«E quindi lui vivrà qui con noi ora?» chiese lui rivolgendosi alla moglie, guardando il figlio…
Ricordo ancora quei giorni lontani, quando la signora Vera Bianchi era tornata a casa e sera stupita nel vedere suo figlio. Marco ormai da due anni abitava con la moglie in un piccolo appartamento in centro a Firenze; si vedevano di rado, qualche volta durante il fine settimana. Quella sera, invece, non era sabato o domenica.
«Cè qualche problema?» invece di salutare, domandò Vera con il tono fermo che la contraddistingueva.
«Ma non sei contenta di vedermi?» cercò di scherzare Marco, ma incrociando lo sguardo severo della madre, aggiunse: «Ho lasciato Laura.»
«Che vuol dire ‘hai lasciato’?», gli rispose in modo brusco.
Era una donna dal carattere duro, poco incline alle battute. Lavorando tanti anni in un centro di rieducazione per giovani, si era fatta una corazza. Marco abbassò lo sguardo, borbottando: «Abbiamo litigato.»
«E quindi?» lo scrutò negli occhi: «Vieni qui ogni volta che ti arrabbi con tua moglie?»
«Stiamo per separarci!» esplose Marco.
Vera continuava a scrutarlo, chiedendo silenziosamente delle spiegazioni. Marco sospirò: «Vuole che mi occupi anche delle faccende di casa. Ma io torno dal lavoro sfinito.»
«E ti si sono stancate mica le braccia ad aiutare tua moglie?» commentò la madre, senza alcuna compassione.
«È proprio quello che mi ha detto anche lei! Però io le ho risposto che la donna deve pensare alla casa.»
«E dove hai imparato queste sciocchezze?» sbottò Vera, sempre più esasperata. Era rientrata stanca, desiderava solo una doccia, una cena tranquilla col marito, invece ecco lì il figlio lamentoso con le sue idee da Medioevo. Aveva sempre vissuto con suo marito lavoravano entrambi, dividevano tutto, avevano cresciuto insieme i figli. Mai aveva sentito simili discorsi sulle mansioni. Ora, a quanto pare, si era trovato lUOMO di casa!
«Ti sto parlando!» gridò Vera, con una voce tanto decisa che Marco, se fosse stato ancora bambino, sarebbe rimasto terrorizzato. «Dove hai preso queste stupidaggini? Hai diviso i compiti! E tu che devi fare? Hai finito di cacciare il mammut? Lavorate entrambi, portate entrambi lo stipendio. Quindi anche in casa dovete fare le cose insieme. O le hai proposto di licenziarsi per stare solo a casa? No? Allora basta con queste storie! Hai mai visto me e papà litigare per i lavori domestici? No, perché abbiamo abbastanza testa per tirare il carro insieme!»
Intanto varcò la soglia il marito, Giorgio Bianchi, che vedendo il figlio chiese sorpreso:
«Qualcosa è successo?»
«Anche lui fa le stesse domande», pensò Marco, e a voce disse: «Io e Laura stiamo per separarci.»
«Che sciocchezza», rispose lapidario Giorgio, andando in cucina col sacchetto della spesa.
«Giorgio, nostro figlio è proprio uno stupido», disse Vera, raccontandogli la discussione.
«E quindi, starà con noi adesso?» domandò Giorgio rivolto alla moglie, poi al figlio: «Sai che la parola coniuge deriva da chi tira lo stesso aratro? Il coniuge è colui che tira il carro insieme al suo compagno di vita. E vostro carro, ossia la famiglia, lo dovete portare insieme. Se uno si tira indietro, tocca allaltro fare il doppio. Alla fine, o uno si spezza o si rompe il carro.»
Marco rifletté, ma in cuore sentiva ancora la rabbia verso Laura. Credeva che i genitori lo avrebbero sostenuto, invece si erano schierati contro di lui. I suoi genitori continuarono a chiacchierare tra di loro, ignorando la sua presenza. Giorgio posava i prodotti al loro posto, mentre Vera sistemava tutto con cura. Si capiva che non avevano intenzione di coccolarlo o di accoglierlo a braccia aperte.
Marco osservava la loro serenità familiare e non capiva: due persone così severe nella vita, eppure tra loro erano docili come coniglietti.
«Allora, cosa aspetti? Vai a far pace con tua moglie!» disse severo Giorgio. «E dimenticati queste sciocchezze su chi deve cosa. Lamore e il rispetto sono la base: dovete aiutarvi e prendervi cura luno dellaltra! Su, vai. Noi abbiamo da fare.»
Marco uscì dalla casa dei suoi genitori confuso e disorientato: laccoglienza che aveva trovato non era quella che si aspettava. Tuttavia, loffesa verso Laura svanì; capì di essere stato anchegli colpevole e di aver alimentato la lite per nulla. Ma una cosa gli rimase impressa: voleva costruire una famiglia felice come quella dei suoi genitori.




