Maria Olivieri si sveglia nel cuore della notte: una chiamata inaspettata dal figlio cambierà per se…

Allora, ascolta che storia ti racconto Era piena notte, tipo le tre, quando il vecchio cellulare di Antonella squilla e vibra sulla mensola accanto al letto. Lei si sveglia di soprassalto, ancora mezza addormentata, cerca di capire chi mai possa chiamarla a quellora. Guarda il display e sente un colpo al cuore: era suo figlio, Lorenzo.

Pronto Lorenzino, che succede?! Perché mi chiami a questora? chiede, già preoccupatissima.

Mamma, scusa se ti disturbo Sto tornando ora dal lavoro balbetta lui, tutto agitato, e poi non so che fare

E poi? Parla, non stare zitto! Vuoi farmi venire un colpo?

Praticamente cè una Boh, è lì per terra. Magari puoi aiutarmi tu? Giuro, è la prima volta che mi capita una roba del genere, sono spaesato.

Rimangono in silenzio per un attimo.

Aspetta vuoi dirmi che hai investito qualcuno? È grave? quasi le cade il telefono dalle mani dalla paura.

Ma no, mamma, sembra che non sia morta. E poi non lho investita io, qualcuno è passato prima. E poi non è una persona.

Come non è una persona? E chi, allora?

Una una cagnolona credo sia un pastore tedesco, pare. Respira ancora, ma male. Che faccio mamma? Qui a Modena non ci sono veterinari aperti la notte. Te ne intendi tu di animali più di me

Lorenzo guarda la cagna che è stesa lì, vicino al marciapiede, nella luce dei fari. Si soffermava a vederle il fianco salire e scendere, piano. Quegli occhi tristi-tristi sembrava stesse per arrendersi, poverina.

Tanto che respira forse non è disperata, pensa lui, stringendo il telefono allorecchio.

*****

Tre giorni prima.

Ma dai mamma, di nuovo? Non hai davvero altro da fare? Ma cosa ti importa di tutti questi gatti? aveva detto Lorenzo passando da sua madre per salutarla e vedendola che, giù vicino al portone, dava da mangiare a un branco di micioni randagi. Prima, sua madre non era così.

Da quando era andata in pensione, però, sera scoperta una passione smodata per i gatti. Una roba seria, eh quasi fuori di testa. Nessuno della zona si comporta così. O almeno, nessuno che tenga alla reputazione!

Buongiorno, Lorè, fa lei rialzandosi e facendogli un cenno. Sei arrivato allimprovviso, avresti potuto avvertire! Avrei preparato qualcosa di buono.

Eh, io vedo che tutto il buono già lo dai ai tuoi mici, risponde lui scherzando.

In realtà Lorenzo proprio non capiva perché sua madre buttasse tempo, energie e soldi appresso a tutti quegli animali. Non era meglio spenderli in altro? In casa, caro mio, vivevano già quattro gatte: tutte accolte dalla strada in meno di un anno.

Sembrava esagerasse, ma Antonella non aveva proprio intenzione di fermarsi. Non cera verso.

I gatti, li amava di brutto ma anche i cani non li lasciava perdere. Persino i piccioni vicino alla spazzatura ricevevano qualche briciola.

I vicini ormai lavevano soprannominata Madre Teresa.

A Lorenzo dava fastidio vedere la gente guardarla e ridere alle sue spalle a volte quelli più sciocchi facevano persino il gesto del dito alla tempia, per intenderci.

Lascia parlare la gente, aveva detto Antonella appena si accorse che il figlio ci rimaneva male. Senti, cè già poca gentilezza in questo mondo. Io provo solo a renderlo un po più umano.

Si girava a guardare i mici che mangiavano felici.

Dai, guarda che vista hanno alla giornata quei poveretti? Nulla di bello, te lo assicuro. Così, almeno, sanno che qualcuno ci tiene. Non so tu, ma io trovo che sia una cosa terribile sentirsi inutili, sai che diceva tua nonna…

Però mamma, ne hai già quattro in casa! Non bastano? le fa lui.

Non è questione di bastare o meno, Lorè. Casomai fosse per me li prenderei tutti, ma sai che vivo in sessanta metri quadri e la pensione da impiegata non fa miracoli. Ma almeno quelli che posso, li aiuto. Gli altri almeno li sfamo. E se la gente mi prende per matta, pazienza! Bisogna dare il buon esempio.

Il buon esempio

Eh sì! Magari qualcuno mi vede e ci ripensa: Perché non lo faccio pure io?. Siamo noi il loro mondo. E, come diceva sempre Saint-Exupéry, siamo responsabili di chi addomestichiamo

Lorenzo ci aveva anche provato a capire sua mamma, davvero. Ma secondo lui, insomma, esagerava. Capiva laiuto ai poveri, agli esseri umani. Ma agli animali?

Per carità, i gatti e i cani per strada non gli davano fastidio. Solo trovava inutile esagerare.

E invece, pochi giorni dopo quella conversazione, gli successe una cosa che gli fece rivedere tutte le sue posizioni.

Quella notte tornava a casa dal lavoro, molto tardi. Di solito prendeva il turno prima, ma con lultimo casino in azienda era rimasto bloccato fino a notte fonda.

Va be, almeno mi godo la città deserta, pensa. Di solito non spingeva mai sullacceleratore, ma quella notte si lasciò andare, facendosi portare dal vento tra le vie vuote di Modena Ma andò così: neanche dieci minuti, e fu costretto inchiodare di colpo. Una sagoma lunga era stesa in mezzo alla via.

Restò fermo, mani strette al volante, in silenzio. Appena si riprese, scese e si avvicinò. Bastò guardarla: era stata investita. Da un idiota che, come lui, correva a tutta per la città o magari era pure ubriaco.

Comunque, chi fosse stato non aveva importanza. Lunica cosa che contava era aiutarla. Ma come, se lui con i cani non ci aveva mai avuto niente a che fare?

Così, distinto, chiamò la madre. Era lunica persona che gli poteva venire in mente.

*****

Pronto Lorenzino, che succede?! ripeté Antonella, con la voce piena di ansia. Perché mi chiami a questora?

Mamma, scusami Tornavo ora dal lavoro cera Lui va in confusione.

Dai su, dimmelo! Mica vuoi farmi venire la tachicardia!

Niente, qui per terra cè una cagna Sembra un pastore tedesco. Si vede che è randagia, respira male. Che faccio? Lo sai che qui la notte i veterinari non esistono Non so a chi altro chiedere, mamma.

Lorenzo guardava ancora la cagna stesa, il fianco che si sollevava piano, lo sguardo triste.

La cosa importante è che respira dai, non tutto è perduto.

Mamma, allora? Che devo fare? Non conosci nessun veterinario tu?

Magari! E qui round-the-clock non ci sta niente. Portarla a Bologna non se ne parla rischi di non farcela in tempo. Senti, porta la cagna qui da me.

Da te?! Ma sei matta? Hai già quattro gatti in casa!

E allora? Che pensi, che tengo dei leoni? Lascia perdere i vicini, pensa a salvare la vita a quella creatura. Forza, caricala in macchina e vieni. Io intanto sistemo un posto per lei.

*****

Dopo mezzora, Lorenzo saliva trafelato le scale con la cagna in braccio.

Il sedile era tutto sporco, lui pure ma chissene. Si era dimenticato di tutto, pensava solo a salvarla. Mai avrebbe creduto di stare così male per un cane sconosciuto.

Appoggiala qui, con delicatezza dice Antonella indicando il vecchio divano ricoperto per loccasione.

Antonella non era certo veterinaria, ma dopo tante visite coi suoi gatti, qualche dritta se lera memorizzata. E Lorenzo, da parte sua, faceva la sua parte cercando tutorial sullo smartphone. Non era mica come il vecchio Nokia di sua madre!

Insomma, insieme riuscirono almeno a fermare il sangue e a farla stare un filo meglio.

E vuoi sapere la cosa buffa? Pure le gatte partecipavano. Allinizio spaventate, dopo poco si sono addormentate tutte accanto a lei, a fare le fusa. E il cane, cullato da quel motore di fusa, si è addormentato pure lui. Non svenuto eh, proprio addormentato e così fino al mattino non ha più sentito dolore.

Mamma, secondo te ce la farà? chiede Lorenzo, ponendo la mano sul dorso del cane.

Credo proprio di sì, risponde Antonella stanchissima ma con un sorriso. Le ferite non sono troppo gravi. Ma, ascoltami se questo cane ti ha fatto venire il desiderio di aiutare gli animali, vuol dire che cera una ragione se lhai incontrato.

Ma mamma, non potevo lasciarlo lì, dai abbassa lo sguardo Lorenzo, sarebbe stato da disumani, no?

È proprio questo il punto, Lorè. Tre giorni fa criticavi che davo da mangiare ai gatti, e ora non ti stacchi da qui per nulla al mondo E lo sai che non tornerà mai in strada, vero?

Forse hai ragione mormora Lorenzo, confuso ma felice. Che roba bella sentirsi umano.

*****

Al mattino Lorenzo portò la cagnetta in clinica veterinaria. Era uno dei primi, ma appena arrivò con la bestiola in braccio, tutti quelli in coda si fecero da parte per farlo entrare. Non servì neppure chiedere. Avevano capito, tutto qui.

In quel momento Lorenzo capì che non cè niente di male ad amare gli animali, anzi, ti rende migliore. Più buono, più umano. La chiamo Raffaella, e ora ogni domenica va a trovare la mamma a Modena. Passeggiano insieme. Anzi, non insieme: con cinque o sei code in giro Perché con loro ci sono pure le gatte!

Gli altri inquilini, figurati, ogni volta fanno le solite smorfie da questa è gente fuori di testa. Solo che Lorenzo ora nemmeno ci fa caso.

E tutto questo per merito di Raffi, piombata così nella sua vita. E grazie ad Antonella, che con il cuore gli ha insegnato la rotta.

E pure a quei signori fuori dalla clinica, per avergli regalato un po di fiducia. Lì, davvero, ha pensato che il mondo, alla fine, può sempre diventare un po più gentile.

Ed ora, qualsiasi cosa dicano, lui, proprio come mamma, ora aiuta chiunque ha bisogno: gatti, cani oppure persone. E questa, credimi, è una cosa che ti cambia la vita davvero.

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