Ero immerso in una relazione con la mia ragazza da cinque anni. Abitavamo in città diverse, lei a Bologna ed io a Firenze, separati dal lavoro che ci aveva sparpagliati come foglie al vento dautunno. Ogni giorno però attraversavamo con la voce distanze, progetti, sogni. Oramai stavo pensando seriamente di chiederle di sposarmi, così da mettere fine a quella lontananza sfiancante. Mi fidavo ciecamente di lei. Mai mi aveva dato un vero motivo per dubitare.
Una sera, mentre il sole si smorzava sulle colline, ricevetti una chiamata da un numero che non mi diceva nulla. Risposi, e dallaltro lato la voce di un uomo garbato, quasi surreale, mi scivolò addosso come una brezza:
Non voglio creare problemi. Ti chiamo solo perché credo che tu debba sapere una cosa.
Mi disse che faceva lingegnere informatico e che da poco usciva con una donna. Nulla di troppo serio soltanto qualche messaggio, un caffè nei bar di Modena, un po di flirt, quelle cose nebulose che ti fanno galleggiare in attesa. Lei, però, mai aveva accennato di avere un fidanzato. Tutto pareva normale fino a che certi conti iniziavano a non tornare.
Confidò la cosa ad un suo amico, anche lui da poco nelle prime fasi di una relazione. Disse il nome della donna. Lamico rimase in silenzio, poi chiese una foto. Quando la vide, le sue parole caddero gelide:
Lascia perdere subito quella ragazza. È da cinque anni che sta con uno, ufficialmente.
Non era diceria. Tutti parevano saperlo. Lo aveva anche descritto: che lui, cioè io, viveva a Firenze, che lei lavorava a Bologna e approfittava della distanza. Ancora peggio continuò la ragazza vedeva anche un altro uomo, pure lui ingegnere, che conosceva la mia esistenza e se ne infischiava, passando i weekend tutti e tre nello stesso sogno distorto.
A quel punto, per luomo al telefono tutto era chiaro: non si trattava di malintesi, ma di una vera e propria architettura onirica di bugie. Tre relazioni nello stesso tempo: con me, con laltro ingegnere cosciente della situazione, e con lui, ignaro come chi non sa di sognare.
Mi disse che, realizzato il mosaico, aveva scelto di informarmi. Se esiste la solidarietà femminile, deve esistere anche quella maschile, mi sussurrò. Trovò il mio numero su Facebook e decise di chiamarmi, senza perdersi in messaggi. Aggiunse:
Se vuoi le prove, basta chiedere. Non ho nulla da nascondere.
Risposi sì. Riagganciai e dopo poco iniziarono ad arrivare messaggi: chat, vocali, fotografie, appuntamenti fissati per aperitivi sui Navigli. Le cose che le diceva erano uguali alle mie: le stesse frasi, le stesse carezze di parole, gli identici complimenti impalpabili come zucchero a velo.
Mi si serrò il petto come se stessi per sparire. Amavo quella ragazza, stavo organizzando la mia vita attorno alla sua. Avevo pensato di abbandonare Firenze, chiederle di sposarmi, iniziare daccapo insieme.
La chiamai. La costrinsi a parlare. Non negò. Allinizio minimizzò, poi si infuriò perché qualcuno si era fatto gli affari miei, dopo ancora pianse e disse che era confusa, che non sapeva cosa voleva, che non pensava avrei scoperto il tutto così.
Chiusi la chiamata.
In quel momento realizzai una verità che nei sogni sembra assurda: non solo gli uomini tradiscono. Ci sono donne capaci di intrecciare relazioni come fili di seta, fredde e consapevoli, regine in un labirinto di verità parallele.
Sì, ho perso una storia damore. Ma dentro questo sogno liquido ringrazio quelluomo sconosciuto che, da vero gentiluomo, mi ha aperto gli occhi. Perché altrimenti oggi sarei stato fidanzato con una donna pronta al matrimonio e a una doppia anzi, tripla vita senza il minimo rimorso.




