Tanto attesa nipotina
Natalina Rinaldi continuava a tempestare di telefonate suo figlio, partito per lennesimo viaggio sulla nave. Ma niente da fare: il telefono continuava a non prendere.
Oh, che guaio mi hai combinato, figliolo! sospirava trafelata, ricalcando per la trentesima volta il solito numero. Come se bastasse chiamare e richiamare per fare miracoli. Il telefono non avrebbe funzionato finché lui non fosse arrivato in porto. Potevano volerci giorni. E proprio adesso, poi!
Natalina non chiudeva occhio da due notti. Sì, per colpa di quello che il suo caro Riccardo aveva combinato!
* * *
La faccenda, in realtà, era iniziata anni prima, quando Riccardo ancora non pensava neanche di salpare per mari lontani e infilarsi in questa vita da marinaio. Ormai era un uomo ma di mettere giudizio proprio niente: con le donne non gli andava mai bene nessuna! Ogni volta una scusa nuova. Natalina osservava queste relazioni naufragate con il cuore a pezzi: tutte brave ragazze, carine, educate, eppure
Hai un carattere impossibile! lo rimproverava. Trovi un difetto anche nei ciottoli del lungomare! Ma dove la troverai mai una donna che ti vada bene davvero?
Non capisco i tuoi rimproveri, mamma. Sei così ansiosa di avere una nuora che ti va bene anche la befana, basta che le si possa mettere il grembiule?
Ma che befana! Mi basta che ti voglia bene e sia perbene!
Lui, sornione, taceva. E questa cosa mandava Natalina ai matti. Ma chi si credeva di essere, dopo tutto? Chi dei due aveva più esperienza, la madre o il figlio? Ma per favore!
Che cosa aveva che non andava Francesca? sbottava Natalina, sfilando nervosamente il centrino dalla tavola.
Te lho già spiegato, mamma.
E va bene Francesca era forse un esempio poco calzante, ma Natalina non aveva nessuna intenzione di cedere. Dici che non era sincera con te, ma secondo me
Mamma, lasciamo stare i dettagli. Francesca non era la persona giusta per me.
E Beatrice?
Nemmeno lei, rispondeva, imperturbabile.
E che mi dici di Paola? Era tanto una brava ragazza. Silenziosa, tranquilla, con la casa sempre in ordine, gentile! Veniva sempre a chiedermi se poteva aiutarmi in qualcosa Ma dai!
Sì, era carina. Solo che non mi ha mai voluto bene.
E tu a lei?
Forse no.
E Lucia allora?
Mamma!
Eh, che cè? Sei proprio incontentabile! Non sarebbe ora di mettere la testa a posto, farti una famiglia, avere dei figli?
Basta con queste chiacchiere, mamma! Riccardo alla fine sbottava e se ne andava per casa o fuori con gli amici.
Uguale a suo padre, puntiglioso come un ispettore delle tasse, pensava Natalina con una punta di fastidio.
Poi il tempo passava, le ragazze cambiavano, eppure il sogno di vedere il figlio sistemato magari con qualche nipotino da stringere restava chiuso in un cassetto. Alla fine Riccardo aveva pure cambiato mestiere: aveva incontrato per caso un vecchio amico che lo aveva trascinato sulle navi mercantili. Natalina non era per niente convinta della cosa. Era inutile insistere.
Oh, mamma! Ma che dici? È una bella occasione, lo sai quanto si guadagna a bordo? Roba da sistemarci tutti.
Ma che me ne faccio dei soldi se poi tu te ne vai chissà dove e io non ti vedo più? Meglio una famiglia!
E la famiglia va mantenuta, mamma! Quando arriveranno i figli, non potrò più lasciare il porto. Quindi adesso che sono giovane risparmio un po, poi si vedrà.
E in effetti Riccardo guadagnava parecchio. Dopo il primo viaggio, aveva rifatto tutta la casa. Il secondo viaggio aveva aperto un conto e dato alla madre la carta.
Così non ti manca proprio nulla!
Ma io non ho bisogno di niente, Riccardo! Solo che il tempo passa, io invecchio e nipotini niente!
Ma smettila di dire che sei vecchia! Hai ancora anni prima della pensione, sembri una ragazzina! scherzava lui.
Natalina però non toccava mai la carta: aveva il suo stipendietto da farmacista, che le bastava e avanzava per le sue chiare esigenze. Così risparmio. Quando Riccardo controllerà il conto, si stupirà di che madre parsimoniosa che ha!
Così passavano gli anni. Ogni volta che lui tornava dal mare, Riccardo cercava di recuperare tutto quello che si era perso: si sparava serate, usciva con amici, beveva un bicchiere in più, incontrava ragazze che ormai alla madre neanche presentava. Quando lei provava a farlo notare, se ne usciva con una frase odiosa:
Così almeno non devi preoccuparti se non le sposo, mamma. E poi non ce nè una su cui punterei!
Natalina ci restava male. Anche perché il figlio la definiva troppo fiduciosa.
Sei troppo buona, mamma! Non conoscevi davvero nessuna delle mie ex. Solo con te facevano le sante.
Quello schiaffo morale laveva fatta riflettere per giorni. Fidarsi sinonimo di stupidità? Sembrava che il figlio la trattasse come una gonza. Pazzesco!
Ma una sera, quando aveva scorto Riccardo con una ragazza, la voglia di sistemarlo era tornata impetuosa. E così, senza un filo di vergogna, si era avvicinata ai due. Riccardo, trentenne barcaiolo, era diventato tutto rosso. Ma la mamma è la mamma: presentazioni dobbligo.
Milena, la nuova fiamma, schizzava simpatia: alta, snella, il riccio sbarazzino, modi raffinati. Natalina aveva subito dimenticato le vecchie arrabbiature.
Forse aveva solo bisogno di incontrare quella giusta, pensava tra sé.
La storia con Milena durò tutta lestate e, su pressione materna, Milena era passata più volte a casa loro. Ragazza intelligente, chiacchierona, sapeva tenere compagnia Natalina era contentissima.
Ma quando Riccardo si preparò per lennesimo viaggio, Milena svanì.
Non ci frequentiamo più! E non cè bisogno che tu senta Milena, dichiarò secco lui, e partì.
Natalina si arrovellava sul perché di questa storia, ma i misteri rimanevano.
* * *
Passò un anno. Riccardo tornò a casa un paio di volte, ma a ogni domanda sulla dolce Milena rispondeva freddo e secco.
Ma questa ti mancava? si scaldò Natalina allennesima evasione.
Sono fatti miei, mamma. Se lho lasciata cera un motivo. Per cortesia, smetti di impicciarti nella mia vita.
Natalina trattenne a stento le lacrime.
Ma io mi preoccupo per te!
Basta! gridò lui. E niente più contatti con Milena! E basta rimproveri.
Riccardo tornò in viaggio e Natalina, con il cuore a pezzi, tirò avanti.
Un giorno, al banco della farmacia, ecco entrare Milena. Doveva comprare latte per neonati. Insieme a lei, una bimba nel passeggino.
Milenina! Ma che sorpresa vederti! Riccardo non mi ha detto proprio nulla si è imbarcato e basta!
Davvero? Beh sarà così, rispose lei amaramente.
Natalina si innervosì.
Dimmi, cara, che è successo tra voi? Conosco mio figlio: ha la testa dura. Ti ha ferita?
Lasciamo stare Io non gli porto rancore. Adesso devo sbrigarmi, devo passare anche in alimentari.
Dai, vieni a trovarmi almeno al lavoro! Faccio i turni, sai Così due chiacchiere.
Milena tornò il turno seguente, sempre a comprare pappe. Pian piano Natalina si fece raccontare tutto: Milena era rimasta incinta, Riccardo aveva risposto che non poteva prendersi cura di una bimba, preso comera con i viaggi e tuttaltro che convinto di volere una relazione stabile. Poi era sparito di nuovo.
Sarà tornato in viaggio, scrollò le spalle Milena. Ma va bene così. Siamo bene anche noi due.
Natalina quasi si gettò in ginocchio davanti al passeggino.
Ma allora questa è la mia nipotina?
Eh sì, mormorò Milena. Si chiama Anna.
Annina
***
Natalina non sapeva più dove battere la testa. A forza di domande scoprì che Milena, che era di fuori, faceva fatica a pagare laffitto. Col bimbo e senza un lavoro stabile, la questione era pesante. Stava pensando di tornare nel paesello dei suoi. Al solo pensiero, Natalina sentì una stretta al cuore: perdere la nipotina? Mai!
Venite a vivere da me, tu e Annina! Mi arrangio io, ti aiuto in tutto, troverai lavoro stabile e Riccardo manda così tanti soldi che non riesco neanche a spenderli! Annina avrà tutto!
E Riccardo cosa dirà?
E chi se ne frega? Ha fatto il danno, lasciando qui una figlia e non dicendo niente neanche alla madre. Una delle due cose gliela devo sistemare! Quando ritorna, ci parlo io. Ma che ci parlo!
E così cominciarono questa convivenza. Natalina non badava a spese per la nipotina né si risparmiava. Prese turni brevi, così da godersi Annina il più possibile. Milena intanto trovò lavoro, potendo lasciare la bimba con Natalina. Spesso rincasava tardi, stanca.
Tutto il giorno in piedi, e sembra che la clientela sia fatta apposta per rompere le scatole!
Non preoccuparti! Riposati, che ad Annina ci penso io. Bagnetto e nanna!
Intanto, si avvicinava il ritorno di Riccardo. Natalina già si vedeva a raccattarlo in stazione con Annina tra le braccia, pronta a rimetterlo in carreggiata, mentre Milena si faceva sempre più ansiosa. Questo invece accendeva ancora di più lo spirito combattivo di Natalina sentiva il bisogno di proteggerle entrambe, Anna e Milena.
Vedrai che Riccardo tornerà e ci caccerà via! Sono stata sciocca ad accettare il tuo invito. Meglio che da domani cerchi casa
Ma che dici? Nessuno vi caccerà. Gli faccio vedere chi comanda io, a Riccardo!
Ma lo dirà, sono sicura! Dirà che sono qui per i soldi Ma io non voglio nulla, davvero. Lei è gentile, Natalina, mi ha aiutato moltissimo. Ma io preferisco tornare dai miei genitori.
Ma smettila! Qui comando io! Questa è casa mia e ci porto chi voglio! Se Riccardo ha qualche problema, che si faccia un giro e non rompa!
Milena batté un po i piedi, ma non ci fu verso: Natalina non si smuoveva. Così rimasero.
Ho pensato una cosa, disse una sera a cena. Dovrei intestare subito la casa ad Annina! Così non ci saranno problemi futuri. Anche perché Riccardo come padre non risulta proprio nei documenti, guardò Milena, che abbassò gli occhi.
Mi scusi, bisbigliò. Non sapevo
Ho capito, ma è meglio mettere tutto in regola, domani sistemiamo.
No, Natalina! Davvero, i miei hanno una casa anche loro
Niente storie, ho deciso!
Andarono dal notaio, ma lui si oppose:
Prima suo figlio deve togliere la residenza qui.
Natalina fu contrariata, ma Riccardo stava per tornare ormai. Milena intanto diventava sempre più nervosa, sparendo spesso.
Dove vai così spesso? domandò Natalina una sera. Milena si attardava a cambiarsi.
Al lavoro Il capo promette un anticipo solo se finisco tanti compiti extra.
Perché hai bisogno di anticipi? Ti manca qualcosa?
Natalina notò di sfuggita una borsa piena di roba nascosta dietro il letto.
Hai deciso di andartene?
Natalina, devo andarmene Quando Riccardo torna
Ma nemmeno per sogno! sbottò Natalina. Poi, riflettendo, aggiunse: E poi basta stare a rovinarti al lavoro! Ti ho detto dovè la carta e il codice. Se ti serve qualcosa, prendi! Annina quasi non si ricorda che faccia hai! Per farti piacere a Riccardo devi imparare a essere casa e famiglia.
Milena non rispose. Riccardo tornava tra due giorni.
* * *
La mattina del grande ritorno, Natalina si alzò presto per controllare che le sue ragazze dormissero ancora. Ma nella stanza trovò solo Annina. Milena sparita.
Che succede? Mai successo che uscisse così presto!
Si mise a trafficare in cucina, preparando tutti i piatti preferiti di Riccardo, cercando di calmarsi fantasticando scene di riconciliazione con Annina in braccio.
La porta suonò.
Riccardo, appena entrato, si bloccò vedendo la madre con una bimba in braccio.
Ciao mamma. E questa chi è? Che mi sono perso mentre ero via?
Lo sai benissimo!
Non capisco. Dai, raccontami le avventure che hai vissuto con questa bimba che ti ritrovi in braccio.
Avventure? Ho trovato la mia nipotina, Annina! Altro che avventure!
Nipote? Non è che mi avete trovato altri fratelli a mia insaputa?
Finiscila con questa commedia, Riccardo! Milena mi ha raccontato tutto! Ti sei proprio comportato male.
Milena? Ma io ti avevo detto di non parlarle! E che centra Milena con questa bambina?
Scoppiata la bomba, Natalina raccontò tutto, rimproverando a pioggia. Riccardo si portò le mani ai capelli:
Ma sei mamma!
Cosa, mi dai della credulona? Chiamami pure così, ma io
Non è mia figlia, mamma! Milena ti ha raccontato una balla, hai abboccato! Glinteressavano solo i soldi Che cosa ti ha portato via?
Ma cosa dici!
Mamma, controlla subito i tuoi risparmi! Di sicuro Milena si è già volatilizzata con tutto!
È al lavoro!
Discutettero fino allo sfinimento finché Riccardo accettò di aspettare Milena e chiarire tutto.
Aspettarono. Nel mentre Natalina raccontò laccaduto: come aveva incontrato Milena, come avevano vissuto, il progetto di intestare casa. Riccardo, paziente, continuava a ripetere che si era fatta turlupinare.
Non credo alle tue storie! Milena è una brava ragazza
Una bravissima truffatrice, direi! E tu ci sei cascata.
Basta, appena torna, la mettiamo davanti alla verità. Io intanto sto con Annina.
Non è tua nipote!
Si guardarono male. Alla fine, Riccardo:
Un test del DNA e risolviamo tutto.
Benissimo!
Passò la sera, passò la notte. Di Milena nessuna traccia. Nemmeno il giorno dopo. Telefono staccato. Natalina, con Annina in braccio, andò al presunto luogo di lavoro: nessuna Milena nel personale. Foto, nulla da fare.
Tornò a casa, verificò subito risparmi e carta: spariti. I vestiti di Milena, idem. Rimanevano solo quelli della piccola. Solo allora capì di essere stata bellamente raggirata.
Non ci credo! Non avrà mica lasciato Annina così per sparire?!
Ha lasciato ben altro in giro, stai tranquilla. I miei amici mi avevano avvertito che era una furbetta E poi, uno di loro, Federico, mi aveva anche detto che era stata capace di derubarlo E adesso guarda.
Che scema fidarmi! piangeva Natalina. Perché non mi avevi detto tutto?
Non volevo raccontarti brutte storie. Sei troppo buona per la gente
E adesso che si fa?
Si va dalla polizia! Meno male che non sei riuscita a intestare la casa ad Annina, altrimenti adesso dormiremmo sotto i ponti.
Andarono davvero: denuncia, ma Milena sparì come neve al sole. Nei mesi seguenti, prelevarono poco dal conto: Riccardo lo aveva subito bloccato appena rientrato. La carta, poi, fu trovata abbandonata a una stazione.
Nel frattempo, mentre cercavano la madre della piccola, Annina restò con Natalina. Lei lasciò il lavoro per accudirla: per fortuna i risparmi di Riccardo bastavano. Il test del DNA confermò che la bambina non era figlia di Riccardo, ma Natalina si era talmente affezionata che non voleva più separarsene. Parlarono col figlio: decisero insieme di crescere Annina come fosse loro. Di Milena nessuna notizia. Alla fine fu dichiarata decaduta dalla potestà genitoriale. Ci vollero mesi per ottenere laffidamento ufficiale: requisiti, moduli, tempo, maternità ritrovata! A Riccardo fu negata la possibilità, quindi Natalina tornò al lavoro, trovò un asilo per Annina e via, la vita riprese.
Un anno dopo, Riccardo rientrò da un viaggio accompagnato dalla nuova moglie.
Mamma, ti presento Sofia. Da oggi vivremo qui tutti insieme.
E Annina? balbettò Natalina, indicando la cameretta, e chiedendosi se Riccardo avesse mai raccontato tutto.
Ma Sofia sorrise dolce:
Piacere, signora Natalina! Riccardo mi ha raccontato tutto. La vostra generosità mi commuove! Se mi permetterete di partecipare alleducazione di Annina, sarei felice: guardò il marito. Noi vorremmo adottarla insieme!
Ho deciso di smettere coi viaggi, mamma. Adotteremo Annina. Questa volta nessuno ci fermerà.
Natalina, tra le lacrime, non poteva essere più felice:
Ma che meraviglia! Ma venite subito a tavola! Ho fatto un pranzo da Natale per festeggiare! Finalmente una famiglia! e, asciugandosi furtivamente una lacrima, corse a mettere i piatti.




