A mia suocera ho fatto un regalo che la farà sentire male allistante! E si agiterà ogni volta che lo guarderà. Non potrà farci niente, non lo butterà via. Sarà costretta a tenerlo in bella vista, ben conservato! E così sia.
La ruota gira per tutti, anche per una gatta come la mia suocera, sempre a lamentarsi! La mia fastidiosa Assunta Moretti! In quindici anni di matrimonio con Lorenzo, mai una buona parola da parte sua. Sempre burbera. Almeno le altre suocere qualcosa provano a dire, anche se controvoglia. Lei invece tace. Solo quegli occhi scuri sempre a fissarmi. Cerco di non andare mai da lei e, se proprio devo, la visita dura cinque minuti allanno, raccontavo così a mia amica Lucia.
Lei mi ascoltava annuendo con un misto di rabbia e allegria, perché neanche la sua suocera Anna le era simpatica.
Era una delle nostre tradizioni: ogni due settimane, noi tre amiche dinfanzia ci ritrovavamo il sabato, come un piccolo addio al nubilato. Io sono parrucchiere e aiuto sempre le altre con il look. Oggi dovevo scappare in fretta, i clienti mi aspettavano. Lucia, che lavora come cuoca, portava sempre una valanga di cose buone, come le definiva mio figlio Federico.
La terza amica, Giada, infermiera, aveva appena iniziato a lavorare in unaltra struttura. Noi non sapevamo dove, eravamo curiose, ma la conversazione era finita sulle suocere.
Non la sopporto proprio! Se non ci fosse… ripresi io, Katia.
Allimprovviso, Giada, fin lì silenziosa, intervenne:
E che risolveresti, Katia? Ti sentiresti meglio subito? mi lanciò uno sguardo ironico.
Beh… forse, sospirai, ammutolita.
Mi venne in mente la mattina stessa. Portavo il regalo, incartato con una carta bellissima, e sorridevo maliziosa. Glielho consegnato con fare teatrale. Lei, Assunta Moretti, felice come una bambina, lo scartava con impazienza. Però io la fermai: Aprilo quando me ne sarò andata. Insomma, ho guastato comunque la festa a quella vecchia antipatica!
Ragazze, mi avevate chiesto dove lavoro ora, riprese Giada.
Noi la guardammo curiose.
In una clinica privata? domandai.
Ora fai soldi a palate! rise Lucia.
No. In un hospice, disse soltanto Giada.
Un silenzio innaturale.
Ma… perché? balbettò Lucia.
Lì vanno persone… insomma, con malattie senza speranza. Non ti fa paura? E i soldi? domandai io.
Siete sempre lì, soldi, soldi. Katia, scusami. Voglio dire una sola parola: Sciocca, sussurrò Giada.
Chi? Mia suocera? sbottai.
Tu, Katia. Quello che fai e dici è meschino. Dici che Assunta Moretti non ti ha mai detto una buona parola? E quando voi e Lorenzo avevate bisogno di soldi per allargare casa, chi ha venduto lappartamento in centro per trasferirsi in periferia? Tua suocera. E senza un lamento.
Quando il piccolo Federico si ammalò gravemente, chi lo ha portato dallo specialista migliore? Proprio lei, tramite una sua vecchia amica, e così tuo figlio si è salvato. Ricorda anche quella volta che, tornata dalla festa degli ex compagni, ti sei risvegliata nel divano di un vecchio amico? Nulla di male, certo, ma se Lorenzo lo avesse saputo non so cosa sarebbe accaduto. Chi ti ha coperta? Sempre lei.
Katia, tu sputi nel piatto in cui mangi! Così, dico metaforicamente. Le sue conserve, le sue marmellate e le verdure sottolio che ci predispone ogni volta che veniamo a casa tua… E tu non distingui una piantina di basilico dal prezzemolo! Lei fa tutto per voi. Ci sono persone che non sanno parlare in modo affettuoso, ma dimostrano amore con le azioni!
Grazie, amica mia. Pensavo di trovare solidarietà e invece… E in più mi hai anche insultata, dissi alzandomi indispettita.
Però dentro di me qualcosa cominciò a rodere. Poco prima ero trionfante con la mia vendetta, ora le parole di Giada mi davano fastidio, mi pungevano il cuore.
Lucia, mentre ci guardava discutere, aveva appena finito cinque panzerotti con i friarielli. In queste situazioni si rifugiava nel cibo. Stranamente ora taceva e non mi dava più man forte.
Avrei dovuto offendermi, sbattere la porta e discutere con Giada. Mi preparai a farlo. Ma quella voce fastidiosa nella mia coscienza mi bloccava lì, ferma.
Forse vi siete dimenticate che io non ho la mamma, vero? E vivo con questa assenza, da quindici anni, quanto te, Katia. Tu ti lamenti della suocera che, in fondo, ti vuole bene. Io, invece, piango ogni giorno. Spesso chiamo il suo vecchio numero ancora attivo. A volte lascio il telefono in una stanza, poi la chiamo dal mio. Sul display appare Mamma e la sua foto. Mi siedo e parlo con il silenzio, racconto tutto, piango quanto mi manca. Mi copro con la sua sciarpa, come se mi abbracciasse ancora lei. Mi sembra che tutto dentro me sia bruciato dal dolore.
Katia, scusami, ma non potevo tacere. Tu hai sia una mamma che una suocera. Ma perché ti comporti così? Perché ti metti più in alto di lei? Ricordi quando la prendevi in giro chiamandola contadina? E unaltra domanda: noi ci fai sempre i capelli, ci coccoli, grazie e che Dio ti benedica! Ma Assunta Moretti, quando lhai mai tagliata o colorata? chiese Giada.
Sentii un dolore dentro, come un colpo. Unaltra voce, molto bassa, quasi non mi appartenesse, rispose per me:
Mai.
Davvero? Ma dai! Katia, non si fa così. Davvero, non è umano! Io con la mia suocera, che in fondo è anche una brava donna, faccio sempre dolci, torte, ciambelle, e quanto è felice! Le mani le tremano dalla gioia quando scarta i pacchetti! Ha le mani piccole e paffutelle, come un angioletto! sorrideva Lucia ricordando.
Dentro di me il senso di colpa era ormai sopito. Mi alzai in piedi, ero libera da quella voce che mi tratteneva.
Mi venne in mente la giornata di oggi: le mani di mia suocera sono diverse, grosse, segnate dal lavoro, con le vene in vista. Non belle, pensavo. E il volto, rugoso, secco. Invece la chiamavo patata marcia tra me e me… Ma cosa sapevo davvero di Assunta? Nullaltro. La sua vita non mi interessava neppure.
Eppure, era sempre lì, pronta ad aiutare quando serviva. Mio marito diceva che, da piccolo, aveva due sorelle, entrambe morte giovani, di malattia. Sua madre, Assunta, le aveva assistite, poi aveva curato il marito malato. Sono tutti scomparsi, e lei aveva rimasto solo Lorenzo, il mio. Un figlio arrivato tardi, amato sopra ogni cosa.
E anche oggi, io amo Lorenzo come quindici anni fa. Bello, intelligente, buono, serio, affidabile. Ma è così perché lo ha cresciuto sua madre! Poteva capitarmi uno che mi maltrattava, o che non portava soldi a casa. O che aveva lamante. Non tutte sono così fortunate! E tu, Katia, perché non le hai mai detto una parola gentile? Perché le tagli i capelli a tutte tranne che a lei? Sciocca! mi urlava ormai quella voce dentro.
Trasalii.
Katia, stai male? chiese premurosa Giada.
Scossi la testa, trattenendo le lacrime. Tutto mi travolse di colpo, avvolgendo cuore e mente.
Dovevo cambiare discorso. O andarmene. Credevo sarebbe stato tutto uno scherzo, invece mi ero sbagliata.
Per non sciogliermi in pianto, sussurrai:
Ti piace il tuo nuovo lavoro, Giada?
Quegli occhi, ragazze, non li scorderò mai. Hanno tanto dolore, ma anche luce, speranza. Sento tante confessioni: su ciò che non si è fatto, sulle ultime parole non dette. Vedo tante lacrime, parenti disperati. Una volta è venuto un giovane uomo, tutto elegante, impegnato nel lavoro, la mamma era da noi. Le ha dato tutto il possibile, ma lei voleva solo un viaggio nel paese natale. Mai esaudito. E quando è morta, lui si inginocchiava implorando: Mamma, torna! Faremo tutto ora!. Ma era tardi.
Un altro, un anziano con l’aspetto da militare, andava dalla figlia, malata di tumore e senza più capelli. Le portava fermagli per capelli, bellissimi, e lei li aspettava sorridente. Quando cresceranno di nuovo, ti farò le trecce come la mamma, le diceva. E lei sperava. Quando la ragazza è morta, lui ha regalato tutti i suoi fermagli. Piangeva senza lacrime: Ora è con la madre. Saranno insieme, mi aspetteranno. Come vedete, bisogna solo imparare ad apprezzare quello che si ha. Cè chi piange sulla bara, chi combatte battaglie impossibili e chi spreca la propria vita tra rancori inutili.
Gli esseri umani pensano di gestire tutto. Non è così, amiche sospirò Giada.
Lucia guardò i piatti, ormai svuotati. Poi mandò un messaggio al marito: Stasera serata film, invitiamo anche i tuoi, mi raccomando tua madre e tuo padre devono esserci! Dormiranno da noi.
Io vado! Ho una riunione improvvisata in famiglia! Ciaoo! salutò uscendo rapida.
Mi alzai pure io. Con le mani tremanti cercavo qualcosa nella borsa e la rovesciai. Giada mi aiutò a raccogliere, senza dire nulla. Così, in silenzio, ci salutammo.
Dovevo sbrigare delle cose ed ero impegnata per tutto il resto della sera. Ma proprio in quel momento una donna anziana, sola in una periferia di Milano, stava guardando il mio regalo. Quello che avrei voluto usasse per punizione. E se fosse successo a me? Se qualcuno mi avesse fatto un regalo simile?
Ci sarei rimasta male. E il compleanno sarebbe stato rovinato.
Rinunciai agli appuntamenti, telefonai per scusarmi con i clienti e promisi uno sconto per la prossima volta. Presi lauto e andai da Assunta.
Il telefono di Lorenzo era spento.
Avevo le mani sudate dallansia. Cosa avrebbe detto Lorenzo? Quella era sua madre, dopotutto…
Era già sera. Le luci erano accese nella casetta piccola. E all’improvviso le tende a fiori, la pianta di geranio sulla finestra, che prima mi infastidivano, mi sembrarono così familiari e accoglienti.
Devo solo chiedere scusa. Cosa dire? Forse portarle un altro regalo… Ma ormai non cè tempo. Prometterò qualcosa. Chissà quanto ci è rimasta male, pensavo mentre entravo dal cancelletto.
La porta era aperta. In sala, sulla tavola, un grande piatto di tortellini fatti a mano. Linsalata russa che Lorenzo ama tanto. Crepes ripiene. Rimasi sulla soglia e, chissà perché, guardai prima il tavolo. Mio marito parlava con nostro figlio, che sorrideva mangiando felice i cannelloni preparati dalla nonna. Assunta, nel suo vestito blu con il colletto di pizzo e limmancabile treccia, stava vicino alla parete.
Accanto a lei, due vecchie vicine e un arzillo nonnino altri ospiti.
Guardate che meraviglia mi ha fatto Katia! esclamava Assunta mostrando il regalo.
E continuò:
Questa è la mia Katia, la moglie di Lorenzo. Sembra una principessa, così bella e gentile! Quando la guardo, mi si riempie il cuore. Il Signore lha fatta proprio bella, la mia Katia! Ora sarà sempre con me. Il pittore ha ritratto lei. Quando ho visto il regalo, mi sono messa a piangere dalla gioia. Non potevo desiderare niente di meglio!
Sentii che la faccia e le orecchie mi arrossivano violente. Mi vergognavo come da bambina, quando rompevo qualcosa e davo la colpa a mio fratello Matteo.
Il mio regalo per lei… era un ritratto. Il mio. Io, Katia. Pensavo che, siccome non mi diceva mai niente di gentile, mi odiava. Pensavo che così avrebbe dovuto tenermi per forza davanti agli occhi, e avrebbe sofferto. Invece era felice di quel regalo!
Katia è così bella che a volte mi vergogno a parlarle. Ha quegli occhi blu e grandi, i lineamenti delicati, da quadro. Mica come me che sono brutta, che balbetto… Non so parlare, sono timida. Tante volte, quando lei si riposa da noi, la sistemo appena dorme, la copro. Il Signore si è preso le mie bambine, ma me ne ha lasciata unaltra: Katia, la moglie di Lorenzo, la mia piccola. A Lorenzo dico sempre: Tua moglie è doro!.
Tieniti tutto questo dentro, e impara! mi ammoniva il mio senso di colpa ormai annientato.
Neanche feci a tempo a chiedermi se avrei potuto rimediare tutto, che fui notata da tutti. Federico mi corse incontro, Lorenzo si alzò.
Come mai sei qui? Dovevi lavorare! Mamma ha detto che sei già passata stamattina a farle gli auguri, mi sussurrò lui.
Ho… annullato gli appuntamenti. Assunta… posso chiamarti mamma, dora in poi? Buon compleanno! la voce mi tremava.
E avrei voluto inginocchiarmi, veramente. Come quelluomo nel racconto di Giada, davanti alla saggezza, al bene e al perdono.
Katia! Sei passata di nuovo! Per me, una vecchia, hai trovato il tempo! Eccoti qui, la mia Katia! disse Assunta guardandomi con orgoglio e affetto.
Il nonnino ospite accennò un sorriso soddisfatto, guardando me e il ritratto.
Tutti si animarono, risero.
Ed io mi godetti la festa. Felice di esserci, sana, circondata dalla mia famiglia: i genitori in arrivo, il marito fantastico e il figlio. Una suocera che in fondo è buona. Un bel lavoro. In fondo, sono una vera fortunata!
A tavola, forza! trafficava Assunta.
Che meraviglia! Dopo cena, faremo la giornata della bellezza! Vi faccio i capelli a tutte! E se qualcuna vuole farsi tagliare o colorare, ditemelo! Con gioia! proposi.
Così, alla fine, ho imparato che nulla conta più dellamore, della presenza e della gratitudine. Sono queste le cose che ci rendono davvero ricchi.


