Ha versato denaro per anni a un bambino e poi ha scoperto che non era suo

Alessandro e Martina non sono stati sposati a lungo in realtà, non avrebbero mai dovuto sposarsi. Sono rimasti insieme soltanto tre anni, hanno avuto una figlia e poi hanno divorziato. Alessandro, da vero padre, ha iniziato subito a versare ogni mese dei soldi per sostenere la figlia. Aveva trovato un accordo con lex moglie: lei non avrebbe richiesto formalmente lassegno di mantenimento, ma lui avrebbe pagato una cifra fissa il giorno stabilito. Così è andata… almeno per un po.

Un giorno, Alessandro rimase senza parole quando trovò una lettera nella sua buca delle lettere. La sua ex chiedeva che gli fosse tolta ufficialmente la paternità. Comera possibile?! Alla lettera era allegato un test del DNA che dichiarava che Alessandro non era il padre della bambina. Il vero padre risultava essere un uomo con cui Martina era stata regolarmente sposata per diversi anni. Insomma: aveva scoperto che Martina lo aveva tradito per due anni, frequentando contemporaneamente lui e un altro uomo. E lui, intanto, aveva continuato a versare puntualmente soldi per la bambina, ormai da cinque anni.

Ovviamente, Alessandro ci è rimasto malissimo. Però, sentiva che doveva riprendersi quanto aveva speso. In fondo, la bambina non era sua, e lui aveva sostenuto economicamente quella famiglia per anni.

E in effetti, secondo la legge italiana, se si dispone della prova del test del DNA, si può richiedere la restituzione dei soldi versati. Ora Alessandro ha fatto causa.

Ma sta facendo la cosa giusta?

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