– Hai già compiuto cinquant’anni, a chi mai potresti interessare? – scherzava suo marito. Ma Luisa ha deciso di scoprirlo

Ormai hai passato i cinquanta, a chi potresti mai interessare? si divertiva a ripetere mio marito. Ma io, Lucia, volli togliermi la curiosità.

Mio marito, Giovanni Battista Moretti, era uomo di saldi principi. Non che ne avesse uno solo potevo contarne almeno una ventina, tutti granitici. Sosteneva che il vero ragù si fa soltanto con il manzo, che i gatti sono più intelligenti dei cani, che la televisione si ascolta solo con il volume a trentacinque, mai uno in più, mai uno in meno. Ma la sua teoria più cara era questa: una donna, dopo i cinquanta, non interessa più agli uomini.

La formulava in tanti modi, secondo lumore.

Talvolta con aria da professore: «Così va la natura, Lucia, non prendertela.»

A volte filosofeggiava: «È la vita, non si può discutere.»

Ma più spesso, specie quando indossavo un abito nuovo o mi mettevo il rossetto, lo diceva netto, da marito di casa: «Hai superato il mezzo secolo, a chi vuoi mai piacere.»

Niente punto interrogativo. Era una sentenza.

Io, Lucia, avevo cinquantadue anni. Lavoravo come ragioniera in unimpresa edile, la mattina facevo ginnastica, la sera leggevo romanzi e la domenica sfornavo crostate che Giovanni divorava con gusto, senza mai pensare a chi potesse interessare quella che le aveva preparate.

Era quasi trentanni che stavamo insieme. In tutto quel tempo Giovanni sera appesantito, aveva perso i capelli e affinato le sue teorie. Io no. O meglio, cambiavo, ma in modo diverso.
Fu la mia amica Teresa a notarlo per prima.

Lucia mi disse un giorno davanti a un caffé, fissandomi come si fa quando stai per dire qualcosa di grosso e magari pure un po matto lo sai che sei davvero una bella donna?

Ma smettila risposi, tra il divertito e limbarazzato.

Sul serio! E senti, perché non ci iscriviamo a un sito dincontri? Solo per ridere, va’. Un esperimento.

Posai la tazzina sul tavolo.

Sei fuori, Teresa?

Solo un profilo, dai. Troviamo una bella foto. Vedrai cosa succede.

Non succederà niente dissi ho più di cinquantanni. Chi vuoi che mi scriva?

Appena pronunciai quella frase, mi fermai. Avevo la voce e le parole di Giovanni Battista Moretti.

Teresa era una donna di azione. Non ti convinceva parlando: faceva in modo che fosse difficile dirle di no. Così, quella sera, si presentò a casa mia con il portatile sotto braccio, una bottiglia di vino e laria di chi ha tutto già deciso.

Allora, adesso ti prepariamo un profilo! dichiarò mettendo la bottiglia sul tavolo. Rapido, bello e senza tante storie.

Aspetta protestai io, ancora col grembiule addosso che profilo?

Sul sito dincontri. Te lho detto.

Sì, tu lhai detto. E io ti ho detto che no.

No, hai solo detto a chi posso servire io. È diverso.

Mi fissò con quella certezza che hanno solo le amiche vere.

Teresa, ho cinquantadue anni.

Lo so. Ti conosco da trentanni.

E allora?

E allora siediti.

Mi sedetti. Non era che mi fossi arresa, ma avevo le gambe stanche dopo una giornata difficile, il report al lavoro, il traffico. Mi sedetti, solo per riposare.

Dai la foto disse Teresa aprendo il laptop.

Che foto?

Una bella. Ne avrai, no?

Ci pensai su. Le ultime erano del pranzo aziendale: io di lato, con un bicchiere in mano, lo sguardo altrove. Giovanni in quella sera mi aveva chiamato tre volte, chiedendo quando avrei fatto ritorno.

Ne ho una dellultimo Capodanno dissi, insicura.

Gliela mostrai. Teresa la studiò a lungo.

Ottima decretò. Qui sei proprio bella, Lucia. Peccato solo che nella vita vera ti raggomitoli sempre, mentre in foto sembri fiore aperto.

In foto non mi vede nessuno risposi, senza capire neppure io cosa intendessi.

Teresa mi rivolse uno sguardo attento. Poi stappò il vino.

Il profilo lo compilò quasi tutto lei, tra i miei borbottii.

Obiettivo dellincontro? Lucia, scrivi amicizia.

Non ho voglia di fare amicizie.

Non importa, scrivi.

Parlaci di te? mi chiede che dovrei scrivere? Ragioniera, so fare il ragù, sto con un uomo che ha la teoria sulle donne dopo i cinquanta?

Scriviamo: Dinamica, curiosa, amante della lettura e dei viaggi.

Io non viaggio.

Ti piacerebbe?

Sì.

Allora non mentiamo, dai.

La foto fu quella di Capodanno: abito color prugna, capelli raccolti, negli occhi qualcosa di vivo. Giovanni non laveva mai vista. Quel giorno dormiva già quando ero tornata a casa.

Fatto! chiuse Teresa il laptop. Profilo pronto.

E adesso?

Adesso si aspetta.

Cosa?

Lo vedrai.

Mi versai un calice di vino. Osservai fuori dalla finestra: sera, un lampione, i rami spogli di un pioppo. Niente di speciale. Sera qualunque. Giovanni nella stanza accanto guardava la televisione volume esattamente a trentacinque. Il solito borbottio. Il solito uomo.

Tanto meglio, pensai. Profilo o non profilo, tanto non succederà nulla.

Finito il vino, lavai i piatti.

Il mattino seguente avevo dimenticato tutto. Presi la macchina, mi immersi nei numeri del bilancio trimestrale, mangiai alla mensa un minestrone insipido e verso le tre del pomeriggio mi accorsi che fissavo fuori dalla finestra le colombe sul cornicione.

Il telefono stava in borsa.

Alle cinque decisi di dargli unocchiata, solo per vedere se Giovanni aveva chiamato. Niente da lui. Ma una notifica dal sito un pallino rosso con un numero.

Undici.

Undici messaggi. In un solo giorno.

Guardai il telefono come si guarda un mistero. Lo rimisi in borsa. Lo ripresi.

Undici.

Sarà tutta pubblicità, pensai.

Aprii. Niente spam. Erano undici uomini con vere foto, veri nomi, veri messaggi. Alcuni brevi: Ciao, bel profilo. Altri più lunghi, ponderati. Uno, Riccardo, cinquantacinque anni, aveva scritto tre paragrafi su romanzi e viaggi e che da tempo non vedeva uno sguardo come il mio in fotografia.

Lessi due volte.

Anche io ho scritto viaggiare, mi ricordai. E mi sentii quasi in colpa. Ma solo quasi.

La sera chiamai Teresa.

Sono undici dissi senza saluto.

Davvero?! lei raggiante. Te lavevo detto!

Uno scrive di libri.

Rispondi!

Non rispondo.

Lucia.

Cosa, Lucia? Ho cinquantadue anni, sono sposata.

Rispondi.

Non lo feci. Ma mentre lavavo i piatti, con la mente tornai più volte a Riccardo e ai suoi tre paragrafi.

Non ci sto con la testa, mi dissi.

Ma la mattina dopo riaprii lapp comunque. Il numerino, nel cerchietto rosso, non era più undici.

Ventotto.

Mi sedetti sulla sponda del letto. Giovanni dormiva ancora.

Ventotto uomini mi avevano scritto quella notte.

Scorsi i messaggi con cautela, come se temessi di rompere qualcosa. Ecco Andrea, quarantotto, ingegnere, con un selfie buffo insieme al suo gatto. Poi Michele, cinquasei, serio, in giacca e cravatta: Sei una donna davvero attraente. Poi Daniele, mi arrestai qui, quarantuno, con le montagne alle spalle: Ciao. Parlami di te.

Quarantuno. Undici anni meno di me.

Chiusi il telefono. Lo riaprii.

Alla fine della seconda giornata erano cinquantatre.

Cinquantatre messaggi. O cinquantquattro, anzi, mentre contavo.

Stavo in cucina, sorseggiavo tè e scorrevo quei testi con lespressione di chi esce per comprare il pane e trova un tesoro. Ecco Vittorio, cinquanta, imprenditore, mi mandava una poesia. Fa piacere, anche se non era sua. Nicola scriveva: Mi piaci, vorrei conoscerti meglio. E quel Daniele delle montagne, ancora, mi riscriveva con tatto: Se sei impegnata va bene, non preoccuparti.

Lessi e rilessi.

Giovanni, nella stanza, discuteva con la tv. Ormai si intendevano a meraviglia.

A chi vuoi piacere, mi tornò in mente.

Cinquantquattro uomini in due giorni. Certi della mia età, certi più giovani. Uno poetico. Uno gentile che ricambia con discrezione.

La teoria di Giovanni Battista Moretti iniziò a scricchiolare. Lenta come il parquet vecchio, ma si incrinava.

Finito il tè, posai la tazza nel lavello. E per la prima volta, dopo tanto tempo, guardai il mio riflesso nel vetro della cucina davvero, non di sfuggita.

Nel vetro cera una donna di cinquantadue anni. Dritta. Con occhi luminosi. E in due giorni aveva raccolto cinquantquattro messaggi di uomini sconosciuti.

Perbacco sussurrai al mio riflesso.

Mi parve che sorridesse dintesa.

Il telefono stava sul comodino.

Giovanni allungò la mano verso gli occhiali, proprio mentre lo schermo si illuminava: era arrivata una nuova notifica. Giovanni sollevò il telefono con il gesto stanco di chi non aspetta grandi notizie. Lesse. Aggrinzì la fronte.

Poi guardò ancora.

Sul display cera scritto: Daniele: Buongiorno! Ho pensato a te

Giovanni Battista si sedette sul letto. Lentamente, come chi riceve una notizia importante ma ancora non sa se sia buona o cattiva.

Lucia chiamò.

Io ero in cucina, stavo facendo il caffè. Sentii, ma non mi affrettai.

Lucia!

Arrivo.

Entrai con la tazza in mano, tranquilla. Giovanni teneva il telefono come se avesse acchiappato un animaletto e non sapesse se liberarlo o meno.

Che cosè questo? domandò.

Diedi unocchiata allo schermo. Poi a lui. Bevetti un sorso.

Una notifica risposi.

Lo vedo che è una notifica. Ma chi è questo Daniele?

Dal sito di incontri.

Silenzio. Di quelli che si ricordano.

Che sito di incontri sarebbe, scusa?! si alzò Giovanni. Ti sei iscritta?

Sì.

Ma perché?!

Posai la tazza sul comodino. Lo guardai dritta, senza rabbia, quasi con curiosità. Come chi sa già la soluzione del problema.

Ho voluto verificare una tua teoria dissi.

Quale teoria?

Quella sulle donne dopo i cinquanta. Ti ricordi? A chi vuoi piacere.

Giovanni aprì la bocca. La chiuse. Guardò ancora il telefono erano già arrivate altre tre notifiche, mentre rimaneva lì.

E quanti insomma non finì.

Cinquantquattro annunciai. In quarantottore.

Cinquantquattro ripeté piano, come se provasse quella cifra. Non calzava.

Alcuni pure più giovani di me conclusi, ripresi la tazza e tornai in cucina.

Giovanni Battista Moretti rimase in mezzo alla stanza, il telefono in mano. Fuori era un mattino qualunque il lampione spento, il pioppo nudo, i passeri che trillavano sul cornicione. Tutto come sempre. Solo che la sua teoria, ormai, non funzionava più.

Per niente.

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