10 marzo
Mamma, sono tornata! ho detto ad alta voce quando sono entrata nellappartamento, cercando di posare lo zaino vicino alla porta senza fare rumore. Ho fatto un profondo respiro, lottando con quellansia che ogni giorno mi prendeva dopo la scuola: non sapevo mai in che umore avrei trovato la mamma. Il cuore mi martellava nel petto tanto da pensare che potesse esplodere, e le mani mi sudavano.
Il silenzio di casa è stato subito interrotto dalla voce dura di mia madre, come una frustata:
E stavolta coshai combinato? Di nuovo un quattro?
Ho sobbalzato, abbassando subito lo sguardo verso le mie scarpe vecchie. Avevo solo dodici anni, ma a parlare così lei cera abituata quel tono mi entrava nelle orecchie ogni giorno, faceva stringere lo stomaco e mi obbligava a seppellire le emozioni in fondo allanima, come sotto terra. Un nodo di ghiaccio mi bloccava il petto, il respiro si faceva corto.
No mamma ho preso otto in matematica, ho risposto a bassa voce cercando di non incrociare i suoi occhi. La voce mi tremava. Mi mancavano solo due punti al dieci
Francesca, mia madre, si è alzata dal divano dove stava sfogliando una rivista, ed è venuta verso di me a passi larghi. Il suo viso si è contratto: sopracciglia aggrottate, la bocca in una riga dura, gli occhi pieni di rabbia.
Otto?! Tu stai scherzando, spero! la voce di mia madre era aspra. Mia figlia non può prendere otto! Ma che figura ci faccio io, secondo te? Tutto il condominio penserà che non so educarti!
Ho fatto del mio meglio, mamma ho sussurrato con la gola stretta. Era una verifica difficile Ho studiato due ore ieri sera
Ah, difficile! ha ripetuto lei con ironia tagliente. Difficile perché perdi tempo con quel telefonino, invece di studiare. Tu sei sempre la solita fannullona!
Ha afferrato il mio zaino, lo ha svuotato in un colpo solo: quaderni e libri sono volati a terra, le penne sono rotolate lontano. Sono rimasta ferma, trattenendo a fatica le lacrime. Avevo davvero studiato a lungo la sera prima, avevo riletto il libro e cercato esempi online ma a lei non importava.
Senza ascoltare, mi ha spinta fuori di casa:
Finché non mi dimostri che sai fare quei problemi, non tornare! E basta otto, chiaro?
La porta si è chiusa con uno schianto e il rumore ha risuonato dentro di me come una pugnalata. Sono rimasta sola sul pianerottolo, stringendo lunico quadernetto che mi era rimasto. Le lacrime mi rigavano il viso, macchiando la copertina.
Perché sempre così?, pensavo scendendo le scale, sentendomi scalciare il freddo addosso: il giubbotto era rimasto in casa, e il gelo attraversava le ossa.
Quanto mi mancava papà! Lui riusciva sempre a calmare la mamma, una battuta, una carezza e tutto cambiava. Ma adesso lavorava lontano, vicino a Torino, su un cantiere. Mi chiamava ogni settimana, mi prometteva dei regali… Ma ora era solo una voce lontana, e la solitudine pesava come un macigno.
La prima volta che la mamma mi urlò contro avevo nove anni un brutto voto in italiano. Lei mi tirò per il braccio lasciandomi un livido rosso.
Ci fai solo vergognare! Che penseranno al mercato, che non so crescere mia figlia?
Andai allora da papà e gli raccontai tutto. Lui si arrabbiò davvero: le parlò a lungo, le disse che i voti non erano la cosa più importante. Ma quando ripartì per lavoro, la mamma mi chiamò in camera:
Se osi mai più raccontare qualcosa a tuo padre, sussurrò stringendomi la spalla, tanto che sentii il dolore attraverso la maglia, ti farò vedere io! Devi stare al tuo posto. E non disturbarlo con i tuoi piagnistei!
Da allora non dissi più nulla. Cercavo di essere invisibile, di non dare fastidio, di fare tutto perfetto ma la mamma trovava sempre qualcosa che non andava. Ogni mattina controllava il diario, ogni sera mi interrogava sulle pagelle. A volte mi sembrava di camminare su un filo sottile pronto a spezzarsi.
Un giorno, mentre sistemavo la camera, ho sentito la sua voce al telefono: parlava con la zia Sara.
Io non la volevo, la figlia. Lo sai, no? Gianni insisteva: senza figli non è una vera famiglia Avevo paura di perderlo E invece è nata Silvia Lui la viziava, si è dimenticato di me!
Ma sei gelosa di tua figlia? chiese zia Sara, incredula.
Non è gelosia ma da quando cè lei litighiamo sempre. Meglio sarebbe stato se non fosse mai nata
Quelle parole mi hanno trafitto. Sono tornata in stanza, ho pianto nel cuscino cercando di non farmi sentire. Da allora mi sono fatta ancora più silenziosa, ma lei trovava sempre nuovi motivi per rimproverarmi, come se cercasse il modo di sfogare su di me la sua rabbia.
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Silvia? Che ci fai qui? una voce gentile mi ha sorpreso alle spalle.
Era la signora Assunta, la vicina del primo piano, con i suoi capelli bianchi acconciati perfettamente e gli occhi dolci. Indossava un vestito a fiori e delle pantofole buffe, ricamate a mano.
La mamma mi ha cacciata ho detto, singhiozzando piano.
Sempre per i voti, vero? sospirò, guardandomi con tenerezza. Vieni da me, su, fa freddo e tu potresti prenderti linfluenza.
Mi ha presa per mano: la sua era calda, morbida, mi trasmetteva una tranquillità che mio padre solo sapeva darmi. In casa sua cera un profumo di vaniglia e tè appena fatto, e sul davanzale stavano fiorendo dei gerani rossi.
Siediti, preparo una merenda disse mettendo lacqua sul fuoco. Racconta un po, ti ascolto.
Mi sono seduta, fissando la tovaglia ricamata. Le mani tremavano, il nodo in gola era ancora lì.
Ho preso otto sono scoppiata di nuovo a piangere. E lei dice che sono una vergogna, una pigra che a causa mia pensa che non sia una vera madre
Sciocchezze sentenziò la signora Assunta, affettando il pane. Sei brava e sensibile. Tua madre ha le sue paure, ma non è giusto che le scarichi su di te, eh. Vuoi che parli io con lei?
No, la prego peggiorerebbe tutto. Solo papà può, ma lui è troppo lontano
Mi ha accarezzato i capelli, e quel gesto semplice mi ha fatto sentire come protetta da una coperta calda. Mi ha portato un panino col prosciutto e il formaggio, un classico che nella sua cucina sapeva sempre di casa, e il tè alla menta e tiglio che mi ha scaldato il petto.
Magari tuo papà potrebbe tornare per un po, disse calma, accarezzandomi una ciocca. Si vede che ti vuole bene, lo sai?
Ho alzato lo sguardo e per la prima volta da mesi ho sentito che qualcuno davvero mi capiva. In fondo, forse potevo ancora sperare. Ho assaggiato il panino: aveva una croccantezza speciale, quella che sa solo chi lo prepara con affetto.
Papà ha promesso che sarebbe venuto alle vacanze ho detto piano. Ma mamma gli proibisce sempre di occuparsi di me
La signora Assunta mi sorrise con malinconia.
Educare non significa urlare o castigare. Si deve sostenere e credere nei figli. Tua madre, poverina, non lo sa fare. Ma non sarà sempre così. Lo vedrai.
Si fermò un attimo, poi aggiunse:
Vuoi che chiami Gianni? Gli dirò che tu hai bisogno di lui. Sono sicura che farà qualcosa.
Ho esitato, la paura si mischiava alla voglia che qualcuno, almeno una volta, mi salvasse. Ho annuito, stringendo la tazza tra le mani gelate ma già scaldate da quellabbraccio invisibile.
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Due settimane dopo successe ciò che nessuno si aspettava.
Quando tornai a casa da scuola trovai le scarpe di papà allingresso, infangate dopo il viaggio. Era tornato prima! Ho sentito il cuore battermi in gola: mi mancavano i suoi abbracci e le sue battute, la sua voce allegra. Gioia e apprensione si mischiavano.
Dalla sala sentivo voci forti:
Non puoi andartene così! Siamo una famiglia! urlava mia madre, col tono isterico.
Famiglia? rispose papà, la sua voce era diversa: decisa, dolente. Che famiglia è se continui a trattare nostra figlia come una reclusa? Ho parlato con le sue insegnanti, con la signora Assunta. So tutto, Francesca, ogni urlo, ogni umiliazione.
Ma che ne sai tu! Quella ragazzina ti ha rigirato tutto!
So bene come la fai sentire. Hai mai pensato che le hai rovinato linfanzia? Pensi che sia normale che abbia paura di tornare a casa? Pensi che sia giusto vietarle di parlarmi?
Tu la coccoli troppo! Deve imparare che la vita non è facile!
Ma non a scapito della sua felicità!
E se te ne vai, ti giuro che non la rivedrai più! urlò mia madre con rabbia disperata.
E chi ti ha detto che Silvia resterà con te? rispose duro. Non permetterò che tu la distrugga ancora!
Mi ha visto, allora. Si è inginocchiato davanti a me, prendendomi le mani. Erano calde, forti, familiari.
Tesoro Non ti lascerò mai. Ho già pensato a tutto.
Mi ha abbracciata e per la prima volta da anni mi sono sentita al sicuro. Volevo dirgli tutto: il dolore, la rabbia, le notti a piangere nel cuscino, le parole tremende di mamma, meglio se non fossi mai esistita. Ma bastava sapere che non ero più da sola.
Papà ho sussurrato stringendogli la giacca. Potremo vivere insieme? Solo io e te?
Certo che potremo, mi ha sorriso largo, e la sua felicità ha illuminato ogni angolo buio del mio cuore. Ho già trovato un appartamento qui vicino e anche un lavoro. Resterai nella stessa scuola, ma la sera cucineremo insieme e vedremo i film come ti piace. Va bene?
Ho annuito, sorridendo tra le lacrime. Un calore nuovo mi scaldava dentro, una speranza piccola ma tenace. Lho abbracciato forte, sentendo lo stress di anni sciogliersi pian piano.
Grazie ho sussurrato. Grazie di esserci.
Mi ha accarezzato i capelli, rassicurandomi:
Grazie a te che ci sei per me. Farò di tutto per vederti felice.
Fuori il temporale si era calmato, e i primi raggi di sole fendevano le nuvole. Mi sono affacciata e per la prima volta sentivo che, forse, il futuro poteva essere luminoso.
Dalla sala spuntò la mamma, furibonda, gli occhi iniettati dodio.
Ve ne pentirete! ha sibilato, isterica. Mi pagherete tutto, io vi rovinerò la vita!
Papà mi coprì con un gesto protettivo. Non avrebbe più tollerato ingiustizie. I suoi occhi trasmettevano tutta la forza che io non avevo mai trovato in me stessa.
Francesca disse deciso, lasciaci in pace. Io e Silvia vivremo da soli. Non è una minaccia, è la realtà.
Vi distruggerò! gridò la mamma, con un riso stonato. Vedrai se non vi farò pentire di avermi lasciata!
Mi sono aggrappata a papà, ancora tremante, ma lui mi strinse la spalla: bastava quel gesto, e la paura scemava.
Vieni, Silvia disse sottovoce. Qui non abbiamo più nulla da fare.
Mi prese la mano e uscimmo. Mamma provò a seguirci, ma si fermò come se qualcosa la trattenesse. Bastava, era finita.
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I giorni che seguirono furono un sogno: nella nuova casa tutto profumava di nuovo, le pareti chiare, le finestre spalancate sul cortile con gli alberi dacero.
Papà trovò lavoro presso una ditta edile: il suo sguardo era più sereno ogni giorno che passava. Il mattino cucinavamo insieme: io preparavo la frutta, lui lomelette. Laroma di caffè pervadeva la cucina. La sera passeggiavamo tra i viali, davamo pane alle anatre del laghetto. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo leggera e viva.
Una mattina, durante la colazione, ho allungato il diario a papà:
Guarda, un dieci in matematica! la voce mi tremava per la felicità.
Papà guardò, poi sorrise radioso:
Bravissima! Hai visto che senza stress va tutto meglio? Sono davvero orgoglioso di te. Sei la mia gioia.
Gli sono saltata al collo, sentendomi protetta, amata, accolto.
Papà, posso invitare la mia amica Laura? Non la vedo da tanto, e la mamma prima non mi lasciava mai invitare nessuno
Certo che puoi! rise e mi spettinò i capelli. Facciamo una festa: biscotti, film, giochi da tavolo Daccordo?
Fantastico! Io a mamma non piacevano le mie amiche, diceva che distraggono dallo studio
Ora tutto è cambiato, mi ha fatto locchiolino. Avrai tanti amici e tante giornate felici. E la scuola andrà avanti, ma senza pressioni inutili. Conta che tu sia felice.
Ho sorriso, sentendo dentro sbocciare qualcosa di nuovo, come il primo fiore dopo linverno.
Nel frattempo la mamma vagava inquieta in una casa troppo grande e vuota. Il silenzio la opprimeva, la solitudine la faceva impazzire di rabbia verso di noi.
Seduta al tavolo, compilava appunti furibonda: Farò perdere il lavoro a Gianni scriverò lettere anonime, inventerò storie sulla figlia, rovinerò la loro casa
Così assorta nelle sue idee non si accorse che era rientrata la nonna, una donna minuta con gli occhi dolci.
Francesca, che stai facendo là? chiese la nonna, scrutando il quaderno.
La mamma sussultò, chiudendo il quaderno di scatto.
Niente, mamma balbettò. Ma la nonna prese il quaderno e lo lesse, sbiancando.
Ma stai male, Francesca? Vuoi davvero vendicarti di Gianni e Silvia? Hai bisogno di aiuto. Devi andare subito da uno psicologo.
Uno psicologo? Ma sei pazza?
No, non io: sei tu che stai male, e se non accetti aiuto, lo chiederò io per te. Così non si può andare avanti!
La mamma stava per ribattere, ma si accasciò sulla sedia, finalmente vulnerabile.
Non so cosa mi succede, mamma Ho sempre invidiato il loro rapporto, ho sempre pensato che Silvia mi rovinasse la vita Non volevo diventare così, ma ormai non riesco a fermarmi
La nonna la abbracciò forte:
Vedi? Hai bisogno di aiuto, facciamoci seguire. Puoi ancora rimediare, per te stessa, per tua figlia.
Tra le lacrime, la mamma annuì. Forse, per la prima volta da tempo, anche lei vedeva la possibilità di cambiare davvero.
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La sera, io e papà sul divano a guardare un cartone. Mi stringevo a lui, ascoltando il battito regolare del suo cuore. La luce calda, la pioggia lieve fuori dalla finestra, tutto sembrava finalmente normale.
Papà pensi che un giorno la mamma cambierà? Che potrà volermi bene?
Papà accarezzandomi i capelli sorrise malinconico.
Sai, Silvia, le persone cambiano solo se lo vogliono davvero. Tua mamma sta male, è confusa. Ma questo non fa di lei una cattiva persona. Ha bisogno di tempo e aiuto.
Ho sospirato e mi sono rifugiata sul suo petto.
E se non cambiasse mai? Se continuasse a odiarmi?
Non è importante ciò che pensa tua madre. Tu sei una ragazza speciale. E io ti amerò sempre, a prescindere da tutto.
Ho sentito le lacrime salirmi agli occhi, ma erano di sollievo.
Grazie papà pensavo di essere sola al mondo, ma tu trovi sempre le parole giuste.
È perché ti voglio un bene infinito. Siamo una squadra. E se un giorno la mamma vorrà tornare a parlare, la ascolteremo. Ma solo quando saprà rispettarti.
Ho annuito fissando i personaggi che ballavano in tv. Forse un giorno anchio e la mamma avremmo potuto conoscerci davvero, senza rancore.
Domani Laura verrà a casa nostra, e faremo la merenda migliore del mondo.
Ora sì che sento che tutto potrà andare bene.





