglio e dolce! Gli tirò fuori un pulcino da accarezzare. Lui ne fu così felice, ma lo toccò appena per paura di fargli male.

Subito dopo, Andrea si ritrovò seduto in braccio a Giulia a mangiare le tortine. Notando lo sguardo che Francesca lanciò di sottecchi a Luca, Giulia sorrise:

Bravo bambino che hai, Francesca! Furbo e con un gran appetito. Il sogno di ogni nonna, credimi.

Vide Francesca rilassarsi tutta dun botto e sentì che lo spinoso groppo nel suo cuore diminuiva. Questa ragazza era fragile, ma dentro aveva una forza da vendere. E Giulia si sentì più leggera.

Durante il pranzo parlavano di matrimonio, Luca scherzava, Francesca stava silenziosa con lo sguardo sul piatto. Quando Luca uscì, Giulia le porse altra ciliegia, poi batté le mani sul tavolo:

Ma tu perché stai così zitta? accarezzò i capelli ad Andrea, spostandogli la ciotola Mangia, amore mio. Viene buona.

Che devo dire? A Luca lho detto: non voglio un matrimonio caotico. Meglio tranquillo, tra pochi intimi.

E lui?

Niente, insiste. Dice che la famiglia si aspetta la festa. Bisogna farla.

Ha ragione. Però ascolta anche te. Come mai non vuoi la festa?

Francesca le fece una lunga occhiata seria, poi confessò piano:

Ho paura. La felicità ama il silenzio. Quando mi sono sposata la prima volta, cera tanta allegria e poi…

Meglio non fossilizzarsi sul passato. La vita va avanti. Anche il tuo primo marito ne sarebbe felice, vedendoti realizzata e di nuovo in piedi. Per ciascuno di noi cè una dose di gioie e dolori. E bisogna accoglierli, con riconoscenza. Ma dal destino non si scappa.

Avevo paura…

Di cosa?

Che mi giudicaste. Perché vado a sposare uno come Luca. Lui poteva scegliere chiunque. Invece…

Proprio in quel momento Andrea si agitò, così Giulia lo lasciò scendere in terra.

E tu chi sei? occhi grigi fissi nei suoi.

Ora sono la tua nonna, Andrea. Puoi chiamarmi nonna Giulia.

Va bene! Andrea serrò la bocca e fece sì con la testa.

Alla fine, il matrimonio si fece secondo i voleri di Luca. Qualche pettegolezzo ci fu, ma bastava uno sguardo storto di Giulia e nessuno osava andare oltre.

Francesca e Luca rimasero da Giulia quasi un anno. Lei aveva messo da parte tutte le sue ombre e pensieri cattivi, vedendo con i propri occhi lamore fra suo figlio e la nuora. Sì, qualche brontolio ancora le scappava ogni tanto, ma Francesca era fatta in modo che riusciva a stemperare tutto. Piuttosto che rispondere male, aiutava, sorrideva e Giulia si calmava subito.

Ma sfogati, Francesca! Piangere ogni tanto fa bene. Luca ti capirebbe buttava lì Patrizia, che intanto portava la mucca fuori dal cancello.

Così poi ci litighiamo tutti? Non credo sia il caso! se la rideva Francesca, tornando in casa.

Sei troppo orgogliosa per questa vita!

Preferisco vivere con la mia testa, meno impicci! rispondeva tagliente Francesca.

Il paese era troppo piccolo per le buone notizie: in men che non si dica, tutti venivano a sapere le novità.

Quando la casetta nuova fu pronta, dopo mesi di lavori di Luca, finalmente si trasferirono. Una nuova vita, il lavoro, lorto, il tempo che volava via come niente. Poi un giorno Francesca, sentendosi strana, andò a fare una visita.

Come, incinta? sgranò gli occhi la ragazza col medico.

E perché vi stupite? Non lo desideravate un altro bambino?

Altrochè! Però non era previsto. Col primo è stato tutto diverso…

Limportante è tenere sotto controllo la situazione. Ci saranno delle precauzioni, ma ora pensate a stare tranquille.

Appena saputo tutto, Giulia corse ad aiutare con Andrea, portando con sé le robe buone che aveva messo via per il nipotino.

Grazie, nonna Giulia! Andrea giocava col trenino nuovo, rapito.

Ma allora, perché sei rimasta indietro sulla porta? Cosè quella faccia, Francesca?

Ho avuto paura, pensavo fossi arrabbiata…

Era proprio quella linguaccia di Patrizia, pensò Giulia, che glielaveva guastata ancora una volta con insinuazioni. Proprio stamattina, quella velenosa…

Francamente, con una nuora con un figlio a appresso, ora anche malaticcia, chi ve la fa? Se ti sbrighi magari…

Patrizia, ma che sei fatta così? Dove ti sei indurita a tal punto? Che tha fatto Francesca mai per odiarla così?

Ma chi la odia! Dai, scherzavo, Giulia! Non prenderla male!

Giulia si voltò stizzita andandosene verso la fermata. Tutta la strada a cercare di calmarsi, ma niente. Francesca capì subito.

Non dar peso, ho visto che ti eri arrabbiata.

Macché! Solo che in autobus si sono azzuffate due signore, e mi ha preso male. Perché non si può vivere in pace?

Alla fine, la sistemano le cose per il ricovero. Andrea rimaneva con Giulia, che non lo perdeva mai di vista.

Quando rientrò in ospedale, tutto era sotto controllo. Però la mattina del ritorno, fu il panico. Andrea non cera più nel cortile.

Mentre Giulia cucinava, ogni tanto guardava fuori, Andrea giocava tranquillo nella sabbiera. Poi, boom, sparito. Il cancello aperto, il bambino sparito. Si lanciò in strada, chiamando a perdifiato, sconvolta.

Andrea, intanto, aveva sentito due ragazzini che stavano facendo il bullo con un cagnolino, tirandolo per il collo. Aveva oltrepassato il cancello per difenderlo.

Lasciatelo stare, che gli fate male!

Niente da fare, lo prendevano in giro. Alla fine, una signora ficcanaso cacciò i ragazzacci, lasciando Andrea con il cucciolo in braccio in mezzo alla via.

Pensa tu come cresce la gente oggi, mah! scosse il capo la donna.

Andrea si ricordò: “Se ti perdi, stai fermo che ti trovano.” Si sedette su una panca lì vicino, abbracciando il cagnolino.

Giulia intanto, insieme a Luca appena arrivato, frugava il quartiere. Spiegò tutto tra le lacrime al figlio che, calmissimo, organizzò le ricerche.

Stai qui vicino, io vedo sulle strade lontano. Ma a Francesca non diciamo niente, che non può agitarsi!

Passò circa unora e Luca trovò Andrea addormentato con il cagnolino. Alzò il bambino, accarezzò il cucciolo:

Bravo, piccolo! Ti sei ricordato la regola. E lui, che facciamo, lo portiamo a casa?

Sì papà, lo chiamo Lillo.

Va bene! Una casa senza cane non è nemmeno una casa.

Si incamminarono, commossi, verso casa. Giulia, stravolta, appena vide Luca con Andrea, quasi si sciolse.

Mamma, è tutto a posto. Torniamo tutti.

Abbracciò il piccolo e pianse di gioia.

Andrea non raccontò subito tutto a Francesca, capì che la mamma doveva stare tranquilla. Lavarono insieme Lillo, risero, si abbracciarono, felici, sporchi e bagnati.

Quando nacque la sorellina, la chiamarono Giulia, come la nonna. Giulia era raggiante, passava di continuo allaltro paese ad aiutare. Allinizio aveva temuto che Francesca le portasse rancore per la paura, ma non fu mai così.

Avrebbe potuto succedere a chiunque, mamma. Non te la prendere. Andrea ama tutti gli animali, è un tesoro buono e curioso.

Giulia non dava mai consigli inutili, preferiva offrire una mano dove serviva. E Francesca la ringraziava con un abbraccio o un semplice: “Grazie, mamma”.

Vedere Andrea correre incontro alla nonna, la nipotina che sorrideva serena in braccio alla mamma, la faceva sentire nel posto giusto, a fare la cosa giusta.

Vai ancora dalla nipotina, eh? Patrizia la fermò sul cancello. Li stai proprio viziando, quei due!

Li amo e basta, Patrizia. Per me sono tutti miei, sia il maschio sia la femmina.

Ma solo una è davvero tua!

Sono due, Patrizia, due. Ed entrambi contano per me. Ma che ne vuoi capire tu?

Senti, se vuoi insegnarmi come si vive, spara.

Lamore, Patrizia, è sempre reciproco. Per essere amata bisogna amare. Ecco perché i miei figli e nipoti mi amano. E tu?

A me mi rispettano!

Be, anche quello conta. Ma credimi, lamore è meglio!

Giulia fece locchiolino, infilò le chiavi in borsa e si affrettò: ormai mancava poco al pullman, li stavano già aspettando.

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