Alla suocera ho fatto un regalo tale che le sarebbe venuto un colpo! Le avrebbe fatto venire i brividi ogni volta che ci avrebbe posato gli occhi. Ma che ci può fare? Non lo butterà, dovrà tenerlo in bella vista! Così si fa. Ora la gatta sentirà sul serio le lacrime del topo! La mia antipatica Vera Ivana! In quindici anni di matrimonio con Andrea non mi ha mai rivolto una parola gentile. Burbera. Gli altri almeno qualcosa lo dicono, magari a denti stretti. Lei nulla. Solo quegli enormi occhi neri che mi fissano immancabilmente. Cerco di evitarla il più possibile e vado da lei solo per cinque minuti, una volta allanno così raccontava Caterina allamica Maria.
Maria ascoltava e annuiva calorosamente. Anche a lei, a dirla tutta, la propria suocera, Maria Grazia, non stava troppo simpatica.
Si erano ritrovate quella mattina per una specie di pomeriggio tra donne come da tradizione, ogni due settimane le tre amiche dinfanzia si vedevano al sabato.
Caterina, la parrucchiera, sapeva rinnovare i look di tutte con maestria. Quella volta però era passata solo per poco, perché aveva clienti che la aspettavano. Maria, cuoca di mestiere, portava sempre con sé una montagna di dolci, come li chiamava il figlio di Caterina, Elio.
Cera anche la terza amica, Alessandra. Faceva linfermiera e da poco si era trasferita in un nuovo ospedale. Dove, le altre non lo sapevano ancora: era proprio quello che volevano scoprire, ma il discorso era scivolato sulle suocere.
Non la sopporto proprio! Per me non conta nulla. Se non ci fosse, sarebbe meglio ripeté Caterina.
Fu allora che la silenziosa Alessandra prese finalmente parola interrompendo Caterina:
E pensi che ti sentiresti subito meglio, Cate? disse con un mezzo sorriso.
Forse sì sospirò Caterina, improvvisamente tacendo.
Le tornò in mente la mattinata. Quando aveva portato il suo dono, impacchettato con la carta più bella, ridacchiando tra sé. Lo aveva lasciato a Vera Ivana, che tutta felice come una bambina era corsa ad aprirlo appena andata via la nuora. Però lei, Caterina, le aveva raccomandato di scartarlo solo dopo la sua uscita. Tanto, la festa laveva rovinata comunque a quella donna insopportabile!
Ragazze, comunque mi chiedevate dove lavoro adesso riprese Alessandra.
Le amiche si girarono curiose.
In una clinica privata? azzardò Caterina.
Adesso ti riempi di euro! rise Maria.
In un hospice, tagliò corto Alessandra.
Cadde il silenzio.
Ma perché? balbettò una sconvolta Maria.
È un posto oh, dove i malati sono irreversibili Alessandra, non ti spaventa? E i soldi? scosse la testa Caterina.
Sempre a pensare ai soldi, voi due! Scusatemi, ragazze, ma devo proprio dirlo: siete delle sciocche, sussurrò amareggiata Alessandra.
Chi, la mia sciocca? La suocera? rispose sarcastica Caterina.
No, tu, Caterina. Perché quello che dici e fai è meschino e cattivo. Non conosco bene la tua Vera Ivana, ma a parole gentili dici che non ne dice mai? Quando vi servivano i soldi per allargare casa, chi ha venduto lappartamento in centro e si è trasferita in periferia? La tua suocera. Senza mai lamentarsi. Quando tuo figlio Elio era malato gravemente, chi lo ha portato dal luminare che lo ha salvato? E quel medico, lo sai, era il figlio di una sua cara amica dinfanzia. Se non fosse stato per lei forse adesso tuo figlio non ci sarebbe. E quella volta che tu ti sei persa alla festa di classe, e la notte dopo hai dormito a casa del tuo ex compagno? Andrea non te lavrebbe mai perdonata, conoscendo comè fatto. E chi è corsa in tuo soccorso? Vera Ivana, che ha detto a tuo marito che eri da lei quella notte. Tu mordi la mano che ti dà da mangiare e che ti accarezza, in senso figurato. Quante volte ci siamo trovate da te e io mangiavo con gusto i cetriolini, le marmellate, le confetture che ti porta tua suocera. Tu di piante non distingui un pomodoro da una melanzana! Fa tutto lei, per voi! Esistono persone poco loquaci, che magari non sanno esprimersi a parole. Ma con i gesti ti sanno dare tutto lamore. E poi ci sono quelli che parlano solo bene, ma a fatti nulla sbottò Alessandra.
Grazie, amica. Pensavo mi sostenessi, invece E mi dai pure della sciocca! si alzò Caterina.
Dentro di lei sentiva qualcosa muoversi, come un vermicello minuscolo. Prima festeggiava, con lei, progettando e attuando vendette, ma adesso lo sentiva agitarsi, a disagio. Voleva scacciarlo, dirgli di stare zitto e tornare a godersi il suo piccolo trionfo la sofferenza della suocera. Ma era inutile, il verme non smetteva di agitarsi.
Maria, che nel frattempo aveva fatto fuori cinque panzerotti al cavolfiore (quando era in ansia mangiava a dismisura), taceva. Non era più dalla parte di Caterina come una volta.
Di solito Caterina si sarebbe offesa, avrebbe sbattuto la porta, giurato di non voler più vedere Alessandra. E ci era quasi riuscita, ma quel maledetto lombrico non la lasciava muovere, la inchiodava.
Vi siete dimenticate che non ho più una mamma, vero? E vivo così da quindici anni. Come te, Caterina. Tu te la prendi con la suocera che ti vuole bene. Io invece da anni impazzisco di dolore. Quando vorrei comporre il suo numero che non ho mai cancellato carico ancora la SIM, lascio il telefono in camera e chiamo col mio. Mi appare Mamma e la sua foto. Parlo col silenzio. Racconto tutto quello che succede, piango quanto mi manca. Mi rannicchio nel suo plaid, mi sembra che ancora mi abbracci. Mi sembra che tutto dentro si sia già seccato dal dolore.
Caterina, scusami, non potevo tacere. Tu hai una mamma e una suocera. Perché sei così dura con lei? Perché la guardi dallalto in basso? Ricordo come la chiamavi contadina anni fa. E unaltra cosa: ci fai sempre i capelli a tutte, tagli, pieghe. Grazie, che Dio ti benedica per questo. Ma a Vera Ivana, quando lhai mai pettinata o fatta una tinta? proseguì dolcemente Alessandra.
Il verme dentro Caterina si contrasse come per un colpo e rimase immobile. E come se unaltra voce, diversa ma sua, rispondesse piano contro la sua volontà:
Mai.
Davvero? Scherzi? Cate, non si fa! Non è da persone! Mia suocera in fondo è anche simpatica sai? Dimenticate tutto quello che ho detto prima.
Io la porto sempre qualche dolcetto, il ciambellone, pastiere per Pasqua. E lei ci rimane così felice! Batte le mani, svuota tutto il sacchetto, sorride. Ha delle manine paffute, soffici, sembra un piccolo angelo! sorrise Maria, tornando ai ricordi.
Il verme dentro Caterina questa volta non si mosse più. Era come se, infine, potesse rialzarsi e andarsene. Non la teneva più inchiodata a quella sedia.
Ripensò alla mattina. Come diceva Maria? Manine paffute
Le mani della sua suocera erano diverse. Da sempre Caterina le chiamava, con disprezzo, chele. Grandi, nodose, le vene in risalto. Brutte, secondo lei. E il viso era rugoso. Dentro di sé le aveva soprannominato patata andata. E cosa ne sapeva davvero della sua vita, di Vera Ivana? In realtà nulla, non le interessava davvero.
Eppure la suocera cera sempre quando cera da aiutare. Il marito le aveva raccontato che un tempo aveva due sorelle, ma erano morte da bambine dopo lunghe malattie. Vera Ivana aveva assistito figlie e marito, poi li aveva persi tutti. Aveva sempre lavorato tanto. La sua unica gioia e orgoglio era stato il figlio Andrea arrivato tardi, suo marito.
E Caterina amava Andrea ancora come quindici anni prima. Bello, intelligente, affidabile, lavoratore.
Lui è così perché una madre così lha cresciuto! Poteva menarti, invece di trattarti bene! O non portarti mai uno stipendio, o avere unaltra. Non tutte sono fortunate! E tu a lei non hai mai detto nulla di buono. Chi te lo vietava? Vergognati! A tutte fai i capelli, e lei cosè, peggio degli altri? Sempre a ridere di lei e a sputarle veleno, come un serpente! Sciocca! urlava il verme ora risvegliato dentro Caterina.
Lei sobbalzò.
Caterina, stai bene? si avvicinò gentile Alessandra.
Caterina scosse la testa, trattenendo le lacrime. Le era venuto addosso tutto insieme, come acqua accumulata dietro una diga, pronta ora a riversarsi sulla terra riarsa.
Avrebbe dovuto cambiare discorso. Andarsene. Pensava sarebbe stato divertente, e invece si sbagliava.
Per non cedere del tutto, sussurrò appena:
Come va il nuovo lavoro, Alessandra?
Gli occhi di chi incontro lì, ragazze, non li dimenticherò mai. A volte sentono molto dolore, è dura. Ma in quegli sguardi cè luce, bontà e speranza. Sento tante parole. Di eternità. Di rimpianti per ciò che non si è riusciti a fare. Vedo molte lacrime. Come piangono, i familiari senza più una consolazione.
Cè stato un uomo giovane, sempre in giacca e cravatta, un gran lavoratore, tutto organizzato. La mamma era da noi. Lui lavrebbe coperta doro, se fosse stato possibile, ma la signora voleva tornare nel suo paese natale. Solo che a lui non importava, mai un viaggio laggiù. Quando la portavano via, alla fine, lui singinocchiò gridando: Mamma, torna! Mamma, ti prego, facciamo come vuoi, andiamo dove vuoi. Faccio tutto, ma tu resta con me! Non ho altro che te!
O un anziano ufficiale che veniva a trovare la figlia. Era rigidissimo, pochi capelli bianchi. Lei, pochi capelli ormai, lui portava sempre barrette e forcine. Ne aveva una scatola. Era felice solo di quello. Gli altri non capivano: cosa regalare fermagli, se capelli non ce n’è più? Ma la figlia aspettava il padre solo per quello. Splendeva quando lui glieli regalava. Diceva che le avrebbe intrecciato i capelli come la mamma, appena le fossero ricresciuti, e sarebbero andati insieme al mare. La ragazza sperava, aveva un quadro bellissimo del futuro. Il padre sapeva che nulla si sarebbe avverato, ma sorrideva, sistemando quei fermagli tra le mani. Poi lei è morta. Lui li ha regalati tutti. Quando mi sono avvicinata per consolarlo, aveva gli occhi asciutti e pieni di dolore. Sussurrò: Ora è con sua madre, la mia bella. Sarà sua madre a pettinarla, ti aspetteranno le mie donne là. Perché vi racconto tutto questo? Solo per dire che bisogna saper apprezzare la vita! Cè chi piange disperato, chi lotta contro la malattia, chi spreca il proprio tempo in cattiverie e sotterfugi, e poi il destino li travolge quando meno se laspettano.
Ci crediamo padroni della nostra fortuna, ma non è così, amiche sospirò Alessandra.
Maria, sventolandosi con La Stampa, buttò uno sguardo al vassoio vuoto. Pazienza, a casa ora avrebbe preparato altre delizie. Prese il cellulare e scrisse al marito che quella sera avrebbero avuto una serata in famiglia, con tanto di film e cena, e che la suocera e il suocero dovevano esserci per forza, a dormire.
Ragazze, io vado! Riunione straordinaria di famiglia! A presto! e scivolò via dal tavolo come un gattino di casa.
Anche Caterina si alzò. Cercò qualcosa nella borsa con la mano tremante, la fece cadere e tutto finì a terra. Alessandra laiutò a raccogliere, in silenzio.
E così, silenziosamente, si salutarono.
Caterina aveva altri impegni e la serata piena. Ma in quel momento, da qualche parte ai margini della città, una donna anziana, che lei pensava la odiasse, guardava proprio il suo regalo. Quello che aveva pensato sarebbe stato una piccola vendetta. E se la suocera le avesse fatto lo stesso? Certo, ci sarebbe rimasta male, la festa rovinata per sempre.
Chiamò i clienti scusandosi, promise uno sconto la prossima volta, e annullò tutti gli incontri: si incamminò verso la casa di Vera Ivana.
Il telefono di Andrea era fuori campo.
Allimprovviso le sudavano le mani. Cosa avrebbe pensato Andreino? Era pur sempre sua madre…
Era ormai sera. Le finestre della casa in periferia erano illuminate. E quei tendoni a fiori, la gerbera sul davanzale, che prima tanto la infastidivano, sembravano ora così accoglienti.
Devo chiedere scusa. Cosa dirle? Forse avrei dovuto prendere un altro regalo. Ma non cè tempo. Le prometterò che rimedierò. O Dio, come ho potuto, pensava avvicinandosi al cancello.
Non era chiuso. Nella grande sala, su una tavola cera un piatto dipinto, pieno di ravioli ricotta e spinaci. Cera anche linsalata di riso freddo con tonno, tanto amata dai suoi uomini, e crespelle ripiene. Caterina rimase a fissare prima la tavola, senza sapere perché. Il marito parlava col figlio, che rideva gustandosi i cannelloni della nonna. E lì, col vestito blu, il colletto di pizzo, la solita treccia, stava la suocera. Accanto a lei due anziane vicine e un nonnetto arzillo, forse un ospite.
Guardate che meraviglia! stava dicendo la suocera indicando il regalo di Caterina.
Poi spiegò:
Questo viene da Caterina, la moglie del mio Andrea. Lei è come una principessa. Così bella e delicata! Quando la guardo, sento gioia dentro. Dio ha creato una simile bellezza! Ora Caterina sarà sempre con me. Il pittore lha ritratta e io ho pianto di felicità. Non vorrei altro al mondo!
Caterina sentì unimprovvisa vampata salire sul viso e alle orecchie, come da ragazzina quando rompeva qualcosa e ne dava la colpa al fratello minore.
Il regalo per il compleanno della suocera era un ritratto. Il suo, di Caterina. Aveva sempre pensato che, siccome la suocera non le diceva mai nulla di bello, la odiasse. Che il ritratto della nuora odiosa lavrebbe irritata. Invece non lo avrebbe mai buttato e si sarebbe tormentata. Ma era andata diversamente
Caterina è così bella che quasi mi vergogno a parlarle. Sembra una bambolina! Quegli occhi grandi, blu come fiordalisi, le fattezze da quadro. Io invece, brutta e goffa, non so mettere assieme due parole. Non sono brava a parlare. Sono timida. Tante volte, quando lei dormiva da noi, laccarezzavo mentre dormiva, le rimboccavo la coperta. Il Signore mi ha portato via le figlie, ma mi ha donato unaltra donna, la moglie di Andrea, la mia Caterina. Dico sempre a mio figlio che lui ha una moglie doro!
Viva adesso così! il verme dentro Caterina fece un sospiro e sparì per sempre.
Non fece in tempo a giurare che avrebbe rimediato e che aveva ancora tempo. Ormai lavevano vista. Il bambino corse ad abbracciarla, il marito si alzò.
Ma tu non dovevi essere al lavoro? Mamma ha detto che sei passata stamattina per gli auguri, le sussurrò allorecchio Andrea accarezzandole la mano.
Ho disdetto tutto. Vera Ivana Posso chiamarti mamma, ora? Come la mia mamma. B buon compleanno! la voce le si spezzava per lemozione.
Caterina sentiva il bisogno di inginocchiarsi, come quelluomo nel racconto di Alessandra. Voleva inginocchiarsi davanti a tutta quella bontà, saggezza e capacità di perdono.
Ma Caterina! Hai ancora trovato il tempo per la tua vecchia suocera, grazie, figlia mia! Eccola la mia Caterina, è arrivata! la suocera la guardava con fierezza e dolcezza.
Anche il nonno ospite approvava, guardando ora lei, ora il quadro.
Tutti si animarono, le risate tornarono in casa.
Caterina era finalmente felice. Era festa. Era viva, in salute. Aveva ancora i genitori che sarebbero arrivati da lì a poco. Aveva Andrea, il figlio, una buona suocera, il lavoro che amava. In fondo, Caterina era davvero ricca.
Tutti a tavola, forza! esclamava Vera Ivana indaffarata.
È tutto bellissimo! E dopo facciamo una giornata di bellezza! Volete che vi sistemi i capelli? Colorazione, taglio, tutto quello che volete: sarà il mio regalo per tutti! e Caterina sorrise.
Era questo, il vero regalo. Per tutti.


