Una figlia per due
Tra Caterina e Marco è stato un colpo di fulmine: lamore è sbocciato allistante. Stavano insieme solo da un mese quando Marco, durante una serata al ristorante, le ha detto:
Caterina, vuoi diventare mia moglie? E lei è rimasta di stucco.
Come, già? Siamo insieme da così poco
E allora? Per me basta, in questo mese ho capito che sei il mio destino Senza di te non voglio nessuna, non esistono altre per me
Oddio, Marco in realtà sì, accetto ha sussurrato lei, ridendo piano e stringendosi a lui.
Figlia mia, non avrai fatto le cose troppo in fretta? incalzava la madre di Caterina, sorpresa dalla decisione repentina della figlia Non sarai mica incinta?
Ma dai mamma, figurati! No, è che Marco mi ha detto che non può vivere senza di me e io provo lo stesso È una storia damore vera, mamma.
Presto, anche chi si era stupito del loro matrimonio veloce, ha visto con i propri occhi che i due erano davvero fatti luno per laltra. Si notava quanto Marco fosse premuroso con la moglie, e quanto lei si dedicasse a lui con amore e attenzione.
Erano felici davvero. Ma cera qualcosa che turbava la loro serenità: desideravano un figlio più di ogni altra cosa, ma la gravidanza tanto attesa non arrivava mai.
Marco, forse è il caso di fare degli esami magari cè un motivo se non riesco a rimanere incinta.
Sì, hai ragione ha subito acconsentito lui.
Speranze, visite mediche, viaggi da specialisti, preghiere ma tutto inutile. Caterina non riusciva a diventare madre.
Caterina, che ne pensi se facciamo domanda in un istituto e adottiamo un bambino, lo cresceremmo come fosse nostro propose timidamente Marco.
Sì, Marco, sì! spiccò Caterina, che da tempo accarezzava questo sogno ma aveva paura che lui si opponesse. Lo stavo pensando anchio
Allora si va decise Marco e conosco anche un istituto non lontano da dove lavoro, ci passo ogni volta che torno dai miei viaggi di lavoro.
Quando arrivarono allorfanotrofio, tra decine di bambini spaesati, una bambina di tre anni coi capelli chiari e gli occhi azzurri corse incontro a Caterina, abbracciandole le gambe.
Mamma! disse felice la piccola, e Caterina sentì il cuore sciogliersi.
Così, a casa loro, arrivò la piccola Lucia, una bambina solare dal sorriso contagioso. Caterina finalmente si sentiva completa. Amava Lucia con tutta se stessa, e anche Marco stravedeva per quella figlia tanto desiderata.
La loro vita scorreva serena. Abitavano in un paese dove tutti si conoscevano, quindi era risaputo tra amici e vicini che Lucia fosse stato adottata. Allinizio non era un problema, finché un giorno, ormai cresciuta, qualcuno a scuola le disse che non era figlia naturale di Marco e Caterina.
Lucia aveva allora quattordici anni e, appena tornata a casa, scoppiò in una crisi.
Mamma, perché non mi avete mai detto che non ero vostra figlia? So che mi avete presa dallorfanotrofio
Amore, aspettavamo che fossi più grande per raccontartelo, per non farti soffrire Ma ora che qualcuno te lha detto, non possiamo più tornare indietro. Abbiamo sempre avuto paura che arrivasse questo momento.
Lucia pianse molto, poi si chiuse in se stessa e diventò ribelle. Era già unetà difficile e Lucia spesso rispondeva male, sbatteva le porte, spariva per ore.
E proprio in quel periodo accadde la tragedia. Marco morì in un incidente. Caterina restò sola: le dissero che lauto su cui viaggiava con un collega era uscita di strada per la neve, mentre tornava da Firenze poco prima di Capodanno.
Marco era spesso fuori città per lavoro; se si tratteneva, mandava ancora cartoline, a quei tempi i cellulari non esistevano. Quando rimase vedova, Caterina aveva quarantasei anni. Lucia però non la consolò, anzi sembrava sfuggirle, sempre più ribelle.
Caterina tentava con ogni forza di parlare con la figlia, pregava e piangeva, ma non urlò mai contro Lucia. Così andavano avanti, la ragazza cresceva in fretta. Finché, dopo la maturità, Lucia annunciò deciso:
Me ne vado in città, mamma.
Caterina la guardò con occhi stanchi, stringeva un tovagliolo tra le mani.
Vuoi iscriverti alluniversità, amore?
No. Voglio cercare mia madre vera
Caterina sobbalzò, confusa.
Ma perché, Lucia? Non sono io la tua mamma?
Lucia si girò verso la finestra e rimase zitta a lungo.
Ho bisogno di sapere chi è, devo capirlo. Capire perché mi ha lasciata. È un mio diritto, mamma.
Hai ragione, amore, sussurrò Caterina. Sapeva che nulla avrebbe potuto fermarla.
Aveva ormai quasi diciannove anni. Lucia raccolse poche cose in una borsa, baciò Caterina sulla guancia e promise che sarebbe tornata ogni tanto. Caterina la seguì con gli occhi fino alla fermata del bus e sentì un vuoto dentro.
Passò il tempo, lentamente. Caterina era già da tempo in pensione. Nei lunghi inverni, sfogliava le cartoline di Marco riposte in una scatola legata con un nastro. Non erano poi molte. Lultima, quella con i rametti di pino, era ormai ingiallita. Sulla retro cera scritto: “Cate, arrivo con tre giorni di ritardo, mi manchi, baci, tuo Marco”.
Caterina accarezzava la cartolina come se potesse ancora stringere il marito. Da allora erano trascorsi molti anni, quasi venticinque dalla sua morte.
Caterina sedeva alla finestra a ricordare il passato. Era cambiata, più fragile. Usciva di rado, solo per andare al negozio. Le tende erano sempre tirate, la cassetta della posta vuota, e la casa immersa nel silenzio. Solo nelle rare occasioni in cui Lucia tornava a trovarla coi figli la casa tornava piena di vita. Ma di solito Caterina era sola. Sul comò una vecchia fotografia di Marco, che tiene in braccio una piccola Lucia, entrambi sorridenti.
Ah, Marco Te ne sei andato troppo presto, mi hai lasciata sola, sussurrava Caterina alla foto Sono rimasta sola anchio.
Solo il suo gatto, Tito, rompeva la quiete, saltando dalla finestra e facendo le fusa vicino a lei. Caterina lo sfamava e poi si preparava un tè, ripetendosi che doveva uscire per la spesa. Entrò in salotto, guardò la fotografia.
Stava bevendo il tè, quando sentì bussare al cancello.
Le tornò in mente il giorno in cui Lucia le aveva detto che sarebbe partita, e di nuovo rivisse la tristezza di quel momento. Quella mattina era grigia e silenziosa. Caterina stava preparando il tè quando sentì picchiare al cancello.
Indossò le scarpe, si mise una sciarpa sulle spalle e uscì in cortile. Aprì il cancello e davanti a lei cera una donna molto più giovane di lei, con occhi tristi.
Buongiorno Lei è Caterina? chiese la donna con voce tremante.
Sì, sono io E lei?
La donna fissava in terra, spostando il peso da un piede allaltro.
Sono la mamma di Lucia insomma, la seconda mamma anzi, quella biologica. Mi chiamo Vera balbettava emozionata.
Caterina sentì un brivido. Lucia se nera andata da poco e ora si ritrovava davanti la sua madre naturale.
Dica, è successo qualcosa a Lucia? chiese, visibilmente preoccupata Lha trovata?
Lucia è ricoverata in ospedale A Milano, problemi di stomaco Eravamo in un parco, si è accasciata su una panchina con forti dolori, ho chiamato lambulanza.
Rimasero qualche istante in silenzio, guardandosi.
Lucia mi aveva già trovato da un po, ma aveva paura di dirglielo, Vera si asciugò una lacrima.
Oh, ma venga dentro non resti sul portone si scosse Caterina Entriamo a casa.
Preparò subito del tè caldo. Vera, seduta al tavolo, prese coraggio.
Ero una ragazzina quando è nata Lucia. I miei genitori erano molto severi e mi costrinsero ad abbandonarla Il mio ragazzo mi lasciò appena seppe che ero incinta, i miei minacciarono di sbattermi fuori con la bambina. Così in ospedale misi la firma per la rinuncia Vivo con questo dolore da tutta la vita Ma scusi, ora non importa. Lucia ci tiene tantissimo che venga a trovarla in ospedale.
Caterina si alzò di scatto.
E perché non mi ha telefonato?
Le hanno rubato la borsa con il cellulare insieme ai documenti, proprio mentre aspettavamo lambulanza. Quando sono tornata sulla panchina, la borsa non cera più
Povera la mia piccola sussurrò Caterina.
Mi ha dato lei il suo indirizzo e mi ha detto: “trova la mia mamma”.
Rimasero in silenzio ancora, ma i loro sguardi erano pieni di preoccupazione, non di ostilità.
Andiamo disse allora Caterina, chiuse la porta a chiave muoviamoci, presto.
Il vecchio autobus pareva non arrivare mai. Allinizio non parlarono, poi piano piano si raccontarono molto.
Anche io sono rimasta sola confessò Vera Mio marito è morto tre anni fa, ero sposata da tanti anni ma non ho mai più avuto figli. Credo sia una punizione per quello che ho fatto a Lucia È la mia pena.
Quindi a parte Lucia, anche tu non hai più nessuno, disse Caterina piano.
Già Una figlia per due rispose Vera con un sorriso malinconico.
All’ospedale l’infermiera chiese:
Da chi andate?
Da Lucia Ricci risposero in coro.
E voi siete?
La madre risposero insieme e si scambiarono uno sguardo, poi risero.
Due mamme? Va bene, entrate
Lucia era distesa sul letto, pallida, con la flebo. Alla loro vista sorrise debolmente.
Mamma e mamma sussurrò.
Caterina la baciò per prima.
Tranquilla, amore, sono qui e Vera si sedette accanto.
Ora andrà tutto bene, Lucia, non sei sola, disse Vera, rimboccandole la coperta.
Rimasero a lungo lì, a parlare, raccontarsi.
Da allora Lucia ha due mamme, poi è arrivato anche un marito e due figli. E Caterina e Vera condividono una figlia, una sola figlia per due cuori. Si ritrovano ancora, ogni tanto, tutte insieme.
Grazie di cuore per aver letto questa storia. Auguro a tutti voi serenità e calore!



