Perdere una persona cara

– Chiara, io… me ne vado. disse Marco con un filo di voce, roca e spenta.
– In garage? rispose inconsciamente Chiara, gettando appena uno sguardo distratto al marito.
– No. Chiara, io me ne vado da te. Ho unaltra donna…
La patata, che stava ancora sbucciando, scivolò via dalle sue mani e rotolò vivacemente sotto il tavolo. Per un attimo Chiara seguì con lo sguardo la fuga del tubero, cercando di metabolizzare quelle parole. Poi si voltò di scatto e fissò Marco. Finalmente il senso le fu chiaro. Esternamente sembrava calma, come una roccia in mezzo al mare. Dentro di lei però era crollata una valanga. Una valanga di sentimenti. Tutto, lamore, la gioia, i sogni mai realizzati, fu travolto in un istante…

– E chi sarebbe questa donna? domandò Chiara, trattenendo le lacrime e listinto di scagliarsi contro di lui.
– Non la conosci, Chiara. Però è diversa, capisci? Con lei è tutto vero, sincero. Mi capisce al volo e abbiamo moltissime cose in comune! esclamò Marco, con una luce negli occhi che Chiara avrebbe voluto spegnere col pelapatate che teneva in mano.
– Allora hai trovato finalmente la tua felicità, congratulazioni disse Chiara, rimettendo il pelapatate e le mani sotto lacqua Non mi interessa sapere altro. Sei libero. Puoi andare. Non ti invito a cena, suppongo che ti aspettino già…
Marco singhiozzò forse per sollievo, forse per imbarazzo e si avviò in camera a preparare la valigia. Chiara, preda di uno strano torpore, si aggrappò al lavandino per non cadere, fissando le nocche sbiancate delle sue mani. Desiderava solo due cose: non perdere lequilibrio e che lui se ne andasse il più velocemente possibile…

– Beh, io vado, daccordo? sussurrò Marco sulla soglia. Lei si voltò. Il suo viso era sereno, quasi distaccato. Marco sembrava spiazzato e si aspettava urla, lacrime, rimproveri, non certo questa inesorabile indifferenza. Sbuffando, uscì dalla cucina.
Chiara attese che la porta si richiudesse e crollò, senza più forze, direttamente sul pavimento. Si morse la mano per non gridare e si sfogò in un pianto animalesco, disperato, come una creatura ferita senza più speranza di sopravvivenza. Solo dopo tre ore, gonfia e rauca per il pianto, riuscì a trascinarsi in camera e crollare vestita sul letto. Il suo mondo si era oscurato…

…A notte fonda Chiara si svegliò sommersa da una malinconica nostalgia. Ricordò il giorno in cui aveva conosciuto Marco: lei, ragazza inesperta, era arrivata da poco a Spoleto per lavoro e la prima domenica era uscita a ballare con alcune amiche. Proprio quella sera aveva incontrato lui. Marco era tra alcuni ragazzi che sorvegliavano il parco.

Alto, robusto, con un sorriso largo, Marco si distingueva per carattere e fascino. Chiara, appena lo vide, rimase senza parole. Si rese conto che per lei era la fine: si era persa. Anche lui fu colpito da quella ragazza minuta dagli occhi grandi e, quella stessa sera, si offrì di riaccompagnarla a casa. Da quel momento non si erano più separati…

Si vedevano quasi tutti i giorni. Dopo tre mesi decisero di sposarsi. In estate fecero una festa di nozze rumorosa e allegra, circondati da amici. Allinizio vivevano in un piccolo bilocale. Poi, quando Chiara diede alla luce il loro primo figlio, ottennero il primo appartamento vero e proprio. Erano felicissimi e si amavano davvero, capendosi a fondo, anche solo con uno sguardo. Mai una lite: erano come due pezzi di un puzzle, come il sale e il pane, come il sole e la luna.

La settimana precedente avevano festeggiato trentasei anni insieme. E la cosa più dolorosa era pensare che il trentasettesimo anniversario, probabilmente, non sarebbe mai arrivato… Pensando questo, Chiara pianse ancora, stavolta silenziosamente e con una tristezza profonda, piangendo la fine della loro felicità…

Il mattino successivo era grigio e uggioso, proprio come lanima di Chiara. Ma la casa grande e il piccolo podere richiedevano tutte le sue attenzioni. Bevve in fretta un po di tè con zucchero, non riuscendo ad ingoiare altro. Poi si immerse nei lavori domestici: pulì casa, diede da mangiare alle galline, fece uscire la loro capretta nel recinto, lavò i pavimenti e i piatti accumulati dalla sera prima. Si affaccendava senza tregua, per non lasciare spazio ai pensieri e non affrontare la ferita più bruciante. Ma cera unulteriore difficoltà: raccontare tutto ai figli, Matteo e Martina. Trovò il coraggio solo verso mezzogiorno.

Mamma, ma cosha in testa? Unaltra donna? Ma dai, sarà uno scherzo! Vuoi che veniamo subito? si agitava Martina al telefono.
No, Martina, non serve. Hai quasi finito la gravidanza, non puoi stressarti. Me la caverò, davvero. In fondo nessuno è morto.
Il figlio reagì con rabbia, inondando la cornetta di parole dure contro il padre. Chiara lo rimproverò: basta insulti, nella vita succede di tutto. Alla fine Matteo le promise che sarebbe venuto a trovarla nel weekend…

Dopo aver parlato coi figli, Chiara si sentì un po più sollevata. Passando davanti allo specchio dellingresso, incrociò i suoi occhi spenti. La osservava una donna ingrassata, in vestaglia, senza trucco e con le labbra screpolate.

Ecco perché si è trovato una più giovane. Guarda come sono ridotta. Grassa, spettinata, niente manicure né rossetto. Chissà comè bella quella nuova… E io mi sono dimenticata di me stessa, mettendo figli, marito e nipoti sempre al primo posto. E poi la campagna, le galline… Chiara sospirò, accarezzandosi distrattamente il viso, immaginando la giovane rivale e Marco.
Rifletté sullultimo anno e capì parecchie cose. Era stato un periodo pesante: la difficile gravidanza della figlia, la nascita del nipotino, mille faccende. Tutto il suo tempo era per la famiglia, mai per il marito. Marco cenava spesso da solo e passava i fine settimana in solitudine, mentre lei era sempre impegnata. Probabilmente, proprio da lì tutto aveva avuto origine. Ricordò come, senza accorgersene, Marco si era allontanato e si erano resi estranei. Ma lei, così presa da tutto, non se nera accorta. O forse non aveva voluto accorgersene…

Il tempo passava per Chiara, senza Marco. Allinizio fu un tormento. Poi, piano, cominciò ad andare meglio. Ai figli chiese di non evitare il padre: non aveva lasciato loro, era sempre stato un buon papà e adorava i nipotini. Quello che era successo riguardava soltanto lei e Marco. I ragazzi brontolarono, ma promiserò di pensarci. Dopotutto, anche per Chiara era meglio così. Dopo sei mesi si sentiva già più leggera. Aveva fin troppo da fare: la casa, i nipoti, il lavoro da pensionata, persino aveva trovato un lavoretto per arrotondare. Dimagrì, cambiò pettinatura, ricominciò a prendersi cura di sé. Piano piano la sua vera bellezza tornò a galla, soprattutto nellespressione serena. Daltronde doveva andare avanti: la vita continuava.

Dopo circa sei mesi ricevette una chiamata da un numero sconosciuto. Allaltro capo, una voce dimenticata, ma sempre familiare.

Chiaretta, amore mio… Perdonami, ti prego. Non riesco a stare senza di te. I primi mesi ho vissuto come in trance, poi basta: appena chiudo gli occhi, sei sempre davanti a me. Mi prendi ancora con te? supplicava Marco.
No. Non ti riprendo. Torna pure dalla tua giovane. Conosci lamore vero solo quando lo perdi, Marco. Ma anche da sola sto bene. tagliò corto Chiara e riattaccò.
Da allora però cominciarono le chiamate, ogni sera: Marco la supplicava, la corteggiava di nuovo.

Chiara, abbiamo una certa età, che senso ha stare così divisi? Ho sbagliato, ma capita a tutti. Amo te, amo la nostra famiglia: Matteo, Martina, i nipoti… voglio stare con voi.
Allora ama i figli e i nipoti, Marco. Loro non ti hanno voltato le spalle. Ma io di te non ho più bisogno. Un vaso rotto non si aggiusta, anche volendo. fu la risposta ferma di Chiara.
I figli, che allinizio erano duri col padre, adesso lo difendevano.

Mamma, papà è un uomo provato, si vede che si pente. Tutti possono sbagliare. Vuoi almeno provare a perdonarlo? chiedeva Martina.
Sì mamma, credo che lo ami ancora, lo so… aggiungeva Matteo.
No ragazzi. Non insistere. Non posso vivere col dolore di essere stata tradita ribadiva Chiara.
E così continuava la sua vita, tra casa, lavoro, figli, nipoti. Sempre senza Marco.

Marco, intanto, aveva lasciato la sua anima gemella e si era trasferito dalla madre anziana. Viveva di ricordi e rimpianti per Chiara. Solo che a volte, ormai, non si può más fare nulla. Doveva vivere così…

Un giorno, finalmente, Marco prese coraggio. Decise di presentarsi davanti alla casa di Chiara, cadere ai suoi piedi e chiederle perdono. Magari, pensò, la commuoverà e lei lo accoglierà di nuovo. O, almeno, riuscirà a rivederla, sua amata…

Si mise la giacca buona, prese il treno e arrivò a Spoleto. Bussò a lungo, ma nessuno rispondeva. Chiara era fuori per il turno di notte in ospedale. Allora decise di aspettare sulla panchina della veranda e si addormentò profondamente, cullato dalla familiarità di quei muri e dalla stanchezza.

Allalba Chiara rientrò e trovò Marco sdraiato, immobile, il viso pallido nella luce lunare. Prese paura e cercò di svegliarlo: lo scosse, lo chiamò, nulla.

Oddio, Madonna santa! Marco mio, che tragedia, mi hai lasciata sola! Che vita mi aspetta, senza di te ora si disperò, stringendolo al petto.
Ma lui, dimprovviso, la strinse e iniziò a baciarla ridendo.

Dici che mi ami ancora, eh! Anchio ti amo, Chiara, ti amo da sempre, perdonami! Non posso vivere senza di te. e le si inginocchiò davanti.
Ah, maledetto impostore! Sei proprio un mascalzone! lo prese a schiaffi, alternando risa e lacrime Ho pensato che fossi morto, venuto a casa per morire! Hai finito di fare il galletto in giro? Guarda che…
…Da quel giorno Chiara e Marco fecero pace. E la loro vita continuò ancora meglio, con un amore e una fedeltà ancora più forti, perché impararono cosa vuol dire davvero perdere una persona amata. Capirono anche che a volte bisogna perdonare, e che lorgoglio non serve a nulla se si perde chi ci è più caro. E che bisogna saper apprezzare e custodire ciò che abbiamo, finché possiamo. Così è la vita: il vero tesoro è quello che abbiamo accanto, non quello che abbiamo perso. Ecco la loro storia, con un lieto fine davvero italiano.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

five − four =

Perdere una persona cara