Una donna di cinquantasei anni aveva iniziato a notare i segni dellinvecchiamento. È una cosa del tutto normale, si diceva, il tempo fa il suo corso. Eppure, ogni volta che si guardava allo specchio, rimaneva atterrita: linvecchiamento avanzava in fretta, come se qualcuno le rubasse ogni giorno un po di giovinezza e le truccasse il viso con i colori della vecchiaia.
Solo poco tempo prima, sembrava così fresca! Un anziano che si sedeva sempre sulla panchina in cortile pioggia o sole, non mancava mai le rivolgeva sempre un complimento gentile: Siete splendida! Che bella signorina siete! Le sorrideva, sollevando con eleganza il suo berretto di lana o, nei giorni più freddi, il cappello di pelliccia. Gli diceva le solite parole: Che bella signorina!
Lei passava rapida verso il lavoro, con il sorriso sulle labbra. Durante la giornata, altri le facevano complimenti: era davvero bella, e la sua presenza donava luce a chi la incontrava.
Poi, allimprovviso, si accorse che era da tanto che non vedeva il vecchietto. Nessuno più sulla panchina del cortile. Chiese notizie ai vicini: il signor Beniamino Ferrari, così si chiamava, era stato portato in una casa di riposo. I parenti non riuscivano più ad occuparsene: i figli vivevano lontano, a Torino e Bologna, e così avevano deciso di iscriverlo al pensionato. Con novantanni suonati, aveva bisogno di assistenza e cure continue.
Così lei smise di pensare a sé stessa e iniziò a preoccuparsi per Beniamino Ferrari. Si informò sullindirizzo, comprò dei dolciumi e la domenica andò a trovarlo nella casa di riposo.
Lo trovò seduto su una poltrona mentre gustava un po di semolino col burro, contento della visita. Appena la vide, le fece un sorriso che illuminava il volto stanco: Che piacere rivederla! State proprio bene! Sempre così bella, signorina!
Anche gli altri anziani e le vecchiette si avvicinarono, rivolgendole parole gentili e sinceri elogi. Quando tornò a casa, la donna si guardò allo specchio: le guance erano rosee, gli occhi luminosi, i capelli sembravano più folti e vivi, le rughe attenuate. Davvero una donna ancora affascinante, quasi ringiovanita. Come se la giovinezza e la bellezza fossero tornate da sole, senza un perché.
Fu una piccola magia. Da quel giorno, la donna iniziò ad andare ogni domenica in casa di riposo, aiutando e organizzando lezioni di ballo per i nonni del pensionato. Non lo faceva per sembrare più giovane, ma perché sentiva nellanima una gioia nuova nel poter essere utile, portare un po di felicità. Quando qualcuno ti tratta come una figlia o una nipote, con cuore sincero, il calore che si riceve fa tanto bene.
Come siete bella! glielo dicevano di cuore. E lì capì una cosa importante: a volte gli altri sono il nostro specchio, ma non uno qualunque uno specchio magico. Alcuni incontri ti fanno rifiorire, ti alleggeriscono il passo, ti illuminano gli occhi, ti fanno sorridere. Altri, invece, rischiano di farti sentire vecchio e stanco, come un gnomo curvo o un malato privo di forza.
Ecco perché bisogna custodire questi specchi magici: persone sincere che sanno parlare col cuore. E prendersi cura degli anziani è un dovere prezioso. Finché ci sono i vecchi, anche noi restiamo giovani e possiamo essere daiuto. Così pensa questa donna che ritrovò la sua giovinezza e bellezza, ed è una convinzione profondamente giusta.




