E cosa hai ottenuto con tutte queste lamentele? mi ha chiesto mia moglie. Ma quello che è successo dopo mi ha lasciato di stucco.
Quando uno dovrebbe svegliarsi, se non alle cinque del mattino, con il petto che sembra stringersi? Mi sono ritrovato seduto sul bordo del letto, a fissare fuori dalla finestra di casa a Milano.
Il cuore batteva in modo strano: due colpi, poi il vuoto, altri tre, poi silenzio. Il medico, ieri, mi ha detto che sono attacchi di panico. Ha prescritto altri esami.
In diciotto anni, Donata è passata dallessere una ragazza ambiziosa, fresca di laurea in economia, a… a che cosa, poi? Unappendice degli affari di suo marito? Unimprovvisata contabile che si occupa dellamministrazione e firma documenti? Una donna delle pulizie che la sera passa il mocio perché Giovanni non vede mai lo sporco?
Sei già sveglio? Giovanni è uscito in cucina, il volto stropicciato, scontroso. Non hai dormito di nuovo?
Ho annuito in silenzio. Gli ho versato il caffè. Ho tirato fuori dallo sportello dello frigo lo yogurt. Da cinque anni fa sempre la stessa colazione.
Ah, a proposito ha sorseggiato , oggi devo andare a Torino. Starò via tre giorni. Riunione importante con un fornitore.
Giovanni.
Sapevo che non dovevo iniziare. Sapevo che mi avrebbe guardato con quello sguardo come a dire Di nuovo? Sempre a piagnucolare sperando che io ti dia un po di compassione che non provo. Ma ho parlato lo stesso.
Non adesso. Davvero sto male. Il medico insiste per degli esami approfonditi.
Si è interrotto. Ha appoggiato la tazza sul tavolo. Un sospiro dal naso quel respiro scocciato di chi non ne può più di sentire sempre le stesse storie.
E dopo tutta questa lagna, che cosa hai ottenuto? Il tono quasi tranquillo, né irritato né gentile, solo indifferente. Devo lavorare, Donata. Lavorare! Non posso ascoltare ogni giorno dei tuoi malesseri, della stanchezza, di quanto sia tutto pesante. E secondo te, chi non è stanco?
Stava già preparando la valigia. Con la solita sicurezza: sapeva che sarei rimasto zitto, ad inghiottire rabbia, a darmi la colpa sì, ho sbagliato ancora i tempi, sì, non dovevo parlarne ora.
Ma, per qualche motivo, stavolta non sono rimasto in silenzio.
Giovanni mi sono alzato. Lentamente. Tranquillo. Dimmi, ti ricordi a nome di chi è il mutuo?
Si è voltato. Ha accennato una risata.
Che importa? Sarà intestato a entrambi.
No. A me solo.
Sembrava che qualcosa si fosse spezzato nellaria. Ho visto il suo viso cambiare.
Che vuoi dire?
Ricordati otto anni fa, quando abbiamo preso questo appartamento. Avevi debiti, e neanche pochi. La banca non ti avrebbe mai dato un prestito. Te lo ricordi?
Silenzio.
Il mutuo è intestato solo a me. Lappartamento uguale. E poi sono garante anche dei tuoi fidi bancari per lazienda. Senza la mia firma non vai avanti, non rinnovi nulla, non puoi fare niente.
Giovanni si è risieduto al tavolo. Piano, come se le gambe gli avessero ceduto.
Perché dici queste cose?
Ti sto solo ricordando. E poi ho aperto il cassetto e preso una cartellina , so di Francesca.
Giovanni fissava la cartellina.
Era lì, senza parole, con quellespressione di chi ha appena ricevuto un colpo in testa non sente ancora male, ma già non capisce più niente.
Di Francesca ho ripetuto, voce piatta, calma. Persino a me stesso sembrava strana. La giovane contabile del tuo amico Michele. Bella ragazza, daltronde, dodici anni meno di me.
Ho aperto la cartellina. Ho tirato fuori alcuni fogli, poi altri due, e glieli ho posati davanti come un mazzo di carte su un tavolo da poker.
Estratti conto. Quelli che tenevi tanto nascosti. Guarda questi bonifici? Quarantamila. Cinquantamila. Settantamila. Ogni mese.
Nessuna reazione.
E questa è la corrispondenza. Ho estratto una stampa. Davvero pensavi che non conoscessi la password del tuo computer di lavoro? Lho inventata io stessa tre anni fa, quando tu lavevi dimenticata.
Giovanni ha sfogliato i documenti, impallidendo.
Da dove hai preso tutto questo?!
Che importa? mi sono versato un bicchiere dacqua. La mano tremava appena. La cosa essenziale è: hai fatto passare soldi su di lei. Bonifici continui. Secondo te, lAgenzia delle Entrate potrebbe essere interessata?
Si è alzato, portando la voce al grido.
Ma cosa credi di essere?! Chi sei tu?! Hai sempre vissuto sulle mie spalle, non hai mai portato a casa un euro! Sempre attaccato alle gonne!
Attaccato alle gonne? ho sorriso, amaro. Fa ridere, vero? Una scroccona che firmava i tuoi contratti bancari. Che gestiva la contabilità mentre tu eri a riunioni. Quella a cui è intestata la casa, e che garantisce i tuoi finanziamenti.
Mi stai minacciando?!
No. Ho guardato fuori dalla finestra. Solo che ti spiego come stanno le cose. Visto che pare tu abbia dimenticato lABC.
Mi sono voltato verso di lui.
Negli ultimi sei mesi ho recuperato la laurea. Ho fatto corsi serali per aggiornarmi notti passate a studiare tra una crisi di panico e linsonnia. Ho ricevuto unofferta di lavoro. Niente di clamoroso, ma sufficiente per pagare un affitto e vivere con Sofia.
Sofia?! quasi si è alzato. Vuoi portare via nostra figlia?!
Quando lhai vista, lultima volta? Mi sono avvicinato. Sul serio, ricordi lultima volta che le hai parlato?
Silenzio. Sapeva di non ricordare.
Ho ripreso un altro foglio.
Parere del neurologo. Esaurimento nervoso cronico. Attacchi di panico. Raccomandano: cambiamento di ambiente, psicoterapia, eliminazione dei fattori di stress. Vedi questa riga? Prolungata permanenza in situazione di stress. Sai che conseguenze può avere per te?
Donata
Che, se chiedo la separazione ora, il giudice darà ragione a me.
Lho posato sul tavolo.
Senza la mia firma, tra una settimana il fido aziendale non si rinnova. Michele mi ha chiamato ieri. Vuole i documenti in banca. Serve la mia firma.
Giovanni si è risiedo. Sembrava sconfitto.
Cosa vuoi? Soldi?
Ho riso, brevemente, quasi senza voce.
Soldi? Voglio semplicemente rispetto. Almeno una volta riconosci che senza di me non avresti avuto nulla. Niente azienda, niente casa, niente trasferte di lavoro.
Ho preso la borsa.
Hai tempo fino a stasera. Io e Sofia andiamo da Luisa. Pensa bene a tutto, e quando sarai pronto chiama pure. Ma non aspettarti che io torni ad essere quella Donata che ingoiava tutto in silenzio.
Ha chiamato sei ore dopo.
Ero in cucina da Luisa, bevevo una camomilla e mi sentivo strano. Come riemerso da una palude dove mi ero immerso fino al collo, e ora respiravo per la prima volta.
Pronto ho risposto. Voce ferma. Nessun tremore.
Dobbiamo parlare.
Dimmi pure.
Non al telefono. Pausa. Vieni a casa.
Ho sorriso.
No, Giovanni. Se vuoi parlare, vieni qui. Lindirizzo lo conosci?
È arrivato dopo unora. Teso, arrabbiato, lo sguardo di chi si sente alle corde.
Luisa ha capito laria e ha portato Sofia in camera. Siamo rimasti in cucina.
Ma chi credi di essere? Ha sbattuto il pugno sul tavolo. Mi stai ricattando?!
No. Espongo solo i fatti.
Quali fatti? Hai preso i miei documenti! Mi hai spiato! Frugato il mio computer!
Giovanni ho sospirato davvero pensi che attaccarmi sia la miglior tattica ora? Dopo quello che ti ho messo davanti?
Silenzio. Sapeva che avevo ragione.
Ascolta bene, mi sono fatto avanti. Non voglio rovinarti. Non denuncio niente al fisco, non faccio scenate pubbliche. Voglio solo che finalmente capisca: senza di me, non potresti fare niente.
Vuoi la separazione? voce roca.
E tu?
Ha abbassato lo sguardo, poi dopo un lungo silenzio:
Con Francesca non significava nulla.
Non interrompermi. Ho alzato la mano. Sapevo di Francesca già da sei mesi. Sapevo dei soldi che passavi tramite lei, delle trasferte a metà inventate. Lo sapevo, e sono stato zitto. Pensavo: magari passi, magari capisci.
Ho riso, amaramente.
Forse, avevo solo paura di ammettere che il nostro matrimonio era già morto anni fa. Abbiamo continuato a fingere che tutto andasse bene.
Donata
Sono stanco di vivere con chi mi vede solo come una funzione accessoria. Che svaluta ogni mio gesto, ogni parola. Che neanche nota che accanto a lui sto morendo fra attacchi di panico e notti in bianco.
Giovanni era pallido, stringendo i pugni.
Hai una scelta, ho continuato. Possiamo ricominciare da zero, senza bugie né tradimenti.
O tu te ne vai e prendi tutto.
No. Ho scosso la testa. Prendo solo ciò che è mio. La casa. La mia quota della società. Tu continuerai a pagare i debiti che ho firmato per te. Io ricomincerò da solo.
Mi sono alzato. Il discorso era chiuso.
Hai tre giorni. Quando sei pronto, chiama. Ma la Donata che subiva e taceva non esiste più. È morta ieri alle cinque di mattina.
Una settimana dopo Giovanni tornò.
Questa volta senza quellaria da invincibile che usava da sempre. Arrivò, si sedette al tavolo da Luisa e rimase in silenzio.
Michele mi ha detto che senza la tua firma la banca non rinnova il fido ha mormorato. Lazienda è bloccata.
Ho assentito.
Lo so.
Che vuoi?
Lho guardato negli occhi.
Voglio la separazione.
Giovanni è impallidito.
Parli sul serio?
Come non mai. Mi sono versato il tè. Nessuna mano tremava. Andrò in banca, apporrò la firma. Ma a una condizione: ci separiamo civilmente. Tu prendi tutta lazienda, mi liquidi la mia quota. La casa resta a me. Sofia con me.
Donata.
Ho deciso, Giovanni. Ho sorriso. Lo sai qual è la cosa più strana? Dopo tanto tempo ho dormito senza pillole. Di fila. Senza attacchi.
Era muto.
Mi è diventato chiaro tutto. Non sono malato. Non ho bisogno di essere curato. Dovevo solo cambiare vita. Uscire da una realtà dove non contavo niente.
Mi sono alzato.
Hai una scelta. Accetta le mie condizioni e ci separiamo civilmente. Oppure, vado in tribunale, esibisco tutto e perdi tutto, pure la società. Decidi.
Giovanni chinò la testa. Aveva capito la partita era finita. Quella donna che credeva debole era in realtà molto più forte di lui.
Va bene sospirò. Accetto.
Tre mesi dopo eravamo separati.
Ho tenuto casa e una bella cifra per la mia quota aziendale. Ho trovato lavoro.
Giovanni è rimasto con la società e una casa nuova. Ma a sera lo assaliva una stranezza: un vuoto che non riusciva a spiegare. Soprattutto quando rientrava e non aveva nessuno a cui raccontare la sua giornata. Nessuno al suo fianco, anche solo per stare in silenzio.
Ah, Francesca se ne è andata dopo un mese. Ha scoperto che lui, senza di me, non riusciva più a offrirle la vita comoda che sognava. Nessun interesse, sparita.
Me lha detto Michele. Ho sorriso. E non ho provato niente. Né gioia, né pietà.
Solo niente.
Alla fine, forse avere un ruolo negli affari del marito non è la cosa peggiore, ma oggi so che il rispetto deve venire prima di tutto. E che il coraggio di uscire dalla palude può fare la differenza tra sopravvivere e vivere davvero.



