Linvidia sullorlo
Sì, proprio quello che ci vuole! Lui non capirà mai che davanti a sé non cè la sua promessa sposa…
Annalisa fissava il proprio riflesso nello specchio con minuziosa attenzione. Lentamente sollevò la mano e si sistemò una ciocca ribelle dietro lorecchio. Il cuore sussultava in petto ciò che vedeva superava ogni sua aspettativa! Trucco, pettinatura, espressione ogni dettaglio era stato riprodotto con una precisione quasi inquietante. Trattenne involontariamente il respiro: con labito preferito della sorella addosso, nemmeno la loro madre avrebbe saputo distinguere chi fosse luna e chi laltra.
Il pensiero accennò a farle sorridere, ma subito si riprese guardando in fretta lorologio sulla mensola. Le lancette correvano, avvicinandosi allora stabilita tra venti minuti sarebbe arrivato Lorenzo. Un brivido sottile le percorse la schiena. Tutto doveva filare liscio, impeccabile nessun movimento superfluo, nessuna sfumatura fuori posto! Se Lorenzo avesse fiutato qualcosa, tutto il suo meticoloso piano sarebbe andato in fumo in un istante. E questo avrebbe significato che, ancora una volta, la sorella Silvia avrebbe avuto la meglio, come era già successo tante volte.
Inspirò profondamente per calmare il tremolio delle dita, poi si diresse verso la porta. Proprio quando il campanello suonò, Annalisa era pronta, già sulluscio a ricoprire il suo ruolo. Aprì la porta e, vedendo Lorenzo, si trasformò allistante: il volto si illuminò di un sorriso leggero, quasi etereo, e gli occhi le scintillarono vivaci.
Ciao, Lore, disse con una voce calda, leggermente velata, pesando ogni parola come uno spartito a memoria.
Non aspettò risposta: si alzò sulle punte e lo sfiorò con un bacio sulla guancia. Doveva essere come aveva visto fare a Silvia: non più, non meno. Ogni gesto studiato, tutto perfettamente secondo copione.
Vieni, ti va un caffè? propose arretrando di un passo, invitandolo in casa con naturale accoglienza, simulando una normalità che sapeva invece finta, come in una recita ben preparata.
Lorenzo aggrottò appena la fronte, come se unintuizione tentasse di emergere. Ma nei suoi occhi balenò poi unombra dironia e curiosità: aveva, forse, capito più di quanto Annalisa temesse. Che cosa aveva in mente la sorella di Silvia? Perché quella fatica di imitare minuziosamente Silvia? Decise di non lasciarlo trasparire e annuì, seguendola in cucina.
Intanto Annalisa si muoveva rapida, organizzando tazzine, piattini, cucchiaini, lanciando di tanto in tanto lo sguardo verso la bottiglia di buon Nebbiolo che aveva comprato per loccasione giaceva discreta su uno scaffale, in attesa che arrivasse il suo turno.
Sapeva bene che Lorenzo beveva poco; lalcol non gli aveva mai fatto buona compagnia. Eppure, in un ambiente disteso, specialmente se la compagnia era premurosa, poteva concedersi un calice. Questo era quello che voleva Annalisa: che si rilassasse, abbassasse la guardia. Solo così il suo piano poteva realizzarsi fino in fondo.
Mentre trafficava con la moka, Lorenzo si era già seduto, le braccia incrociate, e la osservava con occhi acuti e ironici. Alla fine, rompendo il silenzio, chiese:
Anna, perché tutto questo? E dove sarebbe Silvia? Se si tratta di uno scherzo, non è molto brillante…
Per un attimo Annalisa parve bloccarsi, scegliendo le parole. Negli occhi le passò un lampo di esitazione, poi si ricompose, costringendo il sorriso:
Come hai fatto a capirlo, se posso chiedere? E no, non è uno scherzo. È piuttosto… un esperimento. Silvia non ne sa nulla.
Lorenzo sollevò un sopracciglio, facendo girare la tazzina tra le dita, incuriosito ma per nulla disposto a mostrare troppo interesse avrebbe atteso che Annalisa scoprisse le sue carte.
Siete tanto diverse, anche se gemelle, osservò chinando un poco la testa. Come si fa a confondervi?
Tirando fuori il telefono, scrisse un rapido messaggio a Silvia per sapere dove fosse. Lo schermo illuminò il suo viso per un attimo, poi tornò al buio.
E qual è la vera ragione di questo esperimento? incalzò riponendo il cellulare.
Annalisa si agitò un po sullo sgabello, fissando il tè. Bevette un sorso, come per raccogliere coraggio, prima di parlare, con un entusiasmo inatteso:
Vedi, ci confondono sempre tutti. Tu dici che siamo diverse, ma persino nostra madre, se ci vestiamo uguali, fa fatica a riconoscerci. Basta un abito identico, la stessa acconciatura, ed eccoci, come due gocce dacqua.
Tacque per un attimo, persa in qualche ricordo amaro.
A volte essere così simili… pesa. Soprattutto nelle cose importanti, come lamore. Più di una volta sono successe situazioni spiacevoli. Una volta il mio ragazzo mi diede appuntamento, ma scambiò Silvia per me solo perché era più vicina al punto dincontro. O viceversa: Silvia voleva parlare col tuo amico e lui la prese per me, raccontandole cose che non voleva sentire.
Allora perché non cambiare look? propose Lorenzo. Ricordava bene come Silvia gli avesse raccontato che Annalisa si rifiutava di qualsiasi variazione nellaspetto; sembrava persino le piacesse essere scambiata per la sorella, e Silvia finiva per adeguarsi.
Annalisa fece una piccola smorfia.
Che gusto ci sarebbe? rispose scuotendo il capo. Ci siamo promesse di mantenere lo stesso aspetto fino alla laurea. È una regola non scritta fra noi. E poi… una pausa civettuola, sorrideva, a volte ci torna utile davvero: anche i professori ci confondono, sai?
Rise di gusto, trovando quasi consolazione in quelle piccole astuzie condivise.
Capisco… sospirò Lorenzo, lanciandole uno sguardo penetrante. In quel momento, il telefono vibrò di nuovo. Lesse velocemente, poi annuì tra sé. Silvia mi scrive che mi aspetta al nostro bar. Pare che non sospetti nulla di dove sono ora.
Tornò a guardare Annalisa e nei suoi occhi balenò una specie di compassione.
Stai tranquilla, non le parlerò di questo esperimento. So che ti importa di lei. Non sarà certo colpa mia se tra voi nasceranno incomprensioni.
Annalisa si rilassò visibilmente, esalando un respiro mesto e sollevato. Annuì, regalando alluomo un sorriso riconoscente.
Grazie, Lore. Sei davvero una brava persona.
Ci vediamo presto, disse alzandosi. E cercherò di non farmi aspettare troppo, che Silvia non si preoccupi.
La porta si richiuse piano. Annalisa restò sola e il silenzio divenne assordante, come se tutto il mondo si fosse fermato, lasciandola lì in balia della delusione. Si sedette pesantemente, aggrappandosi al bordo del tavolo per trattenersi dal piangere. Perché niente era andato come voleva? Perché lui non aveva ceduto? Perfino il suo piano più scrupoloso era crollato in pochi minuti.
I pensieri le si affollavano vorticosamente nella testa, riportandola a quando Lorenzo era comparso nella loro vita. Già al primo incontro, era rimasta affascinata dal suo sorriso aperto, dalla sicurezza delle movenze, dalla leggerezza con cui conversava. Ogni volta che lui era vicino, il battito le accelerava e le mani si inumidivano per lemozione. Ripeteva mentalmente le frasi da dire la prossima volta che lavrebbe visto, immaginava dialoghi e risate Ma qualcosa la fermava sempre il timore di un rifiuto, linsicurezza, la paura di incrinare lequilibrio tra lei e Silvia.
Silvia invece era stata molto più audace. Un giorno lo aveva semplicemente portato a casa, facendolo conoscere ai loro genitori con un sorriso spensierato. Vi presento Lorenzo, aveva detto allegramente, e subito i genitori avevano sorriso, lieti della scelta della figlia.
Annalisa ricordava ancora quel pomeriggio con minuzia: osservava dalla soglia Lorenzo che si intratteneva con tutti, rideva alle battute di papà, conversava con la madre con educazione. Fremeva dentro, ma fuori manteneva una maschera serena. Quanto era faticoso fingersi tranquilla, quando dentro si agitava una tempesta!
Avrebbe dovuto stare lei con Lorenzo! Era stata la prima a notarlo, era lei ad aver sperato, a fantasticare di passeggiate e serate insieme Ma Silvia glielo aveva portato via senza chiedersi se la sorella avesse dei sentimenti.
Annalisa tirò un profondo respiro, tentando di scacciare il tremito delle mani. Sapeva di non dover lasciar prevalere quei pensieri, ma come poteva far tacere il dolore della delusione?
Silvia calamitava lattenzione degli uomini, era solare, allegra, con un sorriso contagioso e unindole aperta. Amava la folla, le feste, le chiacchiere spensierate. Eppure, incredibilmente, riusciva nella carriera universitaria con successo superava ogni esame brillantemente, senza notti passate sui libri.
Annalisa guardava la sorella cercando di mascherare lamarezza. Lei era lopposto: riservata, riflessiva, preferiva i libri ai party, due amiche fidate alle brigate chiassose. Ogni volta che Silvia la invitava a una festa, Annalisa declinava. Non ho tempo per queste sciocchezze, ripeteva, fiera di sacrificare lo svago per lo studio o la lettura di un trattato.
Ora si chiedeva sempre più spesso e se avesse sbagliato? Magari sarebbe bastato accettare una sola di quelle uscite, buttarsi in una conversazione spensierata. Forse Lorenzo avrebbe visto lei la ragazza seria e laboriosa, consapevole della vita. Eppure lui si era innamorato di Silvia incostante e impulsiva, ma con uninnata simpatia…
Nel fondo, Annalisa capiva che la differenza non stava nelle scelte di vita: Silvia aveva un modo naturale di essere al centro dellattenzione, senza forzature. Lei, Annalisa, pensava troppo, aveva paura di dire la cosa sbagliata, di fare un errore. Così finiva sempre nellombra.
Questi pensieri la tormentavano. Si ripeteva che prima o poi la sua tenacia e razionalità sarebbero state apprezzate, ma nelle sere silenziose, da sola in casa, fantasticava su come sarebbe potuto essere tutto, se solo si fosse lasciata andare.
Quando Silvia annunciò raggiante una sera, durante la cena, che presto si sarebbe sposata, Annalisa sentì qualcosa spezzarsi dentro. Sorrise, fece i complimenti, labbracciò persino, ma nella testa una voce urlava: Non può essere vero! Recitò la parte della sorella felice per tutta la serata, ma si sentiva svuotata.
Passò notti insonni, rianalizzando ogni dettaglio. Alla fine, trovò un piano che le parve irreprensibile.
Se Lorenzo vedesse me al posto di Silvia, se si lasciasse conquistare pensava e poi Silvia ci trovasse insieme, tutto sarebbe finito. La sorella non glielo perdonerebbe. E nessuna delle due avrebbe Lorenzo: sarebbe giusto così.
Studiò ogni dettaglio. Scelse il vino giusto, preparò le battute, i gesti, perfino langolazione delle luci nella stanza. Davanti allo specchio imitava le espressioni di Silvia: quel sorriso a metà, il movimento dei capelli, la posa rilassata.
Arrivò il giorno fatidico. Tensione e ansia le invadevano le mani e la gola era secca, ma era determinata. Tutto sembrava scorrere come previsto, finché Lorenzo, appena entrato, subito capì che non era Silvia.
Il fallimento fu totale. Invece di lasciarsi ammaliare, Lorenzo smascherò linganno con gentilezza e fermezza, liquidando Annalisa senza drammi e poi andando incontro alla vera fidanzata.
Così Annalisa rimase seduta nella sua stanza, incapace di distogliere lo sguardo dal vuoto. Il piano perfetto, pensato in ogni minuto dettaglio, era crollato in un battito di ciglia. Il tempo volava, le nozze si avvicinavano, e nulla in realtà era cambiato.
Bisogna pensare a qualcosa di nuovo sussurrava strofinando ansiosamente il bordo della tovaglia prima che sia troppo tardi. Idee confuse e piani incompiuti le affollavano la mente, nessuno dei quali appariva davvero risolutivo. Sapeva che la prossima mossa doveva essere più accorta: una seconda occasione forse non ci sarebbe stata…
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Un paio di settimane dopo, Silvia, radiosa di felicità, radunò tutti attorno al grande tavolo di famiglia e annunziò con uno sguardo commosso e la voce tremante che era in attesa di una bambina. Gli occhi le brillavano di gioia vera, la voce vibrava mentre raccontava di quanto questo fosse stato il suo sogno. I genitori furono presi da una tenerezza particolare, felici e pieni di domande, già pronti a pianificare il futuro.
Annalisa sedeva in silenzio, stringendo la tazza di tè ormai fredda. Si sforzava di mantenere un volto neutro, forzando il sorriso, annuendo alle parole festive. Ma dentro di lei avvertiva dolore pungente, quasi fisico. Ogni frase della sorella, ogni sguardo felice dei genitori la trafiggeva come mille piccoli aghi.
Limmagine del futuro la assalì: cene di famiglia con Lorenzo ormai marito legittimo, feste con lui accanto a Silvia, orgoglioso della pancia che cresceva. Annalisa si figurava queste scene e tutte le pesavano come macigni. Non era preparata a questo supplizio: vedere lui là, sempre accanto a Silvia, consapevole che la sua vita sarebbe ruotata attorno a loro. Era troppo.
I pensieri prendevano forma e ritornavano a ununica alternativa: agire, e presto. Prima che la situazione diventasse irreparabile, prima che ogni possibilità sfumasse.
Nella mente le sorse un nuovo progetto. Oscuro, limpido nella sua crudeltà. Cosa avrebbe fatto più male a quella coppia del perdere la tanto desiderata bambina? Era spietato, ma nel suo stato le sembrava lunica strada rimasta.
In un attimo Annalisa intravide la soluzione: un medico compiacente, disposto a procurare un certo farmaco in cambio di qualche centinaio di euro. Niente di illegale, solo un mezzo per indurre qualche complicazione
Sorrise di un sorriso muto, amareggiato e deciso. Silvia la vide sorridere, ricambiando in modo luminoso, convinta che la sorella fosse partecipe della sua felicità.
La vostra gioia non durerà a lungo, pensava Annalisa, guardando i futuri genitori pieni di speranza. I suoi occhi divennero freddi e risoluti, come quelli di chi ha già preso una decisione e non vuole più voltarsi indietro…
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Vuoi del succo darancia? domandò Annalisa alla sorella con tono naturale, quasi distratto, mostrandosi disponibile con quella solita, studiata gentilezza.
Grazie mille, rispose subito Silvia, illuminandosi daffetto. Si chinò verso Annalisa e le strinse con calore la mano. Sei la sorella migliore che si possa avere!
Annalisa rimase immobile. Dentro sentiva qualcosa cambiare. Ma si fece subito forza.
Subito, rispose con voce stabile.
Andò in cucina, tirò fuori dal frigorifero la bottiglia di succo e versò la bevanda nel bicchiere. La mano si posò istintivamente in tasca, dove teneva la pillola. Serrò il pugno attorno, poi si fermò.
Cosa stava facendo? Osservò il succo nel bicchiere e infine la pastiglia tra le dita. Nella mente le tornarono le immagini: Silvia che rideva, il racconto della bimba, i genitori al settimo cielo, Lorenzo che proteggeva la moglie…
Davvero era capace di arrivare a tanto? Ad un tale orrore? Il corpo le si contrasse dal terrore. Quella non era lei. Una follia, un abbaglio. Non avrebbe permesso a quella parte oscura di averla vinta.
La mano si aprì da sola. La pillola cadde silenziosa sul tavolo. Annalisa prese un respiro profondo, lutando per calmarsi.
Anna, tutto bene? Silvia era già sulla porta, lo sguardo premuroso. Sei pallida. Vuoi un dottore?
Annalisa la guardò e improvvisamente vide ciò che aveva ignorato per troppo tempo: un affetto genuino, una gioia di stare insieme, la semplicità di piccoli momenti condivisi che erano il vero valore della vita.
No, solo un po di giramenti di testa, tutto qui, rispose con un sorriso teso ma sincero. Ecco il tuo succo. Ora preparo il tè e chiacchieriamo.
Si voltò e lasciò scorrere lacqua nel bollitore. Le mani tremavano leggermente, ma cercò di ignorarlo. Ogni movimento era una conquista: come attraversare una nebbia fitta spingendosi avanti con fatica.
Dentro, mille pensieri la aggredivano. Era stata molto vicina a un abisso, e solo ora capiva quanto fosse facile lasciarsi abbindolare dalle tenebre quando, per anni, ci si culla nei pensieri cupi.
Versò la bustina nella tazza, aggiunse lacqua bollente, mescolò lentamente. Laroma tiepido le diede un briciolo di serenità. Osservò Silvia bere il succo, mentre le raccontava dei programmi per il weekend. Era così spensierata, così felice, che il cuore le si stringeva ancora di più.
Come ho potuto pensarci? È mia sorella. Il mio bene più grande
Dimprovviso comprese che la sofferenza accumulata, linvidia e il risentimento, non erano nati da un giorno allaltro, ma cresciuti pian piano, avvelenando tutto dentro.
Tirò un lungo respiro. Doveva ammetterlo: aveva esagerato. I suoi sentimenti meritavano attenzione, non autoanalisi sterile ma aiuto vero. Forse doveva parlarne con qualcuno che potesse guardare le cose da fuori e aiutarla a ritrovare la pace.
A cosa pensi? Silvia le rivolse un sorriso, inclinando la testa. Sei così pensierosa oggi…
Oh, niente, Annalisa si sforzò di sorridere. Un po di lavoro in più da gestire, dovrei chiedere consiglio a qualcuno su come organizzarmi meglio.
Non era una bugia vera e propria. E Silvia parve accettare la risposta, continuando poi a raccontare le sue idee. Annalisa ascoltava, annuiva, diceva qualche parola ogni tanto. Ma in lei cresceva qualcosa di nuovo: non un sollievo, ma una ferma determinazione.
Mai più avrebbe lasciato che linvidia e la sofferenza governassero la sua vita. Perché in gioco non cera solo la felicità della sorella, ma la sua stessa possibilità di essere serena.
E il primo passo era ammetterlo: aveva bisogno di aiuto. Niente vergogna, niente fuga: lo avrebbe detto a sé stessa, e forse, più avanti, anche a chi avrebbe saputo ascoltarla senza giudizi.
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Qualche mese dopo, Silvia dette alla luce una bambina dagli occhi profondi e sereni, che conquistò il cuore di tutta la famiglia. Nacque nel silenzio caldo di una notte di giugno, e già di mattina i nonni poterono vederla dalla finestra della clinica. Minuscola, le guance rosee e le ciglia lunghe, dormiva tranquilla fra le coperte bianche, e chiunque la vedesse non poteva trattenere la tenerezza.
I primi giorni in casa furono un susseguirsi di momenti indimenticabili. Lorenzo e Silvia si alternavano al lettino della piccola imparando ad accudirla con goffaggine felice. I genitori di Silvia arrivavano a braccia cariche di pannolini e giochi, la nonna confezionava minuscoli golfini, il nonno raccontava fiero ai vicini di questa nuova nipote.
E soprattutto la piccola si guadagnò in fretta lamore di Annalisa. Da quel momento, la zia passò sempre più tempo a casa della sorella. Allinizio per aiutare Silvia: tenere la neonata mentre la madre dormiva un po, preparare un brodo, fare la spesa. Poi iniziò a fermarsi più a lungo notava i ditini che stringevano la sua mano, le smorfie buffe, le prime risate.
Annalisa apprese con orgoglio come sollevare la bimba, cullarla cantandole una nenia inventata su due piedi. Comprava vestitini una tutina rosa con i fiori, un completo azzurro coi ricami e si commuoveva a vedere quanto stesse bene la piccola.
Col tempo, Annalisa divenne per la bambina più di una semplice zia: era unamica e una guida. Organizzava merende con le tazzine del set di giocattoli, leggeva i primi libri illustrati, le insegnava le parole. Quando la bimba imparò a camminare, Annalisa la aiutò paziente, applaudendo ad ogni conquista.
Silvia vedeva crescere quellintesa unica e ne era grata. Una sera, mentre sparecchiavano giocattoli dal tappeto e la figlia già dormiva, Silvia si avvicinò e disse piano:
Grazie. Vedo quanto la ami. Per lei tu sei fondamentale.
Annalisa si limitò a sorridere, lievemente imbarazzata. Nemmeno lei avrebbe immaginato che lamore per la nipote potesse darle così tanta felicità. In quei momenti semplici nelle risate, nei primi passi, negli abbracci fiduciosi Annalisa trovava finalmente la serenità e la gioia che aveva tanto inseguìto.
Guardando la nipotina felice, Annalisa capiva che la vita a volte ci sorprende: e che prendendoci cura davvero degli altri, si ritrova finalmente un po di pace e di felicità anche per noi stessi.





