La sorella di mio marito ha rubato il mio nuovo vestito senza chiedere il permesso e ho creato un gr…

La sorella del marito prese il mio nuovo vestito senza chiedere e io scatenai uno scandalo enorme

Martina, guarda come ti sta! Sembra una regina, non è vero? Quel colore onde del mare è perfetto per i tuoi occhi, e il tessuto è una poesia, scivola, danza! esclamò la commessa di una piccola boutique in via Montenapoleone, la sua voce tradiva un entusiasmo genuino, non una lusinga di cortesia.

Anna si voltò verso lo specchio, osservandosi da ogni angolazione. Il vestito era davvero un sogno: seta pura, taglio sofisticato che nascondeva i difetti e valorizzava i pregi, spacco lungo che aggiungeva un pizzico di pepe senza oltrepassare il limite della decenza. Da sei mesi ne sognava lacquisto, risparmiando una parte di ogni stipendio, rinunciando al caffè quotidiano sul tragitto per andare al lavoro. E tutto per il grande evento di Capodanno della sua azienda, dove era capo della contabilità. Questanno la società festeggiava il centesimo anniversario, con una cena di lusso, musica dal vivo e dress code “black tie”.

Lo prendo sussurrò Anna, sentendo il cuore battere per lemozione vale ogni centesimo.

Certo che lo prendi! confermò la commessa, togliendo dal gancio una scatola decorata. Non puoi lasciartelo scappare. Sergio, tuo marito, impazzirà quando lo vedrà!

Anna sorrise. Sergio, ovviamente, non era un esperto di moda; per lui camicie e abiti da sera erano la stessa cosa, limportante era che fossero puliti. Però lei desiderava sentirsi donna, non una bestia da soma che portava il mutuo e le bollette.

A casa Anna ripose la preziosa scatola in fondo allarmadio, lontano dalla polvere e dal pelo del gatto. Manca una settimana al party. Aveva già prenotato il parrucchiere, comprato tacchi a spillo nuovi e scelto gli orecchini. Tutto doveva essere perfetto.

La settimana volò tra i bilanci annuali. Anna tornava a casa tardi, sfinita, e lunico pensiero che le scaldava il cuore era il venerdì.

Giovedì sera, rientrata dal lavoro, trovò in casa degli ospiti. In cucina, comodamente seduta su una sedia, picchiettava con il piede: era Ginevra, la sorellina di Sergio. Di fronte a lei una tazza di tè mezzo vuota e una ciotola di biscotti che Anna aveva comprato per la colazione.

Oh, ecco la nostra Anna! la salutò Ginevra con voce alta, senza alzarsi. Stiamo qui a sgranocchiare dolcetti. Che ti prende? Ancora i conti da far quadrare?

Anna rispose con un sorriso trattenuto. Ginevra era una festa ambulante, ma sempre a spese altrui. A trentanni non aveva un vero lavoro, viveva con i genitori, cercava continuamente “luomo giusto” e si aspettava che il fratello maggiore, Sergio, le concedesse tutto. Lui la adulava, perdonandole ogni capriccio.

Ciao, Ginevra. Sono solo stanca, i bilanci disse Anna, posando la borsa sul tavolino. Sergio, cosa cè per cena?

Anna, sei un mito rise Ginevra. Il collega è già qui, e tu chiedi ancora. Io ho preparato i gnocchi, ma ho fame da lupi. Ah, e la salsiccia sta finendo, tienine conto.

Anna inspirò profondamente, contando fino a dieci. Non voleva litigare sul giorno della festa.

Vado a cambiarmi, poi troviamo una soluzione disse, dirigendosi verso la camera da letto.

Sergio la guardò con colpa, ma rimase in silenzio. Era sempre incastrato tra moglie e sorella, preferendo la tattica del gufo: nascondere la testa e sperare che il problema scomparisse da solo.

La cena fu una lunga chiacchierata di Ginevra. Raccontava del suo nuovo fidanzato, un tirchio, dei suoi stivali nuovi e insinuava a Sergio che sarebbe stato bello aiutare la povera sorellina. Anna masticava i gnocchi, desiderando solo una cosa: che Ginevra se ne andasse al più presto.

A proposito, Anna tirò fuori Ginevra, finendo la terza tazza di tè Sergio ha detto che domani andate al party al ristorante Il Imperiale. Si sente dire che è solo su invito, con la vera élite presente.

Sì, è lanniversario della società annuì Anna è un evento serio.

E cosa indossi? gli occhi di Ginevra scintillarono. Ancora quel solito vestito nero, quello che ti hanno regalato al matrimonio di Lena? Che noia!

No, non è così. Ho comprato un vestito nuovo rispose Anna.

Davvero? Ginevra balzò in piedi. Fammi vedere! Magari scegli qualcosa di… più rustico, così ti do un consiglio.

Anna non voleva fare la sfilata davanti a Ginevra, ma la sorella insistentemente lo chiese, e anche Sergio aggiunse: Mostraci, Anna, non essere timida.

Con il cuore a pezzi, Anna prese la scatola, aprì la cerniera. La seta blu si sfilò sotto la luce del lampadario, brillando come il mare profondo.

Gli occhi di Ginevra tradivano invidia e ammirazione.

Ma quanto costa? esclamò. Sarà forse la metà del tuo stipendio!

Ho risparmiato sei mesi per questo replicò Anna, rimettendo il vestito nella scatola. È il risultato dei miei bonus.

Va bene, va bene, non fare scenate sbuffò Ginevra. È carino, ma quel taglio è audace. Guarderò chi ti farà impazzire in quella cosa. Che taglia è? L? M? Sarà meglio su di me, sono bionda.

Ginevra, questo non è un vestito da provare la interruppe Anna. E non lo lascerò a te.

Ginevra fece un occhiolino. Che delicatezza! commentò, alzandosi. Sergio, mi dai un passaggio alla metro? È tardi, ho paura di andare sola.

Quando se ne andarono, Anna tirò un sospiro di sollievo, richiuse la scatola e tornò a dormire, immaginando il giorno dopo.

Venerdì iniziò frenetico. Riunione al mattino, parrucchiere a pranzo. Tornò a casa alle cinque per sistemarsi. Il taxi era prenotato per le sei e trenta. Sergio doveva arrivare poco dopo; non amava i ritardi e pensava di cambiarsi in cinque minuti.

Anna fece una doccia, si truccò. Si guardò allo specchio: una donna splendente, occhi che brillavano. Lultimo passo: il vestito.

Aprì larmadio. Stese la mano verso il posto dove era la scatola.

Il vuoto la colpì.

Anna rabbrividì. Forse aveva spostato qualcosa? Aprì le grucce di Sergio. Nulla. Controllò un altro scomparto. Nulla.

Il panico le salì alle vene. Setacciò capi, cappotti, vecchi vestiti Nessuna traccia del tessuto blu. Né della scatola.

Non può essere mormorò. Lho messa lì ieri.

Controllò la camera da letto, sotto il letto, anche il cesto della biancheria. Il vestito era sparito.

In quel momento la serratura girò. Era Sergio.

Sergio! Anna balzò fuori in una vestaglia, il volto sfigurato dalla paura. Dove è il mio vestito?

Sergio si guardò attorno, visibilmente confuso.

Quale vestito? Ciao, perché urli?

Il blu! Quello nuovo! Lo avevo messo nellarmadio! Non è più lì! Lhai preso? Dove lhai messo?

Sergio balbettò, cercando una scusa.

Ehm Ginevra è passata oggi.

Ginevra? gli si oscurarono gli occhi. Perché è entrata? Non ha le chiavi!

Ha chiamato, ha dimenticato i guanti ieri. Io ero a pranzo, ho aperto per lei.

E? Anna sentiva crescere una rabbia rovente.

Ha visto larmadio aperto, ha chiesto di provarlo per fantasia. Ha detto che era una ragazza che vuole unoccasione.

Sergio, dove è il vestito? sibilò Anna.

Ha chiesto di prenderlo per una serata. Ha un appuntamento importante con un uomo daffari. Ha pianto, ha detto che è la sua occasione. Ho pensato tu sei generosa, capisci. Hai così tanti vestiti, le ho dato il tuo.

Il mondo di Anna crollò. Guardava suo marito, quasi impazzito. Aveva dato il suo sogno alla sorella, senza chiedere.

Lo hai dato a lei? chiese, a malapena udibile. Ma io devo andare al party tra unora! Cosa indosso? Una vestaglia?

Non fare scenate, Anna sbuffò Sergio. Indossa quel nero, ti sta bene. Ginevra lo restituirà domani, lo laverà. Siamo una famiglia, dobbiamo essere comprensivi.

Non è un pezzo di stoffa! È la mia cosa, comprata con i miei soldi! Chiamala subito, falla tornare!

È già al club Fiamma. Non la disturberò, sarebbe imbarazzante. Ha detto che non ti offenderai.

Non mi offenderò? rise Anna, un riso crudele. Ti farò vedere cosa succede. Dove è? Quale club?

Credo sia Fiamma. Ma non pensi di andare? Non fare sciocchezze!

Anna si voltò, prese i jeans, il maglione, le chiavi dellauto.

E il party? balbettò Sergio, inseguito.

Al diavolo il party. Vado a riprendere il mio vestito rispose Anna, calmandosi.

Sergio cercò di fermarla: Non è necessario, non rovinerai nulla

Se non smetti, chiedo il divorzio disse, mentre si infilava le scarpe.

Scattò fuori, mise il motore a tutto gas. Il club Fiamma era a venti minuti. Pensava solo a riavere ciò che era suo. Non era più il vestito, ma il principio.

Allingresso la guardia la fermò: il dress code non era rispettato, ma Anna lo guardò con uno sguardo così deciso che la guardia si fece da parte.

Entrò nella zona VIP: Ginevra era seduta su un divano con alcuni ragazzi, un calice di vino rosso in mano, indossava il vestito blu. Il tessuto le cadeva addosso, troppo stretto: il busto si gonfiava, la gonna arricciava il pavimento.

Anna si avvicinò, il volume della musica martellava le orecchie.

Ginevra! urlò sopra il basso.

Ginevra si voltò, guardando la donna in jeans e piumino, e fece una smorfia.

Oh, Anna! Che ci fai qui? Vuoi vedere la mia festa? Sergio ti ha avvisata? Che sorpresa!

Togliti il vestito ordinò Anna.

I ragazzi intorno si zittirono, curiosi.

Cosa? sbuffò Ginevra. Stai impazzita? Vuoi che me lo tolga qui?

È la mia pecora. Lhai rubata. Hai tre minuti per cambiarlo, altrimenti chiamo la polizia. Ho il pagamento, cinquanta euro per la pulizia. È un reato, Ginevra.

Stai scherzando! gridò. Quale polizia? Siamo famiglia!

Anna mostrò il cellulare. Stava per comporre il 112. Ginevra, spaventata, rovesciò il bicchiere di vino. Il rosso macchiò il velo blu, lasciando una macchia scura.

Oh no! esclamò Ginevra, disperata. È colpa tua!

Anna guardò il danno, il suo fuoco si spense, sostituendosi a un gelido distacco.

Toglilo ora ripeté.

Ginevra, vedendo che la scena si faceva imbarazzante, corse verso il bagno, afferrò la borsa e si sfilò il vestito, lasciandolo quasi a terra.

Anna lo raccolse, lo strinse, sentendo il tessuto fradicio. Lo portò fuori, uscì dal club con il cuore greve.

Tornò a casa in unora. Sergio era seduto a tavola, con una bottiglia di vino aperta.

Anna, come è andata? chiese, alzando il bicchiere.

Anna posò il vestito sul tavolo, mostrando la macchia rossa e il punto cucito rotto.

Guarda, Sergio. Goditi il lavoro di tua sorella.

Sergio impallidì.

Cè la tintura?

È un tessuto di seta, vino rosso. Non si può pulire. È da buttare.

Posso comprarne uno nuovo! balbettò. Non era mia intenzione, non sapevo

Anna alzò la voce: Famiglia? La famiglia è rispetto, è chiedere il permesso, è non lasciar passare gli altri a rubare i tuoi sogni. Tu hai dato il mio vestito a Ginevra, come se fosse un fazzoletto. Ho lottato per sei mesi per averlo, e tu lhai trattato come se non valesse nulla.

Sergio si girò pallido, la voce tremante.

Non lo fare, Anna, per favore

Anna lo interruppe: Ti darò cinquanta euro ora, ma non è per il vestito. È per farti capire che le mie esigenze contano. Se non le rispetti, non cè più nulla.

Sergio afferrò il telefono; la madre di Anna chiamava, urlando che la moglie era una bestia, che Ginevra era stata umiliata. Anna rispose con freddezza, minacciando di denunciare la madre per incitamento alla violenza.

Il matrimonio si spogliò di parole; Sergio promise di pagare, ma il danno era già fatto. Anna non andò al party. Rimase a casa, con un calice di vino e una pizza ordinata. Era triste, ma il peso del silenzio era più leggero.

Il giorno dopo Ginevra mandò un messaggio: Sei una bestia, ti odio. Anna lo cancellò, bloccandola. Anche la suocera finì nella lista nera del telefono.

Sergio tornò a casa più cauto, lavando i piatti, aspirando, preparando anche la cena. Capì di aver esagerato. Anna lo parlò solo quando necessario, rispondendo a brevi richieste.

Un mese dopo Anna comprò un nuovo vestito. Non era così sontuoso come quello blu, ma era un verde smeraldo che la faceva risplendere. Lo indossò quando lei e Sergio andarono al teatro,Da quel giorno, Anna ha imparato che nessuno può indossare la tua dignità se non le concedi il permesso di farlo.

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