A Pietro non restava più nessuna sorella. Luomo era andato al paese a darle lultimo saluto. La moglie, Tamara, era rimasta a casa: la salute non le permetteva il viaggio. Tamara sapeva che il marito sarebbe tornato quella sera, così aveva preparato tutto per tempo. Mise nei piatti il purè di patate e delle polpette. Pietro entrò in cucina.
Sei arrivato giusto per cena, disse Tamara. Pietro era silenzioso e la fissava con uno sguardo strano.
Cosè successo? chiese lei preoccupata.
Non sono tornato da solo, confidò allimprovviso il marito.
Come non da solo? E con chi? domandò Tamara, sorpresa.
Pensieri e doni per Tamara
Tamara Antonella sentiva che letà avanzava. Sdraiata nel suo letto, osservava il soffitto e ripensava alla vita vissuta, soprattutto agli ultimi tre anni.
Allora cera ancora Pietro. Aveva appena compiuto sessantadue anni. Era mancata sua sorella in campagna. Lei era sempre stata sola, così Pietro era andato a occuparsi del funerale. Ma quando tornò…
Al suo ritorno spinse davanti a sé una ragazzina minuta.
Tamara, questa è la nipote di mia sorella. Si chiama Giulietta.
Tamara la squadrò con sguardo severo e lanciò unocchiata cupa al marito, ma poi disse:
Vieni avanti, Giulietta! Ora metto qualcosa in tavola.
Tamara, sapendo che Pietro sarebbe rientrato, aveva già cucinato tutto. Mise nei piatti purè e polpette.
Siediti, Giulietta! Mangia! disse nel modo più gentile possibile.
La cucina e la sala da pranzo
La ragazzina cominciò a mangiare, mentre la padrona di casa fece un cenno al marito e insieme si spostarono in camera.
Pietro, che significa tutto questo? sussurrò lei, chiudendo la porta.
Tamara, facciamola stare qui da noi. Non ha più nessuno.
E tua nipote?
Non si è nemmeno presentata per lultimo saluto alla madre. Mia sorella ha cresciuto la nipote da quando aveva tre anni. Pietro sospirò pesante. Ora è rimasta completamente sola.
Pietro, siamo due pensionati. La salute non è granché per entrambi, Tamara guardò verso la porta. Quanti anni ha?
Dodici.
Bisogna crescerla almeno fino ai ventanni.
Avremo laiuto economico per lei. Fra sei mesi venderò la casa di mia sorella, è già tutto concordato. Anche se la casa è piccola e vecchia, qualche risparmio lo abbiamo anche noi. Anna e Beppe ci daranno una mano se necessario, sono pur sempre nostri figli.
Hanno già abbastanza problemi. I loro figli ormai vanno tutti a scuola, fra cinque anni si sposeranno… E sono pur sempre nostri nipoti, anche se vivono lontano. Avevamo pensato di aiutare loro.
Ma Giulietta è pur sempre la nipote di mia sorella.
Non è neanche parente stretta, scrollò le spalle. Va bene, torniamo in cucina che la cena si sta raffreddando!
La ragazzina guardò i due con occhi preoccupati appena rientrarono in cucina, chiaramente intuiva la questione. Si alzò di scatto:
Nonna Tamara, non mandarmi via! Non ho nessuno al mondo tranne te e il nonno. Vi aiuterò in tutto.
Va bene, resta con noi! rispose Tamara.
Un anno dopo, Pietro non cera più. I figli arrivarono per salutarlo, poi si sedettero a tavola con Tamara. Giulietta era andata dai vicini, capendo che fosse un momento importante tra adulti e che lei sarebbe stata di troppo.
Mamma, ma perché ti tieni ancora questa ragazzina?
È la nipote di Pietro, le lacrime scesero sul volto di Tamara. E poi dove dovrebbe andare?
Mandiamola in un istituto, disse la figlia. Sei già anziana, non hai bisogno di preoccupazioni simili.
Sono completamente sola ormai. Voi venite sempre meno. E poi la salute… Almeno qualcuno mi stia vicino, rispose Tamara piangendo.
Va bene, Anna, intervenne il figlio posando la mano sulla spalla della sorella. Sarà più difficile per la mamma da sola. Meglio che la ragazza stia con lei.
Si fermarono con la madre ancora un giorno e poi partirono: ognuno aveva già tre figli e mille impegni.
Rimase Tamara sola con questa nipote non di sangue. Giulietta era brava, ormai aveva compiuto tredici anni, e aiutava la nonna in tutto con spirito riconoscente.
La salute di Tamara però peggiorava. La figlia e il figlio tornarono.
Ah, sto davvero male, cammino a fatica, disse Tamara un giorno dopo il loro arrivo. Per fortuna che Giulietta è qui. Voglio lasciarle lappartamento.
Ma che dici, mamma? protestò la figlia. Hai sei nipoti: la mia Chiara ha già quattordici anni e la figlia di Beppe, Maria, ne ha quindici. Presto vorranno sposarsi.
Forse, ma nessuna di loro vuole prendersi cura della loro vecchia nonna.
Ora che è estate, sono in vacanza, decise subito la figlia. Le faccio venire qui a passare lestate con te.
Dopo tre giorni davvero arrivarono le nipoti, e i genitori tornarono nelle loro città. Giulietta, di nuovo, fu accolta dai vicini.
Le nipoti, Maria e Chiara, erano felici di essere rimaste dalla nonna, ma già dal primo giorno restarono fuori fino a tardi. Al ritorno, la nonna era a letto senza alzarsi e la cena non era pronta. Quando poi Tamara chiese loro di accompagnarla in bagno, le ragazze fecero una smorfia: certi compiti non li volevano proprio fare. Ma toccò a loro.
Di notte la nonna chiese dellacqua più volte prima che Maria finalmente si svegliasse per aiutarla. Quando la nonna dovette andare di nuovo in bagno, le nipoti discussero su chi dovesse accompagnarla.
La mattina dopo bisognava preparare da mangiare, portare il pranzo a nonna Tamara. Per fortuna riuscì da sola ad andare in cucina e sedersi a tavola.
Dopo due giorni, le nipoti erano sempre più nervose. Quando la nonna chiese loro di aiutarla a lavarsi, la pazienza finì. Chiamarono casa e il giorno seguente se ne andarono.
Tamara restò ancora una volta con la nipote non di sangue. Ormai si alzava dal letto con fatica.
E così passò un altro anno.
Tutta la casa era ormai sulle spalle della quindicenne. Era in terza liceo, brava a scuola, curava Tamara e manteneva la casa in ordine. Ma i pensieri di Tamara erano sempre più pesanti:
Pensare che non è nemmeno figlia mia… eppure non mi abbandona mai, si prende cura di me. Certo, non ha dove andare. Ma passeranno tre, forse cinque anni… Devo lasciarle la casa. I miei figli, credo, capiranno.
Si alzò a fatica dal letto, prese il cellulare moderno, che Pietro le aveva regalato per i suoi sessantanni, insegnandole ad usarlo. Cercò lindirizzo di un notaio e lo chiamò.
Lui venne il giorno dopo e mise tutto per iscritto.
Tamara Antonella chiamò subito figli e comunicò la sua scelta. E in men che non si dica furono sotto casa. Lappartamento, un bel trilocale al secondo piano in un quartiere rinomato, faceva gola.
Mamma, forse hai sbagliato… iniziò subito la figlia. Vieni a vivere da noi, un mese a casa mia, un mese da Beppe. E vendiamo la casa.
E Giulietta?
E Giulietta cosa? La mandiamo in istituto. Hai nipoti veri che si prenderanno cura di te.
Ho visto come avete cura di me. Con Giulietta mi sento più serena. E poi non voglio stare un mese da uno e uno dallaltro.
Va bene, Anna, valutò Beppe. Forse è meglio così. Se la mamma sta bene con lei, questo conta. Se vuole lasciarle la casa, così sia.
Restarono qualche giorno e poi ripartirono. Giulietta rientrò subito dai vicini.
Nonna, perché sono venuti zio Beppe e zia Anna?
Così, a trovarmi, sorrise Tamara Antonella. Vieni, ho qualcosa da dirti.
Nonna, sei tutta un mistero.
Passami quella cartella lì sul comò.
La ragazza la prese e si sedette accanto a lei sulla sedia.
Ho lasciato la casa a te. Tutti i documenti sono qui.
Nonna, perché? Non sono nemmeno tua nipote vera.
Giulietta cara, tu sei la più cara che abbia! Basta che tu non mi lasci mai sola.
Ma cosa dici, nonna?! Non ho nessuno al mondo più importante di te.
Nella vita, non è il sangue a determinare chi ci è vicino, ma il cuore e la cura che ci doniamo lun laltro. E spesso chi sembra meno legato a noi, diventa la persona più preziosa.






