Ho sposato un povero ragazzo: tutta la mia famiglia si è messa a ridere di me!

Ricordo ancora come se fosse ieri quel giorno, da sette anni, quando sposai un uomo senza un soldo in tasca. La mia famiglia, tutta a Roma, rise apertamente in faccia, come quando qualcuno fa una figura di fronte a tutto il quartiere. Sapevo bene che le donne hanno spesso una fantasia precisa di come debba essere il loro sposo, e che tendono a guardare al portafoglio. Altri sognano il principe azzurro, il modello di copertina di un giornale, ma io avevo i miei criteri.

Per me era fondamentale che non cadesse nellalcol, perché sapevo che luomo ubriaco non porta nulla di buono e non volevo che i miei figli vedessero un padre sempre stordito. Volevo anche che fosse laborioso, non pigro, e onesto con me. Le cose materiali non mi interessavano: non mi curavo se possedesse una macchina o un appartamento. Non provenivo da una famiglia di milionari, quindi non aveva senso inseguire ciò che non avevo. Mia madre, una donna forte di Napoli, aveva cresciuto me e mio fratello da sola, così il lusso era un concetto lontano.

Io e lui convivenemmo per un anno prima di sposarci. Era figlio di una famiglia numerosa, con sei fratelli, e lavorava come docente universitario nel suo settore. Viveva nella casa dei genitori, con il fratello e la madre, nella periferia di Firenze. Al matrimonio solo i parenti più stretti e qualche amico furono presenti; come dice il detto, chi più spende, più si ricorda, ma noi ci accontentammo di una cerimonia semplice.

Dopo le nozze iniziammo a vivere insieme. Ci accorgemmo subito di avere personalità diverse; ci vollero sei mesi per capirci e abituarci luno allaltro. La prima volta che vidi le sue lacrime maschili fu quando ci fu il nostro primo bambino. Oggi abbiamo due figli, e il marito guadagna bene, anche se ha cambiato settore e ora lavora in un’azienda di tecnologia, percependo uno stipendio di circa 45.000 all’anno. All’inizio affittammo un monolocale a Torino, ma poi acquistammo una casa a Bologna, e ora viviamo comodamente.

Ci capitano ancora di litigare, ma ne parliamo e impariamo a risolvere i conflitti. Non siamo milionari, ma la salute e la serenità sono il nostro vero tesoro. Oggi celebriamo il settimo e mezzo anniversario di quel matrimonio che fu così importante per noi. Col passare degli anni ho capito che lo amo di più ogni giorno e non voglio più lasciarlo. Sono felice quando gioca con i nostri figli, quando si prende cura di me e mi chiama per chiedermi se ho fame; è tutto così meraviglioso.

Come esempio, una cara amica sposò un uomo ricco, ma all’inizio tutto fu roseo e poi lui cominciò a tradirla, a lamentarsi, a disobbedire e a sottrarre soldi ai genitori. Voleva divorziare, ma non voleva che i due bambini rimanessero con lui. Io so che quella vita non è per me, e sono contenta di aver preso la decisione giusta. Auguro a tutte le donne di amare i propri mariti e di sentirsi amate. Non è tutto oro quel che luccica!

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