Mio marito non sopportava essere sorpreso in situazioni buffe, perché bisogna mantenere quellaria da uomo duro. Quindi, con la discrezione di un agente segreto, mi sono affacciata silenziosa alla porta del bagno, mi sono goduta lo spettacolo e poi ho fatto un passo indietro, cercando di non ridere a crepapelle. Per poco non scoppio:
«Se sei un bravo micino di miao!
Se sei un super micino di miao!
Se sei il micino del mio cuore di miao!»
Mio marito, Lorenzo, sussurrava queste perle canore mentre insaponava il nostro gatto, Galileo. Di solito la belva si trasformava in una macchina da guerra: graffi, morsi, urla da far tremare i muri, ma oggi… o lo stava incantando, o Galileo era così sotto shock da non reagire.
«Ti laviamo la schiena dici miao…
Ti laviamo le zampette dici miao…
Ti laviamo la coda dici miao…»
«Miao», ha sussurrato sottovoce Galileo.
Dietro langolo sono praticamente morta dal ridere. Mi pento ancora oggi di non aver immortalato questo capolavoro, anche se dubito che sarei sopravvissuta con una prova del genere su Lorenzo.
«Che cè, non ti piace? Vuoi che ti canti qualcosa di diverso?»
«Miao», risponde Galileo con dignità offesa.
Lorenzo ci pensa un momento, poi, tutto concentrato a insaponare il micione, si mette a canticchiare, questa volta con vena drammatica:
«Di nuovo piove sulle finestre,
E tu, sagoma triste, sembri una Madonna…»
Mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi dal ridere.
Nello stesso momento mi è venuta una riflessione amara-dolce: a me, Lorenzo non ha mai cantato una sola nota. Non sarà proprio il principe dei romantici, ma ha le sue qualità. Al gatto, però, serena e serenate. Sarebbe anche motivo di gelosia, se non fosse così esilarante.
Intanto la nostra Madonna (cioè Galileo) strappa un altro miao sofferente e Lorenzo attacca con I due liocorni.
A quel punto ho capito che se restavo ancora un secondo, mi avrebbero scoperta. Era ora di battere in ritirata verso il divano, dato che le abluzioni feline volgevano al termine e il marito stava per prendere lasciugamano.
Stavo quasi per riprendermi quando…
«Bip-bip il televisore,
Bip-bip il televisore,
Bip-bip il televisore…»
E lì non sono più riuscita a trattenermi:
«E due Gattofix dentro!», ho cantato, rotolando via di corsa in soggiorno e sghignazzando così forte che pensavo di strozzarmi.
Non so cosaltro abbiano cantato dopo, io ridevo ormai senza freni e tra i singhiozzi.
Dopo qualche minuto sono apparsi due marmorei monumenti al maschilismo ferito: uno ancora con l’asciugamano e l’altro con la dignità a brandelli. Mi hanno fissata con sguardo offeso e sdegnato. Meglio affondare la faccia nel cuscino, per nascondere una crisi di risate che nemmeno Sanremo.
Il gatto e mio marito mi hanno concesso uno sguardo che trasudava superiorità, poi, con la massima compostezza, hanno sfilato verso la cucina in perfetto silenzio.






