Non potrò vivere senza di voi

Non potrò vivere senza di voi

“Giulia, perdonami, ho amato unaltra. Me ne vado, lappartamento resta a voi. Scusami se sono andato via così silenziosamente, senza avvertire. Non potevo vedere le tue lacrime, perciò ho deciso di scrivere questa lettera. Credimi, non è facile neanche per me… E dai un bacio a nostro figlio da parte mia…”

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Su, tesoro, è ora di svegliarti! Ho svegliato mio figlio, Matteo, prima di dirigermi in camera da letto dal mio marito, Lorenzo.

Amore, tra poco devi andare a lavoro! Alzati! ho detto ridendo, dandogli una leggera solletica al piede che spuntava fuori dal piumone.

Lorenzo ha iniziato a svegliarsi con un gemito. Lui ha sempre fatto fatica ad alzarsi, a differenza mia. Io mi svegliavo allalba e, prima che si alzassero i miei uomini come chiamavo orgogliosa mio marito e mio figlio avevo già preparato la colazione, sistemato me stessa e fatto qualche faccenda in casa. Certo, però, la sera andavo a letto presto, sfinita dalla giornata.

Ero già seduta in cucina quando Matteo, stropicciandosi gli occhi, è uscito dalla sua stanza.

Prima ti lavi i denti, poi si fa colazione, gli ho detto, indicando il bagno.

Il piccolo ha obbedito senza discussioni. Pochi minuti dopo, mentre facevamo colazione, Lorenzo è apparso sulla soglia della stanza.

Senti Giulia, credo che oggi resterò a casa. Ora chiamo in ufficio per avvertire…

Era pallido, e mi sono subito preoccupata.

Ti senti male? Hai la febbre?

Ho mal di testa, e anche nausea Lorenzo si è appoggiato allo stipite.

Mi sono alzata subito, gli ho messo la mano sulla fronte, fissandolo negli occhi con ansia.

Sembri normale, non sembri caldo. Preferisci che resti a casa con te?

No, Giulia, tu vai pure in ufficio, accompagna Matteo a scuola, io provo a riposare ancora un po, magari passa. Mi metto a letto…

Se cè qualcosa chiamami, lho avvertito.

Certo, Lorenzo mi ha sorriso, ci vediamo stasera.

Quella giornata lho trascorsa con una strana inquietudine, nervosa per mio marito che si era ammalato così di colpo. Era così stanco e pallido. Forse stava lavorando troppo, mi dicevo. Ma in fondo al cuore sentivo un brutto presentimento, come se qualcosa di irreparabile stesse per accadere.

Sono uscita dallufficio prima del solito, sono passata a prendere Matteo, che come sempre era andato a giocare a casa di un compagno, poi siamo tornati a casa insieme. Lansia dentro di me aumentava chilometro dopo chilometro, e persino Matteo guardava inquieto la mamma.

Mamma, che cè? Dovresti essere tornata più tardi. E sembri pallida anche tu. Vi siete ammalati entrambi?

Ho guardato mio figlio dodicenne. Non era più un bambino, ma comunque era sempre il mio piccolo, e non volevo spaventarlo.

Matteo, semplicemente sono un po preoccupata per papà. Non si sentiva bene stamattina e voglio vedere come sta.

Lui ha borbottato qualcosa, ma non ha fatto altre domande. Siamo arrivati a casa e io mi sono precipitata verso lascensore. Matteo mi seguiva trascinando lo zaino, cercando di capire da dove venisse questa mia agitazione.

Con le mani tremanti ho aperto la porta di casa, e subito sono piombata nellappartamento. Un silenzio strano, Lorenzo non cera. Ho passato tutte le stanze, per poi tornare in soggiorno, dove Matteo era rimasto fermo come una statua, pallido come uno straccio, con gli occhi lucidi. In mano teneva un foglio che aveva appena letto.

Cosè quello? Fammi vedere!

La mia voce tremava. Matteo, in silenzio, mi ha passato la lettera.

“Giulia, perdonami, ho amato unaltra. Me ne vado, lappartamento resta a voi. Scusami se sono andato via così silenziosamente, senza avvertire. Non potevo vedere le tue lacrime, perciò ho deciso di scrivere questa lettera. Credimi, non è facile neanche per me… E dai un bacio a nostro figlio da parte mia…”

Che vigliacco, ha sussurrato Matteo.

Non dire così, è sempre tuo padre! lho detto, ma quasi non ci credevo nemmeno io.

Ci ha abbandonato! Io non lo voglio più vedere!

Matteo si è chiuso in camera sua, sbattendo la porta. Anche io non capivo perché Lorenzo ci avesse fatto questo, proprio a noi che eravamo sempre stati una bella famiglia. Poi sono tornata alla lettera.

“Ho conosciuto Elisa due anni fa e non riuscivo mai a trovare il coraggio di lasciarvi. Ma ora devo farlo. Spero che tu riesca un giorno a perdonarmi. Ti prego, non mostrare questa lettera a Matteo, non voglio che abbia una cattiva opinione di me.”

Ho trattenuto un sorriso amaro: ormai nostro figlio aveva capito tutto. Saprà lui cosa pensare di un padre che lascia la sua famiglia così.

Ho camminato senza meta per la casa, sono entrata in camera da letto e lì ho notato che non cerano più le cose di Lorenzo. Solo in quel momento ho realizzato davvero quello che era successo: mi sono lasciata cadere sul pavimento e ho iniziato a piangere forte, senza riuscire a fermarmi. In un attimo, la mia vita si era distrutta.

Non so quanto tempo sono rimasta per terra, a consumarmi nel dolore per la fine del mio matrimonio. Avrei voluto tornare a quella mattina, restare a casa, cambiare tutto. Ma dentro di me sapevo che, se era deciso ad andarsene, non lavrebbe fermato nessuno. Almeno, poteva dirmelo in faccia, ma la sua codardia si è vista fino in fondo.

Quando finalmente mi sono alzata, ho lavato il viso e sono andata in camera di Matteo. Lui era disteso sul letto, a fissare il soffitto, con gli occhi gonfi. Aveva pianto anche lui.

Mamma, ma perché lha fatto?

Amore, non lo so davvero. Non mi ama più, ma tu resterai sempre suo figlio.

Non è vero, mamma. Ha scritto che doveva andarsene, vuol dire che la sua nuova compagna aspetta un figlio. Non sono più importante per lui, forse sono stato uno sbaglio Avevamo promesso di andare insieme allo stadio e in pizzeria nel weekend Forse gli sono diventato pesante?

Ho ascoltato Matteo con il cuore che si spezzava. Sentivo la stessa sensazione anchio. Ma sapevo che avrebbe dovuto continuare ad avere un padre. Sapevo che Lorenzo avrebbe voluto rivedere Matteo, e non volevo che si odiassero. Così lho accarezzato piano e gli ho detto dolcemente:

Matteo, per papà tu sei sempre importante, questo lo so bene. Non sei tu il problema, non sei stato tu a farlo andare via. Si è innamorato di unaltra persona, ma tu resti nel suo cuore. Vedrai, vorrà ancora passare del tempo con te.

Ha tradito te, ha brontolato Matteo.

Lo capivo bene. Sentivo anche io rabbia, dolore, tradimento. Per due anni Lorenzo aveva mentito guardandoci negli occhi, dicendoci vi voglio bene”.

I giorni successivi sono stati un turbinio di sconforto. Ho avviato le pratiche per la separazione, e Matteo ripeteva che non avrebbe mai più perdonato il padre. Era già grande, capiva tutto. A volte, di sera, lo sentivo singhiozzare nella sua stanza.

Ma poi, pian piano, il dolore si è affievolito. Io e Matteo abbiamo imparato a vivere senza Lorenzo, che, alla fine, si è allontanato anche dal figlio, dicendo di non avere tempo per noi, di avere unaltra famiglia. Matteo ci stava male, soffriva. Passarono così sei mesi.

Un giorno, tornando dal lavoro, ho sentito delle urla sulla scala. Salii di corsa: erano Matteo e Lorenzo che litigavano sul pianerottolo. Lorenzo era davanti alla porta, con uno sguardo supplichevole verso suo figlio. Matteo, tutto arruffato e infuriato, gridava:

Vai via! Non hai più il diritto di stare qui! Non ti voglio più! Anche mamma non ti vuole!

Matteo, lasciami spiegare… Figlio mio…

Vai via!

Sono arrivata vicino a loro rapidamente. Alla mia presenza, Matteo si è calmato un po, mentre Lorenzo si è mosso sorridendo verso di me.

Giulia, sono tornato da voi. Matteo non vuole farmi entrare, ma tu mi perdoni?

Mamma, no! Matteo mi guardava implorando, ma anche forte della sua rabbia.

Ho fissato Lorenzo. Un tempo gli volevo bene, non immaginavo la vita senza di lui. Ma dopo quello che aveva fatto, ho capito che anche se lavessi perdonato, la famiglia non si sarebbe più potuta ricostruire.

Allora, che dici? Lorenzo ha sorriso, sperando nella mia risposta. Mi lasci rientrare in casa, come padre e marito?

Lo eri sei mesi fa, la mia voce era fredda, ma ormai non hai più diritto in questa casa. Se vuoi metà dellappartamento, chiama lavvocato. Noi non siamo più una famiglia.

Come? Mi cacci via? Giulia, ti prego! Non so cosa mi sia preso quel giorno. Non posso vivere senza di voi!

Io ti ho perdonato, ma non posso più vivere con te.

Dopo queste parole, sono rientrata in casa e ho chiuso la porta alle mie spalle. Matteo mi ha sorriso, anche se era dura anche per lui dire addio a suo padre. Non laveva perdonato, era ancora arrabbiato.

Mamma, non ci devi stare male. Stiamo bene anche così, noi due.

Gli ho sorriso, asciugandomi le lacrime. Dallocchiolino della porta ho visto Lorenzo rimanere per qualche minuto immobile, poi allontanarsi piano.

Nel profondo, mi sono sentita sollevata per aver mandato via chi mi aveva tradita e ingannata. Era ora di smettere di rimuginare sul passato, pensavo tra me e me.

Matteo, se riuscissi sempre a essere così forte come te… gli ho detto facendo locchiolino.

Allora, ordiniamo una pizza? Festeggiamo? E i pasticcini, mamma?

Era come se anche Matteo avesse capito che la fase più dura fosse ormai finita.

Perché no? E anche qualche cannolo siciliano!

Ho sorriso, vedendo finalmente brillare il volto di mio figlio. In questi mesi aveva riso poco, si era chiuso spesso. Ma sentivo che quel periodo era finito. E ora sapevo che, anche se la strada non sarà facile, andrà tutto bene. Prima o poi, il sereno torna sempre.

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