Non si era sbagliata
Giulia stava finendo di sistemare casa quando sentì il campanello. Si affrettò a lavarsi le mani e andò ad aprire. Sulla soglia trovò sua suocera, Teresa Moretti. Teresa le rivolse un sorriso che a Giulia sembrò ironico e si introdusse in casa senza dire una parola.
Ciao, che sorpresa! si riprese Giulia.
Sono solo passata a trovarti, rispose la donna senza nemmeno salutare.
Ma sono indaffarata! Perché non mi ha avvisato prima? Non si usa suonare allimprovviso così
Teresa alzò le spalle con aria di sufficienza:
Devo forse chiedere il permesso per entrare nel mio appartamento? Eh?
Giulia si fece rossa in volto: le era stato appena ricordato che viveva lì solo grazie alla generosità della suocera. Teresa aveva due appartamenti: in uno ci abitava lei, laltro lo affittava ma, visto che suo figlio Marco e Giulia erano alle prese con i debiti, li aveva fatti trasferire lì senza chiedere affitto, solo le spese condominiali da pagare.
Come va? chiese Teresa, già in cucina a prendersi una tazza dagli scaffali con aria da padrona di casa.
Tutto bene, rispose Giulia seccamente, finendo le sue faccende e raggiungendo la suocera in salotto.
Teresa la squadrò con sguardo scuro. Non le era mai piaciuta troppo la nuora, ma rispettava la scelta di Marco. Soprattutto, però, tra sé e sé la prendeva spesso in giro.
Sicura che vada tutto bene? Non mi piaci oggi, sei pallida!
Sto bene, davvero, ripeté Giulia.
E basta con questo “bene bene”! Lo sai dire solo quello? Non ci sono altre parole?
Giulia alzò le spalle. In realtà si sentiva uno straccio, ma confidarsi con la suocera di certo non era nei suoi piani.
Cosa fai oggi? insistette Teresa.
Ancora non so, magari faccio un salto al supermercato per prendere due cose, poi devo lavorare.
Teresa annuì: sapeva che Giulia faceva la commercialista da casa. Il silenzio discese. Teresa si annoiava.
Vengo anchio a fare la spesa? Tanto ho la macchina, ti porto io! Tanto non ho di meglio da fare.
A Giulia la proposta non andava a genio, ma pensò alle buste pesanti e alla strada di ritorno: alla fine annuì.
Va bene, mi farebbe comodo.
Perfetto! Allora preparati, piantala di stare lì impalata!
Giulia si vestì in fretta, ma Teresa non perse occasione per punzecchiarla:
Meno male che aspettando te sono riuscita pure a farmi un pisolino, quanto ci metti!
Giulia non replicò, sapeva che la suocera amava stuzzicarla. Da quella mattina aveva anche la nausea, bisticciare proprio non le andava.
Allora, dove dobbiamo andare?
Giulia elencò un paio di negozi e Teresa ingranò la marcia. In fondo, neanche a lei interessava così tanto fare la spesa; in realtà odiava tornare a casa da sola ormai. Il marito era morto da anni, e Marco con Giulia riuscivano senza saperlo a darle un po di compagnia. Teresa sapeva nascondere bene i suoi veri sentimenti.
Giulia, ma perché compri quelle schifezze? fece Teresa osservando le offerte nel carrello.
Perché per adesso i soldi sono pochi, rispose Giulia con fierezza. Pensavo lo sapesse, siamo con lacqua alla gola.
Teresa scrollò le spalle: in effetti se nera dimenticata, per lei quei problemi erano poco importanti.
Dai, andiamo a prenderci un caffè? Offro io.
Non fece nemmeno in tempo a voltarsi che Giulia quasi crollò per terra. Fortuna che erano già vicino alla macchina: Teresa la fece sedere subito.
Giulia, tutto bene? Ehi! Teresa la spruzzò con un po dacqua in faccia e la ragazza finalmente si riprese.
Tutto a posto, solo stanchezza. Un po di stress, forse.
Teresa la guardò pensierosa, intuendo qualcosa, ma per ora tenne per sé le sue idee.
Torniamo a casa, forza!
Devo ancora passare da un altro negozio, tentò Giulia, fiaccamente.
La donna non la ascoltò nemmeno. In pochi minuti erano già parcheggiate davanti al portone. Teresa si caricò le buste, senza lasciare che Giulia la aiutasse.
Lascia, fai piano e non impicciarmi, bofonchiò.
A casa, Giulia si sentì subito meglio. Prese a sistemare la spesa, finire di preparare il pranzo, poi doveva avviarsi a lavorare.
Giulia, succede spesso questa cosa?
Che cosa? Ah, il mancamento in negozio? Capita, ogni tanto, niente di grave.
Teresa fece una smorfia significativa e si sedette.
Mi capitava anche a me, quando aspettavo Marco. Nausea, svenimenti
No, ma cosa dice! Non sono incinta! Giulia arrossì furibonda. Adesso non possiamo permetterci un bambino. Dobbiamo lavorare, pagare i debiti. Un figlio porta solo altre spese.
Teresa, invece, si fece seria:
Un figlio non è solo spese, è un dono.
Meglio di no in questo momento, brontolò Giulia. Non è il momento.
Beh, se cè, ormai non si può far niente.
Giulia sbuffò, nervosetta:
Teresa, non sono incinta! Basta fantasticare!
Non mi urlare contro! Se hai paura fai un test, no? E non te la prendere con me.
Ma perché sei venuta oggi? Per darmi sui nervi?
Giulia, ti ho portata in giro, ti ho aiutata, quando sei stata male. Non mi rispondere così! Parla piuttosto con Marco di questa storia.
Devo solo continuare a lavorare, sbuffò la ragazza.
Teresa sospirò pesantemente. Non le piacevano quelle risposte. Capì che forse potevano essere gli ormoni, quindi ormai ne era convinta: Giulia era incinta. Ma invece di litigare, già fantasticava sui nipotini.
Perché sorridi così?
Come chiameresti un maschietto? E una femminuccia?
Giulia rimase di stucco, poi si stizzì:
Non aspetto nessun bambino! Non è il momento! Basta con queste domande. Se non ha niente da fare, torni pure a casa, per favore!
Sì sì, vado, rise Teresa. Ma ricordati, Giulia, che se servirà una mano coi nipoti, io ci sono.
Giulia non replicò, ma sbuffò e arricciò il naso.
Quando la suocera uscì, Giulia andò dritta in bagno. Non che desiderasse davvero quella gravidanza, però sapeva che la possibilità cera. Ed era troppo orgogliosa per ammettere che sua suocera potesse avere ragione. In realtà, aveva paura.
Giulia aveva paura di tutto: del parto, del dolore, della responsabilità. Non si vedeva madre, temeva di non farcela.
Dallarmadietto prese un test di gravidanza, uno che aveva comprato mesi prima e lasciato a lì, per ogni evenienza. E oggi, eccola lì ad usarlo.
Aspettò il tempo necessario con le mani tremanti, e vide subito comparire le due linee. Si dimenticò del lavoro, pensava solo a quello che stava crescendo dentro di lei.
La sera consegnò quasi sulla porta il piccolo test a Marco:
Cosè questo? chiese lui, perplesso.
Sono incinta, quasi bisbigliò Giulia.
Anche loro non erano pronti, ma Marco le sorrise incerto:
Davvero? Avremo un bambino?
Sì! annuì Giulia, emozionata. E adesso?
Marco pensò qualche istante, poi le pose una mano sulla pancia.
Adesso pensiamo a come chiamarlo!
E il lavoro? I debiti?
Ce la caveremo! Mia madre aiuterà, ama i bambini.
Realizzando la situazione, Marco la fece sedere vicino a sé. Giulia scoppiò quasi a piangere:
Marco, ho paura. Dicono che partorire fa malissimo! Come faccio a tenere un neonato? E se gli faccio del male?
Shhh Marco la strinse teneramente, Vedrai che ci riusciremo insieme.
Giulia finalmente si calmò tra le sue braccia, e più tardi chiamò Teresa per darle la bella notizia di persona. Sapeva che sua suocera ne sarebbe stata felice. E non si era sbagliataLa voce di Teresa, emozionata e tremante, attraversò il telefono:
Giulia vengo subito!
In venti minuti, la porta suonò di nuovo. Teresa, capelli spettinati e occhi lucidi, quasi investì Giulia di un abbraccio che sembrava aspettare da una vita. Per la prima volta da quando si erano conosciute, si sentivano vicine davvero, complici di un segreto condiviso.
Non si era sbagliata, mormorò Teresa con un sorriso dolce, lo senti anche tu, vero? La paura è solo l’inizio. Poi arriva tutto il resto: la forza, la gioia, perfino la speranza.
Giulia annuì, lasciando che finalmente la paura scivolasse via tra le braccia della suocera. Quella sera, a cena, risero tutti insieme come non succedeva da tempo, davanti a una tavola semplice, dove il futuro faceva meno paura.
E lì, tra una carezza e una battuta, Giulia capì che, pur non essendo pronta, non sarebbe mai stata sola. Dentro di sé, una nuova certezza si faceva spazio, tenera e testarda come la vita che cresceva piano. Forse, pensò sorridendo tra le lacrime, aveva sempre saputo che, quando sarebbe arrivato quel momento, avrebbe trovato il coraggio di accoglierlo.
Non si era sbagliata.





