«Masha, resta a casa. Devo proprio portarti sempre dietro solo perché siamo sposati?» – borbottò Ale…

Marta, resta a casa. Dobbiamo proprio andare ovunque insieme solo perché siamo sposati? bofonchiò Alessandro mentre si ammirava allo specchio, aggiustandosi la camicia bianca. Ma Marta nemmeno lo sentiva: lei stava già pensando al viaggio verso la casa in campagna degli amici, organizzando tutto come una vera padrona di casa, solo che quel giorno, niente era come al solito.

Nellingresso, trovò Alessandro in piedi, serio e un po imbronciato, nella sua camicia di lino estiva. Lei si fermò di colpo, sorpresa.
Ale, ma perché tutto elegante? Non sognarti che io mi metta a lavare le macchie di sugo alla brace dalla camicia, avvisato! disse, scuotendo la testa sorridendo. Prendi quei sacchetti con il cibo che ho preparato. Io intanto mi cambio il vestito e siamo pronti.

Alessandro guardò perplesso i due grossi sacchi che Marta gli porgeva.
Che ci hai messo, qui dentro?
Ale, stiamo andando in campagna! E sai comè Lucilla, la mia amica: cucina proprio male. Ho pensato a tutto io! Patatine novelle, insalata, tortino salato Se a Carlo va, mangia la roba di sua moglie, ma tu non rischi la corsa al pronto soccorso. Abbi pazienza se te lo ricordo.

Alessandro si rabbuiò ancora di più.
Marta, senti oggi meglio se resti a casa. Prepara qualcosa di leggero, o vai a correre al parco: ti farebbe bene, con tutto il sedere che hai ormai da quando lavori a casa. Io vado da Carlo solo dieci minuti, torno subito.
Ma come, vai da solo? chiese lei, mentre lui faceva schioccare la lingua contro il palato in fastidio.
Non volevo dirtelo, ma sei sempre piena di lavoro e quasi non ci parliamo: Carlo e Lucilla si sono separati! Carlo cercava novità, adesso ha unaltra ragazza. Non volevo, ma lui mi ha pregato di aiutarlo con la grigliata: nessuno la fa bene come me

Con uno sguardo vanitoso, Alessandro allontanò le borse. Marta rimase scossa. Era in confidenza con Lucilla, ma da qualche tempo la sua testa era piena di altri pensieri, soprattutto dellappartamento in città dove viveva prima del matrimonio, ora affittato a coinquilini che avevano lasciato tutto in disordine ed erano spariti senza avvisare. Forse era il caso di venderlo
Tra lavoro, casa e problemi, le amiche erano un ricordo sfumato, non sentiva Lucilla da settimane, ma mai avrebbe immaginato che la famiglia perfetta dei loro amici potesse sgretolarsi così.

Che notizia sussurrò Marta. Ora ci sarà una velina di plastica che gestisce tutto mentre tu non vuoi portarmi per non far scena con la nuova?
Ma dai Marta, non è una velina! Una donna normale, come te. Dai, resta a casa, ti prego. Avrai tempo tu e Lucilla di fare pettegolezzi, le sorrise Alessandro.

Ma qualcosa spingeva Marta a insistere. Era curiosità o solidarietà femminile? No, doveva esserci anche altro Forse solo quella fame di vedere la nuova, ma alla fine costrinse Alessandro a portarla insieme a lui.

*****

Per metà viaggio, uscendo da Milano per raggiungere la villa nella brughiera pavese, Alessandro fu silenzioso, imprecando contro il traffico e gli automobilisti indecisi della domenica.
Marta nel frattempo messaggiava febbrilmente con il suo agente immobiliare:
Allora, risultati? Ce la fai senza di me? gettò lì Alessandro, osservando di sottecchi la conversazione.
Parli della casa? Macché. Alcuni vogliono subito un affitto dopo la caparra, altri vogliono tutto arredato come in TV Lo sai comè messa la cucina!
I soldi per rimetterla a posto non sono un problema, ribatté lui.
Vorrei andare al mare questanno. Ce la facciamo?
Mare? O lavori e sistemiamo la casa, o il mare. Scegli, Marta. E poi, dimentichi che io lavoro? Quale mare?
Marta raccontò dellofferta della vicina, che voleva piazzare la figlia e il genero in affitto. Alessandro quasi si strozzò dal fastidio:
A chi la dai, Marta? Tanto non ti pagano. Meglio sistemarla, venderla e poi i soldi li gestisco io. Dovevo occuparmene fin dallinizio! Tu sei troppo bonacciona, ti fai fregare alla prima offerta e la regali!
Nostra?
Sì, siamo famiglia, Marta, è tutto nostro.

Li aspettavano già in giardino. Carlo, felice e panciuto, saltellava tra il cancello e la rotonda come un dodicenne.
Oh, vecchi! Che tiro lungo avete fatto? rise accogliente.
Mentre gli uomini si scambiavano strette di mano, Marta scese e fece un giro con lo sguardo: quelluomo, nella sua t-shirt attillata che metteva in risalto la pancia, i jeans stretti a brandelli sulle ginocchia Con Lucilla non lavrebbe mai messo!

Marta, cosa fai lì impalata? Carlo la abbracciò con slancio, mentre lei salutava.

Qui, in macchina cè cibo per tutti, ho cucinato un sacco
Ma lascia stare tutto! La mia regina ci ha già ordinato tutto dal ristorante! disse indicandole lentrata della villa.

Le borse furono dimenticate lì, accanto al baule.

Nella veranda delle risate e delle cene destate, oggi laria era densa, quasi liquida di euforia assurda. La voce squillante di due donne si sentiva già dal vialetto: la nuova fiamma di Carlo, una bionda con capelli spettinati ad arte e labbra da bambola, e unamica quasi gemella, appena uscite dal bagno in piscina.
Marta fissò la scena come in un sogno allarrabbiata: Carlo davvero aveva sostituito Lucilla con una delle bimbe da aperitivo. Lei stessa, certo, non appariva come una modella, ma neanche una sciatta. Eppure…

Alessandro e Marta si sedettero in silenzio e Alessandro, facendosi bello, si mise a occuparsi di Angela e Daria, le nuove regine, senza uno sguardo per la moglie.
Sul tavolo, niente di più di due pizze e junk food sparso in piatti di plastica.
Chissà cosa avrebbe pensato Lucilla vedendo come la nuova tratta il suo Carlo! pensò Marta, ma tacque.

Dunque, vi presento: Marta, la moglie di Ale lavora da casa, è disoccupata, insomma rise Carlo, ferendo Marta. E loro: Angela, la mia passione! E la sua cara amica, Daria.
Alessandro non fu presentato alle donne. Un dettaglio che scavò più profondo di quanto lui stesso sapesse.

Angela è una cosmetologa disse tronfio Carlo.
Altro che commessa, come Lucilla! pensò Marta.
Sono estetista e make-up artist, disse Angela con tono esagerato. Se ti serve, posso farti uno sconto.

Marta si sentì fuori posto in mezzo a tuniche leggere e risate da piscina. Alessandro, nel frattempo, arrotolò le maniche e iniziò a cuocere spiedini con la sicurezza di un campione olimpico. Marta se ne stava seduta, muta.
Dai Marta, socializza! Daria è parrucchiera, magari taglia lei il ciuffo al tuo Ale invece della solita sciocca riga laterale che si fa fare gratis dalla vicina!
Amore, ma tu sei bello così! trillò Angela.
Intanto, le due nuove dive la invitarono in piscina, ma Marta rispose secca:
No, grazie. Carlo, sono venuta perché pensavo che ci fosse Lucilla. Se sapevo che ci avreste fatto trovare una discoteca da Balera non sarei mai venuta!

Marta, non dire così! Loro sono gentili, e tu invece quasi le insulti!
Gentili? Mi hanno appena detto tra le righe che ho bisogno di rifarmi la faccia, e la tua Daria cerca di portarsi via mio marito! Alessandro non pagherebbe neanche per tagliarsi le unghie, si fa fare tutto gratis dalla portinaia!

Saltò su e andò da Alessandro, che intanto sbavava dietro alle due sirenette che ballavano tra i gerani della villa.

Ale, portami a casa, ora!
Ma che ti prende?
Con Lucilla era ben diverso! Ora qui sembra la residenza di Barbie gonfiate!
Dai, tua moglie si è rotta portala via! gridò Carlo, trascinando le amiche verso la piscina.

Alessandro trascinò Marta in disparte, seria e offesa:
Ma ti sei impazzita a fare questa scenata? Sei sempre più selvatica Guarda che ti chiamo davvero un taxi, vai da tua mamma con quei figli che la stanno facendo impazzire!

Marta sobbalzò dal nervoso. Dalle piscine arrivavano le risate di Daria e Angela, che la scaldarono ulteriormente. Ecco, bastava: aveva capito perché il marito non voleva portarla lì. Subito prese il cellulare e chiamò la sua Lucilla, pronta a spalare chili di veleno sulla nuova.

Che cosa vuoi? ringhiò Lucilla al telefono.
Lucilla, sono Marta
Non chiamarmi! Io non voglio né te né tuo marito! Lui ha presentato a Carlo quella svampita bionda! Sono rimasta sola per colpa di Alessandro! Non farmi finta tonna!

Marta non sapeva niente, ma Lucilla raccontò tutto tra singhiozzi: Alessandro aveva portato unamica da Carlo e il resto era storia. Litigi e poi la rottura.

Quando Lucilla rimise giù, Marta sentì che anche la sua storia era a un punto morto.
*****

Con il taxi arrivò dalla mamma, a una frazione alla periferia di Milano. I figli erano dalla nonna, fuori a giocare nel cortile con la piccola tribù destate.
Zinaida, la madre, aprì di colpo:
Marta, ma come arrivi senza avvisare?
Casa mia è un casino, mamma. Sono stanca. Voglio solo riposare e stare con i bimbi.

E Alessandro? Lui lavora, ha gli orari fissi Tu sei più libera, ma siete una famiglia, che fai in ferie senza di lui?
Lui fa le sue ferie senza di me, e io me ne vado con i bambini. Basta aspettare!

Si sedettero a bere tè e Marta raccontò tutto della serata in villa.
Cerca novità! Gira coi manichini mentre noi restiamo chiusi a casa Basta, questa estate ce ne andiamo anche noi. I risparmi erano per la casa, cambiano i piani.
Zinaida, da buona madre, la supportò ma la pregò di non essere troppo dura, per i nipoti

I figli rientrarono col tramonto, contenti di vedere la madre.
Andiamo a casa, e da lì partiamo al mare da zia Elena. Ci sta aspettando da mesi! disse Marta stringendoli forte.

Un pensiero prese forma:
Forse anche io e Alessandro siamo arrivati al famigerato punto di crisi

Marta si rese conto che la routine aveva scavato fossati, e il marito ormai prendeva tutte le decisioni per la famiglia, ma sempre per primo, senza mai chiederle nulla.

Quel giorno, stanca di tutto, scrisse subito alla vicina che era pronta ad affittare l’appartamento. Il giorno dopo ricevette lanticipo. Una rivincita piccola, ma dolce.

*****

Dopo il barbecue funesto, Alessandro si rifugiò dalla madre a Rho, improvvisando scuse per limprovvisa fuga della moglie.
Eh, Marta ha rovinato tutto, gran serata gettata al vento! brontolava stirando, invano, la camicia macchiata di marinata.

Tre giorni dopo tornò a casa, la trovò vuota. Nessun rumore né profumo di cibo.
Telefonò disperato:
Marta, che succede?
Papà, qui non cè la mamma.
I-Io Dove siete? Siete dalla nonna?
No, siamo al mare, da zia Elena. E mamma è andata a farsi il bagno!
Ma quando tornate?
Non lo so, mamma è in ferie!

*****

La settimana sul mar Ligure volò. Tornarono a casa abbronzati e contenti. Alessandro, invece, attendeva in casa con muso lunghissimo: rabbia non solo per i soldi spesi senza consenso o la settimana ignorato, ma anche per l’inganno di Marta.
Nemmeno salutarlo: subito a svuotare le valigie. Lui la seguì in camera, serissimo:
Allora, non hai niente da dire?
Su cosa? rispose lei, con tono glaciale.

Anche Alessandro era sul filo:
Stavi risparmiando per la casa e invece hai speso tutto al mare.
Nella mia casa. Hai messo solo cinquemila euro, mia madre cinquantamila. Sai, così
Non osare voltarmi le spalle! Non sono un ragazzino da trattare così! Che fine ha fatto la casa?
Lho affittata, come ti avevo detto. La vicina ci ha sistemato figlia e genero.

Alessandro impallidì, ringhiando:
Ma la dovevi vendere! Io non ho detto niente quando sei scappata in vacanza senza di me, ma ora basta! Sono stufo di questa anarchia!
Senti, non posso portarti ovunque solo perché siamo sposati, vero? E non devo giustificare ogni respiro. Non mi dici niente della tua vita, ora faccio come voglio replicò Marta, lanciadogli in faccia il boomerang delle sue stesse parole.

Quellappartamento lo divideremo, per legge.
È mio di prima del matrimonio. Lo venderò dopo il divorzio, rispose lei, gelida.

Che divorzio? Io non sono daccordo! urlò, fuori di sé.
Ora i figli ti interessano? Tu hai altre priorità, come le collezioni di ragazze nuove. Dora in poi, cucinati la pastasciutta da solo. Anche io cerco novità, come Carlo, ribatté, e senza perdere tempo, avviò le pratiche di separazione.

*****

Come convivere ora, in quell’appartamento a due stanze, da separati in casa?

Marta mandò i figli da Zinaida, e smise di cucinare per tutti. Faceva il minimo, e per motivarsi pure la dieta che lui le aveva consigliato…
Alessandro si arrangiava con la mensa e i bar sotto lufficio, spendendo più di quanto volesse, e dopo aver dormito un paio di notti sul terrazzo tra il rumore dei tram e i temporali, tornò ancora dalla madre.

*****

Passate due settimane dalla notte bizzarra in campagna, Alessandro chiamò Daria, già lusingato allidea di poter essere libero; ma trovò solo porte chiuse.

Senti, Ale, ci siamo divertiti, una sera e stop. Non ti devo niente, gli disse con una risatina.
Lui si attaccò speranzoso, domandandosi ancora della promessa di un taglio di capelli gratis, ma lei, gelida:
Ho altri progetti. E in fondo, non ti vesti la vicina, Ale?

Daria non lo chiamò più, e Marta ne fu silenziosamente felice.
Fine.

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