Mio fratello non vuole mettere nostra madre in una casa di riposo, ma non intende nemmeno portarla a casa sua – non c’è spazio!

Da tre mesi a questa parte, mio fratello continua a tormentarmi per mamma. Dopo lictus, non è più la stessa. Disorientata in ogni momento, ha continuamente bisogno di qualcuno accanto. Ormai, serve davvero assistenza costante. È come avere in casa una bambina. Ma io ho un lavoro, una casa, una famiglia; come posso mandare avanti tutto? Ho proposto di sistemarla in una casa di riposo, ma mio fratello mi accusa di essere una figlia snaturata. E intanto, però, lui non la porta mica da sé. Del resto vive nellappartamento della moglie.

Una volta eravamo una famiglia unita: un classico nucleo di quattro. Io e Gianluca abbiamo solo un anno di differenza; i nostri genitori ci hanno avuto tardi. Adesso io ho trentasei anni, Gianluca trentacinque, e nostra madre settantadue. Finché cera papà, la vita scorreva normale.

Poi Gianluca è andato a studiare a Bologna e lì è rimasto, si è sposato; io invece sono rimasta a Firenze. Alla fine, mi sono sistemata anchio. Allinizio vivevo coi miei – ma quando mi sono sposata, con Fausto abbiamo preferito andare in affitto. Sognavamo di comprare un appartamento tutto nostro, di avere dei figli. Quelli erano i progetti.

Solo che due anni fa papà ci ha lasciati, e da allora mamma si è spenta, si è rinchiusa nella malinconia. In pochissimo è invecchiata. È cominciata a star male, poi sei mesi fa lictus. Ci abbiamo temuto il peggio. Solo i medici del Careggi sono riusciti a tirarla fuori. Nei primi tempi parlava a fatica, aveva metà del corpo bloccato. Con la riabilitazione è migliorata, ma la testa non è più la stessa.

I medici sono chiari: i danni sono irreversibili. E così, sono toccate tutte a me le cure. Io e Fausto ci siamo trasferiti nellappartamento di mamma, ho cambiato lavoro, ora faccio la libera professionista per poterle stare vicina. Lasciarla sola è impensabile. Anche quando ha ripreso a camminare, non è che sia diventato tutto più semplice.

È spesso confusa, si perde nei suoi pensieri, esce di casa e noi a rincorrerla, piange e dice che aspetta papà, che lo sta cercando. Una fatica senza fine. Dormo male. Ho paura che possa sparire da un momento allaltro; il lavoro va a rotoli, non riesco a concentrarmi. Fausto mi suggerisce la casa di riposo.

Costa tantissimo, ma se tornassi a lavorare sul serio, potremmo permettercelo. E poi cè ancora Gianluca: che contribuisca anche lui, giusto?

Ci ho messo settimane a farmi coraggio, ma alla fine comprendo che non ci sono alternative. Quanto ancora potrà durare così? Lì avrebbe assistenza medica continua, personale qualificato. Sono andata a informarmi. Costerà sui tremila euro al mese uno sproposito. Ma che altro fare?

Chiamo Gianluca, gli racconto tutto, sperando che capisca. Spero nel suo buonsenso. E invece lui si mette a gridare.

Sei impazzita? Vuoi mettere nostra madre in mezzo agli sconosciuti? E come fai a sapere come la tratteranno? Sei senza cuore! sbraita nel telefono. O forse vuoi soltanto liberarti di lei?

Provo a spiegarmi, lui non ascolta. È sempre la solita storia. Arrivo a crollare. Ci riprovo ancora, ma Gianluca rimane irremovibile.

Io non lo farò mai a nostra madre. Dopotutto lei ci ha cresciuti. Ci ha tenuti tutti e due in casa, non ci ha spediti in orfanotrofio! E mica si lamentava di quanto fosse dura.

Mi sento soffocare. A me le responsabilità, a lui le prediche.
Se tanto hai grazia, allora prendila tu con te. Dimostra la tua generosità sbotto.

Lo sai che vivo da mia moglie, in casa sua. Come potrei imporle anche mia madre? protesta. Fausto invece si occupa della suocera, e io dovrei fare lo stesso? Ma ormai vivete lì tu e tuo marito, è normale che tocchi a voi.

A quel punto, lo metto con le spalle al muro: potrei anche andarmene ora, lasciare mamma a lui. Che si sistemi lui, ricambiando il favore a sua suocera. Gianluca abbozza: lavora sempre, non può assentarsi. E alla fine, mi accusa solo di voler scaricare le mie responsabilità.

La mia vita è diventata un incubo. Da una parte so che mandare mamma in una struttura sarebbe la scelta migliore per tutti: almeno sarebbe seguita, assistita. Ma ho il terrore di sentirmi una figlia ingrata. Fausto la pensa come me, mi sostiene: bisogna pensare anche a noi.

Ho deciso: aspetto una settimana. Se Gianluca non si fa vivo, farò di testa mia. È la soluzione più giusta per tutti. Mia madre avrà le cure che merita. Tutti sanno dare consigli, ma solo chi accudisce davvero un parente malato conosce la fatica vera. E ora lascio a mio fratello il compito di giustificarsi con amici e parenti. Io non ce la faccio più.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

four − one =

Mio fratello non vuole mettere nostra madre in una casa di riposo, ma non intende nemmeno portarla a casa sua – non c’è spazio!