Mio marito mi ha sempre portato come esempio sua madre.

Questa situazione è fin troppo comune. Mi sono sposata a venticinque anni, e dopo un anno è nata mia figlia. Allinizio, tra noi tutto filava liscio. Ma col tempo, mio marito ha cominciato a chiamarmi pigra. Secondo lui, stavo solo approfittando del congedo di maternità, senza dar troppo aiuto, poi quando sono tornata a lavorare, lo stipendio era basso, addirittura un po meno del suo.

Si dice spesso che dopo il matrimonio si vede solo linfluenza della suocera sul figlio. Avrei dovuto capire subito che cera qualcosa che non andava. Ma ero cieca, sorda, forse anche ingenua.

Mio marito non faceva altro che prendere desempio sua madre, la signora Teresa. Per lui era una santa: lavorava nellorto, faceva la contabilità, cresciuta due figli una vera maestra di vita secondo lui. E io invece? Dovevo lavorare a turni e a tempo pieno.

Cercavo disperatamente di essere come la suocera. Laiutavo in casa, nei campi dei pomodori, pulivo. Quando mia figlia Sofia ha iniziato le elementari, mi occupavo dei compiti con lei. Ma le responsabilità aumentavano sempre più. Al lavoro la pressione era enorme, il salario al massimo arrivava a mille euro, e spesso facevo straordinari. Dovevo sopportare tutto. Ero ancora dipendente dal mio marito. Mi prendeva in giro, io facevo finta di non sentire. Non volevo ritrovarmi separata, né privare mia figlia del papà.

Ma si sa, più lasci fare, più ti ritrovi sopraffatta. Ho provato a spiegargli che ero esausta per il lavoro, che non riuscivo a farne un altro. Mi ha risposto che avrebbe dato alla famiglia solo quello che io riuscivo a guadagnare, tenendo il resto per sé. Così è giusto, diceva. Il nostro rapporto era già appeso a un filo, e poi… si è spezzato.

Ho capito che non potevo andare avanti così. Ero stanca delle sue critiche, della sua morale, del continuo paragone con sua madre. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una sua frase: se non trovavo un lavoro vero, sarebbe tornato da sua madre. Mi sono aggrappata a quellidea. Ma ci sono voluti tre anni interi per mandarlo davvero dalla sua mamma. Mi sono trovata un nuovo lavoro, tramite unamica finalmente ben pagato. Non voglio neanche ricordare cosa ho sopportato in quel periodo. Ho divorziato. Siamo arrivati a dividerci la casa, a scambiarci gli appartamenti. Abbiamo litigato tanto.

E adesso vivo nella tranquillità. Con mia figlia Sofia cè serenità, e sono felice senza quel marito.

Ho il mio appartamento, il mio lavoro che amo. Forse non è il massimo dei sogni, ma mi dà tutto ciò di cui ho bisogno. Solo la mia famiglia continua a cercare di presentarmi uomini nuovi. Alcuni pensano che sia una divorziata infelice, e che la felicità possa darmela solo un altro uomo. Ma io di cosa dovrei avere bisogno? Un uomo già lho avuto… forse dovrei portare un cartello in fronte: Giovane, bella, non cerca incontri. Sono felice con mia figlia. Non voglio rovinare tutto con un altro matrimonio. Anche il mio ex adesso è felice là, a pranzo dalla sua mamma Teresa.

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