“Ho un sacco di quaderni!” – Così accompagnavamo la maestra di nostro figlio a scuola.

Qualche anno fa ci siamo trasferiti in un nuovo quartiere. Prima di allora, mio figlio frequentava la scuola vicino alla vecchia casa, tanto che la distanza era diventata una specie di sport olimpico. Alla fine, ho deciso che era meglio trovare una scuola più vicina mica sono diventata autista professionista!

Ne ho trovata una a poco più di un chilometro da casa. Lavorando da remoto, potevo permettermi il lusso di accompagnare mio figlio in auto. La nuova scuola è più moderna di una pasticceria milanese, sempre piena di attività e insegnanti cordiali. Alla riunione ho conosciuto tutti, ma chi mi ha colpito di più è stata la signora Chiara, docente di polacco (sì, avete capito bene!), che insegnava proprio nella classe di mio figlio.

Scopro che Chiara abita lì vicino. Da quando mio figlio ha cambiato scuola, ci siamo incontrate per caso al parco, al mercato o al supermercato. Un giorno, esco di casa e la vedo arrivare dritta verso di me era mattina, quindi era ovvio che andava a scuola. Non avevo scampo: lho accompagnata in macchina.

Chiara, fai pure Davide sta per partire, così andiamo insieme a scuola.

Lei ha accettato, senza troppo entusiasmo ma nemmeno troppo imbarazzo. Abbiamo fatto il tragitto, lei mi ha ringraziato e se nè andata. Davide era mortificato: Ma mamma, portare una professoressa in auto? Che figura! Decisamente, avere conoscenze tra gli insegnanti può essere unarma a doppio taglio.

La cosa si è ripetuta un paio di volte manco fosse una commedia di seconda serata. Ho iniziato a notare un certo schema di coincidenze improbabili: lei sempre sbucava nel momento giusto.

Un paio di settimane dopo, arriva un SMS in aprile.

Buongiorno! Vai a scuola oggi?

Era un messaggio da parte della prof. Le ho risposto che sì, andavamo. Guardo fuori dalla finestra: Chiara stava quasi saltando accanto alla macchina. Davide non era pronto per questa escalation di casualità neanche io, a essere sincera. Esco e ci avviamo verso il parcheggio.

Che gioia! Oggi posso venire in macchina con te, ho tre pacchi di quaderni che pesano quanto una libreria impossibili da portare a mano.

No, no. Non potevo certo dirle di no. Ma ho capito che la situazione non poteva andare avanti così, serviva una soluzione diplomatica. Linsegnante era diventata un po troppo esuberante. Allora ho piazzato la trappola:

Chiara, che ne dici domani alla stessa ora? Nessuno aspetta nessuno, e ti portiamo noi in auto.

Ho sperato che rifiutasse per educazione.

Ma che fortuna! Così dormo venti minuti in più ogni giorno! Perfetto, sarò sotto casa tua alle otto in punto, tutti i giorni!

Ecco, affare fatto Davide mi ha lanciato uno sguardo che neanche un esame ditaliano, sapevo che non gradiva. Adesso medito sul da farsi. Forse mi toccherà tornare a lavorare in un negozio di cancelleria, perché ormai non ho più scuse valide per rifiutare un passaggio alla professoressa…

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“Ho un sacco di quaderni!” – Così accompagnavamo la maestra di nostro figlio a scuola.