Per favore, non portare mamma da noi,” chiese la moglie.

Non portare tua madre a casa, ti prego disse Antonella, seccandosi un po’.

E se iniziò Paolo, incerto. Se la portassimo qui?

Dove, Paolo? girò la mano intorno al loro monolocale di sessanta metri quadri. Nella cameretta dei bambini? Accanto ad Arturo e alla Ginevra? Una malata allettata, con le piaghe da decubito e gli acari? Sei pronto a farla vedere ai piccoli? A farli respirare quellodore?

La famiglia di quattro persone era pronta per andare a letto.

Antonella stava pulendo il tavolo da una macchia di succo, spostando con un piede unauto giocattolo che Arturo aveva lasciato sulla soglia. Nella stanza da bagno lacqua schizzava mentre Paolo faceva il bagno a Ginevra, due anni. Il suo riso, profondo e quasi minaccioso, si mescolava al pianto della bambina. Antonella sorrise, sentendo la tensione sciogliersi. Una serata tranquilla, proprio come piaceva a lei: il mutuo pagato in tempo, qualche risparmio sul conto vacanze, il frigo pieno, marito e figli in salute.

Il cellulare sul davanzale vibra, scivola un paio di centimetri sul piano e chiama un numero sconosciuto. Antonella aggrotta il sopracciglio.

Unaltra pubblicità di mutui o la solita sicurezza della banca a questora?

Voleva rifiutare, ma il dito scivola su quel pulsante verde.

Pronto?

Antonella? la voce al telefono è tremante. Sono Zina, la zia di Larisa da Borgo San Martino.

Dentro Antonella si stringe. Borgo San Martino è il villaggio della suocera, il posto che lei e Paolo avevano cancellato dalla loro vita due anni fa.

Buongiorno, zia Zina rispose Antonella con tono secco, abbassando la voce per non farsi sentire da Paolo. Come ha il mio numero?

Lho trovato sul quaderno di Larisa lei stessa oh cielo la donna singhiozza. Antonella, è un disastro Larisa è caduta.

Antonella resta immobile con il panno in mano.

Che cosa intende per caduta?

Sulla autostrada. È andata in città, non lo so, di notte è finita in controcorrente e il paraurti la macchina è andata a fuoco, i documenti tutto. Lhanno estratta, ma è grave, è in rianimazione.

Lacqua del bagno smette di scorrere. La porta si spalanca e Paolo entra con Ginevra avvolta in un asciugamano, sorridente, raccontando qualcosa alla piccola, ma si blocca vedendo il volto di Antonella.

Antonella? Che succede?

Lei stringe il telefono al petto, inspira.

Zina, ho capito. Decideremo qualcosa. Grazie per aver chiamato.

Mette fine alla chiamata e guarda Paolo.

Paolo, metti Arturo a letto. Dobbiamo parlare.

***

Seduti alla cucina, i bambini, con una rapidità insolita, si sono addormentati: Arturo e Ginevra, guardandoli negli occhi, capirono subito che cera qualcosa che non andava. Paolo, le mani intrecciate, guarda fuori dalla finestra buia.

È viva, allora mormorò, guardando il buio.

Il dottore ha detto che la sua condizione è grave ma stabile Antonella girava il telefono tra le dita. Frattura al femore, ossa a pezzi, costole, collo. Gli interventi sono previsti, ma

Ma cosa?

Il medico è stato chiaro: è allettata. Almeno sei mesi, se tutto guarisce bene. Con la sua età e le condizioni forse più.

Paolo sbuffa.

La macchina è andata a fuoco?

Dal fondo. Anche i documenti. Zina non capisce come Larisa sia finita in controcorrente. Forse è stato un malore, forse una distrazione.

Paolo si alza di colpo, cammina avanti e indietro nella piccola cucina.

Due anni dice, senza rivolgersi a nessuno. Due anni siamo vissuti tranquilli, appena cominciati a respirare senza questi telefonini, senza lamentele, senza spazzatura

Come ti ha sfrattata? Come ti ha voluto il nostro appartamento, proibendoci di farci intestare il contratto

Hai insultato Arturo, dicendo che lhai persino sciolta.

Antonella si avvicina a lui, sorridendo tristemente.

Paolo, chi ricorda il passato dobbiamo decidere. Il dottore aspetta una risposta.

Domani la trasferiranno dallunità di terapia intensiva al reparto di traumatologia. Serve assistenza. Le infermiere, sai, vengono una volta al giorno gratuitamente.

Paolo alza lo sguardo.

Che assistenza, Antonella? Mi chiedi di lasciare il lavoro e fare la guardia? Di licenziarmi?

Siamo appena rialzati. Abbiamo progetti, volevamo cambiare macchina, pagare i corsi ai bambini.

Cè lopzione dellassistente personale comincia cauta Antonella.

Hai visto i prezzi? la interrompe lui. Unassistente 24 ore costa almeno mille e seicento euro al mese, più medicine, pannolini, cibo. È quasi tutto il mio stipendio, Antonella. O il tuo.

Lo so.

E come vivremo? A farci la solita minestra di ceci? Perché? Per chi? Per chi ci ha gettato in una povertà di vecchiaia mentre si divertiva con la sua vita?

Nellultima frase di Paolo sente quellantica rabbia da bambino, quella che aveva seppellito per anni. Lodio verso chi, crescendo, ha cercato di trovare se stesso cambiando uomini come i guanti.

Paolo, è in ospedale. Non può nemmeno girarsi da sola.

E allora?! alza la voce. È il suo destino, Antonella! Perché dovremmo noi pagare, noi e i nostri figli?

Perché se non lo facciamo, ti rovinerai da solo.

Paolo tace.

Non la amo, Antonella dice a bassa voce. È strano dirlo, ma non provo nulla se non… odio.

Lo so. Anchio non la sopporto, dopo tutto quello che ha detto sui miei genitori, su di noi Non cè spazio per lamore.

Allora perché?

Perché siamo umani, Paolo, non bestie. Per giustizia dobbiamo prenderci cura di lei

Sghignazza amaramente.

Giustizia? Dove cera giustizia quando, a scuola, ero il bullo e lei veniva una volta al mese con una borsa di dolci e faceva la brava mamma davanti ai vicini? Quando chiedeva i soldi che avevamo messo da parte per il parto?

Non cè stata giustizia risponde Antonella con decisione. E non ce ne sarà. Non parliamo di lei, ma di noi, di quello con cui dovremo convivere.

Paolo stringe il naso.

Va bene, facciamo i conti. Cosa abbiamo risparmiato?

Per la macchina, trecentomila euro. Per le vacanze, duecentomila.

Mezzo milione scuote la testa Paolo. Lintervento è gratuito con il SSN, ok, ma le placche, le viti, potrebbero richiedere prodotti importati costosi. I farmaci lassistente

Apre la calcolatrice sul cellulare.

Unassistente in ospedale costa duetre mila euro al giorno. Un centinaio al mese, seicentomila in sei mesi.

Guarda Antonella con gli occhi spalancati.

Antonella, è tutto quello che abbiamo. Se lo spendiamo, finiamo al verde.

Antonella resta in silenzio. I numeri spaventano, sono i loro soldi, sudati col lavoro.

E se riprende Paolo, incerto. Se la portassimo qui?

Dove, Paolo? indica il monolocale. Nella cameretta? Con Arturo e Ginevra? Una malata allettata, con le piaghe e le pulci notturne? Sei pronto a farla vedere ai bambini? A farli respirare quellodore?

No, risponde subito. No, certo che no.

Nella nostra camera? E noi sul divano della cucina? Quando lavorerai? Chiederà attenzioni ogni minuto. La conosci, ti distruggerà. Manipolerà, farà scenate, ci farà divorziare in un mese. Non ce la faccio!

Paolo abbassa lo sguardo, sapendo che Antonella ha ragione. Sua madre sapeva trasformare linferno in casa sua, anche quando era solo una vittima impotente.

Quindi non ci sono alternative dice. O perdiamo i risparmi, o la lasciamo dove sta?

Lassistenza sociale, suggerisce Antonella. Possiamo provare a farla entrare in una struttura statale per ospiti permanenti.

Hai già provato? grimassa Paolo. È un hospice, un biglietto di sola andata. In duetre mesi sarà lì.

Almeno è quasi gratis, e la pensione coprirà le cure.

Paolo riconta la stanza con i piedi.

Non posso dice, quasi a sé stesso. Odio lei, ma non posso mandarla nello schifo. Sennò perderò anche il rispetto per me stesso.

Antonella espira.

Allora il piano è questo.

Prende il taccuino sul frigo.

Non spenderemo tutti i soldi. Assumeremo una badante, ma non tramite agenzia, una persona privata: trentaquarantamila euro al mese.

È tanto, però…

È tanto, ma lo possiamo gestire tagliando le spese. Niente ristoranti, cinema, vestiti nuovi per sei mesi.

La macchina si interrompe. Non la compreremo adesso.

Il risparmio di cuscino andrà a farmaci e spese impreviste.

Paolo osserva Antonella scrivere, ammirandola per la sua determinazione.

Quando la dimetteranno? chiede. Tra un mese o due? Dove la portiamo? In campagna?

Il paese è senza comfort. Dovremo affittare un monolocale economico, con i servizi, e portare la badante lì.

È ancora un extra di quindiciventi mila euro.

Sì.

Lavoreremo per lei almeno un anno, forse due, finché non camminerà di nuovo. O forse non lo farà.

Paolo posa la penna. Non la porteremo a casa. È la condizione principale, il mio limite. Voglio salvare la nostra famiglia, la nostra sanità mentale, linfanzia dei nostri figli. Pagheremo quel prezzo.

Paolo resta in silenzio per un attimo.

Pagare, suona cinico dice.

È onesto. Diamo la migliore assistenza possibile, paghiamo i medici, il cibo, ligiene. Andremo a trovarla ogni due settimane, porteremo provviste.

Paolo la abbraccia. Senza di lei, non saprebbe più cosa fare.

***

Così hanno fatto. Il primo incontro è stato teso: la suocera ha accusato il figlio di averla lasciata invalida. Anche Antonella ha sentito le accuse: È per colpa tua se Paolo ha rinunciato alla madre. Hanno trovato una badante, comprato tutto quello che i medici hanno chiesto. Stanno cercando una piccola casa per la suocera e per la suocera, e ogni giorno ascoltano le lamentele al telefono. Sopportano, perché non hanno altra scelta. Non siamo bestie.

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