Vedova nera
Appena prima della laurea alla facoltà di giornalismo, la brillante e graziosa Ludovica si ritrovò tra sogno e realtà a conoscere il maturo Vladimiro, un uomo che sembrava appartenere a un secolo diverso dal suo. Fu lui, Vladimiro Romano, notissimo a Firenze: scriveva canzoni che riempivano di malinconia le sere sulle rive dellArno.
Vladimiro era sempre al centro di ogni cerchia, sia su TeleToscana che nei caffè antichi del centro storico, e grazie a lui Ludovica diventò la conduttrice del suo nuovo programma. Il primo episodio, Parole e Cuori, ospitava uno psicologo famoso e gente che sembrava uscita da quadri surrealisti, parlando di storie strambe tra domande ed esempi grotteschi.
Brava Ludovica, sussurrò Vladimiro dopo aver visto la trasmissione, dobbiamo festeggiare questa meraviglia.
Quarantacinque anni, tre matrimoni alle spalle e unenergia che sembrava provenire da un opera lirica di verdi; Vladimiro era sempre fra aperitivi, trattorie, terme. Scriveva, beveva, si credeva quasi diplomato ai Conservatori più nobili dItalia. Amici spezzati e ricuciti fra prosecco e ricordi.
Ludovica si fece un nome in città, vestiva elegante come se le stoffe parlassero, educata persino ai semafori rossi. Si diceva fosse la fata buona della TV fiorentina, ma il matrimonio con Vladimiro svelò una follia degna di quadri di De Chirico. Lui era sempre sotto effetto di vino Chianti, un maestro nellessere distante.
Vladimiro, non esagerare, mormorò una notte il suo caro amico Simone, questa ragazza finirà per insegnarti più di quanto pensi.
Ma Simone, non ho mai scelto donne intelligenti, solo dei bei corpi, rispose Vladimiro sfiorando con leggerezza la guancia di Ludovica sotto le luci di un bar nel quartiere Santo Spirito.
Allinizio, Vladimiro si comportava come un cavaliere delle fiabe: mazzi di rose, dediche cantate, poesie improvvisate. Ma la trama onirica mutò, e a Ludovica toccò lattenzione di un gatto domestico; pochi sguardi, molte urla gentili.
Che ingenua pensavo di diventare una stella, invece sono diventata la sua ombra, si diceva Ludovica fra i pensieri.
Aveva studiato il francese alluniversità una lingua elegante ma poco utile per viaggiare a Rimini e Vladimiro le rimproverava di non imparare linglese. Cammini per Londra come se fossi nata a Prato. In palestra sprechi tempo, ma le lingue le ignori!
A dispetto del marito, Ludovica decise di iscriversi a un corso dinglese solamente dopo che Simone, colto e ironico, le disse a tavola: Una donna affascinante deve parlare linglese come porta i tacchi. Il giorno dopo, ecco la svolta: insegnante madrelingua, libri aperti, CD nella macchina al posto della musica.
Simone, hai stregato mia moglie. Ora in macchina si parla solo inglese, rideva Vladimiro davanti a un bicchiere di Ramazzotti.
Ludovica e Vladimiro abitavano in un appartamento ereditato dal nonno professore di medicina, con una domestica, Vera, donna solitaria e pungente come il pepe nero. Vera vedeva tutto, anche le ombre che camminavano in casa. Bastava una sola notte strana.
Una mattina Ludovica si svegliò come in una nuvola di silenzio. Vladimiro dormiva da solo sul divano, il suo respiro era un lamento notturno. In cucina, Vera stringeva una bottiglia di grappa vuota:
Ieri sera era piena, pronunciò con voce cavernosa. Cosa gli preparo per colazione, quando si sveglia?
Un po di brodo, disse Ludovica, e andò a perdere se stessa nella doccia fumosa.
Dopo sette anni di matrimonio senza figli Vladimiro ne aveva già uno dal primo amore, e Ludovica preferiva la carriera ai pannolini arrivò la mattina del destino. Vera avvertì la padrona: Vladimiro giaceva a terra con una macchia rossa sulla federa.
Ludovica! Chiamate lambulanza! urlò la domestica.
Cosa succede?
Non lo so.
Passarono quindici minuti, e Ludovica si trovò in ambulanza, il marito spedito in rianimazione. I medici diedero il verdetto come se fosse un mistero felliniano:
È tutto molto complicato, non promettiamo nulla.
Quella sera, una telefonata cambiò il sogno:
Suo marito è morto.
Non ci credo… Ma è ancora giovane… mormorò, la voce impastata di sonno.
I funerali furono spettacolari, Simone fece uno show, la città si fermò. Persino alle esequie, le parole si mescolarono a brindisi e musica:
Non piangiamo, Vladimiro ha vissuto mille vite, ora è libero come il vento.
Aveva tutto… bisbigliavano le ombre.
La casa ora vibrava di silenzio, Vera guardava Ludovica sperando in un miracolo. I colleghi invece festeggiavano:
Ludovica, sei giovane, sei libera… e hai i soldi. Due conti cospicui divisi con il figlio del marito, e il resto lo guadagnava lei presentando talk show. Cercava compagnie, caffè, e sogni in tazzine.
Passarono giorni. Un pomeriggio, dopo la diretta, Ludovica vagava in un bar vicino casa. Dentro quel bicchiere di vino rosso sembrava nuotare un pesce verde. Un uomo robusto la avvicinò, con un sorriso tagliato da una pennellata di Chagall.
Posso? lei annuì. Innominato, si presentò, perché sei triste? Una donna come te merita il cielo.
Mi sento vuota.
Luomo aveva la faccia da orsacchiotto, e Ludovica si mise a ridere come se gli alberi parlassero. Lui la invitò a dolci e cocktail:
Grazie, solo un pasticcino, rispose, sognando altre dolcezze.
Non bello, ma il suo humor era elegante come un abito di Prada steso allaria. Ludovica si divertì, lui la accompagnò a casa. Si fissò la data di un sogno: un altro incontro.
Al mattino, Ludovica decise:
Vera, non ho più bisogno di te, posso arrangiarmi.
Ludovica, tutto questo tempo insieme… e ora mi cacci? Dove finirò?
Troverai altro, magari sorvegliante notturna da qualche parte.
Mi mandi via… Vera pianse. Ma io vi ho voluto bene…
Non mi rovinerà, pensò Ludovica. Poi le sorrise:
Va bene, resta con noi, la domestica commossa la baciò sulla guancia.
Da quel momento, il nuovo orsoInnominato, che Ludovica chiamava affettuosamente Orso, diventò ospite fisso. Si innamorarono, si sposarono dopo tre mesi con un rito semplice. Ma la luna di miele fu surreale: lui, imprenditore ricco, la portò in Sicilia, tra limoni parlanti e spiagge che brillavano come il marmo.
Ludovica pensava che la vacanza sarebbe stata semplice, ma Orso pensava a grande: volo in prima classe, motoscafo privato fino alla villa con quattro stanze, due bagni, piscina e spiaggia personale che profumava di gelsomino.
Chissà quanto ha pagato questo orso coccoloso, si domandava Ludovica.
Non si interessava alla ricchezza, sapeva che i soldi scorrevano come fontane di piazza del Campo. Orso era gentile, sistemava la coperta, accarezzava la testa, controllava che mangiasse prima di uscire a lavorare.
Vladimiro era un rospo, sempre a criticarmi. Orso vive per me, ascolta ogni cosa, si diceva Ludovica.
Vera adorava il nuovo marito e, trasferitasi con loro in una villa fuori Firenze, si sentiva finalmente in una storia vera. Un giorno, Ludovica lo vide iniettarsi qualcosa con una siringa sottile:
Che fai? chiese preoccupata.
È solo insulina, ho il diabete, ma ci convivo benissimo.
Vagando tra palme e limoni, pensava: E se questa fosse la felicità?
La vacanza la incantò, anche se avrebbe preferito un istruttore di windsurf muscoloso invece dellorso goffo. Poi tentò di convincere Orso a fare sport. Lui si rabbuiò:
Lo farei per te, ma il mio metabolismo è bizzarro. Mai sarò un Apollo.
Va bene, non importa, stabilì Ludovica.
Tornata a Firenze, si buttò nel lavoro, ma la malinconia la divorava. Avrò mai lamore vero? Non amava Orso, sognava passione e notti selvagge. I colleghi scherzavano:
Non tradisci il tuo orso? Sei proprio unitaliana daltri tempi!
In realtà, Ludovica non voleva ferire la bontà del marito. A Capodanno si lasciò andare, il collega Costantino chiamò il suo amico Arturo per riaccompagnarla.
Ludovica, ti riaccompagniamo, e accettò.
Arturo, splendido e audace col suo SUV scintillante, non le tolse mai gli occhi di dosso. La lasciò a casa, ma prima la attirò a sé e la baciò senza esitazione contro la carrozzeria, sotto la neve. Lei non si oppose, anzi: le piaceva quel fuoco.
Arturo divenne il suo amante, lamore era animalesco e diretto. Casa di Ludovica era dolce, ma negli incontri clandestini tutto era selvaggio e rapido. Il marito era impegnato, e non si accorse di nulla.
Una sera, Ludovica andò in casa di Arturo. Si sdraiò, lui uscì dal bagno, la porta suonò. Due voci familiari: Arturo e Orso. Panico. Si vestì di fretta.
Orso la guardava in silenzio, come se la scena si svolgesse dentro un quadro di Caravaggio.
Orso… non è quello che credi…
Arturo restò muto.
Chi mi ha tradita? chiese Ludovica.
Che importa? Dovevo verificare.
Orso era pallido come la luna, e si accasciò. Ludovica gli sentì il respiro pesante:
Chiamate lambulanza subito!
Arturo chiamò, Ludovica cercò la penna-siringa nei suoi taschini, trovò linsulina e gliela somministrò.
Salverà la vita… ma non si riprese. Arrivò il medico:
È morto.
Seppellì la tristezza, Arturo la riportò a casa; Vera la accolse:
Ludovica, che è successo? Sei trasparente…
Chissà se è stata Vera a spiarmi, pensò Ludovica, non sopporta Arturo, si informa troppo… ma non disse nulla.
Dopo il funerale, Vera e Ludovica furono cacciate dalla villa da Laura, figlia e avvocata di Orso, che minacciò cause e buttò sulla tavola un pacco di euro, il tempo di tre giorni per fare le valigie.
Ludovica lasciò tutto senza litigare. Tornarono nellappartamento del nonno di Vladimiro.
I giorni si allungavano come stracci bagnati. Arturo la aiutava, si vedevano, ma niente nozze. Un pomeriggio, Costantino telefonò:
Ludovica, siediti… Arturo è morto. Un incidente, istantaneo.
A quel punto, Ludovica pensò:
Perché muoiono tutti i miei uomini? Sono la vedova nera. Mi chiameranno così. Devessere la mia aura…
Un giorno, in una puntata dai contorni surreali, conobbe Massimiliano. Lui la guardava come se tra loro ci fosse un ponte di luce. Terminata la trasmissione, la invitò a un bar dal soffitto blu:
Andiamo? lei accettò; era tempo di rinascere.
Massimiliano conquistò il suo cuore. Ludovica fu travolta da sentimenti nuovi, la felicità le girava attorno come il balletto in Piazza della Signoria.
Ecco cosè lamore, pensava, respirare Massimiliano, non soltanto vivere. Aveva paura per lui, la sua maledizione.
Vivevano insieme, lui partiva spesso per lavoro, Ludovica, curiosa, cercò il suo nome su Google. La prima fonte la stordì: Massimiliano, il suo semplice amore, tra i più ricchi dItalia.
Non ci credo! rise istericamente. Ma se anche lui dovesse morire?
Si calmò, andò al lavoro. La sera lui non rispose al telefono, chiamò lufficio.
Vorrei parlare con Massimiliano.
Chi lo cerca? rispose la segretaria.
Ludovica…
È stato ricoverato, disse, indicando lospedale.
Ludovica corse. In ospedale, vide il medico:
Che succede? gridò.
Calma, nulla di grave, il cuore ha fatto i capricci, ma si riprenderà.
Posso vederlo?
Solo dieci minuti.
Ludovica entrò piano. Lui le sorrise, la prese per mano.
Tutto bene. Ti amo. Quando uscirò ci sposeremo. Ci stai?
Certo! . Lo baciò. Siamo una storia vera, finalmente.
Grazie di cuore, buona vita a tutti!






