Senza Casa: La Storia di Nina e Nonno Michele tra Dolore, Tradimenti, e una Nuova Famiglia in una Ve…

SENZA CASA

A Chiara non restava nessun posto dove andare. Proprio nessuno… Qualche notte posso anche passarla in stazione. E poi? Improvvisamente, le venne in mente un pensiero consolatore: La casa in campagna! Come ho potuto dimenticarmene? Beh… chiamarla casa è esagerato. Più una baracca mezza diroccata. Ma sempre meglio andare lì che restare in stazione, rifletteva tra sé.

Salita sul regionale, Chiara si appoggiò al freddo finestrino e chiuse gli occhi. Le tornarono alla mente i ricordi dolorosi degli ultimi tempi. Due anni prima aveva perso i genitori e si era ritrovata sola, senza nessuno su cui contare. Non poteva più pagarsi luniversità, quindi fu costretta a lasciarla e a lavorare al mercato.

Dopo tanta sofferenza, la fortuna sembrò sorriderle: incontrò il suo grande amore. Alessandro si rivelò una brava persona, gentile e affidabile. Dopo soli due mesi, celebrarono un matrimonio semplice.

Sembrava che finalmente potesse godersi la vita… Ma il destino aveva in serbo unaltra prova per Chiara. Alessandro convinse la moglie a vendere lappartamento dei suoi in centro città per avviare unattività propria.

Lui era così convincente che Chiara non ebbe dubbi: era sicura che il marito stesse facendo la cosa giusta e che molto presto i problemi economici sarebbero stati solo un ricordo. Quando saremo sistemati, potremo pensare a un bambino. Non vedo lora di diventare madre! sognava ingenuamente.

Ma limpresa di Alessandro andò male. A causa delle continue liti per i soldi persi inutilmente, il loro rapporto andò rapidamente in crisi. Poco dopo, Alessandro portò a casa unaltra donna e indicò a Chiara la porta.

La prima cosa che Chiara pensò fu di andare dai carabinieri, ma poi capì che non aveva nulla con cui accusare il marito. Era stata lei stessa a vendere la casa e a consegnare tutti i soldi ad Alessandro…

***

Scese alla stazione e si incamminò da sola lungo il marciapiede deserto. Era linizio della primavera, e la stagione delle vacanze in campagna non era ancora partita. In tre anni, il terreno si era ricoperto derbacce e si trovava in uno stato pietoso. Fa niente, metterò tutto in ordine e tornerà come prima, pensava, anche se dentro sapeva che niente sarebbe stato più come prima.

Chiara trovò senza fatica la chiave sotto il portico, ma la porta in legno era ceduta e si apriva a fatica. Provò con tutte le sue forze, ma era impossibile. Sconfitta, si sedette sugli scalini e scoppiò a piangere.

Improvvisamente, vide del fumo alzarsi dal giardino del vicino e sentì un po di rumore. Felice che qualcuno fosse lì, Chiara corse a chiamare.

Zia Rosina! Siete in casa? gridò.

Nel cortile, apparve un uomo anziano, con la barba lunga, e Chiara si bloccò per la sorpresa e la paura. Lui aveva acceso un piccolo fuoco e scaldava dellacqua in una tazza sporca.

Chi siete? Dove sta zia Rosina? chiese, facendo un passo indietro.

Non abbiate paura, vi prego, non chiamate i carabinieri. Non voglio fare del male a nessuno. Non entro in casa, sto solo qui in giardino…

Con sorpresa, la voce del vecchio era piacevole, colta, la parlata tipica di una persona istruita.

Siete un senzatetto? domandò senza tatto Chiara.

Sì, è così, rispose piano, abbassando lo sguardo. Abitate qui vicino? Non vi disturberò, non preoccupatevi.

Come vi chiamate?

Mario.

E il cognome? chiese lei.

Cognome? il vecchio si stupì appena. Bianchini. Mario Bianchini.

Chiara lo osservò con attenzione. I vestiti erano consunti ma abbastanza puliti, e anche lui era tutto sommato in ordine.

Non so proprio a chi chiedere aiuto… sospirò la ragazza.

Cosè successo? domandò premuroso il vecchio.

La porta è ceduta… non riesco ad aprirla.

Se volete, ci posso provare io, si offrì Mario.

Ve ne sarei grata! rispose Chiara, ormai esasperata.

Mentre il vecchio cercava di sistemare la porta, lei sedeva sulla panca e pensava: Chi sono io per giudicarlo? In fondo sono nella sua stessa situazione, senza casa…

Chiara, vieni a provare! Mario Bianchini sorrise e finalmente spalancò la porta. Ma scusami, pensi di passare la notte qui?

Certo, dove dovrei andare? rispose lei sorpresa.

In casa cè riscaldamento?

Dovrebbe esserci la stufa… disse, spaesata, rendendosi conto di non saperne nulla.

Capisco. E la legna?

Non saprei… si rabbuiò.

Va bene, vai dentro, vedo cosa posso fare, disse deciso luomo, uscendo dal cortile.

Chiara passò unora a pulire. In casa faceva molto freddo, umido e non era per niente accogliente. Era avvilita: non capiva come avrebbe potuto sopravvivere in quel posto. Presto, Mario ritornò portando della legna. A sua sorpresa, Chiara fu felice di avere almeno una presenza umana accanto.

Luomo ripulì la stufa e riuscì ad accenderla. Dopo unora, la casa si scaldò.

Ecco, la stufa adesso va bene. Dovrai solo aggiungere un po di legna ogni tanto, ma per la notte conviene spegnerla. Sta tranquilla, il calore durerà fino al mattino, spiegò.

E voi? Dove andate, da altri vicini? chiese Chiara.

Sì. Non preoccuparti, resto un po nel giardino vicino. Alla città non voglio tornarci… Troppi ricordi dolorosi.

Mario, aspettate. Ceniamo assieme, beviamoci un tè caldo, e poi andrete, lo invitò decisa Chiara.

Il vecchio non si oppose. Si tolse la giacca e si sedette vicino alla stufa.

Perdona la domanda… Ma perché vivete per strada? Non avete una casa, dei parenti? chiese Chiara.

Mario raccontò che aveva passato la vita a insegnare alluniversità, tutto preso dal lavoro e dalla scienza. La vecchiaia arrivò allimprovviso e si ritrovò solo, troppo tardi per cambiare qualcosa.

Un anno fa, era comparsa la nipote. Gli aveva fatto capire che lavrebbe aiutato, a patto che lasciasse a lei lappartamento. Lui, felice, accettò.

Poi, Lucia così si chiamava la nipote gli propose di vendere lappartamento nel quartiere caotico e acquistare una casa spaziosa fuori città, con un grande giardino e un bel gazebo. Aveva già trovato una casa perfetta, diceva, e a un prezzo conveniente.

Lanziano aveva sempre sognato aria pulita e tranquillità. Così accettò. Dopo la vendita, Lucia gli suggerì di aprire un conto in banca, per non tenere tutti quei soldi in casa.

Zio Mario, siediti qui sulla panchina, intanto io sistemo tutto in banca. Portami la busta, non si sa mai, magari qualcuno ci sta seguendo, disse allentrata.

Lei sparì dentro e non ricomparve. Aspettò unora, poi due, poi tre… La nipote non uscì più. Entrando in banca, non trovò nessuno; cera unuscita sul retro.

Mario Bianchini non riusciva a credere di essere stato tradito così crudelmente. Rimase ancora a lungo sulla panchina, aspettando. Il giorno seguente andò a cercare Lucia a casa. Gli aprì una sconosciuta, spiegando che Lucia aveva venduto quellappartamento anni prima…

Una brutta storia, sospirò luomo. Da quel giorno, vivo per strada. Ancora adesso mi sembra impossibile non avere più una casa.

Anchio pensavo di essere la sola… La mia situazione è simile… raccontò allora Chiara la sua storia.

È dura. Però io almeno ho vissuto, tu invece hai lasciato luniversità, ti sei ritrovata senza una casa… Però non disperare, ogni problema si risolve. Sei giovane, ce la farai, cercò di rincuorarla Mario.

Basta parlar di cose tristi! Dai, a cena! sorrise Chiara.

Le venne quasi da piangere a vedere con quanta appetito Mario divorava i maccheroni con würstel. In quellattimo ebbe molta compassione per lui: era evidente che era solo e sperduto.

Quanto deve essere terribile restare solo, in strada, sentendosi inutile per tutti, pensava.

Chiara, potrei aiutarti a tornare in università. Conosco ancora molti professori lì. Credo che potresti rientrare con una borsa di studio, disse Mario a sorpresa. Certo, in queste condizioni non posso farmi vedere dai colleghi… Ma scriverò una lettera al rettore, un mio caro amico, Costantino. Ti riceverà di sicuro.

Grazie, sarebbe magnifico! Chiara si illuminò.

Grazie a te per la cena, e per avermi ascoltato. Ora vado, si è fatto tardi, si alzò il vecchio.

Ma dove andate? Non potete stare fuori tutta la notte! protestò timidamente Chiara.

Non preoccuparti, ho una capanna calda nel giardino accanto. Domani vengo a trovarti, sorrise lui.

Non andate via. Ho tre camere spaziose: sceglietene una. A dire il vero, ho paura a restare da sola. Mi spaventa la stufa, non ci capisco nulla. Non mi lascereste sola nel bisogno, vero?

No, non ti lascio, disse serio.

***

Sono passati due anni… Chiara aveva superato gli esami e tornava a casa felice, già proiettata verso le vacanze estive. Ormai viveva in città, nellalloggio universitario, ma tornava alla casa in campagna nei fine settimana e durante le vacanze.

Ciao! esclamò abbracciando ridendo il nonno Mario.

Chiara, tesoro! Perché non mi hai chiamato? Sarei venuto a prenderti in stazione. Allora? Esami fatti? il vecchio era felicissimo.

Sì! Quasi tutti con il massimo! si vantò sorridendo. Ho preso anche una torta. Metti su lacqua per il tè, festeggiamo!

Sedettero a fare merenda e a scambiarsi le novità.

Ho piantato le viti. Laggiù faremo una bella pergola, sarà un angolo comodo e accogliente, raccontava Mario soddisfatto.

Magnifico! Daltronde, qui sei il padrone tu. Io arrivo, sto poco e poi vado… rise Chiara.

Mario era irriconoscibile: non era più solo. Aveva di nuovo una casa e una nipote. Anche Chiara era rinata: ormai Mario era per lei come un vero nonno. Era grata alla vita per averle dato quelluomo buono, che aveva colmato il vuoto e laveva sostenuta nel momento più difficile.

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