Una battaglia per un figlio o contro un figlio tra genitori: chi avrà il bambino innocente?

10 giugno

Mi sono promessa di non mostrare alcuna emozione, specialmente davanti a mio marito, che sembrava pretendere da me una freddezza costante. In fondo, tutto quello che volevo era un po’ di tranquillità, ma ancora oggi non so bene cosa aspettarmi dalla vita. In tanti si separano quando i sentimenti svaniscono e quellimmagine di vita perfetta, tanto lodata sulle copertine delle riviste, improvvisamente sparisce del tutto.

Quando il divorzio è diventato inevitabile, mi sono dovuta reinventare: ho trovato lavoro in un ospedale qui a Firenze, lavorando spesso anche la notte. È stato complicato, soprattutto perché avevo il piccolo Matteo che aveva bisogno di cure continue. Lo portavo alla scuola materna, ma chiudeva alle sette di sera e non avevo nessuno a cui lasciarlo dopo quellora.

Senza molte alternative, ho chiesto allex marito, Giovanni, di occuparsi lui di Matteo dopo le 19:00, mentre io ero al lavoro. La sua risposta è stata glaciale, come se non fosse anche figlio suo. “Perché dovrei io occupamene invece di te?”, mi ha chiesto, come se la responsabilità di nostro figlio fosse solo mia. Per un attimo sono rimasta spiazzata, ma poi ho ritrovato la mia forza e gli ho ricordato chiaramente che siamo entrambi genitori con gli stessi doveri e che anche lui deve prendersi cura del bambino ogni tanto. Gli ho detto chiaramente che poteva anche pensare alla pensione alimentare, ma non avrei sacrificato altro tempo per lui; la mia priorità è Matteo, sempre.

Ce lho fatta a superare quei mesi difficili, cercando di bilanciare lavoro e maternità. Non è stato affatto semplice; ho avuto crisi di ansia, momenti di stanchezza estrema, e spesso mi sono sentita sopraffatta dallo stress. Alla fine, quando non ce lho fatta più, sono andata dal mio medico di base. La sua reazione però mi ha colpito nel profondo: quasi come se capisse la situazione meglio di chiunque altro, mi disse che Giovanni aveva messo da parte i suoi doveri di padre per dedicarsi alla nuova famiglia con la sua seconda moglie. E Matteo? Ormai era solo un ostacolo nella loro nuova esistenza, ricevendo solo il minimo indispensabile di affetto e supporto.

Alla fine mi sono ritrovata dentro questo piccolo grande conflitto dove legoismo e la superficialità di Giovanni hanno avuto la meglio persino su nostro figlio. Ripenso spesso a quel matrimonio che non ho mai davvero capito e ancora adesso mi domando cosa lo abbia spinto a comportarsi così, soprattutto con Matteo.

Nonostante tutto, ho scelto di non lasciare che la sua mancanza di empatia definisca la mia vita. Ho imparato a superare ogni difficoltà: ora sono più determinata che mai a dare a mio figlio tutto lamore e la cura che merita, mentre pian piano costruisco, pezzo per pezzo, il nostro futuro in questa bellissima Italia.

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