Piacere di lusso

Un piacere costoso

Chiara, di nuovo? Ma quanto pensi che possa resistere? Lavoro solo per mantenere il tuo gatto!

Il gatto che Chiara stava cercando di infilare nel trasportino, riuscì a divincolarsi, atterrò goffamente, poi andò a rintanarsi nellangolo dellingresso lamentandosi con dei miagolii profondi e afflitti. A giudicare dalla sua faccia, quel gatto, a cui molto tempo prima Chiara aveva dato il poetico nome di Petrarca, aveva deciso che la sua inutile, almeno secondo Enrico, vita doveva essere svenduta al maggior offerente.

Tanto tempo fa, davvero: perché Petrino, così Chiara chiamava il suo amico baffuto, viveva con lei da ormai dieci anni. Quanti anni avesse davvero nessuno lo sapeva. Chiara lo aveva raccolto dalla strada, che certo non era più un gattino. Un adulto giovane, aveva detto il veterinario a Maria, mamma di Chiara.

Fu Maria, madre single di rara determinazione, a portare insieme a Chiara il micio, avvolto stretto in una vecchia copertina per bambini, al veterinario.

Salvatelo, vi prego!

Ma dove avete preso questo mostriciattolo? la ragazza alla reception storceva il naso Ma è un gatto di cortile!

Che importa cosè? È il mio gatto! Aiutatelo! Non vede che sta male? Cosa aspetta, che abbia euro diversi dagli altri clienti col persiano in borsa?

Maria era talmente arrabbiata che la veterinaria decise che non era il caso di contraddirla. E fece bene.

Maria Rossi aveva la testardaggine incorporata nel DNA. Daltronde, crescere una figlia da sola, prendersi cura dei genitori anziani e tutto questo con lo stipendio da maestra dasilo: con la dolcezza non si mangia! Così la determinazione era diventata la sua seconda pelle.

Maria sapeva difendersi, va detto. Ma sotto sotto, restava una persona di cuore. Amava bambini e gatti, e a volte perfino i cani, che da piccola le mettevano certi brividi.

Nessuno la poteva sottomettere: né le comari del cortile, né i genitori dei suoi alunni, né sconosciuti che pensavano che lei, donna piccola e sola, potesse essere un boccone facile.

Ma il bello era che riusciva sempre ad avere ragione senza urlare, trovando la parola giusta che cambiava la prospettiva del litigio: invece del disastro, si ritrovava spesso a consolare il suo avversario, che dopo poco le raccontava vita, dolori e passioni, e la ringraziava prima di andarsene.

Come facesse, Maria non lo sapeva. Magari era il suo superpotere: ascoltare per davvero. Non voler sopraffare, ma cercare davvero di capire.

Vai a capire tu come funziona lanima umana.

Fatto sta che questo suo talento, Maria, laveva soprattutto con gli estranei. In casa, con i suoi cari una tragedia greca.

Il marito era fuggito via una settimana dopo il matrimonio. Sua madre, scherzando amaramente, aveva commentato: È pure rimasto tanto

Maria ne soffrì, certo, ma dopo due mesi scoprì di essere incinta, e da lì trovò una misteriosa pace al pensiero: daltronde, gli uomini non partoriscono!

Lattesa di Chiara fu vissuta con allegria, un vero evento in una vita piatta come la sua. Eppure, sua madre non la sostenne per niente:

Ma chi te lo fa fare, Maria? È solo un peso! Sei giovane, ne avrai di occasioni e ti ritrovi solo a pasta e fagioli! I figli costano troppo, capirai poi

Ma mamma, non abbiamo sempre vissuto così anche noi?

Appunto, Mariuccia! E dove siamo arrivati?

Maria ci pensò su. Era sempre stata obbediente, ma questa volta qualcosa dentro si ribellò. Solo pensare di rinunciare al bambino la faceva sentire sommersa dal buio più totale. Protezione di se stessa prima che del bambino, in fondo.

A risolvere il dilemma ci pensò la nonna, che un bel giorno si presentò in città con il solito fazzoletto ricamato, tirato a lucido solo per le grandi occasioni, e comunicò: Fai sta bambina! Ti aiuto io!

Ma nonna, e il nonno? Da solo in paese come fa?

Quello è tosto! Se non ce la fa, lo portiamo qui, e via.

Estrasse una busta pulita e ordinata: lì dentro, i risparmi di una vita, più la vendita della vecchia cascina. Maria non aveva mai visto tanti euro tutti insieme.

Prendi, per il futuro della tua bambina. Ci sistemi tutte, e poi andrai avanti tu.

Nonna, non posso

Puoi eccome, Maria! Se non per te, per la piccola. Chi se ne occupa, se non la madre?

Il dono della nonna fu la goccia che fece tracimare il vaso tra Maria e sua madre. Ma la nonna fu irremovibile, anche dopo una lunga discussione sottovoce. Per Maria era una specie di biglietto vincente della lotteria, anche se non ne capiva il motivo. Dopo tutto, non aveva fatto nulla di male! Si era semplicemente sposata. Il resto? Quando la carrozza non va, non è solo colpa di uno dei cavalli!, diceva sempre sua nonna.

La nonna trovò un appartamento in una palazzina depoca a Bologna: quattro stanze, da rimodernare, certo, ma solida come una volta. Con una equipe di operai siciliani diretti da uno scontroso capocantiere, e la supervisione costante della nonna, la casa fu pronta in sole otto settimane.

Che mi guardi così, tesoro? Tutti quegli anni al mercato, credi non mi abbiano insegnato niente? Vendere una melanzana è più difficile che piantare una vigna, te lo garantisco!

Quando finalmente entrarono, Maria scoppiò a piangere come una bambina. Ma la nonna, stoica: Niente lacrime, avanti in cucina, a imparare la nuova stufa!

Chiara nacque un po prima, Maria si spaventò ma tutto filò via liscio. Chiara era una bambina dolcissima e anche un po testona: un carattere da manuale, sempre a chiedere, contrattare, combinare.

Mamma, posso avere una caramella?

Dopo pranzo, stellina.

Neanche una piccolissima?

Dopo pranzo!

Va bene. Ma dopo posso averne due? Se faccio la brava, mamma!

E Maria rideva del suo piccolo avvocato, concedendo dopo ogni pasto una doppia razione di dolci.

Col tempo Chiara divenne la diplomatica di casa. Anche la nonna, che aveva la voce più squillante di tutta la via, veniva zittita da una carezza: Nonna, non urlare, ti vengono le rughe! Vieni qui, ti faccio una magia

E la vecchia si lasciava docilmente accarezzare sulla fronte, mentre la piccola sussurrava le sue ricette antirughe.

Tutto si era accomodato, persino il trasferimento del nonno in città, che lasciò la campagna per aiutare con Chiara. Erano la classica famiglia italiana: complicata, rumorosa, ma sempre insieme.

Quando però la nonna si ammalò, la vita entrò in un cono dombra. I medici non promettevano nulla. E in quel periodo Chiara portò a casa Petrarca.

Il giorno che Petrarca arrivò da Maria fu lo stesso in cui perse di vista la figlia per pochi minuti alluscita di scuola. Chiara scomparve, il nonno che la seguiva perse la pista, e scattò la caccia collettiva. Tutta la Bologna bene e meno bene si mobilitò. Ma fu Chiara a ritornare da sola, in lacrime, col povero micio in braccio.

Mamma, non è niente, sto bene! È lui che sta male!

Senza fiatare, Maria avvolse il gatto nella coperta e via, di corsa dal veterinario. Il mito dellefficienza bolognese!

Per fortuna, le ferite non erano gravi. Le infermiere le chiesero solo il nome del nuovo membro della famiglia, e un bel po di euro quanto bastava per comprare due gatti di razza. Maria pagò stringendo i denti.

Tornata a casa, guardò il portafoglio e si mise le mani nei capelli. Petrarca aveva bisogno di medicine, la nonna pure, e tra una settimana cera il compleanno di Chiara, anni di austerità ma la dignità, quella, mai!

Mamma, posso chiedere una cosa?

Dimmi, cara.

Non voglio il regalo. Posso solo tenere il gatto? Lui sarà il mio regalo.

Maria abbracciò la figlia e guardò la pallina grigia dormicchiare accanto a lei. Petrarca aveva scelto. Da allora divenne la mascotte della famiglia e perfino il nonno, che dei gatti aveva sempre diffidato, ne divenne il più grande amico.

Petrarca si adattò alla vita borghese con uneleganza disarmante, e portò fortuna: fu proprio pagando la sua clinica che Maria prese coraggio e lasciò la scuola materna per diventare tata presso una buona famiglia; dopo di allora, mai più problemi economici.

Maria veniva richiesta come la Stradivari delle tate, passavano il suo nome tra famiglie come una bottiglia pregiata. Ogni passaggio la sua paga cresceva.

Le sere, rientrava e accarezzava lorecchio di Petrarca: Grazie, Petrì! Se non fosse stato per te

Il vecchio gatto rispondeva con un lungo miagolio, sfiorando la mano di Maria e dando unocchiata a Chiara. Amava Maria, certo, ma era la gattara di Chiara. Con lei, Petrarca passava gran parte della sua giornata, a parte quelle ore in cui la nonna lo reclamava per sé.

Fu accanto a Chiara nei compiti (zampetta sulla penna, caotica assistenza nei temi), fu con lei nei pomeriggi bui quando la nonna si spense, e dopo anche il nonno la seguì nel sonno, due mesi più tardi.

E Petrarca cera anche quando Maria, inaspettatamente, trovò un nuovo amore: Giuseppe. Un uomo che la amava per quel che era, e la difendeva pure dalla suocera (conquistandola, in realtà, con la gentile concessione della sua auto).

Così, la mamma di Maria ora scendeva, regina del portone, con una cassetta di azalee e sospirava alle vicine: Il genero mi porta in campagna!

Chiara, ormai studentessa in università, trovò un suo equilibrio con Giuseppe e decise di restare nellappartamento storico. Ed è lì che portò il suo ragazzo.

Accipicchia, Chiara, che reggia!

Esagera!

Ma quanto spazio! Oh, cosè questo?

Un grumo peloso di pura antipatia sbucò dalla stanza di Chiara e si avventò su Enrico. Quello urlò, saltando per schivare il micio inferocito.

Toglilo! Portalo via!

Chiara impose un minimo di disciplina, ma tra Enrico e Petrarca era odio a prima vista. Lui, appena Chiara non guardava, lo scacciava. Petrarca ricambiava.

Lanno seguente, matrimonio. Ma il malumore già covava. Enrico sempre più spesso rimproverava Chiara su qualsiasi cosa, specie dopo la famosa zuppa della domenica:

Ma che donna sei, Chiara? Questa sarebbe la pasta e fagioli della nonna? Non sai proprio cucinare, allora!

Enrico trovò la scusa giusta per lamentarsi davvero quando vide la fattura della veterinaria:

Ma che ha, quel gatto? Ma sei matta? Io su me stesso non spendo così tanto! È solo un mucchietto di peli!

Enrico, Petrarca è di famiglia!

Della mia, di sicuro no! Non lo voglio nemmeno gratis!

Cosa stai dicendo?

Quello che hai sentito! Se succede ancora lo butto giù dal balcone!

Quella mattina, Chiara era appena venuta a sapere della gravidanza, ma decise di tacere ancora un po. Salvo che Petrarca, ormai vecchio, ebbe di nuovo problemi. Lei stava cercando di metterlo nel trasportino quando tornò Enrico, tutto verde per la sua corsa mattutina e con morale cristallino.

Ancora dal veterinario?! Non se ne può più! Via questa bestia! Non spenderò un euro di più per un gatto inutile! Fuori dal mio appartamento!

Solo se me ne vado anchio! esplose Chiara, da sempre mite e calma. Colpa degli ormoni? Del nervosismo? Chissà.

E allora andatevene! Non ce la faccio più! Perché dovrei sopportarvi?

Qualcosa si incrinò, irreversibile. Chiara capì che quella non era la famiglia che voleva.

Non gli ricordò che quella era casa sua. Prese le chiavi da uno dei mille tasconi della giacca di lui, aprì la porta e disse:

Aspetto un figlio. Non posso stare male. Petrarca lo capisce, tu no. Vai, per favore. Parleremo dopo, ma vivere ancora insieme no. Se tu scarti così facilmente chi ha vissuto con me tutta la vita, cosa farai quando mi stuferò anchio? Grazie del buono, ma ora cè troppo del brutto. Questo no, non lo accetto.

Enrico non replicò: raccolse i documenti per lauto e una felpa, e sbatté la porta.

A quel punto, Chiara mise il trasportino a terra, aspettò che Petrarca, rassegnato, entrasse e chiese:

Pronto, vecchio mio? Andiamo a curarci, che ora cambio tutto. Primo passo: la tua salute!

Il gatto guarì e Chiara nel tempo si abituò ad avere il trasportino sempre pronto. Petrarca avrebbe accolto solo una persona nella sua cuccia, la figlia di Chiara.

E quella, quando arrivò, trovò il miglior babysitter peloso del mondo. Bastava una zampata sulla schiena e la marmocchia crollava dal ridere e poi si addormentava. Chiara pensò di chiamare la sua bimba come la nonna, ma Maria la dissuase:

Chiedi anche a Enrico, è una scelta vostra, anche se non starete insieme. Questo miracolo vi unirà sempre. Avete cercato di mantenere la pace per la bimba ora dovete fare di più, per lei. Non sarà facile, ma ne vale la pena.

E Chiara ascoltò la madre, sorprendo persino il suo ex marito.

Ma guarda sei diventata saggia.

Si cresce

Grazie. Per non aver anteposto lorgoglio al bene di nostra figlia. Ti aiuterò, Chiara.

E Enrico mantenne la promessa.

Così la piccola Bianca viveva tra due case, due letti, due coniglietti di peluche e due nonne, una Maria e una Paola. Ma in tutte queste divisioni cera un filo unico: lamore. Bianca cresceva convinta che se questi adulti facevano di tutto per lei, allora tra loro poteva esserci rispetto e affetto.

E questa, a piccoli tocchi, fu la lezione che Bianca portò al mondo, esattamente come aveva fatto sua madre, mettendo pace fra parenti, illudendoli che, in fondo, basta volersi bene.

Solo il vecchio Petrarca sapeva chi era davvero Bianca. Ma neanche a miagolare, lavrebbe mai raccontato. Anzi, a cosa sarebbe servito?

Tanto si sa, in Italia come altrove: se una mamma-gatta è amorevole, i suoi gattini saranno speciali.

E Bianca lo era di sicuro. E un giorno anche lei accarezzerà una guancia di suo figlio addormentato, proprio come avevano fatto sua madre e la sua nonna, sussurrando:

Ciao, piccolo mio. Ti ho aspettato tanto, sai?

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