Abbiamo passato insieme trentanni. So come respira nel sonno, so cosa ama mangiare a colazione. E lui ha scambiato tutto questo con le sensazioni universitarie e se nè andato con una donna perfetta grazie a Photoshop. Quella notte non ho pianto ho riempito il freezer di ghiaccio e scritto una lista. Una lista su come riaverlo indietro, su come farlo supplicare di restare. Il primo punto era: incontrare la sua nuova fiamma.
Si dice che il primo amore sia come la varicella: se la prendi da giovane, i segni rimangono per tutta la vita ma la malattia non torna più. Hanno mentito, evidentemente. O forse era un altro tipo dinfezione.
La mia storia è iniziata dal momento in cui il mio mondo, costruito in trentanni come una solida casa in pietra nelle colline della Toscana, ha cominciato a incrinarsi. E la crepa non veniva dalle fondamenta; partiva proprio dal tetto, da quella maledetta antenna che captava segnali estranei.
Io e mia sorella siamo cresciute sotto il mantra di nostra madre: La cosa più preziosa che avete non è la casa e nemmeno la macchina, ma la reputazione. In secondo luogo, la dignità. Mamma era una donna daltri tempi, con principi dacciaio. Forse è per questo che ho sposato Marco senza aver mai avuto nemmeno un fidanzatino. Lui è stato il mio primo uomo. Il mio unico. Io, invece, non sono stata la sua prima. Ma non me ne sono mai preoccupata davvero. Fino ad ora.
Quella domenica mattina era languida e lenta. Dal balcone del nostro appartamento nel cuore di Lucca vedevo i ciliegi che iniziavano ad aprire i boccioli. Marco sorseggiava tè alla menta, fissando il vuoto. Poi ha posato la tazza, si è schioccato le dita e ha pronunciato la frase che ha squarciato il silenzio come una scure rompe la legna:
Giulia… credo che me ne andrò.
Io ho continuato automaticamente a spalmare il burro sul pane. Il burro si sbriciolava, freddo.
Per lavoro? ho chiesto, anche se dalla sua espressione capivo benissimo che non era per lavoro.
Ho incontrato Laura. Te la ricordi? Te ne avevo parlato, abbiamo studiato insieme alluniversità. Il primo amore. E… quello che provavo non è mai davvero passato, Giulia. Era solo in attesa. Non voglio mentirti. Sarebbe troppo meschino.
Lui parlava, e io guardavo fuori, un ragazzino giocava a pallone nel cortile: bum-bum-bum contro il muro del garage, seguiva il ritmo delle sue parole. I figli sono cresciuti, la casa ormai è grande, presto arriveranno i nipoti… Parlava ancora di onestà e di quanto i sentimenti non si scelgano. Ma in gola sentivo la sabbia: come se avessi mandato giù il deserto. Ho indicato il bicchiere di vetro.
Ti senti male? è scattato subito, riempiendolo dacqua. Giulia! Non farmi spaventare.
Io? la voce era roca, come una cornacchia. Io sto benissimo. La felicità va e viene, ma il pesce va sempre pulito da fresco.
Ho bevuto lacqua, sentendo il gelo scivolare nello stomaco vuoto. Poi sono andata in bagno. Lo scatto della serratura mi ha isolato da lui, dalle sue parole, dal mondo. Ho aperto il rubinetto al massimo per coprire il mio respiro. Ma lui sente sempre tutto, lui.
Giulia! Apri! batteva sulla porta. Giuro che la sfondo!
Marco, lasciami in pace! Devo solo lavarmi la faccia!
Stavo scherzando! Esci! urlava con la voce di chi spera davvero che tutto possa sembrare una battuta.
Mi sono guardata allo specchio. Riflessa una donna che pareva una bambola vecchia caduta nel fango. Capelli spenti, occhiaie, naso gonfio. Una bellezza. Ho inclinato la testa da un lato e dallaltro. Ma come ha potuto vivere con me così tanto tempo? Ora si è acceso damore, pensa. Trovato il risparmio delle emozioni.
Mi sono sciacquata con lacqua gelida, pettinata, ho stretto le labbra e sono uscita con la dignità di una regina deposta che finge di andare a passeggio.
Lui era in corridoio, pallido, le mani tremanti. Pietoso. E questa sua miseria non mi ha consolata, anzi. Mi sono sentita soffocare. Dovevo uscire, scappare da quellappartamento che ancora odorava del suo dopobarba.
Marco, vado a prendere un po daria al parco. Non seguirmi.
Giulia, e il cuore? Se ti viene la pressione?
Il cuore? ho sorriso amaro. Ora il mio cuore, pare, è in stand-by fino alla fine dei miei giorni. Lasciami andare.
Voleva ribattere, ma io ho preso la giacca e via.
Il Parco del Giardino Botanico era inondata di sole. Le giovani mamme passeggiavano con le carrozzine, su una panchina un anziano leggeva il giornale, una signora col bassotto litigava col guinzaglio. La vita andava avanti. Mi sono seduta sulla panchina e ho scrutato i volti delle donne. Quale di loro era Laura? Quella col cappello di feltro? O quella coi riccioli argentei? Dove lha ripescata? Su Facebook? O forse si sono incontrati per caso in pasticceria? Il pensiero che lui lavesse cercata, scritto, fissato un incontro, bruciava. Dovevo saperlo assolutamente. Vederla. Capire che cosa aveva più di me.
Dopo quaranta minuti sono tornata a casa. Marco era ancora lì, seduto in cucina davanti al tè ormai freddo.
Sei ancora qui? ho chiesto fredda.
Dove dovrei essere? mi guarda. Giulia, per favore, parliamo?
Abbiamo già parlato, ho appeso la giacca. Tu mi hai detto i tuoi programmi, io ho ascoltato. Nessuna domanda.
Giulia, basta.
Che cè? mi siedo di fronte. Voglio solo capire la dinamica dei fatti. Sei stato tu a trovare lei o lei te?
Sospira, rassegnato.
È stata lei a scrivermi in chat. Qualche mese fa. Dice che per caso ha trovato la mia pagina.
Sì, per caso. Tutto casuale su internet, soprattutto quando si cercano i vecchi amori. Poi? Avete preso un caffè?
Ci siamo visti un paio di volte. Abbiamo parlato.
Del primo amore, certo. Dei sogni infranti. Marco, sei un ragazzino, davvero. Incrocio le braccia. Come si chiama almeno? Non farmi aspettare.
Ci pensa un attimo.
Laura, sospira. Laura Bianchi.
Laura. Sorrido a denti stretti, ma dentro ribolle. Bel nome, classico. Non come Giulia: noioso, vecchio, troppo affidabile.
Giulia
Basta. Mi alzo. Felice per te, davvero. Cerca la tua felicità. E magari la troverò pure io. Con qualcuno più focoso. Tipo Alessio della palestra. O magari riguardo Matteo, il mio ex compagno di liceo. Pare sia divorziato.
Giulia, dai
Ecco, che tipo sono? sto già attraversando la stanza Non voglio caffè. Ho mal di testa. Sto distesa.
Mi sono sdraiata, fissando il soffitto. Ho mentito. Non mi doleva la testa, mi faceva male lanima. Un dolore acuto, come se qualcuno vi avesse infilato uno spillo rovente. Mi sono rilassata pochi minuti, ascoltando i passi di Marco, poi ho preso il portatile di nascosto. I segreti ora stanno tutti sui social.
Apro la pagina di Marco. Tanti amici, nessuna Laura Bianchi. Furbo! Rimossa? O non lha mai aggiunta? Ho cominciato a scorrere nomi, like, commenti. Niente.
Poi tra i suoi amici spunta una donna con una foto al mare: sabbia dorata, acqua verde, cappello di paglia e un bicchiere in mano. Nome Angela. Vive a Nizza. Sposata con uno straniero. Amica di mio marito. Guardo le sue foto, e in una vecchia, durante una gita universitaria, qualcuno ha cerchiato una ragazza con la treccia. Sotto, la scritta: Laurina Bianchi, la nostra stella!
Eccola! Seguo il tag ma la pagina è protetta. Cerco altrove e trovo finalmente Laura Bianchi su Instagram. Profilo aperto.
Fisso lo schermo. Sullavatar una mora mozzafiato, trucco perfetto, sguardo magnetico, pelliccia sulle spalle. Status: Vivo qui e adesso. Segue pagine su relazioni, astrologia e cucina. Ricette damore. Ultimo post: Il destino fa incontrare le persone per regalar loro una seconda occasione. E cuoricini.
Mi travolge la rabbia, vorrei scaraventare il notebook contro il muro. Eccola, la cacciatrice. Ha gettato la rete, lingenuo Marco ci è cascato. Primo amore, sentimenti riaccesi. Solo una donna matura, abile coi filtri, a caccia di avventure.
Stavo per chiudere la pagina quando tra gli amici di Laura vedo un volto familiare. Un uomo con le tempie brizzolate, in un cappotto elegante, davanti a una jeep nuova. Guardo meglio. Matteo! Matteo Ferrara! Compagno di banco del liceo, quello che in terza portava lo zaino per me e mi regalava cioccolatini in biblioteca. Non ci vediamo da ventanni. So che si è trasferito a Firenze, lavora nelledilizia, fa soldi, divorziato.
Mi batte il cuore. Ecco la chiave! Se qualcuno conosce i segreti di Laura Bianchi, è proprio Matteo. Loro erano nella stessa classe.
Cerco Matteo su Facebook. Gli scrivo in privato: Ciao Matteo! Ti ricordi della Giuly la Spagnola? Sorpresa? Ho bisogno di parlarti, mi concedi mezzora?
Risponde dopo unora. Accetta di incontrarmi allAntico Caffè Centrale, vicino piazza Napoleone.
Chiedo un permesso (bugia: dentista). Casa in subbuglio, maratona di bellezza. Trovo in fondo allarmadio un vestito blu scuro, mai indossato, comprato per lanniversario dei suoceri. Capelli arricciati, trucco da sera (di giorno!), profumo, tacchi. Allo specchio sono unaltra donna. Pronta alla battaglia.
Arrivo al ristorante venti minuti prima. Scelgo il tavolo vicino alla vetrata, vedo chi entra, ordino un bicchiere di vino. Mi tremano le mani.
Matteo arriva puntuale. Sicuro, sorriso aperto, cappotto di qualità, i capelli tagliati perfetti. Guarda la sala, mi vede e resta sorpreso. Si avvicina, mi bacia la mano come nei vecchi film.
Giulia? Non ci credo! Pensavo di trovare una ragazzina col grembiule e invece trovo una donna da togliere il fiato. Sei splendida.
Matteo, dai arrossisco, ma dentro mi sento al sicuro. Grazie per essere venuto. So che sei sempre impegnato.
Per te il tempo cè sempre. Si siede di fronte, chiama il cameriere. Vino? Perfetto. Portate una bottiglia di Chianti e Giulia, hai fame?
Non lo so, ho un groppo in gola.
Portano il vino. Brindiamo, bevo un sorso. Il tepore mi avvolge lo stomaco.
Matteo poso il bicchiere. Preferisco andare subito al punto. Altrimenti non ce la faccio. Sono in un guaio.
Mi ascolta, diventa serio.
Marco mi lascia, per il primo amore. Deglutisco. Laura Bianchi. Lhai tra i tuoi amici.
Matteo aggrotta la fronte.
Bianchi? La Laurina?
Da te è salvata come Laurina spiego. Ma lui la chiama Laura. Forse ha nomi diversi per ogni pubblico.
Lui ride amaro, tira fuori le sigarette, ma ricorda che dentro non si fuma.
Giulia, vuoi la verità? Tuo marito è un latin lover, ma quella situazione non la reggerà. Si avvicina al tavolo. La Laurina la conosco appena. Labbiamo vista a due aperitivi. Fa bella figura quando non apre bocca. Ma appena la conosci
Cosa?
È una disordinata incredibile. Non sa cucinare: solo piatti pronti. Ha due figli da diversi ex, nessuno vive con lei perché li stressa. E russa, Giulia. Una volta in vacanza prendevo la stanza a fianco e credevo crollassero i muri dal rumore. Il tuo Marco sè mai abituato al silenzio e al minestrone?
Mi sale dentro una strana gioia, quasi speranza.
Matteo sussurro mi hai dato una svolta. Ma mi serve ancora
Non finisco. Una voce, dietro di me, mi ghiaccia il sangue.
Ah, ecco dove sei! Ti sto chiamando da ore!
Mi giro. Dietro al tavolo cè Marco, pallidissimo, con lo sguardo in fiamme. Accanto a sè, una donna che riconosco subito dalla foto. Laura Bianchi. Dal vivo molto meno attraente: mascella pesante, rossetto troppo acceso, occhi sospettosi.
Ma guarda chi cè! cinguetta lei gettandosi su Matteo. Ma da quanto non ci vediamo?
Laurina, ciao, Matteo si alza, mostrando falso entusiasmo.
Marco invece mi strattona fuori dal tavolo.
Ma che ci fai qui? sussurra a denti stretti. Da quanto va avanti con lui?
Marco, staccami la mano, dico calma. Tu mi hai lasciato questa mattina. Ora sono libera. Ho diritto a uscire.
Libera? si volta a fissare Matteo. Quindi lui è il tuo nuovo consolatore? Sei stata veloce!
Non è affar tuo.
Laura allora inizia a fare la civetta con Matteo:
Dai Marco, non sangue caldo. Matteo è un vecchio amico. Mi dai il tuo numero? Così ci vediamo per un caffè.
Matteo mi guarda e mi fa capire con lo sguardo: Te lavevo detto.
Laura, sto lavorando, taglia corto lui. Sto parlando con Giulia, vecchia amica.
Che affari avete voi? sbotta Marco. Domestica comè, che affari vuoi che abbia?
Provo rabbia. Matteo allora fa la sua mossa e mi abbraccia, dice forte:
Marco, basta offendere. Giulia è una splendida donna. Se sei così scemo da lasciarla per lancia una crisi di sguardi a Laura questa qua, peggio per te. Magari io e Giulia riprendiamo da dove avevamo lasciato. Ti va, Giulia?
Resto un attimo basita, poi entro nel gioco. Sorrido, gli appoggio la testa sulla spalla.
Va benissimo, Matteo.
Per Marco è un colpo basso. Impallidisce.
Tu voi
Andiamo, Marco, Laura lo tira via. Non rovinare tutto.
Già. Andate. conclude Matteo, Non creare scenate. Desideravi la libertà, trovata.
Marco ci fissa, poi Laura, poi ancora me. Negli occhi, spaesamento. Solo ora, mi sa, ha capito che volendo libertà per sé, lha data pure a me.
Ci sentiamo, farfuglia, e se ne va senza guardare nemmeno Laura dietro di sé.
Resto scossa. Le gambe mi tremano.
Grazie, Matteo. Mi risiedo. Hai recitato benissimo.
Ma non era solo una recita, sorride malinconico. Oggi, nel vederti, ho capito: sono stato uno sciocco a non inseguirti al liceo. Ho avuto paura, sono scappato.
Matteo Sono confusa.
Mangia, taglia corto. Non lasciarti andare.
Ceniamo insieme. Lui racconta di affari, di sua figlia. Io ascolto poco. Penso a Marco. A come adesso cammina con Laura, alle sue abitudini rumorose e alle cotolette surgelate. Penso che forse ho appena risvegliato la sua gelosia, segno che i sentimenti non sono morti.
Torno tardi. Marco, in corridoio, col maglione addosso e occhi rossi.
Sei tornata?
Si vede.
Perché non sei da Laura? La prima amore non ti aspetta?
Giulia… si avvicina. Perdonami.
Lhai già chiesto stamattina. Era una battuta, ricordi?
Non scherzavo. Sono stato uno stupido. Sono stato da lei, Laura… Ci ho passato unora. Ha acceso la tv, infilato i bastoncini nel microonde, iniziato a lamentarsi del suo ex, dei figli, della schiena. Poi guardandola ho visto solo una donna sconosciuta, stanca. Niente amore, solo la voglia che qualcuno le passi una medicina. Ho pensato a te. Come bevevi lacqua, come tremavi, come dopo hai tenuto la schiena dritta. Ho capito quello che ho perso.
Non hai perso, Marco. Hai buttato via. Cè differenza.
Mi segue in salotto, si mette in ginocchio.
Giulia Quello al ristorante… Ti piace?
È un vecchio amico, esausta. Lunico oggi che mi ha detto che sono splendida, che valgo. Tu non lo fai da dieci anni.
Si inginocchia, mi prende le mani.
Giulia. Sono uno stupido. Puoi darmi unaltra possibilità?
Non lo so, Marco. Sono stata tanto, tanto male stanotte. Penso di essere morta, in qualche modo. Ora davanti a me cè un uomo diverso. O magari sono io diversa. Non so.
Aspetterò. Ma non cacciarmi, nei suoi occhi ci sono lacrime vere. In trentanni, lavevo visto piangere solo per la morte di suo padre.
Ripenso alle parole di Matteo, al suo sguardo, il avrei dovuto lottare per te. Poi penso a Marco, alle sue mani, al suo profumo. Sa di casa.
Va bene. Alzati. Niente scene. Parliamo domani. Vai a dormire. Sul divano.
E tu?
Io resto qui ancora un po.
Rimanevo sola. Pioveva. Primavera, pioggia rumorosa, lavava la strada. O forse lanima.
Passa una settimana. Viviamo da coinquilini: cortesi, silenziosi, attenti. Marco si dà da fare: lava i piatti, fa la spesa. Io lo osservo. Laura chiama, lui risponde freddo, poi blocca il numero.
Matteo mi chiama un paio di volte, solo per sapere come sto, mi invita al cinema. Rifiuto. Non per mancanza di voglia, ma perché temevo questa nuova realtà dove potrei uscire con altri. Ma ieri mi ha detto: Giulia, non sei in convento. Hai diritto anche tu a vivere. E a vivere bene.
Oggi è sabato. Marco mi gira intorno. Prova sempre a parlare.
Giulia, andiamo al parco? È pieno di glicini in fiore.
Non mi va.
Giulia, so quello che ho fatto. Ti ho ferita. Ma vorrei tu sapessi solo una cosa: ora scelgo te. Ogni giorno. E continuerò a farlo.
Lo guardo. È dimagrito, si è spento. Ma nei suoi occhi cè finalmente la paura vera di perdere.
E tra un anno, Marco? Se ti annoi, ti ricordi unaltra prima fiamma?
Non succederà. Ho capito che la mia ultima grande storia sei tu. Questo lo so solo ora che ho rischiato di perderti.
Suonano alla porta. Ci spaventiamo. Marco va ad aprire. Sento una voce di donna. Stridula. Laura!
Entra come una furia. Senza cappotto, bagnata.
Marco! Perché non rispondi?! Ho capito tutto! urla. È per colpa di lei? indica me. Per questa vecchia strega?
Laura, vattene, secco Marco. Nessuno ti ha invitata.
Ah, nessuno? E chi mi giurava amore? Che gli anni non contano mai? piagnucola, ma sembra pura commedia. E lei invece si consola con Matteo Ferrara, mentre tu dormi qui da solo!
E tu come sai dove dormo? Marco sbianca.
È stato Matteo a dirmelo! Ci siamo visti! esclama, subito però si morde la lingua.
Silenzio di tomba.
Siete usciti? Marco ripete piano. Con Matteo?
Laura si agita.
E allora? Solo un caffè. È stato lui a invitarmi. Voleva parlare… di affari.
Che tipo di affari? rido. Proprio tu e Matteo.
Lei sputa veleno:
Fatti tuoi! Tu mi porti via il marito, strega!
Sono forse io ad aver invaso casa tua gridando? Marco, accompagna la signora.
Ma Marco resta fermo, guardando Laura, poi me, ormai capisce tutto.
Ti sei vista con Matteo, dice. Mentre io
E che dovevo fare? Laura ora piagnucola. Tu sei freddo, non chiami mai. Lui invece è interessante, benestante. Sono sola.
Mi viene da ridere. E tanta pena. Ecco il primo amore: pronta a cambiare biglietto alla prima occasione.
Perché sei venuta, Laura? chiedo.
Perché volevo dirti che tuo marito è uno str…! E pure il tuo Matteo! Siete tutti degli… e se ne va sbattendo la porta.
Silenzio. Marco si avvicina.
Giulia non sapevo nulla.
Lo so.
Lei con Matteo? scuote la testa. E lui ti corteggiava davvero.
Sì, sinceramente. Ma le vecchie amicizie non si scordano. Lo guardo. Allora? Il vento è cambiato di nuovo?
Giulia, perdonami. Per tutto: quella pazza, il dolore, la mia cecità.
Vado alla finestra. La pioggia si è fermata. Tra le nuvole un raggio di sole fa brillare la strada.
Sai, Laura ha ragione per una cosa. Ho visto Matteo, era presente, mi ha chiamato. Ma non sono andata al cinema con lui. Non perché aspettavo te. Ma perché mi sono accorta di una verità semplice.
Quale?
Mi volto verso di lui.
Ho vissuto con te trentanni. So come respiri, che gamba tiri su quando fa freddo, che ti piace la brioche la domenica e a cosa pensi quando stai zitto. Io sono cresciuta con te, come un albero che mette radici. Si possono anche trapiantare gli alberi, vero, ma a volte non attecchiscono. Matteo è una serra brillante. Tu sei il mio giardino. Un po trascurato, invecchiato, ma mio.
Marco deglutisce. Mi prende la mano.
Mi prenderò cura del giardino. Promesso. Tolgo tutto quello che non serve.
Spunteranno altre erbacce, sospirando. Fa parte della vita.
Giulia… si ferma. Quella sera, quando ho visto Matteo abbracciarti… ho perso la testa.
Eri geloso?
Morivo di gelosia. Avrei potuto ammazzare chiunque tranne me stesso.
Lo guardo a lungo. Poi poso la testa sul suo petto. Sento il suo cuore che batte. Irregolare, forte.
Marco.
Mmm?
Forse anche io non posso stare senza di te.
Mi stringe forte, quasi a spezzarmi.
Grazie.
Di cosa?
Di avermi dato unaltra possibilità.
Restiamo alla finestra. Il sole accende la stanza. Fuori cinguettano i passeri, odora di glicine e di terra bagnata. Da qualche parte in centro Laura Bianchi avrà già trovato una nuova preda. Forse Matteo gira con la sua auto e pensa che non tutto si compra né si vende.
E noi stiamo qui, in silenzio. Due persone che la vita aveva quasi separato, ma che si sono ritrovate. Perché cè qualcosa di più forte del primo amore: lultimo. Quello che non arrugginisce. Che esiste, solido, concreto.
Alzo gli occhi e dico:
Vieni, prendiamo un tè. Alla menta.
Alla menta? sorride. E ho preso la crostata. Quella di ciliegie, la tua preferita.
Come facevi a sapere che tornavo?
Lo sapevo. Mi bacia la tempia. Lho semplicemente sempre saputo.
Andiamo in cucina. Fuori è primavera. Davanti a noi, la vita. Quella vera, con le sue difficoltà, le liti, le riconciliazioni. Ma insieme. E questo, forse, è la felicità. Quella vera, che non si trova sui social né altrove. Che era sempre stata casa. Basta solo ricordarselo. Perché la memoria, come lamore, non arrugginisce: aspetta solo il suo momento.
Marco, penso tra me, la felicità non la porti addosso. La costruisci. Giorno dopo giorno.
E questa è la mia lezione.






