…Suonò il campanello… Nella mia casa, senza nemmeno salutare e spingendo mio figlio di lato, è p…

Suonò il campanello… Lappartamento sembrava allungarsi come in una vecchia cartolina, e dentro, attraversando le pareti come vento invernale, si infilò senza salutare e spintonando via il figlio la suocera, Maria Grazia. Allora cara nuora, dicci un po, quali misteri nascondi a tuo marito?… Mamma?… Che succede, mamma?…

Quando Federico tornò a casa, il silenzio era denso come nella vecchia Catania a mezzogiorno, mentre le botteghe sonnecchiano. Sua moglie, Alessandra, gli aveva detto la mattina che si sarebbe trattenuta al lavoro: la direzione aveva deciso un controllo improvviso.

Si avvicinò alla cucina, la luce era color crema, guardò nel frigorifero: la cena sembrava essersi dissolta come zucchero nel caffè. Federico sospirò, accese il bollitore, si preparò due tramezzini e si abbandonò davanti alla televisione, che ondeggiava e mutava canale sotto i suoi polpastrelli incerti.

Dopo pochi istanti, la porta vibrò al suono del campanello. Ed ecco, come una raffica di tramontana, entrò sua madre, Maria Grazia. Si precipitò dentro, senza augurare né buongiorno né buonasera, e lo spinse via con un gesto secco, come se fosse una piuma.

Federico, ascolta bene! Me lo ha detto la signora Valeria, quella che abita sopra il macellaio!

Che succede, mamma?, chiese lui, vedendo il lampo negli occhi della donna.

Succede che tua moglie Alessandra ha un altro appartamento. Lo affitta di nascosto e si spende tutto in gelati e scarpe!.

Mamma, davvero stai dietro alle chiacchiere di Valeria? Quella va in giro a raccogliere pettegolezzi dalle edicole fino al mercato del pesce, e tu la ascolti come se raccontasse il Vangelo.

So che Valeria a volte inventa, ma stavolta è vero! Perché, sai, la nipotina della vicina di Valeria adesso vive proprio lì: affitta il bilocale da Alessandra per settecento euro al mese, e sono contentissimi! E poi, tua moglie affitta quello stesso appartamento da più di due anni, non è mica la prima inquilina.

Che storia strana, borbottò Federico. E come mai non mi ha mai detto niente?.

Chiediglielo quando torna! Ma per me la risposta è chiara: si sta preparando un piano B appena mette via abbastanza soldi, ti molla! E magari ti lascia pure in mutande, dichiarò la madre scuotendo il dito come un cucchiaio.

Dopo unora e mezza, Alessandra rientrò. Trovò ad attenderla il marito e la suocera seduti come due giudici allinizio di una commedia pirandelliana. Maria Grazia, per darsi un contegno, aveva persino cucinato la pasta e imboccava Federico come fosse un bambino.

Non appena Alessandra entrò, due sguardi appuntiti scrutarono ogni suo movimento.

La suocera attaccò: Senti cara, raccontaci: quali misteri nascondi a tuo marito?

Ma davvero, nessuno, rispose lei, la voce placida come una sera dagosto.

Nessuno dici? E lappartamento in via Garibaldi, numero 43?

E cosha il mio appartamento a che vedere coi segreti?, domandò perplessa Alessandra.

Che lo affitti e nascondi i soldi a Federico!, tuonò Maria Grazia.

Davvero, Alessandra, da dove salta fuori questa casa? E perché non hai mai detto niente a me? E dove finiscono quei soldi?, domandò anche Federico.

La casa era di zia Rosalia, cugina di mia madre insomma, quasi una prozia, anche se coi parenti non ci capisco mai nulla, sbuffò Alessandra.

Zia Rosalia è morta quasi tre anni fa. Te ne avevo parlato, Federico. Anzi, tu avevi persino detto che almeno così non dovevo correre ancora da quella vecchia signora.

E quando ti ho chiesto aiuto per organizzare il funerale, hai risposto che il lavoro ti stava schiacciando e non avevi tempo.

E perché lha lasciata proprio a te?, domandò la suocera.

Forse perché ero lunica a farle visita, rispose tranquilla.

E perché non hai mai detto a Federico della casa ereditata?, insisteva Maria Grazia.

Che centra Federico con quel che ho ereditato io?

Come che centra? È tuo marito!, si irrigidì la suocera.

E quindi?

Vuoi vedere che fai la finta tonta? I soldi degli affitti dovevano andare nella cesta della famiglia, e invece li spendi solo per te!

Li spendo come voglio: leredità è un mio bene personale! E tutto quel che viene da lì resta mio. Non devo rendere conto di nulla, dichiarò Alessandra come se recitasse una verità sacra.

Lanno scorso ho riparato la mia macchina spendendo più di due stipendi, e tu zitto zitto tenevi quei soldi fermi? Che sorpresa, davvero.

Federico, quella macchina è tua! Tu la usi: e quando ti chiedo uno strappo, dici che sei occupato, oppure che non fa strada per te, e allora consigli il taxi. In un anno mi hai dato tre passaggi: una volta per la spesa di Natale, una volta a lavoro quando avevi scordato le chiavi, e una camminavi zoppo alla guardia medica.

Perché allora dovrei pagare io la riparazione di una macchina che non guido?

E quanti soldi hai messo insieme ormai?, chiese la suocera, gli occhi che si rovesciavano come dadi. Avrai già un tesoro…

Ho qualcosa, ma altro che tesoro. E dimmi, Federico: ti ricordi di avere due figlie alluniversità? Quando è lultima volta che hai mandato loro dei soldi?, sussurrò Alessandra.

Ma lavorano anche loro, no?

Studiano e fanno lavoretti! Ma se dovessero mantenersi da sole, dovrebbero smettere di studiare.

E perché allora, due anni fa, non mi hai detto delleredità?, chiese lui.

Per non subire un interrogatorio come questo. E poi, vedi, ho ben presente il caso di tua madre: come ha combinato tua cognata Giuseppina con la casa che aveva prima del matrimonio

Cosa dici mai che lho imbrogliata?, esplose la suocera.

Come lo chiami, allora? Un anno intero a ripetere: Quella casa a cosa ti serve? Vendiamola, compriamo una villetta così in estate faremo grigliate. E adesso Giuseppina, per andare nella villetta, deve chiedere il permesso!

Può solo zappare lorto assieme a voi. No, grazie, io non finisco così!

Che faccia tosta, Alessandra!, sbraitò Maria Grazia. Pensi solo a te!

Prendo esempio, Maria Grazia, rispose la nuora.

Federico, senti come mi manca di rispetto!

A dire il vero, sto solo dicendo la verità. Vi vedo arrivare qui appena sapete della mia eredità. Ma perché? Per dirlo subito a Federico?

Allora, e mo? Esigo che i soldi entrino in famiglia!

Lo sono già. Solo che li uso per ciò che ritengo importante io e le mie figlie non certo per lauto di Federico o la vostra casetta di villeggiatura!

Si potrebbe discutere insieme di come spenderli, suggerì la suocera, quasi sussurrando.

A quarantasei anni non posso disporre dei miei soldi? È obbligatorio tenere conto di tutti, quindi?

Bisogna pensare anche agli altri!, ribatté Maria Grazia.

A chi? A voi? Ecco perché non ho mai avuto fretta di parlarne: per spenderli solo per chi veramente è la mia famiglia: io, mio marito, e le mie figlie.

Andrà sempre così?, chiese la suocera.

Sempre.

Nemmeno un euro per tuo marito?

Solo se lo reputo giusto. I miei soldi li userò per la mia famiglia.

E io, non faccio parte della famiglia?

No, Maria Grazia. Per me famiglia sono io, i miei figli e mio marito. Gli altri sono parenti, replicò Alessandra.

Alla fine, Maria Grazia non riuscì a cavare nulla dalla nuora. Però non si arrese, e ancora molte volte inventò occasioni per cercare, secondo le sue parole, la sua giusta fetta.

Ma su Alessandra, tutto rimbalzava come sulle mura vecchie di Palermo: non era tipo facile. Come dicono da queste parti, dove si siede, lì rimane.

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