La mia Nora continua a partorire. Mi dispiace per i miei nipoti. Vi spiego il perché.

Mio figlio si è sposato quando aveva già trentatré anni. Ormai è normale, ma una volta sarebbe stato visto come troppo tardi. Si è sposato perché la sua ragazza, Lucia, era rimasta incinta. Eravamo al settimo cielo: era la nostra prima nipotina. Una femminuccia, bellissima. Ero così felice, ma soprattutto sollevata: finalmente la mia famiglia si allargava.

Lucia, mia nuora, non è affatto una cattiva persona, anzi. È una padrona di casa impeccabile, sempre gentile; la casa è uno specchio, ordinata come poche, lei è giovane, graziosa, sorride spesso e cosa che mi ha stupita non poco sa tenere in mano ferri e gomitoli come una vera sarta, mentre io non ho mai avuto pazienza per queste cose. In poche parole, è una ragazza in gamba, dal carattere equilibrato, e mio figlio con lei è felice. Che cosa potrei volere di più?

Quando la mia nipotina ha compiuto tre anni, ci hanno annunciato che aspettavano unaltra bambina. Dopo qualche mese è nato il secondo maschietto. Hanno iniziato allora a ristrutturare la vecchia casa di famiglia a Modena, che era appartenuta a mia nonna. Ne siamo stati tutti contenti. Non era passato nemmeno troppo tempo che Lucia ci ha detto di aspettare un terzo figlio. E altri due anni dopo, arrivava il quarto.

Mio figlio vive contando ogni euro che guadagna. È diventato grande imparando da solo, sa sistemare ogni cosa in casa, lavora nei cantieri, ed è lui a fare tutto con le sue mani. Ma resta, in fondo, solo un autista. Chi glielo fa fare di volere il terzo, poi il quarto figlio? Lui non è mai a casa. Quando non guida, fa mille lavoretti per arrotondare.

Prima di Capodanno, Lucia mi consegna una lista: tutto quello che servirebbe ai bambini. Pensate che tra regali ci fossero caramelle o pupazzi? Macché. Solo cose utili: olio da massaggio, calzini, calze, maglie di lana, tutto ciò che serve davvero e che la pubblicità non vende.

Dove pensate di far nascere questo quarto bambino? ho chiesto a mio figlio una sera, mentre sistemava una finestra. Lui ha alzato le spalle, come se fosse una domanda inutile.

Sono riuscita a crescere un ragazzo serio, che si è rimboccato le maniche senza mai temere il lavoro duro. Eppure, la moglie che ha quasi trentacinque anni non ha mai lavorato fuori casa, nessun curriculum, nessun contributo versato. Chissà, tra cinque anni magari avrà il quinto figlio, e non mi stupirebbe. Ma non posso vivere per sempre o peggio, tra qualche anno sarò troppo anziana per aiutarli. La mamma di Lucia non cè più, quindi posso solo sostenerli io. Almeno, però, hanno finito di sistemare la casa finalmente.

Vivono tutti insieme, aggrappati luno allaltro, con quattro bambini… e ancora non riescono a salvarsi da quello che, alla fine, è solo una casa.

Un giorno, con la voce tesa, ho chiesto a Lucia: Quando finiranno gli aiuti, che farai? Dove pensi di trovare lavoro, se non hai mai lavorato e hai quarantanni?. Lei mi ha risposto tranquilla: In qualche modo ce la faremo. Ma se, Dio non voglia, dovesse capitare qualcosa a mio figlio? Cosa ne sarà di loro? Come potrei, da sola, badare a tutti quei bambini?

Poi cè laltro mio figlio, che mi rimprovera: non trascorro abbastanza tempo con suo figlio, sempre impegnata con la famiglia del fratello maggiore. E io mi sento schiacciata da tutta questa responsabilità, divisa tra lamore per i miei nipoti e la paura che un giorno, questa famiglia, rimanga sola, senza di me.

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La mia Nora continua a partorire. Mi dispiace per i miei nipoti. Vi spiego il perché.