Me ne vado, così capisci cosa stai perdendo! Stai una settimana senza uomo in casa, ulula pure alla luna, magari impari ad apprezzare le attenzioni! sbottò patetico Maurizio, lanciando alla rinfusa nel borsone da palestra un pacco di calzini, rischiando di fracassare il mio amato vaso comprato a Murano.
Io rimanevo lì, appoggiata allo stipite della porta a osservare questa tragedia in tre atti. Dentro di me ribolliva un mix di offesa e voglia di ridere istericamente. Mio marito, trentenne e tuttora un ragazzino, se ne stava in mezzo al mio acquistato da me prima delle nozze! monolocale, minacciando di sparire e pensando che senza il suo inestimabile contributo le mura sarebbero crollate, e io mi sarei seccata come una piantina di basilico sul balcone ad agosto.
Tutto, come al solito, era cominciato dopo la consueta visita domenicale a casa di mamma Luisa. Mia suocera, donna di rara unicità: ti faceva i complimenti che ti veniva voglia di buttarti dal terrazzo, e dava consigli con la perentorietà di un maresciallo dellesercito che rimprovera una recluta con gli stivali infangati.
Maurizio tornava sempre carico da mamma. Si capiva subito: labbra serrate, occhi da scanner, narici allerta in cerca di polvere.
Martina, perché di nuovo gli asciugamani in bagno non sono in ordine di colore? mi apostrofò sulla soglia, senza nemmeno togliersi le scarpe. Mia madre dice che crea disturbo visivo e rovina tutta lenergia del feng shui.
Sospirai profondamente.
Maurizio, tua madre il feng shui lha visto solo a Casa su misura negli anni 90, e gli asciugamani stanno appesi come capita, basta che asciughino bene le mani, risposi serafica, girando il sugo nella pentola.
Maurizio si fece ombroso, venne in cucina e indicò col dito il coperchio.
Ancora il minestrone coi pezzi interi? La mamma dice che una vera moglie deve frullare tutto, così si digerisce meglio. Sei pigra!
Mauri, posai il mestolo. Tua madre non mastica più solo perché ha risparmiato sul dentista per comprarsi il quarto servizio di piatti. Tu invece hai i denti: usa quelli.
Mio marito diventò paonazzo, inspirò per rilasciare una nuova perla materna, ma tornò sui suoi passi.
Sei sei ingrata! ansimò, Mia madre è quasi Dottoressa in economia domestica!
Maurizio, tua madre ha fatto sempre la portiera alluni, e dottoressa si fa chiamare solo perché suona bene, replicai con sorriso da ghiaccio.
Si immobilizzò a bocca aperta, cercando argomenti, il cervello in tilt. Maurizio strabuzzò gli occhi, strinse i denti, agitò la mano come a scacciare una zanzara.
In quel momento pareva un pinguino spaesato.
Fu lì che decise di punirmi.
Basta! Non sopporto più la tua cafonaggine! proclamò sigillando il borsone. Vado da mamma. Una settimana. Tu qui da sola, rifletti su come ti comporti. Al mio ritorno voglio la casa in perfetto ordine e delle scuse. Scritte!
Porta che sbatte. Silenzio.
Strana sensazione di vuoto e un improvviso sollievo. Ma il fastidio bruciava. Se nera andato da casa mia per punirmi con la mia quiete e tranquillità? Un genio della strategia.
Il destino, però, aveva in serbo sorprese più succose dei drammi di Maurizio.
Lunedì mattina fui convocata dal capo.
Martina Ricci, cè unemergenza. Filiale di Genova. Deve partire domani, per tre mesi. Trasferta doppia, più bonus che basta per una Panda nuova. Se non va lei, non ci va nessuno.
Sentivo le ali aprirsi alle spalle: tre mesi senza Maurizio, senza le chiamate della signora Luisa, ligure, vista mare (anche se freddo), stipendio super.
Accetto, scappò subito.
Appena fuori, pensai: la casa rimane vuota tre mesi, bollette mica scherzano. Ed ecco che chiama la mia amica Laura.
Marty, aiuto! Mia sorella con marito e tre bimbi è sbarcata da Palermo, hanno casa in ristrutturazione, non sanno dove andare, hotel un salasso sono rumorosi ma pagano bene e tutto in anticipo.
Mi si accese la lampadina del diavoletto. Il puzzle era perfetto.
Laurè, vengano pure. Domani. Lascio le chiavi dalla portinaia. Una sola regola: se arriva un uomo che fa storie, cacciatelo in strada.
Quella sera stessa impacchettai le mie cose, gli oggetti di valore li portai da mamma, lasciai lappartamento a prova daffitto. Maurizio ignorava le mie chiamate era in pieno processo educativo. Ma vediamo chi educa chi.
La mattina dopo volai a Genova, e nel mio appartamento si sistemò la rumorosa e gioiosa famiglia Spagnolo: papà Antonio, mamma Gabriella, tre bambini a scalare e il loro enorme (e assordante) labrador chiamato Dante.
Passò una settimana.
Come ho poi saputo, Maurizio resistette da vero stoico sette giorni di paradiso con mamma Luisa. Scoprì presto che la signora Luisa funzionava meglio in dose omeopatica. Dal vivo, il suo amore era più strangolante di una morchia.
Maurizietto, non mangiare a bocca aperta, correggeva lei a colazione.
Maurizio, perché scarichi il wc due volte? Il contatore gira!
Figlio, stai seduto storto, ti incurvi, sembra zio Franco gobbo.
A fine settimana, Maurizio non ne poteva più. Si scoprì convinto che io, bastonata dalla sua assenza, abbia pianto tutte le lacrime, sostenuta solo dal ricordo della sua magnificenza. Era tempo di tornare come un eroe trionfante.
Comprò tre margheritine stanche (forse un segnale di perdono?) e si diresse a casa.
Infila la chiave nella toppa, pregustando la mia paura e gioia. Ma la chiave non gira. Si acciglia, tira la maniglia. Niente. Suona il campanello.
Dietro la porta, rumore tipo mandria di bufali correndo, poi un abbaio che pareva un tuono.
Chi è? la voce di Antonio, profonda e con quellaccento inconfondibile.
Maurizio saltò indietro.
Eh sono Maurizio. Il marito. Aprite!
La porta si spalanca. Sulla soglia Antonio, largo quanto lapertura, in canottiera, col forchettone (stavano facendo grigliata elettrica). Di fianco, Dante con la lingua di fuori.
Che marito? Antonio aggrottò le sopracciglia. Martina non cè. È partita. Noi affittiamo. Contratto firmato, soldi dati. Tu chi sei?
Io io sono il padrone! squittì Maurizio, completamente spaesato. È il mio appartamento! Cioè di mia moglie insomma, abito qui!
Amico caro, Antonio gli poggia il forchettone sulla spalla lasciando una bella macchia dolio, Martina ha detto: marito via dalla mamma. Casa libera. Torna da mamma tua, non rompere. Gabriella, porta lolio piccante!
Porta sbattuta in faccia.
Il mio telefono inizia a squillare isterico. Io me ne sto a mangiare trofie al pesto guardando il mare.
Pronto? rispondo svogliata.
Ma che hai combinato?! urla Maurizio, costringendomi ad allontanare il cellulare. Chi sono sti invasori a casa nostra?! Perché non mi fanno entrare?! Ritorno e sembra un circo!
Maurizio, abbassa la voce, lo taglio fredda. Sei tu che ti sei auto-esiliato. Hai detto una settimana, magari per sempre, giusto per farmi capire. Ho capito, la casa costa, da sola mi scoccio e spendo troppo, quindi affitto. Contratto tre mesi.
Tre mesi?! la sua voce strilla. Ma dove vivo io?!
Sei dalla tua adorata mammina. Con il passato di verdure e gli asciugamani feng shui. Goditi la vita. Io sono in trasferta. Torno dopo lestate.
Ti chiedo il divorzio! Chiamo i carabinieri! farnetica mio marito.
Chiama pure. Casa mia, proprietaria io. Contratto registrato, tasse pagate. Tu qui non sei residente, Maurizio. Sei stato solo ospite, e anche troppo.
Riattacco.
Dopo dieci minuti mi chiama la signora Luisa. Rispondo solo per amore di spettacolo.
Martina! la voce acida e tremula, Ma che modi sono questi? Hai buttato mio figlio in mezzo a una strada! Vergognati! Il codice civile lo dice chiaro: la moglie deve mantenere la casa e la cena calda al marito!
Signora Luisa, la fermo solenne e un po godereccia, larticolo 143 parla di parità tra coniugi, e sul rogito lunico nome è il mio. Vostro figlio ha voluto rieducarmi abbandonandomi? Esperimento riuscito: sì, la maestra superata dallallieva.
Sei una materialista senza cuore! si strozza la suocera, Un uomo deve avere il suo spazio! Stai distruggendo una famiglia! Denuncerò tutto, anche in parrocchia!
Denunci pure a Striscia la Notizia, scoppio a ridere. Ah, e non si scordi di frullargli il minestrone, ormai mastica solo yogurt, il tesoro vostro.
Un rantolo nella cornetta, un tentativo di nuovo anatema, poi silenzio da modem che va in crash.
Tre mesi volarono via. Tornai con una luce nuova negli occhi, un bel taglio di capelli, qualche migliaia di euro in più e la chiarissima consapevolezza che la mia vecchia vita non mi mancava affatto.
La casa mi accolse in perfetto ordine Antonio e Gabriella gente daltri tempi: pulito ovunque, rubinetto riparato (che Maurizio aveva lasciato gocciolare per un anno senza mai trovare il tempo).
Dopo due ore si presenta Maurizio. Faccia smunta, camicia stropicciata, era invecchiato dieci anni la convivenza con la madre lo aveva distrutto.
Marty, attacca a testa bassa, dai, basta con questi bronci. Ho capito tutto. Anche la mamma ha un po esagerato. Ricominciamo da capo? Ho anche portato le mie cose.
Tenta di entrare.
Gli blocco laccesso col trolley.
Maurizio, guarda che non cè nulla da ricominciare. Doveva servirmi lo shock per apprezzare luomo in casa? Ho imparato: Antonio ha aggiustato il rubinetto in mezzora, tu ci hai messo un anno a lamentarti.
Ma io sono tuo marito! urla, con laria persa di un bimbo cacciato dal parco giochi.
Eri marito, ora peso. Le tue cose stanno in portineria. Le chiavi, grazie.
Non osi! prova col vecchio piglio. Ti porto in tribunale, voglio metà dellarredo!
Maurizio, larredo lo ha montato papà, ho ricevute per tutto. Tu hai appiccicato solo le lamentele ai muri, sorrido. Ormai lo spettacolo è finito. Sipario calato, pubblico a casa.
Rimane là, a sbattere gli occhi, cercando il punto esatto in cui il suo grande piano di educazione coniugale si era trasformato nella sua Waterloo personale.
Chiudo la porta. Lo scatto della serratura suona come lo sparo di inizio per la mia nuova vita.
Pare che Maurizio viva ancora con la mamma. Dicono che la signora Luisa ora gestisce anche quando va a dormire e con chi parla al telefono. Lui gira curvo, silenzioso, con gli occhi sempre fissi a terra, attento a evitare le mine invisibili dellumore materno.



