Come mia suocera si è ritrovata senza casa: la storia di una famiglia italiana, un appartamento a tr…

Come mia suocera rimase senza casa

Sono certa che non dobbiamo in alcun modo mantenere mio cognato e la sua famiglia, né tantomeno affittare un appartamento per loro. Preferisco dirvelo subito: sono la proprietaria di un trilocale a Torino dove viviamo ora, e lho comprato in condizioni disastrose, molto prima che mi sposassi. Potete solo immaginare: la porta dingresso era semplicemente appoggiata allo stipite. Ma la cosa importante era il prezzo vantaggioso, e piano piano lho sistemato tutto. Ma non è di questo che voglio parlare.

Quando ho incontrato mio marito, avevo già ristrutturato due stanze e comprato qualche mobile. Insomma, ormai si viveva dignitosamente.

Mio marito, Alessandro, era un uomo affascinante, alto, ma pagava un affitto assurdo per una stanza. Qualche mese dopo esserci conosciuti, si è trasferito da me. Dopo il matrimonio, abbiamo adibito una stanza a cameretta: prima è arrivato il nostro Davide, poi la nostra piccola Giulia.

Tutto filava liscio, finché una sera fredda dautunno la nostra serenità fu interrotta da mia suocera, Signora Lucia. Quel giorno si presentò con le valigie e gli occhi pieni di lacrime.

Posso fermarmi da voi per un po? disse piangendo. Mio figlio ha portato una ragazza a casa mia. Spero che sia la sua compagna per la vita, magari si sistemeranno, ma ora non so dove andare… Non resterò a lungo, vi aiuterò: porterò i bambini allasilo, cucinerò. Non ho nessun altro al mondo, solo voi!

Si disperava, così labbiamo accolta. Le abbiamo dato la camera più grande. Da anni in pensione, mia suocera si prese cura dei nipoti come aveva promesso, ma a casa sua non andava mai: il figlio minore, Matteo, ormai viveva lì con la nuova compagna e due figli uno loro, uno che lei aveva avuto da una precedente relazione.

Molti anni prima, il cognato si era sposato subito dopo il liceo con una coetanea. I suoceri a quel punto vendettero la loro casa; con i soldi presero un monolocale per sé in periferia e un ampio bilocale per Matteo. Poi il suocero si ammalò gravemente e morì.

Matteo e la prima moglie ebbero due figli, poi divorziarono e lui lasciò loro la casa. Adesso la sua ex vive lì con un nuovo marito e tre bambini.

Dopo il divorzio, Matteo tornò dalla madre. Mamma, resto da te, almeno finché non rimetto insieme un po la vita, vedrai che trovo una soluzione, assicurò. Ma la soluzione non arrivò, anzi: pochi mesi dopo si trasferì da Lucia con la nuova compagna.

Ogni fine settimana, Lucia portava a casa nostra i figli di Matteo: quelli avuti dal primo e dal secondo matrimonio. Un caos incredibile, una confusione da non credere.

Dopo circa un anno, io e Alessandro abbiamo detto a Lucia che era meglio se si occupava della sua situazione immobiliare. Lei scoppiò nuovamente in lacrime, presa dallansia.

Fui costretta a parlare direttamente con Matteo: era ora che liberasse la casa della madre. Ma lui si oppose con fermezza, sostenendo che con gli stipendi bassi e i figli piccoli non poteva permettersi un affitto a Torino. E io dovrei occuparmene?

Ultimamente il mio rapporto con Lucia si è incrinato molto. Non vedevo più lora di uscire, evitavo persino di rincasare dopo il lavoro. Ho deciso di affrontare Alessandro e dirgli che doveva trovare una soluzione per la madre, altrimenti avrei chiesto il divorzio.

Mio marito rimase sconvolto: non sapeva dove mettere la madre, come si fa a buttare la mamma fuori di casa?

Gli suggerii di farle affittare un monolocale; fortunatamente ce lo possiamo permettere. Ma Lucia rifiutò categoricamente e pretese invece che prendessimo in affitto un bilocale per Matteo e la sua famiglia, così lei sarebbe tornata nella sua casa.

Per me fu troppo: le dissi chiaro e tondo che, se non avesse fatto le valigie in una settimana, avrei messo tutte le sue cose fuori dalla porta. Quale altra scelta avrei?

Non mi sembra giusto dover mantenere mio cognato e la sua famiglia, e men che meno trovare loro una casa!

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