Mi ha lasciata sola davanti alla tavola imbandita per correre a festeggiare con gli amici in box: la…

Mi ha lasciata sola al tavolo apparecchiato e se nè scappato in garage a festeggiare con gli amici.

Davvero adesso te ne vai? Così, semplicemente ti alzi e te ne vai? la voce di Caterina vacillava, ma si sforzava di sembrare dura, non ferita.

Alessandro era rimasto impietrito nel corridoio, già con una mano infilata nella manica della vecchia giacca a vento. Ai piedi portava le scarpe da ginnastica, non le pantofole di casale stesse che indossava ogni volta che si metteva a trafficare con la macchina. Dalla cucina arrivava un profumo irresistibile danatra al forno con le mele, un piatto che le aveva richiesto quattro ore di cottura e marinatura. In salotto, la tavola era coperta da una tovaglia di pizzo, brillavano i bicchieri di cristallo, cerano insalate preparate meticolosamente da Caterina fin dal mattino, ogni ingrediente tagliato a cubetti perfetti.

Dai, Cate, non iniziare, ok? il marito si contorceva come se avesse mal di denti Mi hanno chiamato i ragazzi. Carlo ha la macchina in panne, serve una mano. Facciamo in fretta. Unora, massimo unora e mezza. Torno e festeggiamo. Nemmeno il tempo che lanatra si raffreddi.

Strano, a Carlo la macchina si rompe ogni venerdì, puntuale verso le sette, osservò Caterina fredda, appoggiandosi allo stipite Alessandro, oggi sono dieci anni che ci siamo sposati. Sono uscita prima dal lavoro. Ho comprato il tuo vino preferito, che costa quasi metà del mio stipendio di anticipo. Ho persino indossato questo vestito. E tu vai in garage?

Alessandro infine si infilò la giacca e iniziò a frugare nervosamente nelle tasche alla ricerca delle chiavi dellauto.

Stai esagerando. È solo una macchina, serve aiuto. È solidarietà maschile, capisci? Se fossi stato io in difficoltà, anche Carlo sarebbe venuto subito. Non fare legoista. Non andiamo mica al ristorante, dobbiamo solo sistemare una roba. Dai, non ci pensare, torno presto.

Le diede un bacio sulla guanciarapido e asciuttoe la porta si chiuse alle sue spalle. Il rumore della serratura risuonò nellappartamento vuoto come uno sparo.

Caterina rimase lì, nel corridoio. Nel riflesso dello specchio una donna elegante, con i capelli raccolti e un abito blu scuro che nascondeva i difetti e valorizzava i punti di forza. Solo che gli occhi erano spenti.

Andò piano piano in cucina. Il forno si era già spento automaticamente, ma dentro il grasso dellanatra ancora sfrigolava. Caterina estrasse la teglia pesante dal forno: lanatra era perfetta, con la crosta dorata, il profumo di mele renette e spezie. Un capolavoro culinario ormai inutile.

Trasferì il piatto in salotto, si sedette davanti alla tavola imbandita. Due piatti, due calici, le candele che nemmeno si era data la pena di accendere. Un silenzio opprimente. Dai vicini arrivava il brusio della TV il telegiornale che chiacchierava di politica, mentre nellappartamento di Caterina regnava il vuoto.

Non sarebbe tornato tra unora. Nemmeno tra due. Il garage: il triangolo delle Bermuda. Il tempo dentro scorreva diversamente. Prima controlleranno la macchina, poi scopriranno che il problema non è il motore, poi salterà fuori una birra giusto per dissetarsi, poi arriverà il vicino col nipotino appena nato oppure a raccontare del gatto scappato e la serata scivolerà via.

Caterina si versò il vino. Rosso, denso, robusto. Un sorso. Poi tagliò una coscia dellanatra, la parte più buona. Masticava in modo meccanico, senza sentire sapori. Dentro le saliva una calma gelida, una lucidità pesantecome se la nebbia degli ultimi anni stesse finalmente svanendo.

Non era la prima volta.

Lanno prima, il giorno del suo compleanno, lui era arrivato con tre ore di ritardo perché aveva aiutato la madre a spostare il divano. Anche se bastava una ditta e cento euro. Ma Alessandro aveva replicato: A che serve spendere se ho le braccia?. Era piombato sfinito, coperto di polvere e nervoso, e aveva passato tutta la sera a lamentarsi per il mal di schiena.

E due estati fa? Dovevano andare sullIsola dElba, tutto prenotato da mesi. Il giorno prima Alessandro aveva prestato metà dei soldi per la vacanza al solito Carlo, perché era in ritardo coi pagamenti. Siamo amici, Cate, ci restituirà tutto, disse. Carlo i soldi li restituì in sei mesi, ma in vacanza loro si ritrovarono a mangiare pasta in camera invece di godersi escursioni e ristoranti.

Caterina osservò il piatto vuoto. Dieci anni. Nozze di stagno. Dicono che lo stagno sia duttile, ma se lo pieghi troppe volte, si spezza.

Finì lanatra, senza toccare il contorno. Poi si alzò, spense le candele mai accese e iniziò a sparecchiare. Insalate in frigo, il vino tappato. I piatti sporchi li mise in lavastoviglie senza nemmeno accenderla.

Alluna di notte il cellulare di Alessandro era irraggiungibile. Alle due un messaggio: Collegato in rete. Caterina non chiamò. Sistemò il letto, si sdraiò e spense la luce. Il sonno non arrivava. Rimase immobile, ascoltando lascensore nellandrone.

La chiave girò nella toppa alle tre e mezza. Alessandro cercava di fare piano, ma ogni rumore nella notte lo sfregolio dei jeans, la bestemmia smorzata dopo aver sbattuto il ginocchio sulla scarpiera sembravano ruggiti. Sapeva di sigarette scadenti, olio per motori e vino dozzinale: quella caratteristica miscela da garage.

Si infilò nel letto e provò ad abbracciarla.

Dormi? le sussurrò allorecchio, con lalito greve. Caterina, scusami. Sai che storia, lì… Non era il carburatore, era proprio il motore. Ho dovuto smontare tutto. E il telefono scarico, così

Caterina si spostò allestremità del materasso.

Non toccarmi, mormorò.

Dai, la prendi sempre troppo sul serio! Sono tornato, dai. Vivo, sano. Facciamo che domani festeggiamo. Cioè… oggi. Comprerò una torta…

Dopo un minuto già russava. Caterina si alzò, prese il cuscino e la coperta e traslocò sul divano in salotto. Lodore vago di anatra era ancora lì: il profumo di una festa mai avvenuta.

Il mattino seguente, niente scuse. Solo lamentele. Alessandro sbucò in cucina verso mezzogiorno, gonfio e spettinato. Caterina stava bevendo il caffè e controllando la posta dal portatile.

Non fai colazione? domandò lui, spalancando il frigo. Ah, ci sono le insalate. Ottimo. E lanatra?

In frigo, nel contenitore, rispose Caterina, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.

Me la scaldi? Ho la testa che mi esplode, ho bisogno di mangiare per bene.

Caterina chiuse lentamente il portatile.

No.

Come no?

Non te la scaldo. Hai le mani, quelle doro con cui ieri hai risistemato mezza macchina di Carlo. Usale.

Alessandro la fissò. Di solito, dopo i litigi, Caterina si raffreddava un paio dore, poi riprendeva con i suoi doveri preparare da mangiare, rassettare, servire. Era uno schema rodato. Lui sbaglia lei si offende lui regala una tavoletta di cioccolato o dice due parole dolci lei perdona.

Cate, ma davvero te la tieni per ieri? Ti ho spiegato: emergenza. Gli amici si vedono nel bisogno. Lo sai che non puoi tenere un uomo al guinzaglio.

Non tengo nessuno, rispose pacata Sei libero. E lo sono anchio. Libera di non servire chi si ubriaca la sera prima.

Ma non era una sbronza, era una riparazione! protestò, infilando il cucchiaio direttamente nella ciotola dinsalata. Sei tutta nervi, ti ci vorrebbero delle vitamine… o forse il ciclo?

Caterina lo osservò a lungo, studiandolo come troppo tempo non faceva. Questuomo che sbrodolava insalata, luomo a cui aveva affidato la vita. Ricordò che la casa in cui vivevano era eredità di sua nonna. Alessandro era solo domiciliato. I lavori di ristrutturazione li avevano fatti assieme, ma quasi sempre quei soldi li metteva lei: lui, tra niente incarichi, utensili rotti e devo aiutare mamma, contribuiva pochissimo.

Alessandro, disse sottovoce Dove sono i soldi che avevamo messo da parte per sostituire le finestre?

Lui sintasi con linsalata.

Come dove? Sempre nella scatola di legno…

Non ci sono più. Stamattina ho controllato. Cinquemila euro spariti.

Alessandro abbassò lo sguardo, le orecchie rosse.

Ah… sì. Li ho presi ieri sera, prima di uscire. Servivano subito per i pezzi di ricambio. Carlo mi restituirà tutto appena prende lo stipendio.

Quindi, hai preso cinquemila euro dal bilancio di famiglia, senza chiedere nulla, per passarli a Carlo e sistemare il suo rottame? E noi passiamo linverno a gelare perché non cambiamo le finestre?

Dai, ma che fai tutta sta tragedia per quattro soldi? rise nervosamente Li restituisce! Dammi la parola donore! E poi qui decido io, sono luomo di casa. Non posso chiedere il permesso per ogni vite.

Devi chiedere, se prendi soldi comuni. Soprattutto se il salvadanaio lo riempio io per il settanta per cento.

Me lo rinfacci? strinse gli occhi Ti credi superiore? Sei cambiata, Caterina, tutta calcoli e soldi

Si alzò, sbattendo la sedia, e sparì in salotto. Dalla stanza partì il rumore della TV a tutto volume, uno sfregio allindifferenza.

Caterina restò in cucina sentendo spezzarsi lultima corda che teneva in piedi la fragile baracca chiamata famiglia. Capì che le finestre non sarebbero mai cambiate. E Carlo quei soldi non li avrebbe restituiti mai: sempre in mezzo ai guai, prestiti, figli, ex mogli. E Alessandro, per sentirsi eroe, sperperava i risparmi di lei, mentre Caterina risparmiava su tutto.

Passò una settimana in guerra fredda. Si parlavano solo per le cose necessarie. Alessandro si atteggiava a vittima di una moglie ingiusta, Caterina ormai era indifferente, aveva già pianificato tutto nella testa.

Giovedì rientrò a casa in anticipo e di buon umore. Portava un mazzo di crisantemi presi dal banchetto vicino alla fermata della metropolitana.

Dai, Cate, smettila di far la difficile le tese i fiori Facciamo pace?

Caterina li mise nel vaso.

Pace disse senza calore. Ormai le era indifferente. Il piano era già pronto.

Benissimo! sorrise Alessandro Basta musi. Senti, sabato è il mio compleanno, te lo ricordi?

Certo che me lo ricordo.

Ecco, ho pensato… niente ristorante. Costa troppo e non cè atmosfera. Facciamo qui in casa? Chiamo i ragazzi, Carlo con la moglie, Luca… Saremo sei o sette, come una famiglia. Tu sei una padrona di casa perfetta, prepari quei tuoi manicaretti… Carne alla pizzaiola, insalate, antipasti. Restiamo insieme, tra amici.

Caterina fissò il marito. Nei suoi occhi non cera ombra di dubbio, come se fosse naturale che, dopo averle rovinato lanniversario, sottratto (quasi rubato) i soldi delle finestre e ignorata per una settimana, lei dovesse mettersi felice a cucinare per i suoi amici.

Va bene, sorrise Caterina. Un sorriso strano, che lui non notò. Invita pure tutti per le due.

Grande mia moglie! provò ad abbracciarla, ma lei scivolò via per sistemare la tovaglia. Prepari la lista della spesa?

Non serve, lo fermò Faccio tutto io, ti voglio fare una sorpresa. A te piacciono, no?

Le adoro! rideva Alessandro. Allora chiamo tutti!

Il venerdì scorse tranquillo. Caterina andò a fare la spesa e tornò con le buste. Alessandro cercava di sbirciare dentro, lei lo scacciava scherzosamente: «Non guardare, è un segreto!». La sera restò chiusa in cucina, trafficando coi pentoloni; ma i profumi erano strani. Non il solito burro e arrosti. Qualcosa di sciapo, bollito. Alessandro pensò fossero preparativi per qualche piatto complesso.

Sabato mattina, giorno della festa. Alessandro si svegliò e trovò Caterina già pronta, con tailleur grigio, trucco leggero e capelli raccolti.

Ti sei messa troppo elegante! esclamò Pensavo avresti messo il vestito rosso.

Così mi sento a mio agio, rispose lei Gli ospiti arrivano tra poco?

Sì, Carlo mi ha già chiamato, sono per strada. Io vado a farmi la barba.

Intanto Caterina apparecchiava. Quando lui uscì dal bagno, i primi amici suonavano già al citofono. Entrarono chiassosi, portando bottiglie e buste di supermercato.

Auguri, Ale! gridò Carlo, battendogli la mano sulla spalla Dai, facci vedere cosa ci prepara la chef! Per ora non si sente odore… arieggiato troppo?

Passarono in soggiorno. Si bloccarono.

La tavola era coperta dalla stessa tovaglia elegante. Ma il cibo…

Al centro, su un vassoio raffinato, una montagna di tortellini surgelati da discount, tutti appiccicati. Ai lati, ciotole con spaghetti scotti istantanei già gonfi e freddi. Al posto dellantipasto: grosse fette di mortadella economica, ancora rivestita di carta. Le insalatiere contenevano crostini confezionati e scatolette di tonno da discount, ancora nel barattolo.

Ma che è, una burla? la voce di Alessandro era gelida Cate, stai scherzando? Dovè il roast beef? Dove son le insalate?

Crollò il silenzio. Carlo guardava tra i piatti e Caterina. La moglie di Carlo stringeva le labbra.

Caterina si mise al centro della sala, diritta, solenne.

Ecco, Alessandro, il pranzo di festa, stile garage. Ti piace tanto passare le serate in garage con i tuoi amici, tanto da preferirle perfino allanniversario così ho voluto ricreare latmosfera che ami di più. Prego, signori. Questo vi meritate.

Sei fuori di testa? sibilò Alessandro, paonazzo Vuoi umiliarmi con gli amici? Porta qui il vero pranzo! Ti ho vista cucinare ieri!

Ieri cucinavo per me. Sta tutto nei contenitori in frigo. Questo è per voi. E pure con i soldi che sono rimasti dopo il buco per i ricambi.

Carlo tossì.

Sai, Ale, forse facciamo un salto fuori ehm, scusa

Fermi! urlò Alessandro. Nessuno si muove. Caterina adesso sistema tutto, porta il vero pranzo e chiede scusa. Altrimenti

Altrimenti che? domandò lei con calma.

Altrimenti perdo la pazienza. Non scordarti chi comanda. Questa casa è mia, questi sono i miei amici.

Tua? sogghignò Caterina. Un sorriso freddo, tagliente. Mettiamo in chiaro un paio di cose, ormai che ci sono testimoni. Questo appartamento è intestato a me, donato da mia nonna tre anni prima che ci sposassimo. Secondo il Codice Civile italiano, articolo 179, i beni ricevuti in donazione o successione restano proprietà esclusiva di chi li riceve. Tu sei soltanto domiciliato. Il diritto duso non ti rende proprietario.

Alessandro si ammutolì. Non aveva mai sentito Caterina parlare in tono così professionaledi solito discuteva di ricette, offerte al supermercato, programmi per le vacanze.

Ma che stai dicendo? Abbiamo ristrutturato insieme! Ho posato anche le piastrelle!

Le piastrelle le ha messe un operaio che ho pagato io con la quattordicesima. Ho tutte le ricevute. Tu hai portato due sacchi di cemento e poi sei rimasto in garage a festeggiare. Anche volendo valutarne il contributo, la legge ti darebbe diritto a un rimborso, non a una quota della casa. E se consideriamo tutti i soldi che hai preso per te, non ti conviene nemmeno.

Vaffanculo! sbottò lui, perdendo il controllo Chiamo i carabinieri! Dirò che vuoi cacciarmi di casa!

Fallo pure, assentì lei. Intanto, ecco le tue cose.

Avvicinò due valigie grandi dallingresso della camera matrimoniale.

Ho raccolto tutto: abiti, scarpe, attrezzi, persino la tua tazza preferita, anche se era parte del mio servizio.

Gli ospiti lentamente si spingevano verso luscita. La moglie di Carlo si stava già rimettendo le scarpe.

Ale, ti aspettiamo fuori, borbottò Carlo, e sgusciarono via tutti.

Alessandro rimase solo, in mezzo ai tortellini freddi e alle valigie.

Parli sul serio? stavolta la voce stridula non era rabbia, ma smarrimento, la spavalderia svanita Dai, Cate, abbiamo esagerato. Se vuoi minginocchio, lo ammetto, sono stato stupido. Rimedierò. Non cacciarmi. Dove vado, da mia madre, in quellappartamento di quarantanni?

Non è un mio problema, Alessandro. Sei adulto. Hai amici, hai il garage, la macchina col motore nuovo. Fai la vita che vuoi. Ma non qui.

Te ne pentirai! urlò, cercando di riprendere coraggio Chi ti piglia a trentotto anni? Divorziata! Io mi sistemo, trovo unaltra giovane in pochi giorni. E tu resti qua sola coi gatti!

Rischierò, rispose serena, aprendo la porta Vai.

Alessandro afferrò le valigie, il volto stravolto dalla rabbia.

Vipera! Arrivista! Mi riprendo metà dei mobili! La TV è mia!

La TV è a rate, intestata a me, e le rate le pago io. Ho già la ricevuta bancaria. Vai, Alessandro. E lascia pure le chiavi sul mobile.

Esitò, poi, vedendo lo sguardo deciso di Caterina, gettò il mazzo di chiavi a terra.

Tieniti pure la tua casa!

Trascinò le valigie nel pianerottolo. La porta si chiuse.

Caterina girò due volte la serratura. Mise la catenella. Si appoggiò colla schiena al metallo freddo e chiuse gli occhi. Il cuore batteva allimpazzata, le mani tremavano. Ma niente lacrime. Solo un senso di leggerezza improvvisacome se si fosse tolta un sacco di pietre dalla schiena, quello che aveva chiamato, per dieci anni, famiglia felice.

Andò in soggiorno, raccolse la tovaglia con tortellini, spaghetti e mortadella, e buttò tutto. Non provò neanche a salvare qualcosa, mise tutto direttamente nel sacco. Aprì la finestra, per far uscire lodore di tonno e dopobarba maschile.

Poi prese la bottiglia di vinoquella della famosa anniversario, ancora piena. Si versò un bicchiere. Si sedette in poltrona.

Il cellulare si illuminò. Un messaggio dalla mamma: Cara, comè andata la festa? Alessandro è stato contento?

Caterina rispose: È stata la migliore festa della sua vita, mamma. E il primo giorno della mia nuova vita.

Domani avrebbe cambiato le serrature. E lunedì avrebbe presentato richiesta di separazione. Non sarebbe stato facile: ci sarebbero state urla, minacce, magari liti per le posate. Ma ormai poco importava. Perché, per la prima volta dopo anni, Caterina quella sera avrebbe cenato in compagnia di sé stessa. Di una donna intelligente, forte e finalmente libera, che aveva imparatodopo un decennioa volersi bene davvero.

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