Ho 55 anni e due mesi fa mia moglie mi ha chiesto il divorzio. Secondo lei, il motivo era che “aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva”. Me l’ha detto in un tranquillo pomeriggio, seduti al tavolo della cucina mentre il caffè si raffreddava e il gallo cantava fuori, come ogni giorno.

Ho cinquantacinque anni e due mesi fa mia moglie mi ha chiesto il divorzio. Secondo lei, il motivo era che aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva. Me lo disse un pomeriggio qualsiasi, seduti al tavolo della cucina, con il caffè che ormai si era fatto freddo e il gallo che cantava fuori, come tutti i santi giorni.

Era la mia seconda moglie. Sposati da quindici anni. Non ho mai potuto avere figli miei questione medica e lei è arrivata nella mia vita con i figli del suo primo matrimonio. Li ho cresciuti come fossero miei, nessuna distinzione. Gli ho dato una casa, unistruzione, consigli, pasta e affetto. Ora sono adulti e vivono a Milano, chissà se si ricordano ancora che qualche volta bisogna chiamare anche il patrigno. Noi siamo rimasti in campagna una casetta dignitosa, con lorto, le galline, due cani e la solita pace. Ho sempre pensato che questa pace fosse già un buon pezzo di felicità.

La nostra vita era semplice come una margherita: colazione insieme, lavoro, cenetta davanti alla tv, a letto presto (mica come i giovani!). Nei fine settimana prendevamo la Panda, sfidavamo il traffico per andare in paese a fare la spesa o magari una visita ai parenti. Mai una scappatella da parte mia. Mai una parola fuori posto. Ero uno di quegli uomini casalinghi sveglia prima delle sei, lavoro, dovere prima di tutto. Pensavo che questo fosse lamore, insomma.

Poi, qualche mese fa, lei ha cominciato a cambiare. Diceva che si sentiva soffocare, che la campagna era troppo silenziosa, che voleva trasferirsi in città voleva movimento, gente, rumore, unaltra musica. Io rispondevo sempre che qui avevamo tutto: la casa è di proprietà, niente mutuo, aria pulita, una vita composta. Le discussioni non mancavano, anche se la domenica si finiva sempre con la pasta al forno. Lei voleva cambiare. Io restare. Lei insisteva. Io mi chiudevo.

E poi un giorno le discussioni finirono. Mi guardò fisso e mi disse:
Non voglio più litigare. Voglio andare via. Devo vivere qualcosa di diverso, prima di diventare vecchia davvero.

Le chiesi se avesse un altro uomo. Giurò di no. Disse che non andava da qualcuno, ma da se stessa che aveva bisogno di riscoprire la vita, di ricominciare tutto da capo in città.

Quella notte abbiamo dormito nello stesso letto, ma era come se fossimo a chilometri di distanza. Il mattino dopo, ha raccolto i suoi vestiti, qualche ricordo e se ne è andata. Nessun urlo. Nessuna scena madre da fiction. Son rimasto nella nebbia col fazzoletto in mano, a guardare il pullman arancione allontanarsi nella strada stretta, con il nodo in gola e le mani che tremavano.

Ora questa casa mi sembra gigantesca. Vivo ancora in campagna, come avevo sempre sognato ma senza di lei. Mi sveglio presto, preparo il caffè solo per me, parlo con i cani Berlio e Tosca. Ogni tanto mi domando se ho sbagliato. Forse non lho ascoltata abbastanza, forse non ho ceduto abbastanza, forse per me amare era solo restare, fare il mio

Perché mi è successo tutto questo? Forse perché ho cercato di essere un bravo uomo. Diplomato in routine e con il cuore in saldo. Ma, a quanto pare, anche i bravi uomini possono rimanere da soli, circondati da galline e nostalgia, con la moka sul fuoco e una casa silenziosa che sembra non finire mai.

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Ho 55 anni e due mesi fa mia moglie mi ha chiesto il divorzio. Secondo lei, il motivo era che “aveva bisogno di sentirsi di nuovo viva”. Me l’ha detto in un tranquillo pomeriggio, seduti al tavolo della cucina mentre il caffè si raffreddava e il gallo cantava fuori, come ogni giorno.