Una figlia per due mamme

Una figlia per due
Tra Giulia e Marco lamore sbocciò immediatamente, fu un colpo di fulmine. Si frequentavano già da un mese quando, durante una delle loro uscite, Marco disse improvvisamente:
Giulia, vuoi diventare mia moglie? lei rimase senza parole.
Come? Sposarti? Ma ci conosciamo solo da un mese
E allora? Mi è bastato questo mese per capire che sei il mio destino Per me non esistono altre donne, non potrei stare senza di te.
Marco, guarda che in realtà anchio lo voglio, ridacchiò lei piano, stringendolo forte.
Figlia mia, non stai facendo le cose troppo in fretta? chiedeva la madre di Giulia, un po preoccupata per la decisione affrettata. Non è che sei incinta?
Ma mamma! Che dici? No, ovviamente, è solo che Marco mi ha detto che non può vivere senza di me, e io senza di lui insomma, mamma, è amore.
Ben presto tutti quelli che si erano stupiti per il loro matrimonio tanto veloce capirono che Marco e Giulia erano davvero fatti luno per laltra. Si volevano bene, dallesterno si vedeva quanto Marco fosse premuroso con sua moglie, lei lo ricambiava con tanto amore.
La loro era una vera storia damore, sincera e profonda, eppure cera unombra sul loro felicità: entrambi desideravano ardentemente avere figli, ma la gravidanza tanto attesa non arrivava.
Marco, dobbiamo fare dei controlli, magari cè una ragione del perché non riesco a rimanere incinta.
Sono daccordo, accolse subito la proposta suo marito.
Quante speranze, visite dai medici, viaggi, preghiere Ma tutto fu inutile. Giulia non riuscì ad avere un bambino.
Giulia, pensavo una cosa potremmo andare in un istituto e adottare un bambino, crescerlo come nostro, propose timidamente Marco.
Sì, sono daccordo! rispose subito Giulia, era un pensiero che cullava da tempo ma aveva paura che Marco non fosse favorevole. Anche io ci pensavo…
Allora andiamo, concluse Marco. Conosco un orfanotrofio, ci passo davanti ogni volta che torno da lavoro.
Quando Giulia e Marco arrivarono allistituto, tra tanti bimbi diffidenti e stanchi, una bambina di tre anni, biondina con gli occhi azzurri, corse incontro a Giulia e la abbracciò alle ginocchia.
Mamma! esclamò felice la bambina, e la donna non riusciva più a staccarsi da lei.
Così nella loro casa arrivò la piccola Lucia, allegra e solare, il suo riso riempiva ogni angolo. Giulia si sentì finalmente pienamente felice; il suo cuore di mamma aveva finalmente trovato pace. Adorava la sua Lucia quanto non aveva mai creduto possibile. Anche Marco impazziva per quella figlia tanto desiderata.
Tutto andava a meraviglia. Marco e Giulia vivevano in un paese nei dintorni di Firenze, dove quasi tutti si conoscevano. Naturalmente, tanti amici e i vicini sapevano bene che Lucia era stata adottata. Finché era piccola non ci furono problemi. Ma il tempo passava, Lucia cresceva, frequentava già le medie, e qualcuno un giorno le rivelò che era stata adottata.
Aveva quattordici anni, Lucia. Quel giorno tornò da scuola e fece una scenata.
Mamma, perché non mi avete mai detto che non sono figlia vostra? Lo so che mi avete presa allorfanotrofio
Lucia, calmati, avremmo voluto dirtelo noi, solo che aspettavamo tu fossi più grande, per non farti soffrire. Ma ora che lhai scoperto Io e papà abbiamo sempre avuto paura di questo momento, spiegò Giulia con dolcezza.
Lucia pianse, urlò, poi si chiuse in se stessa, diventò ostile. Si sa, ladolescenza non è un periodo facile. Cominciò a trattare male i genitori, sbatteva le porte, diventava scontrosa.
Fu proprio in quel periodo che accadde qualcosa di terribile. Marco morì. Giulia rimase paralizzata dal dolore quando le dissero che suo marito era morto in un incidente dauto tornando da una trasferta da Milano, proprio prima di Natale, durante una tremenda nevicata.
Marco partiva spesso per lavoro, a volte per una settimana, e in caso di ritardo spediva una cartolina: ai tempi, mica cerano i cellulari. Quando perse il marito, Giulia aveva quarantasei anni. Lucia, invece di stare accanto alla madre, sembrava essere impazzita: se ne andava di casa, non ubbidiva più, rispondeva male.
Giulia, con le ultime energie, cercava di mantenere un dialogo con la figlia, la implorava tra le lacrime, ma non urlò mai contro di lei. E così continuò la loro vita, Lucia maturava in fretta. Un giorno, finita la scuola, disse alla madre:
Mamma, vado a vivere in città.
Giulia alzò lo sguardo stanco, stringendo uno strofinaccio tra le mani.
Vai a studiare, tesoro?
No, voglio cercare la mia vera madre
Il respiro di Giulia si fermò per un istante.
Ma perché, Lucia? Io non sono forse tua madre?
Lucia si voltò verso la finestra, tacque a lungo.
Devo sapere chi è. Ho bisogno di capire perché mi ha abbandonata. Ho il diritto di saperlo, mamma.
Sì, piccola. È un tuo diritto, rispose Giulia, consapevole che nessuna parola avrebbe potuto fermarla.
Aveva quasi diciannove anni, Lucia. Prese la sua poca roba, la mise nella borsa, baciò la madre sulla guancia e le promise di tornare ogni tanto. Uscì di casa e si avviò verso la fermata del pullman. Giulia la guardò allontanarsi con un dolore muto negli occhi. Rimase sola.
Il tempo passò lentamente. Giulia ormai era in pensione, e durante le lunghe sere dinverno rileggeva le cartoline di Marco, custodite in una vecchia scatola di biscotti legata con un nastrino. Non erano molte. Lultima, ormai ingiallita, portava un rametto di pino: Giulietta, mi trattengo tre giorni, mi manchi e ti bacio. Tuo Marco.
Giulia scorreva con le dita tremanti sulla cartolina, la stringeva al petto come se potesse ancora abbracciare il marito scomparso. Tanti anni erano passati, tante cose erano cambiate. Marco era morto quasi venticinque anni prima.
La memoria la invadeva mentre sedeva alla finestra. Non usciva quasi più, se non per andare al negozio sotto casa. Solo di rado scambiava due chiacchiere sulla panchina davanti allalimentari con le altre donne del paese.
Le tende tirate, la cassetta della posta vuota, il silenzio pieno della casa. Lunica vera gioia era la compagnia di Lucia quando tornava con i suoi figli ma succedeva di rado. Su una credenza, una foto di Marco che tiene in braccio la piccola Lucia: entrambi ridono.
Marco mio, te ne sei andato troppo presto, mi hai lasciata sola, sussurrava la donna. Davvero ora sono sola al mondo.
Solo ogni tanto il silenzio veniva interrotto da Tigrotto, il gatto, che saltava sul davanzale o faceva le fusa accanto alla padrona. Giulia dava da mangiare a Tigrotto, beveva il suo tè e si convinceva che doveva andare al negozio almeno oggi. Entrò in camera, guardò la foto.
Stava ancora sorseggiando il tè quando sentì bussare al cancello. Le tornò alla mente il giorno in cui Lucia annunciò che sarebbe andata a trovare la madre naturale. Ricordava quella mattina grigia e silenziosa. Giulia era in cucina, quando bussarono di nuovo al cancello.
Si infilò le scarpe, si avvolse lo scialle sulle spalle, uscì in cortile e aprì il cancello. Davanti a lei, una donna, molto più giovane di lei, con gli occhi pieni di tristezza.
Buongiorno Lei è Giulia? la voce dellospite tremava.
Sì, chi siete? chiese.
La sconosciuta si tormentava le mani, agitata.
Sono la mamma di Lucia cioè, la seconda insomma, quella biologica, mi chiamo Chiara Scusi se sono impacciata.
A Giulia si gelò il sangue nelle vene. Da poco Lucia era partita, ora si presentava la sua vera madre. Ma come laveva trovata?
Aspetti, è successo qualcosa a Lucia? domandò Giulia tremando. È riuscita a trovarvi…
Chiara parlava velocemente, confusa:
Lucia ora è in ospedale In città, qualcosa allo stomaco Eravamo al parco, si è piegata in due dal dolore e si è seduta su una panchina, è diventata pallida, ho chiamato subito lambulanza.
Stettero in silenzio, guardandosi negli occhi.
Lucia mi ha trovato da tempo, ma aveva paura di dirvelo, confessò Chiara singhiozzando.
Oh, ma che stiamo in piedi al cancello, entri, si riprese Giulia. Venga in casa.
Le versò un tè e Chiara, seduta al tavolo, raccontò:
Ero giovanissima quando ho avuto Lucia. I miei genitori erano severissimi e mi costrinsero a rinunciare a mia figlia. Il mio fidanzato quando ha saputo della gravidanza è sparito, i miei volevano buttarmi fuori di casa. Così ho dovuto firmare i documenti in ospedale Ho vissuto con questo rimorso Oh, scusi, ora non è il momento Lucia vuol tanto che venga da lei, in ospedale.
Giulia si alzò di scatto.
Perché non mi ha chiamata?
Le hanno rubato la borsa, dentro aveva anche il telefono e i documenti. Quando sono tornata la borsa era sparita
Povera la mia bambina sussurrava Giulia.
È stata lei a darmi il vostro indirizzo, mi ha detto trova mia mamma.
Si guardarono, negli occhi nessuna ostilità, solo preoccupazione e stanchezza.
Andiamo, disse Giulia; chiuse a chiave la porta. Presto, andiamo.
Il vecchio autobus sembrava non voler mai arrivare. Giulia e Chiara si parlarono poco, ma poi si lasciarono andare.
Sono sola anchio, sospirò Chiara. Mio marito è morto tre anni fa dopo una lunga malattia. Abbiamo vissuto insieme tanti anni ma non ho mai più potuto avere figli. Credo sia stato un castigo del destino, per averla abbandonata. Sì, è la mia punizione
Quindi, a parte Lucia, non abbiamo nessuno, commentò Giulia.
Già Una figlia per due rispose Chiara con tristezza.
In ospedale domandarono loro:
Da chi andate?
Da nostra figlia, Lucia Conti, risposero in coro Giulia e Chiara.
E voi chi sareste?
Siamo la madre, di nuovo allunisono, poi scoppiarono a ridere.
Due mamme? Va bene, entrate pure
Lucia, pallida, giaceva in camera con la flebo. Appena le vide, sorrise.
Mamma e mamma sussurrò.
Giulia fu la prima a baciarla.
Piano, piccola, sono qui Chiara si sedette vicino.
Ora va tutto bene, sei con noi. Chiara la coprì meglio con la coperta.
Restarono a lungo con Lucia, parlarono tanto.
Da allora Lucia ebbe due mamme. Poi arrivò anche un marito e due figli. E per Giulia e Chiara, una sola figlia da dividere in due. Si vedono ogni tanto, tutti insieme.
Grazie per aver letto, per il vostro affetto e il sostegno. Un abbraccio di cuore a tutti!

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