La casa di campagna di papà La notizia che lei e papà avevano venduto la casa di campagna, Olga la…

Il casale di papà

Che il casale della famiglia fosse stato venduto, Ludovica lo scopre allimprovviso e per caso. Sta telefonando alla madre da una cabina telefonica delle Poste di Bologna, giusto qualche istante prima che torni a Milano. Una di quelle scene da film, in cui, per un errore quasi cosmico, una terza voce viene collegata alla conversazione. La centralinista sbaglia, mette insieme due chiamate diverse, e Ludovica si ritrova ad ascoltare la madre e la zia Anna parlare. In quei minuti da due città distanti, si dividono una notizia che per loro è importante: il casale non cè più, lo hanno venduto bene e ora possono anche aiutarla con qualche euro, magari!

Due voci così care, un centinaio di chilometri, onde sonore trasformate in impulsi elettrici che viaggiano tra fili e città. Ludovica non ha mai capito bene la fisica, papà cercava di insegnargliela, ma niente.
***
Papà, come mai a settembre il sole è così?
Così come, Ludovica?
Non lo so non riesco a spiegarlo, la luce sembra diversa, più dolce. È luminoso, ma non come in agosto.
Bisogna studiare un po di fisica, la posizione dei pianeti è tutta cambiata a settembre! Prendi la mela che arriva! ride papà e le lancia un grosso frutto, rosso e profumato, dalla forma quasi schiacciata ai lati.
Una renetta?
No, no! Quelle sono ancora acerbe. Questa è una striatura di cannella.
Ludovica ne morde un pezzo croccante, la bocca si riempie di dolcezza bianca, carica di estate, pioggia calda e i succhi della terra. Di mele, come della fisica, Ludovica non ci capisce molto. E questa è la sua vera difficoltà perché, ora che è in terza liceo, Ludovica è innamorata, per il secondo anno, del professore di fisica. Un sentimento che sembra il centro delluniverso, che le leggi della materia e dello spazio non riescono proprio a starci dentro al quaderno a quadretti. Papà, solo dagli occhi assenti e dal suo scarso appetito, ha capito tutto. Ludovica glielha confessato, piangendo tutta la notte sulle sue ginocchia, quando mamma era alle terme e la sorella, più grande di dodici anni, era a Venezia per studiare.

Papà in campagna era felice, sempre a fischiettare melodie che a casa non osava intonare. In casa dominavano la madre elegante, direttrice di una biblioteca militare, alta, decisa, capelli rame che colorava col henné e la sorella, che ogni tanto tornava per le vacanze. La mamma sembrava sempre profumata di erbe e pioggia e spiccava in bellezza. Papà invece era più piccolo, quasi dieci anni in più, uomo semplice. Mamma a volte lo dice ridendo con Anna:
Stefano è uno tranquillo. E poi gli uomini non devono essere belli!
Un uomo tranquillo accanto ai capelli fiammeggianti di mamma, ai suoi gesti scenografici e il suo spirito indomito. Mamma amava lordine, ma accettava che papà ospitasse i suoi soldatini, vecchi amici dellesercito, che dormivano talvolta sul pavimento della piccola casa. Dopo il congedo, papà, ex maggiore, lavorava come meccanico al telegrafo delle Poste di Modena. Quegli amici poi lo hanno aiutato a costruire il casale: lavoro gratuito, turni a scavare e piantare con lui. Una casetta con una stanza e la veranda dove Ludovica amava leggere; papà le portava lassù una ciotola di uva spina, ciliegie o fragole. Erano giorni felici.
A mamma il casale non piaceva, veniva di rado, si proteggeva le mani lunghe, curate, con unghie perfette; Ludovica le ammirava e papà le baciava.
Mani da libri, mica da vangare scherzava papà, ammiccando alla figlia
***
Le prime gocce della pioggia di settembre tamburellano sul tetto della veranda, sonore ma allegre, senza malinconia. Ludovica chiude il libro.
Ludo, scendi, mamma tra poco arriva con Anna, dobbiamo preparare il pranzo la voce di papà ha un tono squillante che non ha mai a casa.
Ma Ludovica indugia, il viso bagnato di pioggia, avvolta tra le braccia per scaldarsi. Soltanto sul tetto è più vicina al cielo e lontana dalla terra, vede il sole fendere le nuvole sulle altre case di campagna. Dimentica la fisica, nei primi giorni di università, in una stanza in affitto a Bologna con la padrona, mentre gli altri studenti occupano le restanti stanze. In aula cè unimmersione nella letteratura e nella lingua, professori carismatici che fanno innamorare tutta la classe. Ma poi, nel pomeriggio, la nostalgia di casa è pesante, gli amici ancora da trovare.
Mangia alla mensa universitaria e vaga tra le strade fino a tardi, la bellezza estranea della città la fa sentire sola e fredda. Il cuore le si stringe.

In cucina cè odore di mele di papà, che ha portato delle cassette alla padrona. Quellodore dolce di frutta le riporta le lacrime e il cuore le palpita forte.
Al momento del trasferimento nellalloggio studentesco, Ludovica scopre che le coinquiline sono ragazze della DDR: Viola, Magda, Marion. A fine giornata la testa le scoppia per il tedesco, esce in cortile a fumare una sigaretta sulle scale. Le tedesche fanno amicizia, le chiedono una sigaretta e poi danno euro in cambio, cosa che stupisce le altre ragazze; si sorprendono anche per i sottaceti, soprattutto i pomodori della mamma, che mangiano volentieri con le patate fritte. Quando Ludovica esaurisce le scorte, loro tirano fuori i salumi che a noi sembrano un sogno ma non offrono mai. A maggio, alla fine del semestre, tornano in Germania lasciando mucchi di scarpe comprate per gli inverni italiani e gettate vicino ai bidoni. Le italiane se le dividono a occhi bassi
***
Ludovica, affetta la verza che io raccolgo le carote, il brodo è già pronto.
Sulla piccola cucina, le finestre si appannano dal vapore del bollito. Unenorme testa di cavolo si apre come un merletto verde chiaro sul tagliere; Ludovica stacca una foglia, deliziosa. Ha sempre amato i sapori della terra. Si mette allopera col coltello, la verza profuma dolce, apre una finestra per far entrare lodore delle foglie dautunno, del fumo e delle mele. Vede papà dalla schiena, la pala nel terreno, fatica, sa che ha mal di schiena. Molla il coltello, corre fuori, lo abbraccia da dietro, lui la stringe e le bacia la testa. Quella sera la sorella Anna arriva da sola, mamma resta a casa con lemicrania.
***
Poi vengono gli anni delluniversità, il matrimonio da studentessa, il primo lavoro nella redazione del giornale Innovatore delle Officine Aeronautiche, il primo infarto di papà, la nascita della figlia e persino il divorzio. Cinque anni pieni. Il marito la lascia per unaltra e Ludovica vive con la piccola Martina in un appartamento in affitto. Papà cerca di venire ogni due weekend, porta la spesa e gioca con la nipotina.
Ludo, non prendertela se la mamma viene meno di me, la strada le dà la nausea E mi sa che ha anche un ammiratore
Papà, dai! Alla vostra età?
Papà sorride amaramente. Ludovica lo vede improvvisamente vecchio, ormai bianco, e triste non fischietta nemmeno più.
Papà, prendo le ferie da lunedì, andiamo al casale con Martina, finché fa caldo?
***
Il casale è ricoperto di foglie, è lultima settimana mite dottobre. Accendono la stufa, tè con foglie di ribes, Ludovica cucina velocemente frittelle di patate. Papà rastrella le foglie con Martina che lo aiuta, poi si diverte a spargerle e ridere. Il burro frigge e schiocca rumorosamente. Dal fondo del giardino arriva il fischio di papà.
Alla sera accendono il fuoco. La strada è deserta, le altre case vuote. Papà infilza grossi cubetti di pane su rametti di ciliegio e aiuta Martina a tostarli al fuoco, Ludovica riscalda le mani sulle fiamme che lhanno sempre affascinata.

Le torna in mente la prima esperienza estiva in Sardegna, le canzoni alla chitarra, il senso vertiginoso dellinnamoramento per una notte stellata piuttosto che per una persona. Volti diversi al fuoco, ognuno con i suoi segreti e la profondità degli occhi che di giorno non si rivela. Lì ha conosciuto il suo ex marito. E la settimana scorsa al lavoro lhanno convocata in redazione per vagliare la sua candidatura al partito ha passato la notte a ripetere lo statuto, i congressi. Poi domande, persino sul suo divorzio. Ludovica balbetta, quasi in lacrime. Un collega si alza, difende:
Questo è un tribunale di maleducati, non di compagni!
Negli anni a venire, Ludovica lo ricorderà con rabbia e stupore.
Quando scende il buio, spengono il fuoco. Arriva unauto al cancello, una portiera sbatte secca. Mamma! Splendida, con il cappotto nuovo, dice che lha accompagnata un collega dal lavoro. Martina le corre incontro, papà si fa serio, la bacia frettolosamente.
Chi era questo collega?
Stefano, ma che importa? Un passaggio, tu non lo conosci!
A cena la conversazione è difficile, Martina diventa capricciosa. Mamma chiede di lavoro e sembra pensare ad altro. Papà guarda mamma, sempre più silenzioso e curvo. La serata si guasta
***
Un anno dopo papà muore. Un infarto, in un ottobre caldo e luminoso. Dopo il funerale, Ludovica prende le ferie e va a vivere qualche giorno al casale, lasciando Martina dalla suocera.
Non riesce a combinare nulla. La raccolta di mele è mai stata così abbondante. Ludovica le regala ai vicini, ne fa marmellata con menta e cannella, come piaceva a papà. Arriva ad aiutare il vecchio amico e collega di papà, che veniva con lui ogni anno a Ferrara a comprare nuovi alberi.
Mi fermo qualche giorno, Ludovica, ti sistemo lorto e taglio i rami, se va bene.
Signor Giovanni, non cè bisogno Grazie davvero!
Quando Giovanni la chiama “Ludovica”, si emoziona, e sente il vuoto e la tristezza schiacciarla. Per giorni continua sperando che papà ritorni che sia solo un incubo. Allalba, tra sogno e realtà, si sveglia cercando papà, non capisce subito poi londata nera la travolge: lui non cè più.
Poi si sente colpevole, come se potesse salvarlo restando con lui.
Non vendere il casale, Ludovica, io verrò ancora ad aiutarti. Sai, questa renetta labbiamo scelta insieme, tu eri piccola. Papà parlava sempre di te, anche più che di Anna. Diceva che gli alberi sarebbero vissuti più a lungo di lui. Li osservava per ore, io lo spronavo, mi innervosivo
Giovanni resta tre giorni, lavora nellorto, pota gli alberi, concima il terreno, pianta tre cespugli di crisantemi gialli davanti allingresso.
Sarebbe meglio piantarli prima, ma con questautunno mite ce la faranno! In ricordo di Stefano… Le rose andranno coperte, le foglie tolte, ma ci penserò la prossima visita.
Si salutano calorosamente. Inizia a piovere, Ludovica resta a lungo al cancello a guardare Giovanni che se ne va. Lui si gira, le fa cenno di tornare dentro. La pioggia si fa fitta e triste. Una folata di vento fa stridere il cancello, che si chiude. Il portico è pieno di petali gialli di crisantemi. Ogni cosa qui è di papà, e sempre lo sarà: la pioggia, gli alberi, gli odori dautunno, la terra stessa. Papà è qui, per sempre, e Ludovica giura che imparerà tutto. Verrà con Martina fino alle prime gelate, sono solo due ore di autobus. E poi ci tornano in primavera, magari si riesce a installare una nuova stufa. Bisogna iniziare a mettere via qualche euro. E sicuramente in primavera, insieme a Giovanni, tornerà a Ferrara per prendere il ribes bianco che papà voleva
***
Sei mesi dopo, ai primi di aprile, quando cade la prima neve tardiva, il casale viene venduto. Ludovica lo scopre casualmente al telefono dalla cabina delle Poste, tornando da Ferrara. Ai suoi piedi, in una vecchia maglietta umida, porta un vasetto di ribes bianco appena acquistato.

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