Quando ormai gli anni mi scivolano addosso come olio doliva sulla pietra antica, i miei figli si sono ricordati dimprovviso che esisto, ma io non potrò mai dimenticare come mi hanno trattata.
Quando mio marito, uomo stimato e direttore di una grande fabbrica qui a Torino, se ne andò con una donna molto più giovane dai capelli lucenti come il sole sulle acque di Capri, i figli si schierarono immediatamente con lui. In fondo, lui era qualcuno. E io? Io sono rimasta abbandonata, come una vecchia statua in una piazza dimenticata.
Per anni sono stata solo uneco nei loro pensieri, se pure. Sapevo delle loro vite solo tramite i pochi amici comuni: mio ex marito e la sua nuova moglie si godevano lunghe vacanze nelle ville della Sicilia, cenavano al lume di candela nei ristorantini di Firenze, ridevano brindando con prosecco. Io invece restavo sola nella mia casa silenziosa mentre fuori il campanile batteva le ore come se volesse svegliarmi da un incubo.
Le notizie della loro felicità mi pungevano come spine di fichi dIndia sotto la pelle. A un certo punto ho capito che dovevo vivere per me stessa: ho chiuso la porta e sono partita per la Svizzera, a lavorare. Finalmente sentivo una leggerezza strana, come se camminassi sotto il cielo di un sogno.
Col passare degli anni, ho messo da parte abbastanza euro da rifarmi la vita. Tornata a Torino, ho sistemato la casa, cambiato i mobili un divano azzurro mare, qualche quadro di piazze affollate e mi sono tenuta qualcosa da parte, come si tiene il sugo migliore per la scarpetta finale.
Nel frattempo i miei figli seguitavano le loro strade. Avevo saputo di matrimoni sontuosi, nipoti che correvano tra i limoni nei giardini delle ville, grandi tavolate la domenica. Poi, la notizia inattesa: il mio ex marito stroncato da un infarto. Tutto il suo patrimonio era andato alla giovane moglie: case, auto, perfino la collezione di vini piemontesi lasciata in eredità a lei.
Allora ecco i miei figli ricordarsi improvvisamente di me. Hanno cominciato a farsi vivi con piccoli regali: una scatola di baci Perugina, qualche arancia siciliana, qualche domanda su come stavo. Io li accoglievo col sorriso, ma dentro la mia anima sapeva leggere le note stonate dietro la nuova attenzione.
Ora ho settantadue anni. Sto benone: la mente sveglia, il cuore saldo. Però, laltra settimana, mia figlia ha iniziato a lasciar cadere battute: Mamma, tu hai pensato a insomma, al futuro? Al testamento? Poco dopo è passata mia nipote Arianna, sposata da un anno appena. Aveva gli occhi curiosi come una bambina davanti alla vetrina di una pasticceria.
Nonna, non ti senti sola in questa casa così grande? mi chiede, come se parlasse in sogno.
Qui sto benissimo rispondo, e davvero lo penso.
Però è un appartamento enorme, insiste lei non devessere facile tenerlo in ordine. Se venissimo a stare qui io e mio marito? Così tu non saresti più sola, e noi non dovremmo pagare laffitto, che qui a Torino costa un occhio della testa.
Sorrido, con la dolcezza e la fermezza di una nonna che conosce i pensieri dei giovani.
E chi lha detto che non dovreste pagare niente? rispondo, calma come il Po al tramonto. Una bella riduzione ve la farei volentieri!
Arianna resta di stucco. Non si aspettava di certo questa risposta; forse sperava che aprissi la porta con un grande abbraccio e urlassi: Prendete tutto, vi lascio la mia vita! Ma io avevo già preso la mia decisione.
Già anni fa avevo fatto testamento, affidando tutto la casa, qualche risparmio a una fondazione che aiuta bambini malati. Quando mia figlia lo ha scoperto è andata su tutte le furie, urlando che ero uningrata, punendo i miei nipoti. Mio figlio invece ha cercato di blandirmi: Mamma, lasciati aiutare, vieni a stare da noi Ma ogni loro gesto, improvvisamente affettuoso, mi rimbombava dentro come i doppi rintocchi del Duomo dopo la lieta novella.
Voi, al mio posto, avreste aperto la porta a vostra nipote? Io invece continuo a vivere in questa grande casa inondata dalla luce del sole piemontese, con il cuore sereno come la campagna intorno a Torino, in attesa che la notte di questo sogno finisca e porti nuove albe, chissà dove.






